Una storia così anonima – parte quarta

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Bologna, 28 ottobre 1307, ora seconda delle Vigilie, anno secondo di papa Clemente V

I cavalieri del Tempio sono da tempo riuniti nella cella del Maestro della magione bolognese per ascoltare il racconto di frate Henry. Frate Pietro da Bologna pone domande per valutare l’attendibilità delle informazioni.

“Perché il Gran Maestro è tornato a Parigi, pur essendo a conoscenza dell’ordine del re?” chiede Pietro curioso, che aveva lasciato la domanda in sospeso. Era in attesa di trovare il momento opportuno per porla.

“Esattamente non lo so. Ma Pierre de Boucle, un cavaliere che, come me era sfuggito alla cattura, durante la fuga verso il sud della Francia mi ha raccontato la sua versione sul rientro alla Torre del Tempio del Gran Maestro” comincia Henry.

“Ma questo cavaliere perché non è con voi?” chiede con tono incalzante frate Pietro.

“É stato scoperto e catturato a Lione, nonostante avesse tolto dal mantello le nostre insegne, si fosse rasato la barba e tagliato i capelli. É stato vittima di delatori, di cavalieri del Tempio rinnegati” afferma con enfasi Henry.

“Cavalieri rinnegati?” esclama il precettore Giovanni, scandalizzato che confratelli abbiano denunciato altri confratelli per denaro o sete di vendetta.

“Sì, sono cavalieri espulsi per indegnità ma poi reintegrati sotto la pressione del re di Francia o dello stesso papa. Questi per vendicare l’espulsione si sono posti agli ordini di de Nogaret, riferendo nomi, aspetti e quanto altro potesse servire alla loro identificazione. Erano le spie all’interno del Tempio” afferma il cavaliere francese.

Giovanni e Pietro si guardano, vorrebbero dire qualcosa ma preferiscono tacere. Il pensiero, che tra di loro ci fossero delle serpi pronte a iniettare il loro veleno, li raggela. Il templare francese si aspetta una domanda che non viene. Resta in silenzio ma alla fine riprende la narrazione.

“Giunti a Lione, io e Pierre eravamo alla ricerca di un ostello sicuro per la notte. Sfortunatamente lui si è imbattuto in un certo Hugo de Rimbrode, che era in giro per la Francia alla ricerca della dozzina di cavalieri, sfuggiti all’arresto del 13 ottobre. Riconobbe il mio compagno e lo arrestò. Io per mera fortuna sono scampato all’arresto e sono fuggito dalla città” conclude frate Henry.

“Ma come potete provare che anche voi non siete un cavaliere rinnegato?” fa Pietro non convinto della bontà dell’atteggiamento del narratore.

Henry lo guarda storto come se sia un insetto fastidioso. Gioca l’unica carta che possiede: quello di non giurare di essere un cavaliere del Tempio rispettoso della regola dell’ordine.

“Come? Semplicemente non posso. O mi date fiducia oppure me la negate” dice con tono di sfida solenne il templare francese.

“Proseguite nel vostro racconto” lo esorta il precettore Giovanni, che guarda di sbieco Pietro. Come per dire ‘lasciatelo parlare. I commenti e i dubbi usciranno dopo‘.

Il frate stringe le labbra e si avvolge nel mantello ma qualcosa gli suggerisce che il comportamento dell’ultimo arrivato suona falso come un orcio fesso. ‘Perché viene a raccontare tutto questo al Maestro della magione di Bologna?‘ si chiede, interrogando con gli occhi frate Alberto, che stringe le spalle in segno di ignoranza. ‘É verissimo che questa commenda è, insieme a quella romana, la più importante d’Italia. É vero che da noi dipendono tutte quelle poste nel centro nord della penisola italica. Ma questo non giustifica che un cavaliere sfuggito alla cattura abbia affrontato un lungo viaggio, pieno di pericoli in tempi normali, e figuriamoci ora, per finire a Bologna! Non comprendo il senso di tutto questo‘ conclude silenziosamente Pietro.

“Il gran Maestro Jacques de Molay era Poitiers per mettere a punto il ‘passagium’ ovvero la nuova crociata in Terrasanta per liberare il Santo Sepolcro. Pierre de Boucle faceva parte del ristretto gruppo che lo accompagnava da papa Clemente. Mi ha riferito che aveva chiesto al Santo Padre di svolgere un’accurata inchiesta sulle accuse che Guillaume de Nogaret aveva confezionato nei loro confronti” dice frate Henry.

Giovanni alza un sopracciglio di sorpresa, prima di chiedere quali erano le accuse.

“Jacques de Molay è accusato di eresia, blasfemia e sodomia. Con lui tutto il Tempio. Accuse pesanti, non c’è dubbio. Il papa era ammalato e l’inchiesta non sarebbe iniziata prima di metà ottobre. Ma in realtà il gran Maestro è stato arrestato con tutti i cavalieri del Tempio prima che questa fosse iniziata” spiega Henry.

“Ma voi siete sfuggito alla cattura. Dico bene?” domanda il precettore.

“Dite bene, Maestro. Il 13 ottobre eravamo riuniti nella grande sala delle adunanze, quando fummo avvertiti che Guillaume de Nogaret con cento soldati avevano fatto irruzione nella Torre del Tempio. Il gran Maestro preparò un certo numero di messaggi che affidò a una mezza dozzina di noi, affinché avvertissimo le altre commende fuori dalla Francia dei gravi pericoli incombenti” risponde con calma Henry.

Pietro adesso è più attento. Intuisce che il frate sta per effettuare un coup de théâtre. Forse dopo avrà più chiara la strategia di questo impostore. Si avvicina a Alberto degli Arienti e gli sussurra qualcosa. Lui annuisce per conferma.

“Dunque voi siete latore di un messaggio del gran Maestro, Jacques de Molay?” domanda basito Giovanni.

“Sì” risponde mentre estrae da un giustacuore un piccola pergamena, che allunga al precettore.

“Mentre il nostro Maestro Giovanni legge la lettera, vi accompagno nel refettorio per rifocillarsi un po’” dice a sorpresa frate Alberto, prendendolo per un gomito e trascinandolo fuori dalla cella.

Il precettore non dice nulla. Tiene in mano il piccolo rotolo, sigillato con la ceralacca. Osserva il sigillo. É quello del Tempio. Rotondo, con due cavalieri con lo scudo crociato racchiuso dalla scritta ‘Sigillum militum Christi‘. Pietro è impaziente di leggere, perché ha la quasi certezza che conterrà la soluzione ai suoi dubbi.

“Maestro, cosa c’è scritto?” domanda Pietro visibilmente curioso.

“Non siate curioso, fratello Pietro. Lo leggeremmo con calma”. Afferrato uno stiletto Giovanni fa saltare il sigillo e srotola la pergamena.

Il latore del presente documento è autorizzato a prelevare denaro e altri oggetti preziosi, che porterà in salvo nella terra di Albione. Jacques de Molay, Gran Maestro dell’ordine del Tempio

Pietro esulta, perché ha finalmente scoperto il gioco del falso messaggero. Giovanni è sconcertato dal messaggio.

“Maestro, ora è tutto chiaro. Questo falso cavaliere vuol depredarci di tutti i nostri averi e di quelli che tanti hanno affidato a noi. Direi di consegnargli dodici bolognini d’argento e qualche oggetto di scarso valore per soddisfare il messaggio. Per quanto lo ritenga un apocrifo” dice Pietro, rimettendo sul tavolo la pergamena.

Il precettore non risponde subito. Medita sul suggerimento del confratello e chiede maggiori spiegazioni.

“Vedete, Maestro. Nessuno affronta un viaggio così lungo e molto pericoloso per portarci un ordine del genere. Ma ancor più ricco di insidie sarà il ritorno con denaro e oggetti preziosi. Rischi del tutto gratuiti se non ci fosse un tornaconto forte. E quello è rappresentato dai nostri beni” afferma con calma Pietro.

Giovanni gioca con la pergamena. Tiene gli occhi chiusi e riflette, combattuto tra il rispettare il messaggio e credere alla logica di fratello Pietro da Bologna. Comprende che la proposta di dodici bolognini d’argento e di qualche oggetto di scarso valore ha un sottofondo di ragionevolezza. Vuole altre spiegazioni.

“Quanto abbiamo in cassa?” domanda per valutare il da farsi.

“Al momento ci sono duemila fiorini d’oro. Mille e cinquecento scudi d’argento. Tremila bolognini d’argento tosati. Gli oggetti non ricordo” risponde Pietro.

“Quindi proponete di mettere in salvo denaro e oggetti in un posto sicuro, che poi provvediamo a recuperare, quando la bufera s’è placcata?” dice Giovanni.

“Sì. Questo è il mio pensiero” afferma risoluto il frate.

Il precettore ragiona e lo trova plausibile.

“Come intendete procedere?” chiede Giovanni, rompendo il mutismo.

“Porterei nelle segrete celle, quanto si trova nella stanza del tesoro. Lasciando lì solo i dodici bolognini e qualche oggetto di poco valore” risponde Pietro.

“Sono d’accordo” dice Giovanni congedando il frate.

Giovanni, rimasto solo, riflette su gli ultimi avvenimenti. La notizia dell’arresto del gran Maestro e di tutti i cavalieri del Tempio in Francia l’ha scosso. Si domanda fino a quando riusciranno a restare liberi. Aveva ascoltato qualche voce che il papa aveva promulgato una bolla contro di loro. Tuttavia finché non l’avesse letta, rimanevano per lui solo parole senza fondamento. Mentre analizza la situazione, Alberto degli Arienti riporta l’ospite al suo cospetto.

“Ho letto il messaggio durante la vostra assenza” comincia frate Giovanni.

Frate Henry si guarda intorno perché c’è qualcosa che non va. Poi comprende. Manca quel frate curioso, di alta statura, che metteva in dubbio ogni sua parola. Si chiede dove sia finito e perché adesso non sia più presente.

Giovanni intuisce che il falso confratello ha notato l’assenza di Pietro da Bologna.

“Fratello Alberto, potete tornare alle vostre occupazioni serali. Rimango io con fratello Henry” dice congedando il frate.

Henry si trova incastrato nell’angolo. Non può chiedere le motivazioni per cui l’altro frate non c’è. Deve fare buon viso a cattiva sorte. Immagina che difficilmente riuscirà ad arraffare qualcosa di sostanzioso. ‘Se non ci fosse stato quell’impiccione, tutto sarebbe filato liscio come l’olio‘ si dice, abbozzando un sorriso.

“Volete prendere possesso del tesoro ora oppure aspettate domani mattina?” domanda il precettore con voce soave.

“Va bene anche domani” risponde Henry, che sa il grosso ormai è stato spostato altrove.

“Allora chiamo il frate guardiano per farvi accompagnare nelle vostra cella”. Giovanni tira una cordicella che risuona nel silenzio della notte incipiente.

Poco dopo un leggero bussare avverte che il guardiano è arrivato.

“Fratello Azzo, vi affido fratello Henry, un nostro confratello giunto dalla lontana Parigi. Lo fate accomodare nella zona riservata agli ospiti” dice il precettore al nuovo arrivato.

Rivolgendosi a Henry, gli augura la buona notte.

dal web

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parte quinta

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  1. Il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo per la tua scorrevole prosa ricca di termini classici, per la struttura della narrazione e per la tua capacità di creare magiche alchimie tra storia, azione, intrighi e realtà. Notevole! Marisa

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  2. Tra Frate Henry e Frate Pietro da Bologna ne leggeremo delle belle. Due figure che riserveranno inattesi colpi di scena.
    Seguirò con piacere, la tua scrittura è sempre coinvolgente e rende il racconto entusiasmante!
    Un caro saluto
    Affy

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  3. A sort of epic story, Middle ages time, maybe… I like the idea underneath: a search maybe…
    Looking forward for the next installment if it might continue… I much enjoyed the reading and sorry if I write you in english… I hope your dont mind about it!…
    Happy may and all my best wishes! Aquileana😀

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    • Aquileana, no problem with English. I could answer in Italian but I preferred English.
      Thanks for the kind words that you used to me.
      This is a story between past and present. I hope you succeed to read it and you like it.
      Best wishes.

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  4. Scudi ,Fiorini, Bolognini…mi abbagliano la vista
    Comunque a frate Pietro non la si fa e tutte le arguzie di frate Henry, andranno a farsi benedire ( penso)
    Mi stimola molto questo racconto ma ancora di più l’ autore che, a mio parere è bravo, originale e anche molto documentato
    Grazie, Gian Paolo
    Buon primo maggio❤
    Mistral

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  5. Pingback: Una storia così anonima – parte terza | Newwhitebear's Blog

  6. Letta anche questa puntata.
    E’ un pò da scaltri, devi concedermelo, usare per una narrazione i Templari con i quali si cade sempre bene.
    La faccenda si va facendo intrigante, lo confesso.
    Ho pure controllato se tali Guglielmo di Nogaret e Jacques de Molay sian o meno esistiti.
    La tua scrittura prende…bravo.

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