La notte di San Giovanni – parte trentacinquesima

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dal web

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Deborah aveva viaggiato nel tempo e nello spazio, quando la vista tornò normale. Si trovò sotto una cupola di verde che impediva di vedere il cielo ai piedi di una scalinata che si innalzava verso l’alto. Alzò lo sguardo ma non vide la sommità che si perdeva tra le fronde smeraldo di un albero imponente.

Si guardò intorno. Al suo fianco stava impettito Miao. Fece un sorriso e si chinò per accarezzarlo. Dietro stava un vecchio, che non le ricordava nulla. Il viso pareva uguale a tanti altri, inespressivo ed enigmatico. Forse era quello che aveva conosciuto prima di addormentarsi. ‘Ma ho dormito?’ si chiese impaurita. Aveva perso la cognizione di tempo. Lo spazio pareva dilatato. Altri uomini vestiti con colori sgargianti stavano in silenzio dietro di lei.

C’era qualcosa di strano in quella situazione. Un posto totalmente sconosciuto, volti cotti dal sole con lo sguardo perso nel vuoto, abiti dalla foggia insolita. Tuttavia era la sua figura che le procuravano degli insoliti affanni. Era vestita come una donna di rango nobile del Mexico e reggeva una teca. ‘Perché associo queste vesti col Mexico? Per me è una terra ignota’ si disse presa dall’ansia. Si domandò il senso di quella domanda, perché ignorava dove fosse e il senso di quel abbigliamento. Non riuscì a darsi una risposta, perché quel vecchio la pungolò a salire con il lungo bastone che teneva tra le mani.

Con lentezza affrontò quei gradoni, cercando di tenersi in equilibrio senza far cadere la teca per terra. Miao con agilità saltava da un gradino a quello sopra.

Deborah si concentrò sui suoi passi. I pensieri erano stati scacciati dalla tensione di mantenersi in equilibrio. Salì, salì, finché dopo un tempo infinito oltrepassò quel tetto formato dalle fronde degli alberi. Il sole era alto sull’orizzonte e il cielo era terso senza nemmeno un fiocchetto bianco di nuvole. Rimanevano pochi gradoni da scalare e sarebbe stata in cima.

E poi?” disse, volgendo lo sguardo verso il basso. Gli uomini dietro di lei saliva con il suo stesso passo in lenta processione. Era lei a scandire il tempo come un metronomo.

Arrivata in cima, spaziò con lo sguardo intorno. Un tappetto verde che si perdeva all’orizzonte. Un unico e monotono colore, rappresentato dalle chiome degli alberi. Camminò intorno e sui quattro lati c’erano dei gradoni simili a quelli appena scalati. La sommità era sufficientemente ampia per contenere lei e il suo seguito. Un manufatto, che sembrava un altare sacrificale, stava vicino a un’apertura oscura e sotto di esso c’era una vasca con un foro.

Dove sono?” domandò, quando anche l’ultimo giunse sulla sommità.

Em-a!1” disse il vecchio, indicando l’apertura.

Deborah nicchiò. C’era buio e non si fidava di scendere.

Em-a!” ripeté impaziente, indicando col bastone dove doveva andare.

E perché dovrei infilarmi in quel buco oscuro?” rispose senza muovere un passo. Miao restava fisso accanto a lei e non accennava a muoversi.

L’uomo cominciò a spazientirsi nei confronti della ragazza, che rimaneva immobile accanto all’altare sacrificale. Si avvicinò a Deborah e la prese per un braccio per condurla giù.

La ragazza non oppose resistenza e cominciò a scendere. Non vedeva nulla. A tentoni saggiava dove finiva il gradino, prima di allungare l’altro piede. Sentiva che dietro di lei il corteo la seguiva con la sua medesima cadenza. Era immersa nel buio più totale ma alzando gli occhi verso l’alto vedeva il chiarore del cielo, mentre verso il basso si intravedeva una pallida luminosità, che diventava sempre più nitida man mano che andava verso il basso. Avvertiva sul viso un flusso di aria fresca come se ci fosse un’apertura verso l’esterno. Udì il rumore di cascatelle, come ci fosse acqua corrente. Non riusciva a immaginare cosa avrebbe trovato al termine della discesa. Con sua grande sorpresa sbucò su un cornicione sospeso sopra un lago d’acqua cristallina, che mostrava il fondo sassoso. Sopra un’apertura circolare faceva filtrare la luce e i raggi solari. Sulla sua destra vide il motivo del rumore che aveva accompagnato la sua discesa. Delle liane penzolavano pigre dall’alto.

Deborah era affascinata, quando udì la voce del vecchio che le ordinava di muoversi. Dei rudimentali gradini salivano leggermente verso l’alto e sparivano dietro una roccia. Si incamminò più decisa, perché adesso vedeva dove posava i piedi. Dietro lo sperone c’era una biforcazione. Una conduceva verso il basso, verso quel lago di acque trasparenti, l’altra verso un apertura nella parete rocciosa. Si fermò incerta sulla direzione da prendere ma Miao puntò decisamente verso quel foro oscuro. Lo seguì a malincuore. Avrebbe preferito proseguire verso il basso. Quell’acqua trasparente e incolore la attirava come una calamita. Stava percorrendo un corridoio privo di illuminazione, quando udì un rumore di parole, una babele di voci. Suoni cacofonici ma melodiosi. Si fermò un istante. ‘Chi sono?’ si disse stupefatta. Dopo un gomito del cunicolo vide uno spettacolo che non si immaginava: si trovava all’interno di una caverna, ampia e illuminata da torce. Sembrava che aspettassero solo loro, lei e il suo seguito regale.

Dodici persone reggevano una teca del tutto simile alla sua, seduti su troni di pietra, scavati nella roccia. Un tredicesimo era vuoto. Aspettava lei. Al centro uno sciamano attese che Deborah si sedesse prima di dare il segnale ai tamburi. Un enorme calendario circolare di roccia era sospeso sopra di lui. Si muoveva con lentezza, finché non si fermò. Tredici persone alzarono la teca e una voce risuonò nella caverna.

Debbie, Debbie!”

Deborah si riscosse al suono di quelle parole. Si guardò smarrita intorno. Non capiva dov’era.

Debbie! Stai bene? Ero preoccupata perché parlavi una lingua strana. Chiamavi ‘Miao’ e ti agitavi come se tu fossi in preda a un terribile incubo” disse Anna, visibilmente rilassata.

Dove siamo?” chiese Deborah, ancora sotto l’influsso di un sogno che non pareva volerla abbandonare.

L’amica la guardò basita. Non capiva il senso della domanda. ‘Ma dove vuoi che siamo?’ si disse incerta se rispondere oppure no.

Siamo a Pescara! Domani si torna a Milano” affermò col tono incerto di chi non si raccapezza sul motivo dello smarrimento della compagna di stanza.

Deborah non rispose, rimanendo in silenzio.

Sei strana, Debbie. Prima urli parole in una lingua sconosciuta, agitandoti in maniera forsennata. Ora domandi dove siamo come se tu tornassi da un lungo viaggio. Forse lo stress della partita si manifesta in questi frangenti” concluse Anna, spegnendo la luce.

Deborah accarezzò Miao e gli disse. ‘Ora so dove saremo il 12 dicembre alle ore dodici e dodici minuti. Adesso dormiamo’. E riprese sonno.

La_Repubblica.it_

Il misterioso furto del teschio di cristallo trova una soluzione

Dopo circa 4 mesi di indagini serrate il clamoroso furto si avvia a trovare una soluzione del tutto inaspettata.

24 novembre 2012

Nella sera tra il 23 e 24 giugno di quest’anno a Chesterton, Indiana, era avvenuto un clamoroso furto che apparve subito misterioso per come si presentava agli occhi degli investigatori. Era sparito in circostanze incredibili il teschio di cristallo, un reperto Maya, appartenuto a Anna Mitchell-Hedges. L’oggetto era diventato di proprietà del vedovo della donna, morta centenaria nel 2007. L’uomo, Bill Homann, aveva denunciato la sparizione del prezioso pezzo dalla propria abitazione, mettendo in evidenza come, nonostante il sofisticato impianto d’allarme, tutto sembrasse normale. Nessun segnale, trenta minuti di registrazione video a vuoto, la teca che custodiva il teschio senza segni scasso o di apertura. Insomma un giallo in piena regola. Il reperto pareva che si fosse volatilizzato per opera di una persona non umana.

Bill Homann non si era rassegnato alla perdita e non credeva che fosse opera di qualche entità sopranaturale. Così decise di sottoporre i trenta minuti di registrazione tra l’ultima immagine del teschio e quella con la teca vuota ai tecnici della Nasa, alla ricerca di quello che non appariva ma che doveva esserci. I tecnici della Nasa, usando delle tecnologie all’avanguardia, sono riusciti a far apparire quello che non si vedeva. Come in un perfetto giallo avevano notato un’ombra che si muoveva nella stanza e si avvicinava alla teca. Lavorando su quella hanno mostrato una figura femminile alta circa un metro e ottanta, dai capelli lunghi e chiari, probabilmente biondi, ben proporzionata col fisico da sportiva. Indossava un body che aderiva come una seconda pelle. Probabilmente il tessuto era in grado di neutralizzare le webcam che riprendevano la stanza. Se questa ipotesi fosse vera, quella misteriosa stoffa assorbiva le radiazioni luminose, rendendo nulle le registrazioni delle immagini. I tecnici non sono riusciti a mostrare il viso in maniera riconoscibile, perché erano visibili solo occhi e capelli. Le sorprese non sono finite, perché l’altra è stata, come sia riuscita a portare via il teschio. In realtà ha sostituito la teca col reperto con un’altra vuota del tutto uguale all’originale. Una copia perfetta, che avrebbe ingannato chiunque. Se appare chiara l’esecuzione del furto, la polizia americana si domanda chi possa essere la misteriosa donna, che non lascia tracce di sé, non fa scattare gli allarmi e ha il potere di sbiancare le immagini. Le indagini proseguono senza molte speranze di acciuffare l’Arsenio Lupin in gonnella.

© riproduzione riservata

FINE

Con questa parte termina il racconto. Per un po’, non so quanto, non inizierò un nuovo racconto a puntate, perché il progetto che ho in mente richiede tempo per la sua elaborazione. Nel mentre non vi lascerò orfani, ci speravate immagino, e produrrò qualcosa. Cosa non lo so ancora 😀

1Scendi! Traduzione dal linguaggio Maya

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  1. Bello, veramente bello.
    Un racconto che ha intrigato il lettore dal primo capitolo e che alla fine riannoda tutti i fili rimasti sospesi. Ottima la chiusa con un finale a sorpresa.
    Gian Paolo sinceri complimenti, è stato veramente bello leggerti.
    un abbraccio
    Affy

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  2. Ed ecco che si riannodano i fili e i vagabondaggi della storia e della protagonista acquistano senso. Ottima la tecnica narrativa, eccellente la capacità di destare l’attenzione del lettore, di sorprendere a ogni episodio, e di tenere saldamente in mano la storia. Complimenti!

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  3. Be che dire, bellissimo il racconto e un bel finale a sorpresa, non ci avrei mai pensato e poi scoprire che il gatto e’ solo un gatto…. ed io che ho sempre immaginato che fosse umano con sembianze da gatto. La lettura dei tuoi racconti e’ sempre molto piacevole, complimenti.
    Spero che il nuovo progetto di cui parli vada in porto.
    Tornero’ presto (spero) a leggerti.
    Un abbraccio e buonanotte

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    • Grazie per le belle parole su questo racconto, nato in maniera fortuita.
      Per il progetto nuovo, ci sto lavorando. Al momento ho un canovaccio, uno scheletro dei primi otto capitoli. Devo raccogliere altre informazioni per riempire di contenuti l’impianto. Spero di partire tra un po’ .
      Grazie per la costante presenza e la lettura dei miei modesti scritti.
      Notte con abbraccio virtuale.

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  4. In bocca al lupo. Torno a leggerti sempre con piacere lo sai, i tuoi racconti sono straordinari e accattivanti, poi con Goethe e Angelica e’ stato amore a prima vista…. Mi spiace non poter leggere davvero tutto ma dovrei fare la blogger a tempo pieno per poterci riuscire, potrei pensarci in un futuro se mi “desse da mangiare” 😉

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