La notte di San Giovanni – parte trentesima

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Deborah rientrò a Milano dalla tournée sudamericana, stanca e debilitata. Aveva deciso che avrebbe dormito ventiquattro ore per riprendersi. Senza mangiare né muovere un muscolo. Non disfò nemmeno il trolley. Si gettò sul letto, indossando un semplice baby doll. Si addormentò di colpo. Non sognò nulla e non sentì il telefono, che squillò più volte. Il sonno era pesante, come la fatica di aver sopportato un volo di quasi sedici ore, passando per Londra. Nemmeno una scossa di terremoto l’avrebbe svegliata.

Mentre Deborah dormiva, Miao, soddisfatto per il ritorno a casa, ne riprese possesso. Esaminò con cura ogni angolo alla ricerca delle sue tracce. Miagolò, soffiando indispettito, quando avvertì un odore differente sulla sua poltrona preferita. Qualcuno aveva osato infrangere il suo territorio. Poi si quietò, perché lo aveva riconosciuto: era quello di Alex.

Erano quasi le ventuno, quando il gatto decise di svegliare Deborah, visto che lei non ne aveva intenzione. Non poteva saltare il rito della candela. ‘Prr Prr Surf‘ fece il gatto, alitando sul viso della ragazza. Lei pareva non rispondere agli stimoli di Miao, che moltiplicò gli sforzi, finché non reagì, alzando a fatica le palpebre.

Che c’è?” disse stentando ad aprire completamente gli occhi. “É già mattina? Ma possiamo dormire ancora a lungo. Siamo a casa nostra. Non abbiamo impegni per oggi e per i prossimi giorni”.

Miaoouu” insistette, deciso a destarla.

Non ho voglia di svegliarmi!” protestò Deborah, tentando invano di mettere a fuoco chi stava stimolando il risveglio.

Miao si strofinò sul viso della ragazza, che lo riconobbe.

Che vuoi? Vuoi uscire? Hai fame?” borbottò con la voce impastata dal sonno e dalla stanchezza.

Miaoo”.

No? Allora voglio dormire” fece Deborah, tentando di mettere la testa sotto il cuscino. Avvertì le zampe di Miao, che lo raspavano con violenza.

Non hai pietà di me?” disse la ragazza, mettendosi eretta con gli occhi socchiusi.

Miaoo”.

Ho capito. Mi alzo. Mi alzo” ammise sconfitta Deborah, mettendo i piedi giù dal letto.

Con un balzo si mise davanti con la coda dritta come un fuso, come per dirle ‘Ciao, dormigliona! Non credi che sia giunto il momento di alzarti! Ti aspetta un compito!‘.

La ragazza si sfregò con violenza le palpebre per togliere quella pellicola che impediva loro di sollevarsi e che li teneva incollati per le ciglia. A tentoni cercò l’interruttore della luce. A piedi scalzi seguì il gatto. Distrattamente alzò gli occhi verso l’orologio della cucina e sobbalzò.

Accidenti! Grazie, Miao!” fece, inginocchiandosi per accarezzarlo. Di colpo aveva riacquistato lucidità e vigore. “Ero talmente stanca che stavo dimenticando l’impegno serale”.

Tutto era pronto come le sere precedenti. Ringraziò mentalmente Alex, che prima di sparire aveva predisposto tutto. Lui sapeva che Deborah sarebbe stata troppo debilitata dal viaggio e che non avrebbe avuto le forze per farlo in autonomia.

Mentalmente calcolò che aveva riposato non più di due ore da quando si era buttata sul letto. ‘Troppo poco per potermi riprendere’ si disse, scacciando i morsi della fame. Prima del ritorno a letto preparò una scodella di latte per Miao, perché lui era affamato e per nulla stanco.

Marco aveva provato più volte a chiamare Deborah senza risultati pratici. Voleva invitarla a mangiare nel ristorante all’ultimo piano della Rinascente di Piazza Duomo. Era parzialmente deluso ma sapeva che quelle sedici ore notturne erano micidiali. Lo ricordava bene il viaggio di ritorno. Scrollò il capo e si rassegnò. ‘La chiamerò domani. Sicuramente mi risponderà’ concluse, avviandosi all’uscita della redazione del giornale.

Sì, ci sono molti anni di differenza ma quella ragazza mi piace. Ha un non so che di misterioso che mi ha affascinato fin dalla prima volta che l’ho vista” si disse, infilandosi nella macchina con autista, che lo stava aspettando.

Quella sera di fine luglio era appena entrato nella sala attesa dei transiti a Francoforte, quando fu colpito da una ragazza di corporatura robusta ma tonica, tipica di una sportiva, abbandonata su una poltroncina come se fosse morta. Nessuno dei presenti apparentemente non l’avevano notata. Le passavano accanto, la sfioravano ma non gettavano uno sguardo su quella donna riversa e quasi immobile. Pareva che respirasse a fatica o in maniera impercettibile. Teneva le braccia in modo strano, come se avesse qualcosa da stringere o da proteggere. Tuttavia non c’era nulla sul suo grembo. Marco pensò che stesse dormendo, come spesso aveva visto fare in circostanze simili e si sedette su un’altra poltroncina. Stava aprendo la bozza della sua rivista per osservare come si presentava, quando con la coda dell’occhio si accorse che il petto si muoveva in maniera appena accennata. Si girò verso di lei per osservarla meglio. ‘Eppure non ha ancora cambiato posizione. Sempre lì, immobile. Che si sia sentita male?’ si disse, adocchiando un posto libero accanto alla ragazza. Era incerto se avvicinarsi oppure no. “Se riapre gli occhi e mi vede accanto a lei, cosa penserà? Che sia un vecchio sporcaccione? Se però in effetti avesse avuto un malore, cosa penserò di me? Che non ho fatto nulla e l’ho abbandonata al suo destino con indifferenza” rifletté, prima di prendere la decisione di sistemarsi vicino. Si alzò e si era appena seduto accanto a lei, quando la ragazza aprì un occhio con grande fatica. Marco notò il suo disappunto nel ritrovarsi uno sconosciuto vicino. Doveva rimanere neutro per non incorrere in quale reazione sproporzionata da parte sua.

Tutto sommato mi è andata bene. Non ha reagito in maniera isterica alla mia presenza. Anzi mi è sembrato che avesse gradito la mia persona” disse, mentre la macchina veniva inghiottita dal parcheggio sotterraneo del suo appartamento in zona San Siro.

Alex rimase sollevato, quando si ritrovò libero di muoversi senza vincoli. Mentalmente diede l’addio a Deborah, perché non aveva alcuna intenzione di tornare in quella grotta umida e buia.

Sajana si complimentò con lui per come aveva gestito il mese in casa della ragazza e gli disse che era libero di andare dove voleva.

Un’unica limitazione. Gira al largo da Deborah. Sei stato diffidato e ammonito. La prossima volta rischi di finire fuori dal nostro giro” fece la strega.

Messaggio ricevuto. Non ho alcuna intenzione di essere espulso” rispose Alex sorridente.

Deborah si svegliò a metà pomeriggio in un lago di sudore. La calura di Milano era micidiale e tutte le finestre chiuse di certo non aiutava a tenere fresca l’appartamento. Si ricordò che, entrando la sera precedente, non aveva aperto l’aria condizionata. Accese la luce e notò che Miao dormiva senza problemi in fondo al letto. Sorrise. ‘Senza di lui non so come avrei fatto a spostarmi dal Sud America a Milano’ si disse, alzandosi a fatica.

Avvertiva un certo languore. ‘Ci credo bene! Sono quasi ventiquattro ore che non mangio’ rifletté, rabbuiandosi immediatamente. Il frigo l’aveva lasciato vuoto alla sua partenza per Rio. Il freezer era stato svuotato per precauzione, ricordando il macello dell’anno precedente, quando era mancata la corrente ed era successo un macello. Tutto finito in malora e una puzza indescrivibile. Quindi avrebbe dovuto uscire per procurarsi qualcosa da mangiare. Questa prospettiva non l’entusiasmava per nulla. Guardò l’ora e scosse la testa. ‘É troppo presto per telefonare a Biopizza per pizza e birra’ si disse.

Si avviò per andare in sala. Accese l’aria condizionata e si spostò in cucina. Rimase stupita nel vedere il frigo ben rifornito. Eppure avrebbe dovuto accorgersene la sera precedente quando aveva preparato la scodella di latte per Miao. Tuttavia era troppo rintronata per capirlo. Sorrise e ringraziò Alex mentalmente. ‘Solo lui potrebbe essere stato così premuroso’ ragionò felice.

Sollevò gli occhi fino alla teca che era nello stesso posto dove l’aveva lasciata un mese prima. Non c’era un filo di polvere, mentre il teschio di cristallo pulsava quietamente. Notò anche il post-it con il suggerimento di cambiare serratura. ‘Perché?’ si chiese, non comprendendo il motivo di quell’avvertimento. Si ripromise che lunedì avrebbe provveduto al cambio, come suggeriva il messaggio. Aveva imparato a dare ascolto ai suggerimenti del teschio, anche quando questi consigli apparivano strampalati.

Si preparò un tramezzino con prosciutto crudo e insalata. Mise a tostare un paio di fette di pane nero. Si versò due dita di vino rosso. E mise a tacere lo stomaco.

Rifletté su come era cambiata la sua vita da quella fatidica sera di San Giovanni e si chiese perché la scelta era caduta su di lei. Non trovava una spiegazione razionale a tutti quegli avvenimenti. Troppi eventi inspiegabili, troppi personaggi, che parevano usciti da un romanzo di fantasy, apparivano e sfumavano in un caleidoscopio di immagini e circostanze, che si modificavano in continuazione a un semplice giro di lancette.

Era immersa in questi pensieri, quando sentì suonare il campanello di casa. Miao si materializzò all’istante, mentre Deborah si avvicinò al videocitofono.

Rimase di stucco nel vedere quella faccia.

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  1. Maròòò … ci lasci appesi sul più bello!!!! 😦 Curiosità a mille! 😉
    Deborah ha ripreso il solito tran tran nella sua casa e nella sua città, tutto al momento sembra scorrere senza scossoni, Alex, Marco e perfino il gatto hanno guadagnato la propria tessera in questo mosaico.
    Sull’uscio di casa si è materializzata una persona che al momento solo Deborah è in grado di vedere … e tu che hai gestito così bene questa trama ma so bene che non parlerai per nulla al mondo. Ed io? Aspetto, pazientemente aspetto 😉
    Un caro abbraccio da Affy

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  2. BUM! e chi c’è adesso?
    come sempre lasci il lettore ancor più assetato di quando ha cominciato a leggere…
    Mi piace il fatto che ti abbia scelto di raccontare come Marco abbia notato Deborah abbandonata, di come si sia fatto scrupolo di avvicinarsi ma l’abbia comunque tenuta d’occhio di nascosto.

    un post ben scritto che fa da ponte tra quel che è successo fino ad ora e…. e…?
    suspense a mille!

    Dì a Miao di non esagerare con il latte 😀 e buona notte!

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