La notte di San Giovanni – parte ventunesima

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I rimanenti giorni della vacanza passarono lenti e senza grossi sussulti. Tra poco sarebbe rientrata a Milano. Una settimana ancora di relax, poi avrebbe ripreso gli allenamenti con la sua squadra. Avrebbe effettuato una tournée in America meridionale a fine luglio. Non sarebbe stata uno svago, una passeggiata, perché avrebbero incontrato le squadre più forti di quel continente nel pieno svolgimento dei loro campionati. L’aspetto positivo era che avrebbe visitato posti sconosciuti. Aspettava con impazienza di partire per il Brasile, la prima tappa.

Adesso voleva godersi gli ultimi scampoli di villeggiatura senza pensare a nulla. La notte di San Giovanni era un ricordo ancora vivo. Deborah pensò che non fosse ripetibile. Più rifletteva, più trovava assurdi tutti gli eventi nel quale era stata coinvolta. Si domandò che razza di magia era avvenuta in quella nottata strana. Il teschio di cristallo, ancora impacchettato, stava tranquillo nel trolley. Il gatto nero pareva invisibile agli occhi tutti. Eppure quando ordinava qualcosa per lui, nessuno muoveva obiezioni. L’atmosfera stregata di quella notte continuava a far sentire il suo influsso su di lei.

In spiaggia Deborah, sdraiata al sole, osservava quello che succedeva intorno a lei. Il gatto nero arrivava quando era il momento del pranzo a reclamare la sua presenza a tavola. Gina arrivava dopo di lei col figlio, Giuseppe, esattamente come faceva prima del 24 giugno. Non smaniava più per nuove avventure trasgressive. ‘Forse si è data una calmata’ si disse, osservando il figlio giocare sulla battigia con gli altri bambini, mentre la madre si rosolava al sole. Non rivide più Monica, né sentì nominare il suo nome. Sembrava essersi volatilizzata.

Tutto procedeva nella stanca noiosità di una villeggiatura di giugno. ‘Ancora una notte e poi si torna nella convulsa e piena di vita Milano’ si disse, girandosi su un fianco.

Stava pisolando come di consueto, nonostante l’allegro e festoso chiasso dei bambini e l’incessante cicaleccio delle madri, quando avvertì il morbido pelo di Miao, che si strofinava sulle sue gambe.

Ciao. Già in azione?” gli domandò Deborah, rizzandosi a sedere sul lettino.

Miaoo” fece il gatto, spalancando le fauci in segno di gradimento.

Ma è ancora presto per la cena” disse la ragazza, accarezzandolo sulla schiena.

Miaoouo” fu la risposta.

Ho capito. Mi trasmetti un messaggio. Dobbiamo tornare in albergo”.

Deborah strinse il felino al petto, che gradì questa prova d’affetto. Lo depose delicatamente sulla sabbia e cominciò a raccogliere le sue cose che infilò nella capiente borsa che l’accompagnava ovunque andasse.

Vieni” gli disse, avviandosi verso l’hotel.

Arrivati nella stanza, Deborah sentì il teschio pulsare. ‘Ecco perché Miao ha sollecitato il mio rientro’ rifletté, mentre si spogliava per fare la doccia.

Il gatto si sistemò in fondo al letto e prese a sonnecchiare ma sempre vigile e attento a tutto quello che succedeva nella camera.

La ragazza aprì l’armadio per scegliere l’abbigliamento per l’ultima sera a Cattolica. Era indecisa tra un abito azzurro leggero e un completo pantalone bianco e camicetta gialla.

Uhm!” mugugnò incerta, prima di scegliere il secondo. Rimase stupita della scelta, perché le sembrava troppo elegante. Qualcosa di misterioso le aveva suggerito quel completo. Scosse la testa, perché sapeva che a guidarla era l’istinto.

Il gatto nero si stirò pigramente, come se avesse approvato la decisione.

Infilò ai piedi delle comode ballerine, anziché le solite espadrilles di Toni Pons con una piccola zeppa. Fece questa operazione meccanicamente, quasi senza accorgersene.

Vieni, Miao. Si va a cenare” disse Deborah, rivolgendosi al gatto, che rimase immobile diversamente dal solito.

Non hai fame?” gli domandò stupita. Era la prima volta, da quando si erano adottati a vicenda che non mostrava interesse a scendere in sala da pranzo.

La ragazza non capiva il motivo del disinteresse. Eppure era certa che l’aveva invitata a prepararsi per la serata. Sempre fermo sul letto, senza aprire gli occhi e con le orecchie abbassate, trasmetteva un messaggio chiaro: stasera non si cena in albergo. Aveva approvato come si era vestita in maniera inequivocabile. Su questo Deborah non aveva dubbi, perché l’abbigliamento scelto non era il solito della passeggiata serale.

Andiamo fuori Cattolica, stasera?” fece la ragazza, che risvegliò l’attenzione del gatto.

Bene! Alzati pigrone! Prendo le chiavi della macchina e si parte!”

Il felino balzò giù dal letto e con la coda alzata si avvicinò alla porta.

Sei un malandrino, Miao!” disse, aprendo la porta della stanza per uscire.

Presa la macchina, Deborah gli domandò dove doveva dirigersi.

Miao

E va bene! La metà è San Giovanni in Marignano” fece la ragazza.

Miaooo” fu la risposta affermativa.

C’era ancora luce, quando Deborah parcheggiò l’auto nella piazza principale.

Però io ho fame e tu no?”

Miaooo”.

Vieni che cerchiamo un chiosco di piadine”.

Erano le nove di sera e c’era ancora luce. Le giornate di fine giugno sembravano non terminare mai. Il borgo pareva rimpicciolito rispetto a qualche giorno prima e sonnecchiava stanco nella calura serale. Il frastuono della festa era cessato e solo poche persone passeggiavano per le vie del paese. Un contrasto netto rispetto al 23 giugno.

Dopo aver cenato, Deborah seguita come un’ombra dal gatto arrivò al luogo dove aveva acquistato il teschio e ascoltato le parole della cartomante. La panchina era vuota e il luogo deserto.

Perché siamo arrivati fin qui?” fece la ragazza, rivolgendosi al felino.

Miao

Non ti capisco. Qui c’è il vuoto e non passa nessuno. La panchina è deserta. E non sento nessuna aura” disse Deborah, accoccolata sui talloni, mentre il gatto pigramente dondolava la testa.

Però Miao non aveva nessuna intenzione di spostarsi da lì, nonostante tutte le sollecitazioni della ragazza, che cominciò a camminare in su e in giù senza dire nulla. Lei continuava a domandarsi perché dava ascolto a un animale anziché alla propria razionalità. ‘Non mi riconosco’ rifletté dopo l’ennesima passeggiata di qualche metro. Stava decidendosi di tornare alla macchina senza indugi e senza aspettare il gatto.

Se vuole venire, bene. Altrimenti resta qui” disse, dando concretezza alla sua decisione.

Aveva fatto qualche passo, quando si sentì chiamare. Si voltò e rimase a bocca aperta.

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  1. Buona Epifania, Gian Paolo! 🙂
    Qui, il divertimento continua! 🙂 Domani è giorno di festa! 🙂
    San Giovanni Battista è il giorno, il giorno in cui centinaia di migliaia di rumeni (uomo e donna) che prendono il nome John, ION, NELU, ionico John divertirsi con i loro ospiti per tutto il giorno, mangiare bistecche, cavolo, torta e mangiare vino e grappa di dimenticare i loro nomi! :):-(
    Per quanto riguarda la tua domanda, la mia risposta è:
    – Per noi, brava gente, e regali ai politici, il carbone !!! 🙂 🙂 🙂
    Una serata perfetta! 🙂
    Con sincera amicizia,
    Aliosa.

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  2. Questo gatto invisibile non è un semplice gatto tant’è che riesce a condizionare i comportamenti della ragazza e sembra trovarsi perfettamente a suo agio su una panchina anonima e deserta. Mi viene da pensare che possa esserci qualche collegamento tra il gatto e il teschio, un filo conduttore tra qualcuno e qualcosa.
    Deborah è rimasta a bocca aperta quando si è voltata, quindi ha visto qualcuno di sua conoscenza che le ha trasmesso grande sorpresa … alla prossima puntata scoprirò chi era costui! 😉
    Ci avviciniamo all’epilogo con la giusta suspence.
    Un abbraccio Gian Paolo
    Affy

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    • Raffinata analisi e ti ringrazio. Il gatto non è comune. ma questo si era già intuito dall’iultimo incontro col folletto.
      Si stiamo andando verso l’epilogo. Spero di riuscire a conservare la giusta calibrazione nella storia.
      Un abbraccio

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  3. Il gatto che la segue e poi invece si ferma, che compare e scompare…Tutti i gatti hanno qualcosa di misterioso , ma questo li supera tutti. Mi piace però questa suspence…E aspetto la prossima puntata. Chi avrà visto Deborah? Un abbraccione. Isabella

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