La notte di San Giovanni – parte dicianovesima

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“Andiamo” disse Mazapègul, prendendola per un braccio.

“Dove?” domandò smarrita Deborah che avvertiva ancora la tensione del viaggio tra le due sponde dell’Atlantico.

“Da Sajana, la cartomante, e dalla Vecia d’e poz, che ti sta aspettando”.

La ragazza lo guardò stranita e stava per replicare ‘Chi sono queste due?’, quando le sovvenne il ricordo. Ormai era in totale confusione e faticava molto a dare un senso agli avvenimenti della notte. Era immersa in questi pensieri, mentre seguiva il folletto come un automa, quando udì un vociare familiare. Si volse e li vide. Erano i due amanti che abbracciati li stavano seguendo.

“Non è possibile!” si disse, tornando a guardare avanti. Aveva rischiato di inciampare più di una volta per osservarli.

“Ma chi sono quelli che ci seguono?” domandò Deborah a Mazapègul.

“Non li riconosci?” fece il folletto con un sorriso stirato sulle labbra.

“No!” rispose la ragazza.

“Cheicatrop, il mio compare, e Bartuleta, la strega stravagante!”

Quei due nomi non dissero nulla alla ragazza, che ne aveva memorizzati fin troppi nella serata per poterli ricordare. In un lampo furono la dove lei aveva lasciato il teschio, i bacili e il gatto nero, che faceva la guardia agli oggetti.

“Non vedo nessuno” fece Deborah, osservando il luogo del tutto sgombro.

Mazapègul si grattò la testa, perché gli accordi non erano questi. Loro dovevano aspettarli fino al ritorno ma apparentemente non era così. Provò a chiamarle ma i nomi si persero nel buio. Avanzò fino a dov’era il banchetto della signora dai capelli bianchi ma trovò il vuoto. Ritornò verso il gatto nero, che soffiò minaccioso al suo avvicinarsi.

“Buono, Belzeblù!” disse il folletto, senza ottenere un significativo successo.

Deborah rise. Il micio come animale da guardia era davvero formidabile. Si accostò per accarezzarlo.

“Fa attenzione! Non è un gatto qualsiasi!” la informò Mazapègul. “Ha degli artigli che straziano le carni e dei canini affilati come lame”.

“Non ti preoccuparti! So come ammansirlo” replicò la ragazza, che si piegò per lisciargli la testa.

Belzeblù non estrasse le unghie ma si lasciò accarezzare da Deborah con un ronfare tranquillo. “Per me sarai sempre Miao!” disse la ragazza, che ottenne in risposta un ‘Miaooo’ di soddisfazione.

Cheicatrop e Bartuleta continuarono a limonare come due ragazzini, fregandosene di tutti, finché la strega non sbottò. “Noi ce ne andiamo. Qui non c’è nessuno” e senza attendere risposta, sparirono nel buio. Si udì per un po’ solo le loro risate e qualche parola smozzicata. Poi calò il silenzio, rotto dal rumoroso ronfare di Belzeblù.

“Che facciamo?” domandò Deborah, che cominciava a spazientirsi.

“Nulla. Ognuno per la sua strada” fece serafico Mazapègul, che in un amen si dileguò, lasciandola.

La ragazza era ancora inginocchiata accanto al gatto nero, quando sussultò impaurita. Una mano si era posata sulla sua spalla, quando era convinta di essere rimasta sola. Si girò di scatto e trovò a pochi centimetri il viso di Alex, che la baciò sulle labbra. Belzeblù soffiò minaccioso in difesa della nuova padrona, che sembrava minacciata da qualcuno.

“Piaciuto?” domandò il ragazzo, sorridente.

La mano di Deborah scattò velocissima e si abbatté con furia sulla guancia di Alex.

“Non permetterti mai più!” gridò inferocita la ragazza.

“Non ti scaldare! Era un semplice bacio!” protestò il ragazzo, lisciandosi la guancia.

“Sarà come dici tu ma non ci provare una seconda volta!” ringhiò Deborah.

“Bé, visto che sei incavolata come quella bestiaccia nera, ti saluto”. Fece per andarsene indispettito, quando fu fermato dalla voce della ragazza.

“Mi daresti una mano per portare tutto questo alla macchina” disse, indicando gli oggetti distesi per terra.

Alex si mise a ridere. Sembrava non volersi più fermare.

“Che c’è da sghignazzare come uno sciocco?” fece Deborah, che non comprendeva l’ilarità del ragazzo.

“Quei due bacili fino all’auto ci arrivano. Ma l’acqua alla prima curva ti allaga l’abitacolo”.

“E come posso fare?” domandò, perché in realtà aveva ragione.

“Lasciali lì. Finiscono di prendere la guaza ad san Zuan e domani li torni a prendere”.

Cosa cambia domani? Il problema resta lo stesso” argomentò Deborah.

Nulla, in effetti. Però con l’acqua miracolosa ti puoi bagnare il viso e con l’altra vedere il futuro amore. Poi puoi versare il tutto nell’erba” spiegò Alex.

Ma domani li troverò?”

Certamente!”

Il ragazzo raccolse il candelabro e si avviò, seguito dalla ragazza, che stringeva il pacco col teschio, e dal gatto nero.

Deborah cercava di non perdere di vista Alex, che pareva conoscere dove aveva lasciato l’auto. Sentì battere le ore e si stupì nuovamente. Quattro rintocchi solo. ‘Il tempo sembra andare di fretta, stanotte’ pensò, mentre vide in lontananza la macchina, parcheggiata sotto un grande albero.

“Siamo arrivati” disse Alex.

“Grazie. Senza il tuo aiuto avrei girato a vuoto alla ricerca del punto dove l’avevo posteggiata” fece Deborah ringraziandolo.

Il ragazzo alzò le spalle senza rispondere e in breve sparì alla vista della ragazza. Il cielo cominciava a schiarirsi e tra non molto sarebbe sorto il sole.

Deborah, niente affatto stanca per la grande veglia notturna, si mise in cammino verso Cattolica. Lungo la strada osservò i primi esercizi aperti o che stavano sollevando le saracinesche. Si fermò all’ingresso in paese. Un bar stava aprendo.

“Un caffè e un bombolone alla crema caldo lo mangio volentieri” disse scendendo dall’auto col teschio ben stretto al petto e il gatto nero al seguito.

Si sedette a un tavolo appena dentro l’esercizio. L’unico che era agibile.

“Cosa vuole?” disse un uomo non più giovane.

“Un caffè forte e bollente, due bomboloni caldi e una ciotola di latte tiepido per il micio” fece Deborah indicando il gatto nero acciambellato ai suoi piedi.

Il barista sollevò un sopracciglio e si allontanò per soddisfare l’ordine.

Una nuova giornata si preannunciava calda e serena.

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