La notte di San Giovanni – parte tredicesima

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Allora ti è piaciuto lo zucchero filato?” chiese Mazapègul, attorcigliandole una ciocca di capelli, che penzolava sulla spalla.

Sì. Però i capelli lasciali stare o domani mattina dovrò faticare a districare i nodi” rispose Deborah che teneva uno stecco di legno pulito in mano.

Ah! Ah! Lo sai che so essere dispettoso?”

Certo! Ma ho i capelli che sono già ricci per natura!”

Sotto ogni riccio si annida un capriccio!” fa il folletto perfettamente a suo agio nella confusione. Una fragorosa risata gli uscì dalla bocca. La prese sottobraccio e la condusse dove la calca era maggiore.

La ragazza era frastornata e faticava a mettere insieme i frammenti degli eventi che stava vivendo. Le pareva essere su piani diversi sia spaziali sia temporali. Salti nel passato, salti nel futuro e un presente che pareva fatato. Si domandò se era realtà oppure una gran fantasia partorita dalla sua mente. Con questi pensieri seguì Mazapègul come un automa. Se l’avessero lasciata lì, non sarebbe stata in grado di chiedere informazioni a nessuno. ‘Cosa dovrei domandare, visto che non so nemmeno dove sono?’

Vedi, quello là è un gran bugiardo!” esclamo il folletto, mentre la folla sembrava crescere a dismisura in un tripudio di suoni.

Chi?” domandò Deborah, che non ci capiva nulla in quella confusione.

Quello là!” Mazapègul indicò una persona, confusa e annegata in mezzo a centinaia di persone che si accalcavano attorno a un chiosco.

La ragazza aguzzò la vista senza apprezzabili risultati. ‘Ma chi sarebbe la persona? Là ci saranno decine di uomini e donne, che non ho mai visto’.

Ma non vedo nessun bugiardo” ammise sottovoce Deborah.

Per forza! Non li sai riconoscere” disse come per burlarsi di lei.

Hai ragione. Però se mi insegni, forse ci riesco”.

Mazapègul rise sonoramente, perché la ragazza era sveglia. Le aveva teso un tranello ma lei l’aveva schivato.

Sarà per la prossima volta. Ora andiamoci a divertire” fa il folletto, strattonandola con delicatezza.

Sono impaziente! Perché fino a questo momento ci siamo annoiati?”

Mazapègul non rispose, guidandola là dove la calca delle persone era più fitta. Sgomitando senza timori, pestando i piedi a chi non voleva spostarsi, raggiunsero al limitare di una pedana. Qui ballerini giovani e vecchi volteggiavano al suono di un’orchestra non troppo numerosa. La musica sovrastava le parole della cantante, che tentava senza successo di far pervenire la sua voce.

Vieni” disse il folletto.

Dove?” chiese allarmata Deborah.

A ballare”.

Ma non so ballare questi balli”.

Mazapègul la guardò sorpreso ma senza ascoltare ragioni la trascinò al centro della pedana.

Seguimi nelle mosse. É facile”

La ragazza lo osservò basita. ‘Seguirlo?’ si disse, mentre il folletto cominciava a dimenarsi a tempo di musica. Rimase ferma, cercò di capire come muoversi. Provò a imitare le sue movenze ma tutto gli appariva incongruo. Secondo il suo istinto doveva ancheggiare verso destra ma lui lo faceva nel senso opposto. Doveva volteggiare ma rimaneva ferma, immobile, rischiando di cadere. Aveva in testa una gran confusione.

Come ballerina sei scarsa” la schernì Mazapegul.

Ma che razza di ballo è questo?” gli rispose Deborah.

Non conosci la mazurka?”

Roba esotica, immagino!”

No! Comune in tutta la Romagna! Ah! Ah!”

La ragazza rimase interdetta. ‘Mai sentito una danza con quel nome’ rifletté mentre il folletto la trascinava con sé.

Si girò e quasi morì dallo spavento, perché vide a pochi centimetri dal suo naso delle strane figura che camminavano su oggetti ancor più singolari. Sembravano volare, mentre si destreggiavano con abilità nella calca delle persone.

Chi sono?” domandò con la voce atterrita.

Ma dove hai vissuto fino a stasera?” rispose di rimando Mazapègul.

A Milano e in molti altri posti”.

E non hanno mai visto i trampoli?”

Trampoli? No! Cosa sono?”

Il folletto scosse la testa, come per compatire l’ignoranza della ragazza. Continuò a camminare con una frenesia tale da costringere Deborah a seguirlo con affanno perché non voleva correre il rischio di perdersi. Era talmente concentrata a inseguire Mazapègul, che non si accorse di essere arrivata in una piazzetta colma di gente, in parte seduta a terra, in parte il piedi o appoggiati ai muri che la contornavano. Quello che vide la lasciò di stucco e stupita. Sembrava che le novità e le sorprese non finissero mai. ‘Prima balli sconosciuti. Poi uomini issati su due bastoni di legno che volteggiavano leggeri come piume. Adesso persone che sputano fuochi spaventosi dalla bocca!’ si disse osservando quello spettacolo reso ancor più terrificante dal buio notturno. Era immersa nel suo meravigliato stupore, quando si trovò trasportata altrove.

Il cielo stava tingendosi di rosa con delle striature nerastre. La festa era finita ed era tornata la calma. Nella camera d’albergo Raul dormiva tranquillo. Solo un leggero sibilo si udiva ogni tanto. Gina rannicchiata osservava il chiarore che traspariva dalla finestra non ben sigillata. Sospirò, perché tra non molto avrebbe potuto riprendere la strada verso Cattolica. Era inutile ripensare alla serata, perché avrebbe dovuto comportarsi in maniera più accorta. Il caldo, il mare, il senso di trasgressione e l’astinenza sessuale era stata un mix micidiale e lei questo l’aveva compreso pienamente solo dopo essere stata soddisfatta dal ragazzo.

Tutto sommato non posso lamentarmi di Raul. Sempre attento e misurato non hai mai preteso di più di quel che gli offrivo ma lui se l’è preso tutto” diceva fra sé osservando che la stanza si andava schiarendo man mano che trascorreva il tempo.

Gina diresse gli occhi verso l’angolo tra l’armadio dozzinale e la modesta porta leggermente scrostata dal passaggio di molte persone. Deborah avvertì su di sé quello sguardo fisso e insistente, che pareva incidere col fuoco la sua carne. Si ritrasse, cercando di diventare più piccola per sottrarsi a quelle occhiate indagatrici. Rise, pensando alla sua corporatura che di sicuro non passava inosservata. “Mi vede oppure è solo una sensazione bruciante?” si disse sistemandosi all’ombra dell’armadio.

Gina scosse con delicatezza Raul. Lui grugnì addormentato, mentre l’abbracciava. Lei provò a sottrarsi ma alla fine lo lasciò fare. La notte insonne, la voglia di uscire all’aperto le avevano tolto la spinta passionale di molte ore prima ma non avevano estinto il suo desiderio di fare ancora una volta all’amore.

Deborah arrossì al pensiero di assistere alle manovre dei due amanti ma era lì e pareva condannata a vedere. Udì i gemiti di Gina, il respiro affannato di Raul, lo strepito gioioso conclusivo. Osservò i due amanti che si scioglievano dall’abbraccio e si sistemavano distesi sul letto.

Che ore sono?” chiese in un sussurro Gina.

Non lo so e non mi interessa” Raul rispose leggermente scocciato.

Ma c’è già luce fuori”.

E con questo?”

Nulla. Dicevo che…”.

E va bene. Ti accontento”. Lesse l’ora dal suo telefono. “Sono poco meno delle cinque. Soddisfatta?”

Grazie” rispose Gina, che si accoccolava nuovamente su di lui. Pensò che era davvero un amante discreto e che tutto sommato era anche gradevole. Fantasticò su amori impossibili e sulla freddezza del compagno lontano, a Milano. ‘Sì, credo che mi voglia mollare ma non ha il coraggio di dirmelo. Spera che sia io a prendere l’iniziativa. Ma a Giuseppe non ci pensa? Come reagirebbe alla nostra separazione?’ ragionava, mentre stuzzicava Raul, che raccolse la sfida.

Deborah era la spettatrice dei loro giochi e avvertì qualcosa in fondo all’addome. “Forse la cartomante ha ragione. Marcello sta diventando noioso. Domani guarderò il bacile”. Sorrise perché era già il domani e presto avrebbe potuto osservare la forma che la cera aveva formato.

Non possono essere già le cinque” si disse, ripensando che pochi istanti prima volteggiava maldestramente con un folletto dalle sembianze strane.

Ma sto sognando oppure viaggio nel tempo?” si chiese mentre lentamente evaporava l’immagine dei due amanti.

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