Enigma – parte settima

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Sono incredula. Non può essere. Faccio qualche passo dentro la stanza, affascinata da quella vista. Mi do un pizzicotto sulla guancia. Sento male. Vuol dire che non sto sognando.

“Si accomodi” dice una voce dal tipico accento siciliano. Personalmente non saprei distinguere un palermitano da un catanese nel parlare. Per me sono tutti uguali.

Mi siedo su una comoda sedia imbottita di velluto cremisi. Continuo a restare in silenzio. Mi sembra di vagheggiare mondi impossibili.

“Dunque è tornata”.

Non rispondo. Apro la bocca ma non esce nessun suono. “Che abbia perso la voce?” mi chiedo inquieta. Vorrei dire tante parole ma non riesco a emettere nemmeno un sibilo.

“É diventata muta?” fa ironicamente la persona seduta dietro la scrivania.

“No!” Finalmente qualcosa sono riuscita a dirla.

“Dunque parla!” dice in maniera sarcastica chi mi sta di fronte.

“Sì”. Non si può affermare che sia stata loquace! Ma la sorpresa era ancora troppo forte per riuscire a mettere insieme un discorso decente.

Ripete quanto detto prima con un sorriso cattivo. Ho qualche timore. Incrocio le dita non vista e comincio a parlare.

Uffi! Ancora qualcuno che interrompe sul più bello. Che vuole? Non lo sa? Allora taccia e ascolti! Non capisco questi zoticoni. Vengono, sbuffano e parlano a casaccio.

“Mi dica” comincio titubante. Non so da dove iniziare la risposta alla sua domanda.

“La sto ascoltando”.

“Mi dica. Alice dov’è?”

Una sonora risata risuona lugubre nella stanza.

“Non posso credere che lei sia tornata per Alice?” dice, spalancando gli occhi come sorpreso.

“Se le dicessi di sì, lei cosa direbbe?” faccio con tono spavaldo. L’udire la mia voce mi rincuora e assumo un atteggiamento più baldanzoso.

“Mi verrebbe da ridere” mi dice senza troppe perifrasi.

“Suscita tanta ilarità, quello che ho detto?”

“Alla sua esternazione non crede neppure lei”.

“Dunque per quale motivo sarei tornata?” domando con tono duro.

“Non saprei. Pensavo che ce lo spiegasse lei. Forse potrei capire” risponde calmo, senza tic particolari.

“Sono tornata a Palermo per due motivi”.

“Ecco. Vede che avevo ragione?” afferma interrompendo quello che avrei voluto dire.

“Sono tornata a Palermo” riprendo come se non fossi stata interrotta, calcando la voce sulla parola Palermo. “Perché volevo ritrovare Alice, la mia compagna di corso e la sua splendida casa”.

Annuisce con la stessa accondiscendenza del duca nei confronti del suo vassallo. Questo mi infastidisce molto. Non sono nelle sue disponibilità, quindi preferisco mantenere le distanze.

“La seconda motivazione è che un anno fa ho vissuto un’esperienza bella e brutta allo stesso tempo. Ora tutti implicitamente mi danno della sognatrice” affermo con tono di superiorità.

Sì! Pensate che sia tocca o che stia navigando nel mare della fantasia. Niente di più falso. Ho vissuto un’esperienza del tutto anormale. Quindi smettetela con quel sorrisino di compatimento.

Riprendo fiato dopo aver detto le ultime parole. Adesso tocca a lui mostrare le carte ma dubito che lo faccia. La situazione appare irreale ma non ho ancora compreso il punto focale della storia.

La persona. che mi fronteggia, si stringe nelle spalle.

“Non c’è posto per Alice nella storia” fa con tono bonario.

“Quale storia?” domando, stringendo gli occhi. Mi sto chiedendo a quale allude, perché tutto mi appare misterioso ed enigmatico.

Non risponde. Finge di non aver ascoltato la mia domanda. Questo mi fa innervosire. Forse fa parte della strategia. Buttare un’esca per vedere quale pesce abbocca.

“Allora perché scomparsa?” dico piuttosto arrabbiata.

“Ha sgarrato. Ha subito la giusta punizione”.

“Solo perché a tenuto tra le mani quel famoso libro?” domando inquieta.

“No. Quell’episodio non conta nulla”.

“Allora perché?” dico veemente.

Il viso diventa una maschera grottesca come se fosse un guitto siciliano.

“Qui le domande le facciamo noi” risponde con tono arrogante.

“Ma ho già risposto” faccio per nulla intimorita. “Quindi ora ho il diritto di domandare”.

“No. Lei non ha risposto con correttezza alla domanda. Perché è tornata?”

“Le ho già risposto. Per Alice e verificare che un anno fa non ho sognato”.

Sembra un dialogo tra sordi, perché nessuno dei due vuole dire la verità.

“Non sono esaurienti le risposte. Sono banali e non aggiungono nulla da parte sua. Un modo generico per eludere il nocciolo del problema” mi dice, guardandomi con decisione negli occhi.

Capisco che non si va da nessuna parte. Però non saprei cosa dire. Taccio.

“Dunque non vuol rispondermi?” continua insistente.

“No!” Mi rifugio nuovamente nei monosillabi.

“Cosa le fa supporre che conosca la sorte di Alice? Chi è questa Alice?”

“Lei la conosce. Ne sono certa. E poi mi ha detto che è stata punita”.

“Forse non parliamo della stessa persona”.

“Questo lo dice lei. Ha affermato che per lei non c’è posto nella storia” continuo implacabile.

Tuttavia non sembra che sia riuscita a scalfire la corazza. L’uomo non fiata ma pare un dobermann pronto ad azzannare.

“Eppure mi è bastato chiedere di Alice e mi hanno condotta da lei” dico con sicurezza. A quest’ultima affermazione non ribatte. Rimane rinchiuso nel suo mutismo. Il viso fa una smorfia, che cerco di interpretare. Credo di averlo in pugno. Sono rinfrancata, perché sono convinta di averlo messo nell’angolo.

Scuote la testa senza rispondermi. Continua a fissarmi malignamente ma reggo con disinvoltura lo sguardo. Devo battere il ferro finché è caldo.

“Lei conosce l’Istituto degli orfani e trovatelli a Palermo?” chiedo, cambiando argomento della disputa, perché la questione Alice è finita su un binario morto.

“E chi non lo conosce! Era un’istituzione benefica, che ha salvato molti bambini e bambini dal baratro della strada. Ora è sparito. Non esiste più da almeno settant’anni!”

Sono basita. Non è possibile! Cinquantuno anni prima ha accolto Maria Ablesi! Ricordo benissimo quella lettera con tanto di data e dati anagrafici.

“Perché mi guarda in modo strano? Pensa che le racconti una frottola? Era già sparito prima della guerra!”

“Ma non è possibile!” ribadisco convinta.

Un sorriso perfido si stampa sulle labbra dell’uomo, che fa un cenno a qualcuno alle mie spalle. Mi giro e vedo quell’ometto calvo e segaligno che mi ha condotto in questa stanza.

“Due tè!” e rivolgendosi a me mi chiede se voglio latte o limone.

“Non voglio il suo tè” replico memore di quanto avvenuto dodici mesi prima.

“Non può usarmi questo sgarbo” dice con voce cattiva.

“No, no!” faccio, cercando di alzarmi.

Non riesco. Qualcuno mi tiene inchiodata per le spalle. Sono nel panico. Comincio a urlare. Mi dibatto come una forsennata.

Mi sento scuotere forte.

“Angelica, Angelica! Svegliati!”

E’ una voce amica. Mi metto eretta. Apro gli occhi e vedo Alice. L’abbraccio e piango.

L’amica ricambia e mi guarda sorpresa.

“Stavi urlando” mi dice pacatamente. “E non riuscivo a farti smettere”.

Guardo il calendario e mi accorgo di aver viaggiato avanti nel tempo.

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  1. Il mio amico, Gian Paolo,
    Ho grande gioia e il piacere di informarvi che il Primo Ministro italiano,
    Il signor Matteo Renzi è venuto in particolare in Romania, a Bucarest,
    assistere il Primo Ministro della Romania, Victor Ponta,
    Presidenza rumena! 🙂
    I loro regni tenuto una conferenza stampa presso la sede del Partito Social Democratico (PSD) di Bucarest poi è andato insieme ad una stazione televisiva in cui i primi ministri di Italia Matteo Renzi ha risposto alle domande mr. moderatore
    dicendo fra l’altro:
    – “Victor Ponta sarà Presidente della Romania” 🙂
    – “Victor Ponta sarà un grande presidente” !! 🙂 🙂
    Infine, si è rivolto il Primo Ministro romeno con l’augurio:
    – ” Il bocca al lupo ” !!! 🙂 🙂 🙂
    In questo, il Rrimo Ministro italiano ,Il signor Matteo Renzi,
    partecipare a una cena presso l’Ambasciata italiana a Bucarest ! 🙂
    Una bella serata, il mio amico!
    Aliosa.

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      • Buongiorno, Gian Paolo!
        Cioè, avete indovinato!
        Ponta è il mio preferito e con tutto il cuore lo mdoresc per raggiungere il Presidente della Romania! 🙂
        Come è un amico del primo ministro Victor Ponta vostra Matteo Renzi,
        le relazioni tra la Romania e l’Italia sarà meglio per il bene di entrambi i paesi e gli Stati Uniti, che io Alios e GIAN PAOLO, ci sarà ancora meglio virtuale amici per ora, perché al mio primo arrivo nel vostro bel paese, visitare mio nipote italiano -romana, EMANUEL,
        http://aliosapopovici.wordpress.com/2013/09/13/
        che vive nei pressi della città di FIRENZE in cui il vostro attuale primo ministro era sindaco, voglio annunciare il tempo e se si vuole,
        ci incontreremo e fisicamente dove si imposta !! 🙂 🙂
        Grazie per questo commento che mi fa sperare che Ponta arriverà Domenica sera (16 nov.) Il Presidente della Romania !!! 🙂 🙂 🙂
        Una splendida giornata, quindi un fine settimana meraviglioso! 🙂
        Con simpatia e amicizia,
        Aliosa.

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  2. Bravo like the ending
    Did not see that one coming

    you are an amazing writer Gian Paolo
    you can write many styles of stories
    and you always makes us want more
    and you never disappoint with the the endings

    like this very much

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  3. Senza parole, tutto un sogno?
    eh te lo avevo detto che mangiava troppo, la digestione ne risente e poi si finisce a fare brutti sogni… ahahhahah!
    Leggerti questa volta mi ha fatta sentire come sulle montagne russe e il risveglio è stato una brusca caduta. Potere della narrazione. Bravo!
    Ma è finito?

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  4. Un racconto di quelli che é difficile da dimenticare.
    Un sogno che si tramuta in incubo o un incubo che é pari a un sogno?
    Non lo so e sinceramente non lo voglio sapere. Godo di questa ignoranza, come ho goduto della lettura di questo racconto.
    Mi sto abituando alla tua “giocoleria” con il tempo ed é una bella abitudine..
    Complimenti.

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