La notte di San Giovanni – parte quinta

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Dal web - Mezapègul

Dal web – Mezapègul

Deborah rimase a bocca aperta per la sorpresa. Ricordava perfettamente sia la vecchia signora, che il contenuto del banco. Aveva toccato molti oggetti, osservandoli alla luce fioca di una lucerna a olio. Diversamente dagli altri, questo non era illuminato dalla luce elettrica. Era un dettaglio che non aveva notato prima ma adesso le sembrava singolare.
Alex vide l’espressione basita della ragazza e cominciò a cambiare opinione. “Forse mi sono fatto un’opinione frettolosa su di lei” rifletté, guardando lo spazio vuoto alle spalle di Deborah. Si domandò il perché lì ci fosse un buco non occupato da nessuno. Aveva assistito poco prima a un litigio violento per utilizzare una postazione più favorevole e quella lo era veramente.
Deborah si guardò intorno alla ricerca del tavolino della cartomante ma anche questo sembrava essersi volatilizzato. A questo punto avvertiva una gran confusione e un senso di smarrimento.
“Stavo girando tra le bancarelle, quando ho notato questo teschio. Sembrava che mi chiamasse. Poi un vecchio ubriacone ha voluto darmi a tutti i costi questo oggetto ai miei piedi, mentre una cartomante mi leggeva i tarocchi. Lo so, che ti sei fatto un’opinione non positiva di me ma questa è la verità”.
Alex le strinse le mani.
“Ti credo, ti credo” le disse, fissandola negli occhi. “In effetti è strano che questa postazione sia rimasta vuota. Però è ugualmente singolare che non l’abbia notato durante il mio giro. Ci sono passato due volte e non l’ho mai visto occupato da nessuno”.
Deborah controllò nel portafoglio e vide che mancavano proprio cinquanta euro.
“Dunque non ho solo pensato di aver pagato questa somma”.
Osservò nuovamente la borsa e rintracciò una ricevuta.
‘Ricevo per la vendita di un teschio di cristallo la somma di 50 euro. In fede’ e uno sgorbio come firma.
“Dunque non mi sono sognata!” esclamò, riacquistando la padronanza delle proprie azioni. Almeno questa era la prova che non aveva perso il senso della vita.
Alex stava per replicare, quando qualcuno reclamò la restituzione della sedia.
“Ecco. La può riprendere” disse in malo modo Deborah, alzandosi.
Il ragazzo si guardò intorno e scorse poco distante una panchina, che in quel momento era completamente libera.
“Ci mettiamo là. Possiamo chiacchierare senza essere disturbati, senza che qualcuno interrompa i nostri discorsi”.
Si sedettero ai margini della fiera di San Giovanni in una zona relativamente fuori dal flusso della folla. Una festa esoterica e pagana che coinvolgeva tutto il paese per diversi giorni. Un lampione semi coperto dalla folta vegetazione di un albero illuminava malamente il posto con una luce giallastra.
Alex le domandò se conosceva la storia della festa di San Giovanni.
“No” e scosse il capo per rafforzare la negazione.
“Devi sapere che in Romagna si racconta che esisteva un folletto, di nome Mazapègul. Non chiedermi cosa vuol dire. Ma aspetta la fine del racconto”.
Alex cominciò a raccontare come questo inafferrabile ometto, tutto rosso, facesse ogni sorta di scherzi alle ragazze, che li accettavano di buon grado oppure si ribellavano. “Quando non accettavano le attenzioni di Mazapègul, allora per loro cominciavano i guai” aggiunse ridendo. Poi narrò come si divertisse coi crini delle cavalle o bevesse il vino delle botti nelle cantine.
“Ma con la festa cosa centra?” domandò Deborah.
Alex si mise a ridire, quasi non si fermava, mentre la ragazza lo osservava indispettita.
“Hai finito?” gli chiese di malumore.
“Sì!”
“Perché la mia domanda ha suscitato tutta questa ilarità?”
“Non lo so ma forse pensando a quel che combina il Mazapègul alla belle ragazze, mi viene da ridire”.
“D’accordo. Sto Mezzapelato” cominciò Deborah, alterandosi nella voce.
“No. Si chiama Mezapègul. Ama le belle ragazze” cominciò Alex.
“E va bene! Quel coso con la berretta rossa” lo interruppe la ragazza.
“Nô sen qui dla bretta rossa” esclamò il ragazzo.
“Cosa?”
“Noi siamo quelli della berretta rossa! Questo era il nostro grido di guerra, quando eravamo bambini per imitare le gesta del nostro beniamino”.
“Possiamo tornare indietro e riprendere il discorso in modo serio?” domandò Deborah, fissandolo negli occhi.
“D’accordo. Parliamo del tuo teschio. Conosci la storia?” le chiese con fare serio.
“No” disse Deborah, scuotendo il capo.
“Veramente non ne hai mai sentito parlare?”
“No. Lo giuro. É la prima volta che ne vedo uno e mi ha attirato come una calamita”.
“Vedi, quando si parla di questi teschi, i misteri sembrano che nascano come funghi.” disse Alex con tono da cospiratore.
“Oh! mio dio, inizio a essere pentita di averlo acquistato. Quasi quasi sto pensando di disfarmene”.
“Ma no, che dici! Basta non farsi suggestionare troppo dai vari racconti. In fondo le storie sono molto intriganti”,
“Mah, forse hai ragione tu! Ormai che ci siamo, racconta” replicò Deborah, sistemandosi bene sulla panchina.
“Pare che il numero esatto di quelli ritrovati siano due o tre”.
“Come? Non c’è nemmeno la certezza di quanti ne esistono?” chiese la ragazza, stringendo al petto il teschio.
“No. Di sicuro ce ne sono due quello del British Museum e quello che custodisce Anna Mitchell-Hedges, la figlia di un esploratore inglese di inizio novecento”.
Sentendo quel nome, Deborah ebbe la percezione di avere già ascoltato quel nome, mentre la mente si spostò in un’altra dimensione.

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  1. Ed ecco che il teschio collega la storia, capisco bene che a Deborah il nome Anna ricordi qualcosa.
    Quel Mezapègul ha sicuramente un ruolo ma qui occorre conoscere la sesta parte.
    Occorre aspettare … 🙂
    nell’attesa, un abbraccio
    Affy

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  2. Extrordinario***me encanta . la imaginación, y ahora entiendo lo del cráneo***

    este relato es mágico!!!!!!!!y misterioso

    tienes un gran estilo para redactar , me encanta como lo hace

    llevandonos. al suspenso****

    mi cariño*****
    buen amigo****

    espero la otra parte a ver que pasa*****

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