Lo ore 21

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“Ti consegno questa busta con dentro una lettera, non aprirla ora o tra un po’, fallo il giorno della data e dell’ora precisa, che ho scritto sul retro. Due giorni possono sembrare lunghi , un’eternità per la curiosità, che ne scaturisce, ma ti assicuro che passeranno in fretta. Non te ne accorgerai nemmeno. Il tempo vola e non rallenta mai. Un’unica raccomandazione: segui alla lettera le mie indicazioni, perché questo lasso di tempo mi serve per portare a termine un paio di cose, che ho in mente”.
Era un sabato quel giorno, quando gli ho detto queste parole. L’ho guardato con decisione negli occhi prima di salutarlo. Alex mi ha guardato sorpreso e avrebbe voluto pormi delle domande ma non gliene ho lasciato la possibilità.

Molte volte ci avevo pensato ma poi mi è mancato il coraggio. Adesso ero risoluta, ero sicura di riuscire nel mio intento e ne ero più convinta che mai. Non volevo più aspettare e rimandare a un’altra occasione quello che avevo in mente. Così gli ho dato un piccolo bacio sulla bocca e me ne sono andata, sculettando. Era talmente basito che non ha avuto nemmeno la forza di fermarmi.
Perché una lettera? Abbiate pazienza e seguitemi nel corso degli eventi. La risposta arriverà alla fine.
Il giorno dopo, domenica, in casa non è rimasto nulla. Mi sono girata intorno e ho guardato tutto con attenzione: avevo tolto e svuotato ogni cosa. Niente era restato: solo muri bianchi e spogli pronti per accogliere il vuoto che ci sarebbe stato da lì in avanti nel tempo.
Non sento più emozioni di nessun tipo, le lacrime le ho consumate tutte, il desiderio è ormai estinto. Sono inespressiva, insensibile, consumata e rassegnata. Sono un’ameba.
Adesso sono le otto e trenta del lunedì sera. Tra mezzora leggerà la mia lettera. E’ chiaro quel che ho scritto. Non ne ho il minimo dubbio. Lui sa che non conoscerò mai il suo commento, né risponderò alle sue domande, che di sicuro vorrà pormi. Senza giri di parole e in maniera esplicita ho avanzato la richiesta, che non sarà necessario che io sia a conoscenza di quello che pensa.
Io attendo solo le ore 21.

«Cosa c’è scritto nella lettera che dovrei aprire lunedì alle 21? Ho letto nei suoi occhi il contenuto. Conosco perfettamente ogni parola. Linda è un libro aperto per me. A volte non la comprendo ma a modo mio l’amo e la rispetto, ma lei?” rifletto mentre mi avvio con lentezza verso casa.

Scuoto la testa, respiro a fondo, ricaccio nell’anima quello che provo per lei. Chiudo alle spalle l’uscio e mi siedo sul divano. Cosa aspetto? Non lo so nemmeno io. Sto qui in silenzio, mentre fuori cala rapidamente la sera e la stanza rimane al buio. Non ho fame, né sete, né sonno. Rimango immobile, avvolto nei miei pensieri. “Perché?” mi chiedo ancora una volta.

La notte scorre lenta, mentre io con gli occhi aperti nell’oscurità notturna cerco di vedere quello non c’è. L’alba del sabato mi coglie ancora sul divano. Non mi sono mosso mai da lì. Il chiarore è grigio e indica che il cielo è coperto di nuvole, esattamente come la mia mente è oscurata da mille pensieri.

Esco di casa. Cammino spedito nel pomeriggio di sabato, che si preannuncia carico di pioggia. Cumulonembi neri corrono veloci nel cielo. Li osservo. Sembra il temporale che lei mi ha predetto per lunedì alle 21. Ancora non ci credo ma dentro di me lo so da tempo che ha deciso e non tornerà indietro. Una folata di vento muove i miei capelli che ricadano sul viso. Li allontano con una mano come se fosse un invisibile pettine. Ormai mancano solo due giorni. Potrebbero sembrare due anni ma so che non è così. Passeranno in un baleno come mi ha detto.

Le prime gocce di pioggia mi bagnano il viso. Sono uscito senza un ombrello consapevole che tra non molto avrebbe piovuto. Ritorno sui miei passi, mentre la pioggia aumenta di intensità. Mi rifugio tra le mura amiche, mentre gli occhi si inumidiscono per il pianto.
Mi siedo sulla poltrona accanto al divano che tante volte ci ha accolto. Mi rifaccio la domanda ‘Perché?‘ e ancora una volta rispondo ‘Non lo so‘. Eppure agli occhi della gente eravamo belli.
“Cosa vuol dire essere belli?” mi domando.

Rifletto un momento prima di rispondermi.
“Francamente non l’ho mai capito ma lo dicono”.
Mi alzo e vado nell’ingresso a specchiarmi.
“Ormai sono vecchio. Qualche filo grigio affiora qua e là tra il castano dei capelli. La fronte è segnata da linee profonde che incidono la pelle. Le rughe ci sono e il sorriso è stanco”.
Mi allontano dallo specchio che mette a nudo tutti i miei difetti. Torno a sedermi e penso.

“Mancano pochi minuti alle 21. Mi alzo. Raccolgo le mie ultime cose senza guardarmi intorno. Non vorrei avere un ripensamento. Voglio essere ferma nelle mie decisioni. Lo so che lui con le mani tremanti starà aprendo la lettera. Adesso sta cominciando a leggerla”.

Linda si alza per avviarsi lentamente verso un punto lontano. Tra un minuto scoccheranno le 21 e Alex saprà.

“Non ne sono certa ma lui di sicuro ha capito tutto” si dice la ragazza, mentre affretta il passo. “Dove vado?”

Una domanda pleonastica. Lei conosce la destinazione e si perde nel buio della sera.

Caro Alex, così comincia la lettera.

Lei lo sa, perché l’ha scritta di suo pugno.

Ride, pensando a lui con le mani nei capelli. Apre la porta, quando ode uno squillo.

“Non posso rispondere. E’ sicuramente lui. Lo immagino. Lascio questa casa vuota come il mio cuore e scendo per la strada anonima e sicura. Cammino con il borsone a tracolla e il telefono spento. Non voglio parlare con nessuno”.

Chiude il portone dell’edificio alle sue spalle, liquidando un passato che non vuole ricordare. Muove i primi passi nella pubblica via.

“Mi scusi” si sente dire da una voce femminile. “Mi perdoni l’ardire ma lei non è Elisabetta Canalis?”.

Si ferma e si gira. C’è una donna di basso livello e di modesta estrazione che la osserva. La guarda come si potrebbe scrutare una persona fastidiosa.

“No, si sbaglia” risponde seccata. «Per chi mi ha preso?» riflette mentre si gira sui tacchi.

“Eppure …” insiste noiosa. “Eppure mi sembra lei. Sa quella soubrettina che ha flirtato con George … Come si chiama? Mi aiuti”.

“George Clooney” le suggerisce acida, mentre mi viene appresso.

“Sì, proprio lui!” esclama portandosi al suo fianco. “E’ un uomo affascinante, vero?”

La guarda come per incenerirla. Se lo potessi, lo farebbe. Non risponde. Riprende a camminare. E’ visibilmente infastidita. Tutta la decisione che aveva nel corpo sta scemando velocemente. Pensa che non ci voleva questa donna petulante.

“Mi dica. E’ un amatore come dicono?” continua come se non ascoltasse le sue parole.

“No!” le urla in faccia. “Non riesce a scopare per nulla!”

“Che peccato! Eppure sembra uno …” e finalmente la lascia delusa.

Sono le ore 21 e con le mani tremanti prendo la busta. Non oso aprirla. Sono incerto se farlo.

“Perché lo dovrei aprire? Ne conosco il contenuto e Linda starà andando incontro al suo destino”.

Mi faccio schifo. Non sono riuscito a trattenerla, né a convincerla. L’ho persa e per sempre. Dovrei fare quello che qualunque uomo dovrebbe fare. Correre da lei e chiederle perdono. Ma sono un pavido e non oso guardare in faccia alla realtà.

Sono le 21 e 5 minuti.

Lascio cadere la busta per terra, chiusa e bagnata.

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  1. Puede ser que falte algo para cerrar la historía
    pero me gusto***me atrapó, el contenido********con grana estilo******y muy bien redactado****
    mi cariño
    buen amigo*****
    buen lunes*******

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  2. Lieto di conoscere la tua Arte . Mi riprometto di leggerli tutti e con calma. Fa piacere sapere che c’è ancora qualcuno che ha voglia di non fermare la sua cultura a 4 frasi fatte sui social, ma invece tenta di farla 🙂

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  3. chissà cosa c’è scritto, chissà cosa c’è scritto, chissà cosa c’è scritto,…a pensare così per tutta la lettura e poi non lo saprò maaaiiii!
    abbraccio a metà, si può? 😉

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