I tre desideri – parte terza

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Continuo io per te,

ma chissà se sarà vero

quello che segue.
Ora non ho più disegni della mente.
Non ho più idee come fondamenti della realtà,
come le descrive Platone.
Non ho più modelli visivi
per una vita giusta e saggia.

Ma chi sono io?
Ora è tempo

di dedicarmi a te,
di conoscere
la tua anima.

Questa è la poesia che Deborah mi ha scritto sul blog. Ho sorriso, quando ho letto questi versi. Mi sono sembrati privi di senso ma non potevo dirglielo in faccia. Si sarebbe offesa. Però collimavano con quello che ho pensato come terzo desiderio. Così ho deciso di usare queste parole per commentare il post.
Prima devi saggiare quella sensitiva per conoscere a fondo il carattere, sorridere del temperamento e stupirti della spontaneità della psiche‘.
Mi ha risposto che, per arricchirti con gli strumenti della tua anima sensitiva, devi divenire consapevole della mente, visitare coscienza e ragione, appropriarti dell’anima razionale di chi ti sta di fronte. A questo punto non avrai paure, quando sei sugli estremi confini della tua vita.

Mi sono sembrate parole sagge.

In effetti si deve godere della bellezza e dell’emozione della tua intelligenza per trasferirla nelle parole compiutamente e consentire agli altri di essere parte della tua creativa sensazione. Solo in questa maniera riuscirai ad esplicitare la tua generosità nei loro confronti.

Ecco come il terzo desiderio prende forma e sostanza: per giungere alla vera creatività bisognerà che si passi per la strettoia dell’integralità della esperienza umana, abbandonando il mondo virtuale per scendere in quello reale, fisicamente concreto. Però rispetto ai primi due veramente intuitivi devo cercare di semplificare il concetto. Quello che desidero è vivere tutti i giorni, osservando chi mi sta intorno per arricchire la mia anima. Ogni momento sarà vissuto come se fosse l’ultimo per godere ogni istante e trasferirlo in uno scritto che rimarrà anche dopo, quando non ci sarò più. Chiederò al genio della lampada la capacità di sintetizzare con le parole tutto il mondo che mi circonda.
Non importa quanti anni avrò a disposizione per fare questo. Va fatto e poi, una volta raggiunta la profondità del nostro essere creativo, potremo fare partecipi gli altri della bellezza del nostro essere. Non importa quale strumento userò o in che modo riuscirò a incontrare tutti quelli che ho conosciuto, conosco o conoscerò per raccogliere le loro esperienze di vita. Coinvolgerò gli altri in tutto quello che avrò appreso senza tralasciare nulla, nessun dettaglio. Tutti dovranno godere della profondità delle scelte che ho operato, perché saranno i benvenuti nella casa, che voglio edificare.
Già qualcosa ho cominciato ad accantonare come le parole, che Jacopo ha condiviso con me. Non è possibile descrivere la sensazione di incomparabile commozione nel leggerle:
… Sono più sereno, a volte felice. E allora ne approfitto e tiro il fiato senza paura, senza inganni o false speranze. Mi godo questo momento in cui l’aria entra nei miei polmoni e aspetto tranquillo il momento in cui dovrò lasciarla andare. 
Ed è così, a volte la vita ci mette la cornice e tu le decisioni. Ma non sempre ci sono entrambe allo stesso momento. Non sempre, oppure sì, dipende da ognuno di noi, da cosa ci tocca. Sorte. Suerte. 
Piccole cose e momenti. E’ tutto qui….
Ma anche i versi di Iris mi hanno colpito.
Per scrivere ci vuole coraggio,
come, quando vivi.,

e immaginazione
di un inesistente fine,
che continuerai 
a guardare
fino all’ultimo punto.
E ancora.
E ancora…

E ancora quelle di Anna Maria
… Amare è anche lasciarsi e lasciarti andare. 
E io ti lascio allora, piano piano, per non farci troppo male. Come fanno rumore i nostri cuori …”.

e ancora, quelle di Marco, le ultime che ha pronunciato e che mi hanno commosso “… non ho paura. Sono solo stanco…”.
Pensandoci bene questo terzo desiderio lo potevo esprimere anche domenica scorsa. Non so il perché mi si è inceppata la mente.

Oggi è domenica e sto andando all’appuntamento. Mi sento più sollevata. Distendo l’asciugamano sul ciglio erboso del lago, esattamente nello stesso posto dell’ultima volta. La sorte ha voluto che nessuno lo occupasse prima di me. Mi appoggio sulla schiena e osservo il cielo che è pulito con qualche nuvola bianca che corre veloce verso un destino che non conosco ma che mi piacerebbe indovinare.

Aspetto che lui, il genio della lampada si faccia vivo. Mi addormento al sole, finché qualcuno non mi dà un colpetto sulla spalla.

“Signorina, signorina…” dice una voce che pare proveniente da lontano.

 

FINE

Ma gli occhi rimangono chiusi e la voce svanisce.

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  1. Gian Paolo, bello! e sono stupita per come tu riesca a passare da un genere letterario all’altro senza difficoltà.
    buon fine settimana 🙂

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  2. Bè, che dire caro il mio Gian Paolo.Si rimane rapiti dai pensieri esposti con notevole capacità di scrittura. E così leggerti è stato molto piacevole. Ti meriti un abbraccio con bacio. Isabella

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  3. Bello e profondo questo racconto. A chiunque si sarebbe “inceppata la mente” in una situazone simile, non capita tutti i giorni di incontrare un genio della lampada pronto ad esaudire 3 desideri e certo non ci si puo’ permettere di sbagliare. La creativita’ e l’amore …. sono forse la massima espressione di noi stessi dovremmo essere in grado di amare ed essere creativi senza l’aiuto del genio……ma sintetizzare con le parole il mondo che ci circonda questa si e’ una grande impresa, troppo imprigionati nei limiti della nostra realta’, dubito che il genio torni a svegliarla.
    (belle le poesie)
    A presto!

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