I tre desideri – parte prima

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Per un interno sentiero

voglio viaggiare,
scoprire cose mai viste dagli occhi.
Voglio nutrire la mia coscienza

con pensieri occulti,
perché un giorno vengano

allo scoperto

e possa esprimerli

con chiarezza.

Voce narrante

Domenica scorsa ero al lago. Insieme a una terribile emicrania. posato lì sull’asciugamano accanto al mio capo, come un fardello da portare per tutto il giorno, ho visto improvvisamente lui, il genio della lampada. Stava con fare pensieroso in silenzio sulla mia spalla, leggero come un piccolo ciottolo di fiume. Era fumoso, tenue, trasparente, come se con una sagoma troppo netta, tagliente, colorata non volesse offendere la mia vista già provata dal dolore, che mi portavo dal risveglio.

il genio della lampada

Quando l’ho messo a fuoco, mi ha detto sussurrando: «E’ il tuo turno. Non puoi attendere ancora, devi esprimere i tuoi tre desideri. O adesso o mai più. E’ arrivato il momento».

Devo ammettere che è stato furbo nel presentarsi. Non ha scelto le prime ore della mia giornata per parlare, quelle in cui la mia razionalità è ancora intorpidita dal sonno, dai sogni appena dismessi. In quei frangenti la mia mente non ha dispiegato per bene le ali mentre i pensieri vagano ancora liberi nei meandri delle sinapsi, preoccupati, disperati. Sanno che, se non li fisserò subito, durante la giornata spariranno e si perderanno per sempre. Io sono fatta così e me ne vanto.
Mentre osservo rilassata il genio, lui mi aspetta senza fretta. Rimane in attesa che io decida cosa voglia. La prima riflessione, che si presenta, è che nessun desiderio potrebbe essere soddisfatto, se fosse materiale. E’ un concetto che qualcuno ha espresso con parole, che non saprei descrivere meglio. Dunque è inutile provarci, perché sono consapevole che avrei sprecato un’opportunità.

Il secondo pensiero è una domanda: ‘Ma cosa c’è di immateriale che io desideri raggiungere o che desideri non perdere con tutte le mie forze?

Però sto perdendo tempo. Lo vedo, il signore della lampada, che batte il piedino sulla mia spalla impaziente di ascoltare la mia voce ma non riesco a decidermi sui desideri da esprimere.
Poi, come se la mente si fosse svuotata col rumore sordo dell’acqua che scorre veloce verso il basso, arriva il primo desiderio. Mi accorgo che è il più importante, perché li racchiude tutti: la capacità di amare. Lo conosco a fondo, mi è costata lacrime e sofferenze. So che, una volta acquisito, difficilmente non lo perderò. Suvvia, non sorridete con quel sorriso maligno, perché è una richiesta seria. Il genio della lampada cosa ci starebbe a fare se non per darmi la sicurezza di qualcosa che conosco bene e che, proprio per questo, so che sia essenziale per la mia vita?

Lui mi guarda stupito, perché ci ho messo troppo tempo per formulare questo desiderio che è in cima a tutti i pensieri. Annuisce soddisfatto. Adesso si aspetta che vada più rapidamente nel manifestare gli altri due.
Come d’incanto, come se i lacci, che mi tenevano vincolata a terra, si fossero sciolti, ecco arrivare il secondo: ‘è l’avere la capacità di volare con la fantasia, finché avrò energie, finché avrò respiro’. Gli chiederò senza timori che mi dia questa capacità di provare tutte le variazioni e sfumature sul tema. Un volo rapido, lento, alto, basso, radente, sicuro, leggero, virato, planato, veleggiato, battuto, in caduta, saettato, tuffato, rimbalzato, frullato, rifrullato, impennato, librato, a campanile, a onda, a piombo, saettato, spiegato, solitario, ordinato, in riga, a punta, in formazione, repentino. Non ne avrò mai abbastanza. La fantasia non deve avere briglie sul collo
Il genio della lampada mi ha guardato soddisfatto, perché questo secondo desiderio era quello che aveva immaginato.

Di nuovo mi sono inceppata, gli ingranaggi si sono bloccati e non è uscito più niente dalla mia mente. Gli ho chiesto se mi concedeva la settimana che sarebbe cominciata domani per formulare il terzo e conclusivo desiderio. Lui mi ha guardato con un sorriso maligno sulle labbra. ‘Forse‘ è stata la risposta, prima che si dissolvesse in una nuvola di pensieri. Io sono rimasta lì con la testa posata sull’asciugamano in compagnia dell’emicrania a meditare su quel forse, che voleva dire tutto e niente. La prossima domenica sarò ancora qui, in riva al lago, con la speranza che il capo sia sgombro di pensieri negativi.

Sono rimasta tutto il giorno in uno stato di dolorosa percezione di essere inadeguata, perché non sono riuscita a palesare tre parole, tre frasi, tre concetti. Mentre ragionavo su di me mi sono posta la domanda: ‘I primi due desideri rimangono validi oppure no in assenza del terzo?‘ Non è una domanda oziosa la mia. Perché la fantasia non ha volato affatto e la capacità di amare non ha fatto capolino dentro di me. Il genio della lampada ha millantato del credito che non ha?

Mentre riflettevo su questo, ho sentito una fitta più dolorosa nella testa, come se volesse scoppiare. Mi sono girata e l’ho visto che mi punzecchiava infastidito. Ho compreso che è meglio non dubitare di lui.

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  1. noto con piacere, anche se è un ulteriore conferma, che non hai bisogno del genio della lampada per la fantasia. sei già all’opera 🙂
    buon pomeriggio
    Lud

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  2. Nessun inizio di un nuovo racconto. Semplice post, troppo lungo, che ho spezzato in due o tre parti. Devo decidere ancora.
    Diciamo un post estivo, di quelli da leggere all’ombra di un maestoso abete.

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  3. Love the story,
    the poem at the begenning is perfection
    the story full of magic
    like always

    P.S. will come back with tea, to read all what I have been missing

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  4. Racconto originale, scritto così bene che la voglia sarebbe di continuare a leggere. Mi è piaciuto molto e i due desideri mi sembrano del tutto condivisibili almeno dal mio punto di vista.Un abbraccio Isabella

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