Il mazzo di fiori – parte trentanovesima

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Stellata, ore 23 del 28 settembre

E’ quasi mezzanotte, quando Albanese arriva alla casa di Stellata. Il viaggio è stato tranquillo. Nessun intoppo ha disturbato il tragitto. Con qualche difficoltà ha imboccato lo stretto viottolo di campagna che l’ha condotto verso il casale immerso nel buio dei campi di mais. Dall’esterno appare tutto tranquillo, anzi fin troppo. Questo lo insospettisce.

“Che sia un tranello?” si domanda, quando con cautela apre la massiccia porta di legno del fienile, adiacente l’abitazione. Illumina l’interno coi fari dell’auto. Si rilassa: nessuna insidia lo attende.

Trova parcheggiata una Ford Fiesta TDCI nella classica livrea blu. Sistema alla sua destra la Golf GTI con la quale è arrivato. Il dubbio che sia solo un luogo di passaggio diventa certezza, quando entra nelle stanze. Dispensa vuota, i pochi mobili coperti con teli bianchi, il letto senza lenzuola. L’uomo si aggira usando la torcia, che ha portato con sé.

“Da qualche parte ci dovrebbero essere le nuove istruzioni” riflette, mentre con calma e precisione esplora ogni angolo senza trovare nulla. “Merda! Non erano questi i patti!”

Libera una sedia e si accomoda per ragionare sulla situazione. Apre un cassetto e sente qualcosa muoversi. E’ un telefono spento, che acceso funziona. “Almeno qualcosa di valido” esclama, mentre lo ripone nella borsa, dopo averlo spento.

Si guarda intorno nella speranza di trovare una busta ma non c’è assolutamente nulla.

“Il piano che prevedeva la sosta notturna a Casaglia e l’arrivo in mattinata a Stellata è saltato, perché gli eventi sono precipitati. Aprire il telefono per conoscere le nuove disposizioni non è possibile, perché non saprei chi contattare. Dovrei aspettare ma quanto? Se domani mattina entro mezzogiorno non ricevo nulla, parto e mi reco in Croazia nell’isola di Krk a Garica e là me ne resto fino a primavera”.

Bloccata le porte verso l’esterno con una sedia e quella della camera da letto col medesimo sistema, l’uomo si distende vestito sul materasso, tenendo la pistola sul fianco e il fucile pronto a sparare appoggiato al letto.

Ferrara, ore 12 del 29 settembre

“Abbiamo notizie ma sono tutte da verificare” esordisce Ricardo.

“Dimmi” annuisce Lopapa. “Hai individuato la talpa?”

“In linea di massima sì ma non posso muovergli nessuna specifica accusa. Non c’è nessuna prova che sia stato lui a comunicare a un misterioso personaggio che eravamo sulle tracce del killer”.

“Peccato. Hai individuato il casale?” domanda il procuratore.

“Sì, con assoluta certezza! E’ nella zona di Casaglia…” comincia il commissario.

“Hai avuto un’ottima intuizione. Ero convinto che fosse altrove” ammette con un sospiro Lopapa.

“Ora è sotto sorveglianza per beccare chi dovrebbe portare via l’Audi. Al momento non si è visto nessuno”.

“Peccato. Una buona notizia ci vorrebbe per risollevare lo spirito. Del killer si sono perse le tracce?”

“Sì. Sappiamo solo che ha preso la direzione verso la provinciale ma ha tre strade aperte. Una è ritornare sui suoi passi verso il casello di Ferrara Nord. Una seconda possibilità è percorrere via Vallelunga verso il ponte sul Po. La terza è proseguire in direzione Casaglia. Comunque è impossibile, salvo un colpo di culo, conoscere la destinazione finale della sua fuga” ammette con rammarico Ricardo.

“Dunque dobbiamo rinunciare a scovarlo?”

“Al momento sicuramente sì. Meglio indirizzare le nostre forze verso altri obiettivi”.

“Quali?”

“Scoprire chi è Antonia e suo padre. Cercare Antonio Lopiccolo e Anna Inzoli. Ma sopratutto smantellare la rete di fiancheggiatori, prima che loro si impadroniscano della città. E poi eliminare la talpa”.

Un fischio di ammirazione esce dalle labbra del procuratore. “Dici poco?” esclama Carmelo.

“Per Antonia e suo padre abbiamo delle preziose indicazioni…” comincia il commissario.

“Ma tu credi a quello che la Presente ha raccontato? Ci vorrebbe il riscontro della Russo ma lei non parlerà mai con noi. La legge è un nemico per loro” ammette con dispiacere Lopapa.

“Facendo l’opportuna tara, direi di sì. Non ho capito il ruolo di Carlo Inzoli ma per Teresa Lopiccolo sarebbe plausibile. Supponendo che…”.

“Non sono convinto che sia la pista giusta ma ascolto quel che vuoi dire”.

“Supponiamo che Antonia e il padre vogliano vendicare lo sgarbo di Antonio Lopiccolo avvenuto circa trent’anni fa. Lui fugge e fa perdere le tracce ma loro insistono, finché sette anni fa non lo individuano…”

“Ma perché non farlo fuori allora?” lo interrompe il procuratore.

“Elementare, Watson! Lopiccolo in qualche maniera scopre di essere stato individuato e quindi sfugge nuovamente alla furia vendicativa del padre e della figlia. Ma per farlo e proteggere i suoi familiari deve inscenare la pantomima di quando era giovane e stava attaccato alle gonne delle ragazzine. Quindi organizza con cura la fuga con Anna Inzoli e si nasconde prima che qualcuno lo uccida…”.

“Ma perché la ragazza rimane nascosta tutto questo tempo?”

“Potrebbe essere finita anche lei nel mirino del killer…” risponde Ricardo.

“Quindi essere vittima suo malgrado” conclude Lopapa.

“Sì. Ripete un copione già visto molti anni prima. Poi la Russo torna a San Cataldo. E’ più una sfida verso di loro che una voglia di tornare alle origini. Però la lasciano in pace. Non cercano notizia su suo marito. Ecco il motivo per il quale lei ritiene che Antonio Lopiccolo sia morto. Poi uccidono qualche giorno fa la figlia senza che lei ne comprenda il motivo. Dunque si riaccende la speranza che il marito sia ancora in vita”.

“Come ricostruzione mi sembra logica e filante ma…” ragiona ad alta voce il procuratore.

“Certamente il ruolo di Carlo Inzoli non è chiaro e il perché è stato ucciso. Poi ci sono i due mazzi di fiori. Uno recapitato, l’altro no che stonano. Il killer è rimasto in zona, perché non hanno individuato con certezza il nascondiglio di Antonio Lopiccolo e Anna Inzoli. Ma non avevano fatto i conti con noi…”.

“Meglio dire con te!” afferma Lopapa, dando un colpetto sulla spalla a Ricardo.

“…non avevano fatto i conti con noi” prosegue il commissario, come se non ci fosse stata l’interruzione di Carmelo. “Abbiamo individuato velocemente dove stava il killer e questo a scompaginato tutti i loro piani”.

“Però siamo a un punto morto” dice il procuratore con tono pieno di delusione.

“Ma no!”

“Cosa pensi di fare? Il killer è uccel di bosco. La talpa non può essere incastrata. Antonia non sappiamo chi è, perché quella bastarda della Russo tiene la bocca cucita. Il padre avrà sicuramente delle alte protezioni. Non mi pare un contesto consolante”.

“Nessun disfattismo! Mi fido dell’intuizione di Ludmilla! Se ha fatto cenno alla moglie del suo capo, qualche verità ci può essere…” ragiona il commissario.

“Che fai? Suoni al campanello e chiedi ‘E’ l’Antonia che si è fatta scopare trent’anni fa da Antonio Lopiccolo?‘” replica Lopapa con sarcasmo.

“Potrebbe essere un’idea!” risponde ridendo Ricardo.

“Lasciamo perdere le battute!” dice il procuratore. “Hai un’idea dove potrebbe essere nascosto Antonio Lopiccolo?”

“In un certo senso, sì. Sono sicuro che la Russo sa dove si è rifugiato il marito ma non lo vuole dire, pensando di proteggerlo”.

“Ti ascolto”.

“Finché la moglie è rimasta a Ferrara, Antonio anagraficamente risiedeva con lei in Via Carlo Mayr, mentre Anna Inzoli aveva la residenza a Porto Garibaldi. Poi si è trasferito a Massenzatica, un piccolo paese tra Ariano Ferrarese e Mesola verso il delta del Po, quando la moglie se ne è andata. Non subito ma dopo qualche mese. Solo domani possiamo interrogare gli archivi dei comuni dove si sono trasferiti e inseguirli negli spostamenti. Però è chiara la strategia dare pochi appigli agli inseguitori per rallentare l’individuazione del o dei nascondigli. Questo ha consentito loro di avere quattro anni di margine, Però oggi punterei su Antonia”.

“Come?”

“Verificando se Chiumento è sposato e con chi” afferma con decisione Ricardo.

“Non ho capito in quale modo” ribatte Lopapa.

“Col responsabile dell’anagrafe comunale”.

“Credi che lui sia disponibile?”

“Certamente! L’ho scomodato ieri, lo rifaccio oggi. Tu mi firmi un’autorizzazione a rompere le scatole all’omino e io provvedo a verificare”.

“D’accordo”.

Il commissario fa un giro di telefonate per pescare il responsabile, che trova poco dopo le tredici. Hanno appuntamento mezz’ora più tardi.

Di fianco al responsabile osserva il monitor e rimane interdetto.

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