Il mazzo di fiori – parte ventiseiesima

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Felice si domanda cosa sa la ragazza di lui. L’ha seguita più volte ma lei non ha mai dato segno di conoscerlo. Pensa che questo sia un buon segno.

“Più resto anonimo, più tengo lontano i guai” riflette, mentre nel letto finge di vedere la televisione.

E’ single ma gli piacciono le donne e Teresa era un bocconcino niente male. Scuote la testa perché questa sua passione sta rischiando di travolgerlo.

“Mi ha accusato di essere il padre di suo figlio! Ma non è vero assolutamente! Ho usato tutte le precauzioni del caso, anche se lei rideva di questo! Ma ero il solo uomo che frequentava?” si chiede, spegnendo la TV.

“L’avrei anche sposata ma lei mi prendeva in giro. Mi diceva che non era una donna da mettere in gabbia! Forse aveva ragione ma me ne ero innamorato. Avevo perso la testa”.

Però adesso trema per il timore di essere coinvolto in questa brutta storia. Sa che ne uscirebbe bene. E’ in grado di giustificare tutto ma finire sulle cronache cittadine proprio non gli garba.

“E’ meglio starne fuori” dice, spegnendo la luce nel tentativo di dormire un po’.

Chiumento si gira nel letto, incurante degli sbuffi della moglie.

“Cos’hai?” gli chiede infastidita la donna. “Non stai fermo un attimo!”

Lui non risponde. E’ inquieto. La vicenda di Teresa l’ha messo in apprensione. Deve fingere sia in ufficio sia a casa. Lo stress lo sta divorando.

“Si può sapere cos’hai?” domanda sbuffando irritata. Prende il cuscino e scende dal letto per dirigersi verso la camera degli ospiti.

“E vattene” si dice in silenzio Chiumento, per nulla addolorato dalla defezione della moglie. Si sopportano a vicenda da anni. Ognuno conduce la propria vita fregandosene dell’altro ma non pensano minimamente a divorziare. “Troppe grane, troppo gossip. Meglio fingere di essere una coppia unita” convengono entrambi. Le due figlie sono grandi e tra non molto se ne andranno, lasciandoli soli con la loro insofferenza reciproca.

“Quella strega di Teresa ha tessuto bene la sua tela. Mi ha impietosito per farsi assumere. Si è dimostrata disponibile al sesso. Anzi l’ha proposto lei esplicitamente. Io come un tordo ci sono cascato. Non chiedeva nulla, anzi era riservata più che mai. In ufficio mi dava del lei. Mi chiamava dottor Chiumento. Nessuno ha mai sospettato che ci fosse qualcosa tra noi. Sembrava una situazione ideale, finché… non è uscita con quella richiesta. Una barcata di soldi per stare zitta oppure avrebbe spifferato ai quattro venti che era incinta per colpa mia! Una puttana altro che donna innamorata!”

Si interroga se Teresa non ha lasciato documenti compromettenti per lui. Scuote la testa incredulo, pensando che lui, un uomo di cinquant’anni, stava con una ragazzina che avrebbe potuto essere sua figlia. Però lo aveva fatto ringiovanire nello spirito e dimenticare quella vecchia frigida di sua moglie. Erano lustri che non faceva più sesso con lei. “Per la precisione dopo la nascita di Lorenza, la secondogenita” conferma ripensando ai momenti di piacevoli sensazioni trascorsi con Teresa.

“Avrei voluto ucciderla, dopo che aveva minacciato lo scandalo. Sarei stato disponibile ad assoldare un killer per farla fuori ma…” riflette mentre scivola in un sonno agitato e poco ristoratore.

Carlo, seduto sul divano, sorseggia una Heiniken ghiacciata. E’ tranquillo anche se un po’ amareggiato perché Ludmilla non ha risposto al suo sms. Sorride sornione e ne conosce i motivi.

“Come poteva rispondere, se ho nascosto il numero?” dice ridendo.

Poi un’ombra passa davanti ai suoi occhi. Posa la bottiglia di birra sul pavimento e riflette sugli ultimi avvenimenti. Qualcuno lo aveva invitato a inviarle un mazzo di fiori e scriverle un biglietto enigmatico. “Lei è perdutamente innamorata di te” gli aveva suggerito subdolamente. E lui aveva abboccato. “Perché uno solo?” si era detto. Così aveva deciso di mandarle ben due mazzi assieme a frasi intriganti. Non ci aveva riflettuto neppure un attimo su quell’invito. Non si era posto neppure una domanda, perché uno sconosciuto, o quasi, lo spingeva a quel gesto d’amore tanto folle, quanto inutile.

“Sì, inutile” afferma, riafferrando la bottiglia. “Lei non mi ama, né credo che lo farà in futuro”.

Dopo una lunga sorsata posa nuovamente la Heiniken sul pavimento.

“Chi è veramente quel tizio? Perché ha affermato che lei mi ama alla follia? Come fa a conoscerla e a sapere questi particolari?”

Si abbandona sullo schienale del divano e chiude gli occhi. L’innamoramento gli ha giocato un pessimo scherzo, facendo perdere la razionalità di cui è dotato. Si interroga quali obiettivi in realtà nascondeva quel suggerimento. Quella persona conosciuta quasi casualmente al bar di fronte al Castello sembrava invece ben informata su di lui.

“Devo chiamarla” si dice, afferrando il telefono. “Voglio chiarire un particolare, perché un dubbio sta affiorando nella mente”.

Sta componendo il numero di Ludmilla, quando sente suonare alla porta. Lascia il telefono sul divano e va al videocitofono. Ha un motto di sorpresa.

“Ciao” dice un volto conosciuto. “Posso salire un attimo?”

“Sì” risponde Carlo, colto in contropiede da quella apparizione, e apre il portone.

Sull’uscio di casa riflette per quale motivo è venuto a trovarlo. Da oltre una settimana non l’aveva visto né sentito.

“Ciao, accomodati” gli dice, mettendosi da parte.

L’uomo entra e poi si gira verso Carlo.

Flop! E Carlo si affloscia sul pavimento.

Ricardo è inquieto. Gli ultimi eventi non gli piacciono. “Ne devo parlare con Carmelo domani. E’ meglio fare chiarezza su alcuni particolari” mormora nel dormiveglia.

Dorme vestito, perché ha la sensazione che possa succedere qualcosa di strano. La telefonata di Ludmilla è stato un campanello d’allarme, le riflessioni in ufficio gli hanno messo fretta di approfondire alcuni aspetti che sono stati sottovalutati.

Ricardo occupa un bel bilocale luminoso non molto lontano dalla questura. E’ single e finora non ha pensato a farsi una famiglia. “Questo mestiere è faticoso e non consente molti svaghi. Non ci sono orari, feste comandate e ferie. Di sicuro non sarei in grado di stare molto insieme a loro. Quindi…” aveva detto più volte a chi gli chiedeva perché non aveva preso moglie. Una donna a ore gli tiene in ordine l’appartamento, lava e stira camice e indumenti intimi. Il resto lo porta nella tintoria sotto casa, con la quale ha stipulato una specie di contratto. Per il mangiare si arrangia. Se non ha voglia di prepararsi qualcosa, fa un salto in una trattoria vicino alla questura oppure in pizzeria da Pulcinella.

Ricardo continua a girarsi inquieto nel letto, mormora parole sconclusionate e pensa a Ludmilla. Gli piace la ragazza e avverte che anche lei prova qualcosa verso di lui. Ricaccia indietro questo pensiero ma il viso liscio e quegli occhi azzurri ritornano sempre lì, davanti a lui.

Sbuffa, scalcia le coperte, non riesce a dormire, quando un trillo insistente mette fine al suo non sonno.

“Chi è che rompe?” si chiede mentre osserva le luci della radiosveglia.

“Pronto” dice, rispondendo al telefono.

“Ah! Commisa’, t’ho svegliato?”

“No, no! Facevo quattro passi per il letto. Svelto dimmi, perché altrimenti mi riaddormento” esclama il commissario alquanto infastidito.

“Hanno trovato un morto ammazzato”.

“E mi chiami per questo alle due di notte?” replica inferocito Ricardo. “Chi è di turno stanotte?”

“Princigalli, commisà…”.

“…allora che muova il culo lui” esclama ancor più infuriato per la telefonata.

“S’è mosso ma il dottor Lopapa ha chiesto esplicitamente di lei” risponde con tono sommesso il centralinista della questura.

“Potevi dirlo subito” dice Ricardo stupito.

“Non ce l’ho fatta…”.

“…e il morto ammazzato dov’è?” domanda, interrompendo le giustificazioni.

“E’ in via Frescobaldi…”.

“Ho capito. Avverti il magistrato che tra dieci minuti arrivo” dice chiudendo la conversazione.

Impreca sommessamente, mentre infila le scarpe e prende le chiavi della macchina.

“Me lo sentivo che sarebbe stata una brutta notte. Chissà perché Carmelo vuole proprio me. Ora volo là e lo imparerò” borbotta, mentre chiude la porta del bilocale.

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  1. Chiumento continua a fare i conti con la paura di essere scoperto per la frequentazione extraconiugale con Teresa, nel frattempo Carlo viene ucciso da una persona che conosce bene. A Ludmilla Carlo non piace, è sciatto e per nulla romantico, l’ha chiaramente spiegato al procuratore Lopapa nel corso di un’interrogatorio. Nonostante ciò Carlo, consigliato da qualcuno, ha fatto recapitare a Ludmilla un mazzo di fiori e un biglietto ma di questo gesto è sembrato poi pentirsene. Viene ucciso e Lopapa, accorso sul posto, vuole che a raggiungerlo sia Ricardo in persona (e qui c’è il buon fiuto del procuratore). A Ricardo mi sembra di aver capito piace Ludmilla ma ….
    Maria (da seguire attentamente, lagnosa alquanto ma sappiamo che il pianto rende), la mamma di Teresa la ragazza uccisa, continua impassibile a recitare una parte forse per nascondere qualcosa d’importante.
    Ed io davanti a questi spezzoni di racconto cerco di trovare una debole traccia, il famoso filo che spero non mi allontani come un aquilone portato via dal vento. Il bello è che quando fiuto una traccia subito avviene qualcosa che mi allontana dall’idea principale e ne genera un’altra, a prima vista secondaria, ancora più cavillosa ed enigmatica.
    Tranquillo che persevero, ho bisogno di capire bene ancora qualche figure che fanno parte di questo racconto, a cominciare da Antonio.
    Bello, troppo bello … ma come va a finire? ‘nnaggia si dice in giro che lo scopriremo solo leggendo! 😉
    un abbraccio
    Affy

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        • Nessun appunto sulla lunghezza del commento. L’idea di trasformarlo nella sinossi mi è venuta leggendolo!
          Un buon orso dopo il letargo si stiracchia le zampe, rimette in moto le giunture e va a caccia di un bel aveare.
          Se ce la farò? Non so ma grazie per la fiducia!

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  2. Dopo tanto, sai già motivi d’assenza, che riprendo la lettura del Mazzo di fiori.. mi sono mancati Ricardo e Ludmilla… ora un sacco di capitoli a recuperare… 🙂 Buon pomeriggio!

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