Il mazzo di fiori – parte sedicesima

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Ricardo, accompagnato da Ludmilla, si trasferisce nel ufficio, dove lavorava Teresa.

“Qual’è la scrivania della Lopiccolo?” domanda con tono imperioso il commissario.

“E’ quella lì” risponde la ragazza, indicando con l’indice il posto di lavoro.

“E’ stata toccata?” chiede sedendosi sulla poltrona della sfortunata ragazza, mentre fa attenzione a non toccare nulla.

“Io, no di certo. Se l’hanno fatto altre persone, non lo so con franchezza”.

Il commissario, indossati un paio di guanti in lattice chiaro, apre un cassetto, poi un altro e alla fine trova quello chiuso. Armeggia un po’, poi desiste.

“Hai le chiavi? O sai dove le ha messe?” domanda, alzando il capo verso un punto remoto, come se fosse alla ricerca della chiave.

“No” replica senza tentennamenti.

“Non sai dove teneva le chiavi?”

“No. Non ho mai notato che armeggiasse attorno ai cassetti della scrivania”.

Ricardo si piega e nota che sulla base del PC stanno un mazzo di chiavi. Le afferra e domanda sorridente: “Sono queste?”

“Potrebbero essere ma ti conviene provarle. Basta inserirle una volta nella serratura. Se una gira, è quella giusta” risponde sarcastica Ludmilla, come per prendere in giro il commissario.

Lui ride alla battuta, mentre tenta di aprire il cassetto. Una, più piccola e corta delle altre, gira senza sforzo. Afferra la maniglia, la tira verso l’esterno. All’interno nota un’agenda di pelle e qualche penna.

“Non tiene molto la collega!” esclama stupito Ricardo.

“Perché?” domanda, fingendo di non conoscere il contenuto.

“Solo un’agenda”.

“Cosa ti aspettavi?”

“Non lo so ma qualcosa di più sostanzioso. La Lopiccolo ha anche un armadio personale?”

“Sì, è quello dietro le tue spalle” replica asciutta.

“Sarà chiuso a chiave. Immagino” dice il commissario, mentre si gira per osservare la serratura.

“Hai le chiavi. Basta provare”.

“Non sei molto collaborativa, oggi” afferma Ricardo, volgendole le spalle.

Al primo tentativo trova quella giusta e spalanca l’armadio. Anche questo è quasi vuoto. Su una scaffalatura in basso nota una moleskine e una busta in formato A4 più altri oggetti meno interessanti. Torna a guardare Ludmilla.

“Hai una busta di plastica?” le domanda.

“Ho solo queste tasche per documenti. Quelle che si vedono nei telefilm non ne possiedo” risponde la ragazza mentre gliene porge un paio.

“Le prendo con me” dice asciutto il commissario. “Hai scoperto qualcosa relativamente al mazzo di fiori?”

“No, anzi me ne ero scordata. Quello che è capitato a Teresa mi ha sconvolto” conclude la ragazza.

Ricardo si alza e porge la mano a Ludmilla.

“Può darsi che abbia ancora bisogno di te. Per il momento ti saluto” le dice uscendo dall’ufficio.

Sulla scrivania di Lopapa ci sono i risultati dell’autopsia. Prende i fogli e li rilegge.

…la morte è avvenuta istantaneamente per effetto di un proiettile che l’ha colpita nella zona templare sinistra, due centimetri sopra il bulbo oculare. Il proiettile è fuoriuscito nella guancia destra più in basso del foro di entrata di circa 4 centimetri e mezzo. L’impatto della Smart col muro di cinta del parco Pareschi ha avuto il solo effetto di martoriare il corpo della vittima che in realtà era già deceduta…”.

Lopapa scorre il referto e sobbalza.

“Porca puttana! Questo sì è un colpo di scena!” esclama, rileggendo il passo che l’ha fatto imprecare.

Legge con attenzione le righe incriminate.

“Ecco il movente dell’uccisione! Devo chiedere un supplemento di indagine al dottor Rocchi. Mi deve tracciare il DNA del reperto C”.

Afferra il telefono e comunica la sua richiesta al medico legale.

“Non posso farlo direttamente, perché ci mancano le attrezzature. Mando un frammento al RIS di Parma, sperando che rispondano in tempi celeri” afferma il medico.

“Non si preoccupi. Sarò io a pungolare una risposta chiude la telefonata Lopapa.

“Questa è una novità che potrebbe spiegare molte cose, che apparivano incongruenti. La Presente è più defilata come posizione, alla luce delle ultime informazioni. Non esce completamente dal perimetro delle indagini” riflette il procuratore che afferra un blocco di carta, sul quale comincia aa annotare nomi, domande, moventi, azioni.

Cerchia il nome di Teresa e lo collega a quello di Ludmilla con una freccia, scrivendo un’annotazione ‘perché segue la collega?”. Poi con una linea lega Ludmilla al mazzo di fiori con l’indicazione ‘chi è l’ammiratore/ammiratrice, che ha mandato un mazzo di fiori?‘.

Poi collega Teresa con la Smart e questa con Tarek Ben Hamman e annota altre domande. Il foglio si riempe di linee, frecce, domande. Diventa un guazzabuglio dove a stento si riesce a seguire un filo logico.

Lopapa vorrebbe stracciarlo e riscriverlo in maniera più leggibile ma si rende conto che sono più le domande che i dati certi. Rinuncia al proposito. Prende un altro foglio dove mette la lista dei nomi da interrogare. In cima c’è Ludmilla Presente, a seguire Tarek Ben Hamman, i vicini di casa e i colleghi di lavoro.

E’ quasi mezzogiorno quando Ricardo gli telefona.

“Ciao. Ho finito nel posto di lavoro della Lopiccolo. Ho raccolto un po’ di materiale e lo sto portando in questura per analizzarlo. Poi pensavo di darlo in pasto a quelli della scientifica, qualora ci potessero essere delle impronte” lo informa il commissario.

“No. Portalo nel mio ufficio. Lo esaminiamo insieme e poi decidiamo il da farsi. Ci sono novità grosse invece” risponde Lopapa.

“Quali?” domanda curioso Ricardo.

“La Lopiccolo…” comincia il procuratore ma si interrompe subito. “Scusami, Ricardo. Il discorso è lungo e mi attendono in tribunale. Ci vediamo alle 14 nel mio ufficio”.

Il commissario impreca sottovoce, perché Lopapa gli ha lasciato una grossa curiosità insoddisfatta. Deve attendere un paio d’ore prima di conoscere gli ultimi sviluppi.

“Ha scovato un nesso tra la Lopiccolo e il mazzo di fiori? Oppure ha scoperto come abbia ottenuto le chiavi della Smart? Oppure… Merda! E’ inutile immaginare cosa avesse da raccontarmi Lopapa!” esclama mentre entra nel cortile della Procura.

Felice è seduto all’esterno del bar di fronte al Castello. Fuma una sigaretta, mentre si bagna le labbra con la schiuma di una birra rossa. Ha aperto davanti a sé il giornale, dove si parla del caso di Teresa Lopiccolo. Sorride compiaciuto.

“Stanno brancolando nel buio” riflette, mentre schiaccia il mozzicone.

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