Short stories – L’esitazione dell’ultimo minuto – parte seconda

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La prima parte la trovate qui.

 

Alba filò dritta verso la stazione centrale, senza più voltarsi indietro. Tuttavia, il suo cuore batteva con insolita pesantezza, e tanti pensieri si muovevano nel caos della sua mente.
Paolo le aveva dato tutto quello che lei avrebbe potuto chiedere dal giorno in cui era uscita da quella stramaledetta casa-famiglia, due anni prima. Si erano visti di rado, certo, ma tra loro correva quel qualcosa che fa sì che le persone si capiscano nonostante la differenza di età e l’assenza di troppe parole. Lui, di vent’anni più vecchio di lei, l’aveva ascoltata senza l’arroganza di chi sa di essere uscito dall’assurdità dell’adolescenza. Era sempre in viaggio, ma quando tornava riusciva sempre a dedicare una mezza giornata a quella ragazza che non sapeva dove sbattere la testa. E chissà, forse l’amava, come avrebbe potuto capirlo? Anche lui era cresciuto in casa famiglia e non poteva comprendere meglio la confusione che ti nasce in testa, quando non hai idea di chi sei, quando l’identità dei tuoi genitori è segreta, perché sono persone pericolose.
Era una ragazza estremamente intelligente, una piccola, diabolica maga dei computer. Lui aveva contatti con assistenti sociali e associazioni in tutto il mondo. Da lì, l’idea.
Si sarebbero separati, nessuno avrebbe saputo che collaboravano. Alba avrebbe hackerato il sistema del governo, Paolo avrebbe chiesto di restituire i favori che aveva fatto, e avrebbero scoperto le verità che da troppo tempo non conoscevano. (by Frency Worka)

 

Prese il primo treno in partenza. Non sapeva dove era diretto. “Che importanza ha?” si domandò, mentre si sedeva al primo posto libero. La valigia era troppo pesante per essere messa sopra nel vano e la lasciò di fianco a lei lungo il corridoio.

“Se vuole, posso metterla sopra, così non disturba chi passa” disse un ragazzo che aveva osservato l’armeggiare di Alba col bagaglio.

“No, no. Resta dov’è. Poi non saprei come riprenderla” replicò leggermente infastidita.

“Lo posso fare io”.

“Non sa nemmeno dove sono diretta” gli rispose ironica.

“Me lo dica. Così mi regolo e scendo anch’io”. Una breve risata uscì dalla bocca di Alba.

“Mi corteggia?”

“C’è qualcosa di male?”

“Sì. Non mi piace essere abbordata” gli disse dura e decisa, aggrottando la fronte.

“E’ una splendida ragazza. E io ci provo” aggiunse per nulla intimorito. “Io sono Lorenzo. Renzo per gli amici” completò impertinente.

“Beh! Si dà il caso che non sono nel novero dei tuoi amici”.

“Ma potrebbe entrarci tranquillamente”.

Alba non rispose e guardò fuori dal finestrino. “Chissà dove arriva questo treno”.

“Non mi hai detto come ti chiami” riprese il ragazzo che non demordeva.

“Non ho nessuna intenzione di dirtelo”.

“Sei scontrosa. Eppure …”

“Eppure cosa?”

“Niente”. (by orsobianco9)

 

“Che scocciatore questo ragazzo!” pensò Alba, guardando fuori dal finestrino.

“Biglietti, prego. Biglietti”.

La ragazza sorrise, perché finalmente avrebbe saputo dove andava il treno.

“Non ho il biglietto. Ho preso il treno in corsa” disse al controllore, mentre il ragazzo era tutto orecchi per ascoltare dove scendeva.

“Dove scende?”

“Me lo dica lei. Non lo so. L’ho preso a Pisa ma non so dove arrivi” rispose candidamente Alba.

L’uomo la guardò basito prima di rispondere.

“Questo è un intercity che arriva a Milano Centrale alle 11 se è in orario”.

“Allora Milano Centrale va benissimo”.

“Sono 49€, Tasse comprese”.

Il ragazzo ritornò all’assalto non appena il controllore passò nello scompartimento adiacente. “Anch’io scendo a Milano”.

“E chi ti ha detto che scenderò a Milano? Potrebbe essere anche Firenze”.

“Ah! Ah!” rise di gusto, lasciando allibita Alba.

“Gufi?” gli chiese. “No” le rispose con le lacrime agli occhi.

“Questo è scemo” pensò la ragazza.

“Questo non passa per Firenze” aggiunse. “E che giro fa?” gli domandò allarmata.

“Arriva a Genova e da lì un volo a Milano”.

“Ma ci mette una vita!”. “Abbiamo una vita di 4 ore per conoscerci meglio”. (by orsobianco9)

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