Short stories – L’esitazione dell’ultimo minuto – prima parte

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Eccomi col secondo appuntamento delle short stories. La storia sarà divisa in due parte. La prossima giovedì 25 luglio.  Come per ‘Amor profano’ l’incipit è opera di Frenky Wronka, come il primo snodo. Il secondo è opera mia. Nella seconda parte il primo snodo è di Fenky Wronka, i restanti sono miei. Dunque una short stories a quattro mani. Buona lettura

La ragazza lo guardò negli occhi, persa in quello sguardo pieno di aspettativa. Il labbro inferiore, rosso e carnoso come una fragola in piena stagione, era stretto tra quei denti un po’ troppo grossi, così stretto che si spaccò, e una minuscola, perfetta sfera di sangue ne uscì.
L’uomo sorrideva, sicuro, le pupille dilatate e la bocca socchiusa in un’espressione di vago stupore. Il discorso era partito come uno scherzo, ma poi si era evoluto, fino a che a entrambi fu chiaro che si parlava seriamente. E su certe cose si fa presto a scherzare, ma non tanto a considerarle come vere e proprie possibilità, e prendere decisioni.
La risposta di lei lo aveva un po’ scosso, proprio come una carica elettrica lo pervadeva dal profondo. Era stimolante più di qualunque altra situazione che lui avesse vissuto: e di situazioni eccitanti, lui, ne aveva vissute molte. Solo, non era sicuro che quella fosse una cosa giusta. Lo turbava la sicurezza con cui quella giovincella aveva parlato, la sicurezza di chi non ha idea di ciò che l’aspetta. Forse avrebbe dovuto parlarle più a lungo, capire cosa realmente voleva, cercare di dissuaderla dal prendere decisioni così drastiche e avventate. Ma il tempo stringeva, e non voleva che lei si ricredesse.
Era bellissima, con la sua pelle chiara e quella gocciolina di sangue sul labbro, che tradiva la tensione. Era combattuto tra il baciarla e il cercare di fermarla, e infine decise di rimanere lì, a guardarla con l’ammirazione con cui si guarda un’artista. (by Frency Worka)

Non si era mai sentito così insicuro, lui, lo spirito libero che si era sempre andato a prendere quel che voleva. Non aveva mai fatto del male a nessuno, e non aveva mai dubitato di sé stesso, fino ad ora.
La sveglia suonò, e l’uomo tirò un profondo respiro. Per la prima volta dopo anni, era felice di non avere più tempo, di non poter più decidere.
«Sei sicura?» riuscì solo a dire.
La ragazza annuì, stavolta senza tradire ansia o preoccupazione. Era felice di quel che aveva scelto, anche se non era certa del risultato che avrebbe portato. Raccolsero le valige da terra e si apprestarono a uscire dalla stanza ormai buia.
L’uomo estrasse dalla tasca dei pantaloni un pesante mazzo di chiavi e serrò l’antico portone di legno della ricca abitazione in centro. Apparteneva alla sua famiglia da generazioni, ma lui ci passava pochissimo tempo.
La ragazza si guardò intorno e trasse un profondo respiro.
Il cielo un po’ ingrigito dallo smog e dalla perenne nebbiolina iniziava a schiarirsi, ed era un po’ come se tutto, in quelle strette vie coperte di pietra, stesse sbiadendo. Non si preoccupava di quando le avrebbe riviste, piuttosto di chi sarebbe stata, al suo ritorno. (by Frency Worka)

“Qui le nostre strade si dividono” disse trascinando le due pesanti valigie.
“Lo so. Addio o arrivederci?” rispose Alba, respirando l’aria umida del mattino.
“Per me potrebbe essere un arrivederci. Decidi tu”.
“Hai il mio numero?”
“Sì”.
“Allora addio” e si incamminò portandosi dietro la valigia.
Paolo la osservò allontanarsi e provò una fitta al costato. Avrebbe voluta rincorrerla ma restò immobile, finché la ragazza non girò l’angolo della stretta via. Cominciò a muoversi con lentezza, ripensando agli ultimi dettagli prima del suono della sveglia. Era inutile tornarci sopra.
“E’ stato meglio così” si disse, aprendo la portiera dell’auto. Infilò con fatica la sua valigia e si mise al posto di guida. Non si decideva di avviare la macchina e andarsene dalla casa, che sembrava spiare le sue mosse. Scosse ancora il capo irresoluto e incerto. Prese il telefono e cercò «Alba». 34704 …Lo richiamò in memoria, rimase pensieroso per qualche istante prima di spegnerlo.

“No, non posso” sussurrò a bassa voce, mentre girava la chiave per avviare la Alfa Mito rossa, che rombò cupa nel silenzio del mattino. Lentamente senza sgassare troppo si mosse per uscire dal paese. La giornata si preannunciava lunga e afosa senza che lui avesse dissolto i suoi dubbi.
Alba camminò in silenzio, sentì il rumore di una macchina e si voltò, agitando la mano. (by orsobianco9)

FINE DELLA PRIMA PARTE

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  1. Premetto che non mi arrivano più le notifiche dei nuovi post dei blog ai quali sono iscritta – pochi per la verità. Inoltre, non vedo più le risposte ai miei commenti. Mi sa di Splinder…
    La storia scorre fluida e piacevole, anche se gli stili di scrittura risultano diversi.
    Un caro abbraccio.

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    • Gli stili sono diversi ovviamente perché siamo due persone distinte.
      Dovresti passare da reader (dalla bacheca clicca si i blog che seguo) e poi seleziona modifica. Probabile che siano passati off per qualche manutenzione di WP. E’ capitato anche a me.

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  2. Pingback: Short stories – L’esitazione dell’ultimo minuto – parte seconda | Newwhitebear's Blog

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