Short stories – Amor profano – seconda parte

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La prima parte di questa storia la trovi qui.

“Chi è Sara Molini?” continua a chiedermi mia madre.
“E’ una ragazza … ma ora sarà una donna …”. Mi mancano le parole. Non capisco la sua insistenza come se avesse annusato qualcosa di torbido.
“Mamma, è una ragazza conosciuta a Forte dei Marmi dieci anni fa …”.
“Ma non l’ho mai sentita nominare in questi anni” replicò dubbiosa.
“In effetti ci siamo scritte solo qualche lettera all’inizio poi io non ho risposto e lei non ha proseguito …” dico usando il tono più naturale che possiedo.
Mia madre mi consegna la lettera scrollando il capo poco convinta. Non sono mai riuscita a comprendere come faccia a individuare i punti oscuri della mia esistenza. Con Lorenzo, il mio ex fidanzato, aveva detto fin da subito che sarebbe finita male.
“Non credo che tu sia innamorata di lui” aveva sentenziato senza avere il minimo dubbio. E ha avuto ragione. Tre anni di litigi furibondi e riappacificazioni clamorose hanno costellato il fidanzamento.
“E’ meglio che lo porti il meno possibile a casa nostra” affermò dopo l’ennesima lite. Tre mesi più tardi gli ho detto che era tutto finito come aveva profetizzato.
Ora leggiamo questa lettera.
Carissima Eli,

quanto tempo è passato senza che nessuna delle due si sia fatta viva.

Cosa fai? Ti sei sposata? Hai dei figli? Che raffica di domande di faccio dopo una vita di silenzio. Però vorrei sapere, recuperare questi anni di ostinati obli. Potresti anche non ricordare più chi sono.

Io sono ancora sola. Sono una zitella come dicono gli altri con malignità. Gli uomini mi annoiano da morire e le donne pure. Piene di grilli e tabù per la testa …”.
Eleonora sospirò.

“Mi sei mancata”.

Sono passati altri dieci anni. Sono una stimata dottoressa che esercita all’ospedale Maggiore di Bologna, dove mi sono trasferita da molti anni. La mia vita è vuota tra ospedale e casa con qualche puntata a Milano a trovare mia madre che è rimasta sola. Non potrei sopportarla tra i piedi con quel suo fare da santa inquisizione. Le visite sono un mordi e fuggi tra rimproveri e mugugni. Vorrebbe diventare nonna ma non mi sento di crescere un bambino. Forse sono egoista, anzi lo sono ma temo che non sarei una grande mamma. Alberto, un collega, mi fa una corte spietata ma resisto. Non mi piace, lo trovo noioso come gli altri. Sono uno spirito libero. Forse se avessi riallacciato con Sara, sarebbe stato diverso ma non si può tornare indietro. Ricordo con quale trepidazione ho letto la sua lettera e come attraverso il 12 ho trovato il numero di telefono.

“Ciao, Sara” le dissi chiamandola. “Sono Eleonora Mestovich …”.

“Aspettavo la tua telefonata” rispose con voce felice.

“… e io ero impaziente di farla!”.

“Mi piacerebbe incontrarci e fare quattro chiacchiere”.

“Anche a me. Dove?”

“Sabato sono libera e ho la casa a mia disposizione”.

“Prendo il treno e ti raggiungo” dissi con la stessa emozione di una liceale al primo incontro amoroso.

Aspettai trepidante ed emozionata l’arrivo del sabato con il medesimo batticuore di un’adolescente al suo primo viaggio senza i genitori. Fu una delusione quell’incontro. La magia dell’estate 1958 era svanita ma forse ero io ad aver paura.

 

A gioved’ prossimo con un’altra storia breve, tratta sempre da 20lin,es

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  1. –`(¯`’*.¸(¯)¸.*’´¯)´ CIAO BY NANCY
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    • C’è anche un altro aspetto da tener presente. Non era facile in quegli anni, parliamo del perido dal 1958 al 1968, avviare una relazione fra donne senza suscitare commenti e acidità. Non lo è adesso, figuriamoci in que momenti.
      Bacioni
      Gian Paolo

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