Il Borgo – Capitolo 2

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Tutto era cominciato per caso, come capita sovente per le grandi imprese.

Laura era una grandissima viaggiatrice: non c’era parte del mondo che non conoscesse, almeno virtualmente. La sua smania di scoprire nuovi mondi inesplorati o quasi l’aveva colpita quando aveva quindici anni e da allora non l’aveva abbandonata. Però per lo più viaggiava con la fantasia, visitando col PC agenzie e tour operator, programmando favolosi viaggi nell’oriente misterioso. Studiava sulle mappe il prossimo viaggio che vorrebbe compiere. Si metteva le cuffie, apriva Google Map e comincia a cercare località che non aveva ancora visitato. Cercava ogni notizia utile sulla località prescelta, studiando il percorso con l’ausilio di mappe dettagliatissime o esplorando il posto con Google Earth.

Poi chiudeva gli occhi, si abbandonava sulla poltrona della scrivania ad ascoltare Mozart, mentre la fantasia galoppava felice verso mondi esotici o caserecci. Prendeva treni, aerei, cavalli o muli, cammelli o slitte trainate da cani, andava a piedi e si guardava intorno per cogliere tutto quello che c’era da osservare e da gustare. E tutto gli appariva come reale, come la sete di conoscere era inestinguibile.

Laura abitava a Bologna dove viveva ancora nella casa dei genitori. Frequentava l’università con notevole profitto con la speranza di ottenere un buon lavoro e trasformare la sua voglia di viaggiare in qualcosa di più concreto. Per il momento si doveva accontentare di viaggi di poco conto e non troppo distanti dalla sua città.

Aveva ventuno anni, quando un giorno ricevette in maniera fortunosa da una conoscenza casuale un link, che le permise di scoprire che c’era un castello in Toscana meritevole di una visita. Un castello abbandonato come tanti borghi sparsi per l’Italia. Ricordava perfettamente un viaggio di Paolo Rumiz, che aveva esplorato tante case fantasma nel reportage pubblicato su La Repubblica di agosto.

Immediatamente decise di visitarlo, incuriosita dalla storia intorno a questo antico maniero. Non era un tragitto molto lungo e lo poteva compiere in giornata. Era stata spinta da una grande curiosità, un po’ fanciullesca, a intraprendere questo viaggio, quando Laura partì con la sua Panda 4×4 per un paesino, che era appena segnato sulle mappe stradali più dettagliate. Arrivata nel paese di Moneta o meglio nell’antica frazione extraurbana di Carrara con quel nome. Era un sito antichissimo, già presente ai tempi dei romani, perché alcune notizie non confermate parlavano di Moneta come un “fundum” con “villa rustica” della gens romana dei Monetii o Munatii della colonia romana di Luni, ancora registrato nel secolo II d.C. nelle “Tabulae de Veleia”.

Quando giunse al Castello di Moneta, o meglio a quello che ne rimaneva, erano le prime ore di un pomeriggio di luglio caldo e afoso. Si era mossa armata con la solita macchina fotografica e con molta voglia di conoscere e di osservare con i propri occhi questo angolo della Toscana sconosciuto alla maggioranza.

In effetti il desiderio di scoprire novità superava le difficoltà per arrivarci, perché ci voleva il patentino per il Camel Trophy. La strada cessava di essere asfaltata dopo 150 metri e poi una carrareccia praticamente impraticabile.

Dunque giunta a Carrara, seguì le indicazioni del sito per raggiungere la frazione di Fossola, dove, dietro la pregevole Parrocchiale dell’Arcipretura di San Giovanni Battista, edificata nel XVIII secolo con tutti gli arredi e i marmi della vecchia chiesa castrense, trovò un cartello giallo che lo segnalava a 1400m. Imboccata via Moneta, che era pretenzioso definirla come tale, perché si trattava in realtà di una mulattiera acciottolata, oltrepassò “Il Ciocco”, il primo quartiere fortificato d’epoca medievale esterno alle fortificazioni. Dopo circa 1 km. di ripidi tornanti tra uliveti e vigneti dell’ottimo “vino di Moneta” arrivò direttamente al Castello. In pratica in rigoroso silenzio si faceva spazio tra rovi ed escrementi umani, salendo verso il rudere.

Senza fare della polemica spiccia perché sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa, si chiese se non sarebbe stato possibile renderlo accessibile e visitabile, illuminandolo e pulendolo, facendolo conoscere attraverso guide e pubblicazioni non microscopiche, senza restauri selvaggi a base di cemento, come si poteva osservare in alcuni punti della struttura e nelle mura di contenimento a scapito di mura di sassi, antichi di un buon millennio. Si domandò chi era stato quel genio che poteva aver autorizzato uno scempio del genere. Tutto sommato era stato un borgo importante e conteso nei secoli con una bella storia da raccontare. Si pose una domanda ancora una volta, perché, dopo il naturale abbandono a favore del paese di Fossola, costruito con le pietre del castrum, si era permesso che andasse in malora invece che renderlo un’attrazione turistica e farlo tornare allo splendore di un tempo. Ritornando a Bologna si chiese se c’erano altri borghi abbandonati che avrebbero potuto essere recuperati e resi nuovamente vivi.

Così cominciò a cercare sulla rete questi posti preda di erbacce e dell’incuria dell’uomo. Con notevole sorpresa ne scoprì non uno ma molte migliaia. Come don Chisciotte trasformò i mulini a vento nei suoi nemici, così Laura decise di adottare un borgo e, sperando con l’aiuto di altri appassionati come lei, di ridargli la dignità che gli spettava.

Per fare questo servivano soldi e tempo, persone e materiali, che non possedeva, ma come era solita fare non si perse d’animo.

La rete l’avrebbe aiutata, pensò.

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  1. Caro Gian Paolo, qui in Italia se non si mobilitano i cittadini, le istituzioni aspettano che luoghi e costruzioni vadano in malora prima di porre rimedio (del resto è un ottimo metodo per guadagnarci di più).
    Di certo la tua Laura riuscirà nell’impresa, quando si mobilita il popolo della rete… e chi lo ferma?
    I primi due capitoli conquistano subito l’attenzione del lettore, complimenti e un forte abbraccio

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  2. Non mi funziona il tasto “mi piace” ma mi piace molto….se penso a quanti ruderi in malora si vedono anche nelle gite domenicali! Non saranno certo tutti siti da salvare ma sicuramente alcuni di loro potrebbero diventare un importante patrimonio storico!

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    • Hai toccato un tasto dolente, perché pare che solo qualcuno è un idealista che vede e vorrebbe vedere vivere anche quei luoghi ormai abbandonati da tutti.
      Non dobbiamo dimenticare che le persone sono costrette ad andarsene, perché i servizi non arrivano, perché nessuno è disposto ad aiutare gli abitanti, ecc.
      Così nascono i borghi fantasma.

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  3. Laura, oltre ad avere senso civico è una gran sognatrice
    Riportare alla luce pezzi che hanno fatto la storia non è impresa facile.
    Sono curiosa si sapere come risponderà il tam tam via etere
    Buon mattino. abbraccione
    Mistral

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