Capitolo 16 – La storia continua

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I giorni si snodarono leggeri e quieti, mentre i due amanti erano sempre più uniti.

Goethe trasformò Iphigenie in Tauris in un’opera teatrale, la lesse dinnanzi a Angelica, che paziente ascoltò il testo.«Questa parte manca di pathos. Qui le parole e la musica non riescono a fondersi in un unico intreccio. Perché? I versi non sono sufficientemente musicali per adattarsi alle melodie. I testi dei Lieder sono particolari. Hanno ritmo e trasmettono sensazioni profonde. Se volete che Iphigenie sia musicata, le strofe devono integrarsi con le note». Erano alcuni dei suggerimenti della pittrice che dava a Goethe, che li recepiva prontamente. «Avete una sensibilità nel cogliere le sfumature veramente straordinaria. Le vostre osservazioni sono preziose, perché sempre pertinenti e calibrate sul testo» le disse un giorno, mentre Angelica si dedicava ad immaginare le scene e costumi, che traduceva in cartoni dipinti con la consueta maestria. Dopo diverse settimane di intenso lavoro il poeta si ritenne soddisfatto dei risultati.

Dunque il viaggio in Sicilia era servito a lui per ritrovare la vena poetica e una splendida amante, a lei per rinsaldare un vincolo amoroso, che pareva svanito in una giornata fredda di fine dicembre.

Angelica in pratica smise nuovamente di lavorare, perché tra ascoltare le letture dell’opera e accompagnare Goethe in giro per la città che conosceva bene non riusciva a trovare più il tempo da dedicare alla sua professione, che trascurava vergognosamente.

L’unico dipinto importante, iniziato durante l’assenza di Goethe, era il ritratto del principino di Gloucester e di sua sorella, che terminò con un molto affanno alla fine dell’estate. Sembrava una fotocopia di quello che era successo con la baronessa de Kruederer. Però memore di quei giorni preferì fare da cicerone a Goethe, sfruttando il suo italiano perfetto, che le consentiva di tradurre esattamente i pensieri dell’amante e le risposte delle persone.

Amavano visitare i monumenti e le gallerie di notte alla luce delle torce. «Vedere un quadro di Raffaello illuminato dal rosso della torcia mi dà un brivido lungo la schiena. Se poi ho una mirabile guida, come siete voi, mia adorata Angelica, il piacere diventa doppio». Così il poeta commentava le escursioni notturne nei musei e gallerie d’arte aperte esclusivamente per loro, sfruttando la fama della pittrice, che riusciva a spalancare tutte le porte anche quelle più ostinatamene chiuse.

 

Il poeta, al ritorno a Roma, aveva trovato il suo ritratto finito, esposto in un angolo dell’atelier di Angelica. Però non era risultato di suo gradimento, perché secondo lui aveva un’aria dimessa e semplice. Non riusciva a stimolare in lui l’entusiasmo di quello dell’amico Tischbein, perché era privo di quella solenne aura che emanava l’altro. Tuttavia l’accettò il dono, sia pure senza troppo slancio, senza nascondere apertamente il suo disappunto, confinandolo nello studio dell’amante come un oggetto ingombrante e di poco valore.

Angelica,” disse Goethe, guardando quel ritratto ormai terminato sul cavalletto, “ mi avete ritratto troppo modestamente. Sembro dimesso e senza importanza”.

Wolfgang,” gli rispose la donna “Vi vedo così: bello, giovane e dai lineamenti nobili. Vi sembra troppo dimesso? Allora lascialo sul cavalletto, affinché lo possa ammirare, quando un giorno deciderai di tornare a Weimar. Si, lo so e lo sento, che tra un po’ affronterai il viaggio di ritorno. Non dire nulla! Così posso cullarmi nell’illusione che voi resterete sempre qui con me”.

Goethe stava per replicare, ma tacque, perché sapeva che tra non molto avrebbe cominciato i preparativi per tornare in Sassonia, a Weimar.

Si avvicinò ad Angelica, la prese tra le braccia baciandola con passione, mentre lei si lasciava trasportare dai sensi.

Si, lo sento che Wolfgang sta meditando il ritorno a casa. Lo sento inquieto, stanco del girare per Roma. La vena poetica si sta affievolendo a poco a poco. Ora scrive pochissimo, qualche ritocco in qua e in là. Riuscirò a sopravvivere senza di lui, senza la sua presenza, senza il suo corpo nel mio letto? Io sento amore per lui dentro di me, che arde alimentato dalle mie mani, dalle sue mani. Adesso sono solo le mie che aggiungono della legna per tenere vivo il fuoco della passione. Mi sta baciando con passione. Ma è vera passione la sua? Mi ricordo quei versi che ho ascoltato tempo fa ‘Ob ich dich liebe, weiß ich nicht1 Si, se mi ama non lo so!”

Dopo quel lungo bacio Angelica si staccò da lui e lo prese per mano per condurlo di sopra nel grande letto che aspettava impaziente il caldo dei loro corpi.

Godiamoci ancora questi momenti finché lui è qui e mi desidera ancora! Verranno tempi che io starò sola in queste stanze coi miei pennelli, i ritratti di tanti committenti nobili senza potere assaporare la passione, l’esser donna innamorata e trepidante”.

I pensieri si accavallavano nella mente con tristezza e nostalgia, mentre salivano le scale per consumare alcune ore di passione.

 

Era una fresca giornata di settembre ancora soleggiata e calda, quando Angelica volle condurre Goethe a visitare il famoso palazzo Barberini, ospiti di Cornelia Costanza. Non era facile accedere a quelle stanze, rigorosamente chiuse al pubblico e aperte solo agli amici più intimi della principessa.

Il palazzo era famoso per le numerose tele che adornavano le grandi sale poste al primo e secondo piano e l’ampia scala elicoidale del Borromini, che consentiva l’accesso al piano nobile.

Era a pochi passi dallo studio, nascosto da un alto muro di cinta, che racchiudeva un favoloso giardino all’italiana e un piccolo teatro privato.

Wolfgang, questo è uno dei palazzi più belli di Roma. Forse il più bello secondo il mio gusto. E’ ricco di quadri e affreschi, ma non voglio togliervi la soddisfazione di vederli filtrati dal mio gusto estetico. Sarete voi ad ammirarli e sbalordirvi per la loro bellezza. Cornelia, una vecchia e cara amica, è rimasta vedova da pochi mesi ed è tornata nel suo vecchio appartamento, dove ci riceverà. E’ una donna minuta, apparentemente fragile, ma dal carattere deciso e orgoglioso. Vi stupirà!”

Il cancello era aperto per ricevere i due ospiti così importanti e famosi: un rigoglioso giardino all’italiana li accolse con cespugli di rose di tutti i colori, mentre una imponente magnolia ne ombreggiava una parte.

Dall’esterno sembrava un tipico palazzo cittadino ma l’ampio giardino, che circondava la costruzione, e lo spazioso cortile faceva pensare ad una bella villa suburbana. All’interno dello spazio chiuso da alte mura c’era un teatro dove si svolgevano rappresentazioni teatrali o musicali. All’ingresso furono accolti da Cornelia, che fece gli onori di casa.

Nobildonna Cornelia“ disse Angelica, che la conosceva da tempo. “Questo signore è Johann Wolfgang Goethe, il famoso poeta tedesco, che è venuto in Italia per ammirare Roma, i suoi monumenti e le tutte le opere ivi ospitate”.

Goethe fece un perfetto inchino baciando la mano della donna, dicendo in un italiano approssimativo: “Entrando ho ammirato uno spettacolo inaspettato per chi transita lungo la via senza immaginare quale gioiello sta perdendo. Un giardino meraviglioso, un ingresso degno di un principe e Voi, mia signora, che saluto e ringrazio per il cortese invito”.

Cornelia lusingata e felice dei complimenti fece strada per lo scalone elicoidale fino al suo appartamento, mentre gli ospiti a naso insù osservavano stupefatti gli affreschi che abbellivano gli alti soffitti.

La padrona di casa fece ammirare la collezione di quadri e di mobili, anche se si lamentava che per via dei lasciti testamentari molti quadri e arredi erano stati alienati dagli eredi, desiderosi solo di far moneta. “Quando mio marito è morto, si sono fatti avanti molti eredi ai quali non parve vero poter vendere i quadri ricevuti in eredità” disse con tono amareggiato, mostrando i segni sulle pareti lasciati dai vuoti delle cornici.

Visitarono anche l’enorme biblioteca che occupava il secondo piano di un’intera ala del palazzo. Questa era rimasta integra, lontana dagli appetiti ingordi di eredi senza amore verso il bello. Poterono toccare con mano tomi preziosi e riccamente decorati.

A Goethe piacque moltissimo gustare i quadri in compagnia di Angelica.

Siete una donna dotata di talento ed eccezionale”, diceva il poeta dopo avere ammirato il celebre quadro dell’amante di Raffaello appeso a una parete. “I vostri occhi vedono quello che io non riesco a cogliere nella sua interezza. Voi conoscete le tecniche con cui i dipinti sono stati eseguiti. Però quello che mi affascina in voi è il gusto e l’amore per il bello, per la forma delle immagini!”

Trascorsero piacevolmente l’intera giornata in quella splendida dimora per merito di una padrona di casa dotata di classe ed estremamente colta con cui era una vera soddisfazione conversare di arte e di letteratura.

Mentre accompagnava Angelica verso la casa sul Pincio, Goethe disse: “Quella Nobildonna è veramente straordinaria. Ha un vigore del tutto insospettato. Poi ha una cultura del bello che mi ha ammaliato, era ben degna di un principe!”

Si, Wolfgang, “ continuò Angelica, “come vi avevo preannunciato, è colta e raffinata. L’ho conosciuta appena arrivata a Roma e abbiamo stretto una cordiale amicizia”.

Giunti dinnanzi al portone si salutarono augurandosi una serena serata.

1Se mi ama, non lo so

E’ la strofa iniziale di una poesia di Goethe

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  1. L’idillio contiua, Goethe ha ritrovato la sua musa ispiratrice, Angelica, invece,ha un po’ trascurato il suo lavoro dedicandosi all’amore e amante.

    Ammirata dal tuo talento e dalle notizie accurate e storiche che metti nel tuo Lavoro
    Ti abbracio
    Mistral

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    • No, Alessandra. Solo stanchezza. Era un personaggio irrequieto. Dopo il suo rientro a Weimar non è stato fermo e solo alla fine si sposa, che comunque tradisce.
      La produzione poetica migliore è quella dopo il 1800, che sintetizza tutte le esperienze pregresse. Ad esempio le Elegie romane, che tanto scandalizzarono i parrucconi della sua epoca furono scritte nel 1795, otto anni dopo il soggiorno romano.
      Un caro abbraccio

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