Capitolo 15 – La passione brucia la carne

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Kanntest jeder Zug in meinem Wesen,

spaehtest wie die reinste Nerve klingt,

konntest mich Einem Blicke lesen

den so schwer ein sterblich Aug durchdringt.

Tropftest Maessigung den heissen Blute,

richtetest den wilden irren Lauf,

und in deinen Engelsarmen ruhte

die zerstoerte Brust sich wieder auf,

hieltest zauberleicht ich angebunden

und vergaukeltest ihm manchen Tag.”1

Goethe declamava questi versi, mentre Angelica si sistemava gli abiti prima di uscire dall’appartamento.

Il poeta l’osservò con gli occhi della passione, mentre lei senza falsi pudori si rivestiva dopo il rapporto amoroso lungo e inebriante.

Mentre procedeva con lentezza a indossare la gonna, intonò con la sua bella voce forte, soave e molto sensuale un Lieder dolce, che parlava d’amore.

«Se lontan, ben mio, tu sei

Sono eterni i dì per me,

Son momenti i giorni miei,

Idol mio, vicino a te.»

Il poeta l’ascoltò in silenzio. «Sono ammirato per la bravura nel canto. Ha talento pari a quello della pittura. Ach, mein Gott, ha delle doti fuori del comune. Riesce a modulare la sua voce anche senza musica. Questa singolare abilità mi fa balenare un’idea! Trasformo Iphigenia da opera di prosa in versi per essere rappresentata a teatro, accompagnata dalla musica. Angelica disegnerà le scene. Che meravigliosa intuizione ho avuto!» rifletté, mentre gli brillavano gli occhi per la contentezza.

“Cantate divinamente, mia adorata Angelica” disse al termine del canto. “Chi ha scritto queste meravigliose parole, che parlano al cuore?”

La donna arrossì per il complimento prima di rispondere.

“Non lo so. La cantava mia madre, quando io avevo pochi anni. Ho conservato il testo perché mi riempiva il cuore di tenerezza. Quando sono felice, la canto e mi commuovo”.

A queste parole Goethe non rispose ma rifletté in silenzio. «E’ bella e sa accendere il sacro fuoco della passione! E’ sensuale, misteriosa ed eccitante. Come ho potuto essere così cieco e sordo ai suoi richiami?»

Wolfgang, questo Lieder l’ho cantato per voi, per farvi assaporare la soddisfazione che porto nel cuore. E’ stato tutto dolce ed esaltante dopo tanta astinenza! Vorrei che questi momenti rimanessero fermi nel tempo per gustare con calma il calice dell’amore”.

Goethe si alzò e avvicinandosi la baciò con passione, mentre Angelica si abbandonava tra le braccia.

Con dolcezza la portò nuovamente sul letto perché sentiva ancora il desiderio di lei.

Angelica lasciò fare, perché non si sentiva ancora appagata. «Il piacere è intenso, ma l’amore verso di lui è sublime. Vorrei essere posseduta per godere le gioie dell’essere amata! Mi sento sua col sacro fuoco dell’amore che arde dentro di me! Mai prima d’ora ho provato sensazioni così intense. Mai prima d’ora ho desiderato un uomo con tanto desiderio!»

Era pomeriggio inoltrato quando si prepararono a lasciare le stanze per incamminarsi verso la piazza vicina.

I due amanti emersero dall’appartamento dirigendosi verso Trinità dei Monti, da dove potevano ammirare lo spettacolo di Roma ancora illuminata dal caldo sole che stava colorando di rosso il cielo.

Si sentivano felici come due ragazzini tanto era stato il loro appagamento.

Scesero la scalinata verso la sottostante piazza di Spagna tra i saluti dei passanti e dei conoscenti: Angelica era conosciuta da tutti per la sua fama e la sua bellezza.

Passeggiarono a lungo andando verso il Tevere e da lì a San Pietro, parlando fitto di poesia, di pittura e di musica.

La giornata volgeva al termine, mentre un bel tramonto incendiava la città. Non erano stanchi, né sentivano i morsi della fame, anche se non avevano mangiato nulla dalla mattina.

Stavano tornando indietro verso il Pincio, quando videro sotto un pergolato dei tavoli pronti per la sera. Si sedettero e chiesero all’oste di servire loro qualcosa.

Lo sappiamo che siamo molto in anticipo mentre voi non siete ancora pronti, ma ci va bene qualsiasi cosa abbiate preparato o che sia pronto” disse Goethe alla moglie dell’oste che con un grembiule bianco si era avvicinata per sentire che cosa volevano quest’uomo e questa donna dall’aria signorile. Non era facile vedere persone dall’aspetto distinto ai loro tavoli, frequentati per lo più da gente di livello più basso.

Non c’è nulla sul fuoco” rispose la donna un po’ mortificata, “ma se avete pazienza possiamo prepararvi una cenetta a base di agnello ed erbette. Nel frattempo vi porto pecorino fresco, pane caldo di giornata appena sfornato e un generoso vino rosso per ingannare l’attesa”.

Va benissimo. Oltre al vino portateci anche una brocca di acqua fresca, perché abbiamo la gola secca per il caldo” rispose Goethe.

Angelica era radiosa e bella con i capelli scomposti per la lunga giornata trascorsa nell’appartamento, mentre guardava il poeta con intensità amorosa.

La donna rientrata in cucina parlò al marito, dicendo: “Quella signora, non ricordo dove l’ho vista. Il viso mi è noto, m non riesco mettere a fuoco chi è”.

Non ti ricordi? E’ la famosa pittrice Angelica Kauffmann! Per noi è un onore averla al nostro tavolo! Dobbiamo preparare una cena coi fiocchi, perché chissà quando potremmo averla nuovamente ospite!”

Ora ricordo! Si, è proprio lei! E’ una donna bellissima e affascinante! Anche il suo accompagnatore è un bel giovane. Formano una bella coppia”, disse con un pizzico d’invidia, mentre preparava il piatto con pecorino e pane. L’oste osservò la moglie e le disse ridendo: “Non metterti in testa strane idee. Quel giovane cerca delle donne come la Kauffmann. Di certo non ricorderà il tuo viso”.

La donna non rispose alla punzecchiatura del marito e portò in tavola formaggio, pane, vino e acqua, mugugnando qualcosa che non era intellegibile.

I due amanti parlavano e ridevano, raccontandosi gli ultimi avvenimenti: ne avevano di avvenimenti da descrivere. Goethe ispirato dal luogo e da Angelica disse ad alta voce: “ Questi sono versi che scrivo in vostro onore”.

Du hast mich rein, und wenn ich’s besser wüßte

so gaeb ich’s Dir; ich tue was ich sage.

So schließt sie mich an ihre süßen Brüste

als ob ihr nur an meine Brust behage.

Und wie ich Mund und Aug und Stirne küßte

so war ich doch in wunderbarer Lage:

denn der so hitzig sonst den Meister spielet

weicht schulerhaft zurück und abgekühlet.2

Mi lusingate, Wolfgang! Sono davvero belli e tutti per me!” rispose Angelica arrossendo leggermente.

Era stata una giornata memorabile, da rimanere impressa a lungo nelle loro menti.

1Conoscevi ogni tratto del mio essere,

spiavi come la fibra nervosa più pura risuona,

potevi leggere con un solo sguardo dentro di me,

che l’occhio mortale fatica a penetrare.

Iniettavi moderazione nel sangue ardente,

aggiustavi la corsa selvaggia e pazza,

e tra le tue braccia d’angelo riacquistava

pace il cuore straziato,

lo tenevi legato con una lieve magia

e trascorrevi con lui molti giorni.

2Tu mi hai pura, e quando desiderassi il meglio,

te lo darei! Quel che dico lo faccio.

Lei mi stringe al suo dolce seno,

come se solo sul mio petto provasse piacere.

E mentre baciavo bocca e occhi e fronte

ero in una situazione singolare:

perché quello che di norma si comporta come il padrone

indietreggia come una scolaresca e prova freddo.

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  1. La passione….bella da vivere anche se non dura purtroppo! Ma a parte questo ti scrivo per fare a te a tuoi cari tantissimi sentiti auguri, serenità, gioia e un grande abbraccio!!!

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  2. vedo che devo regalarmi un po’ di tempo per gustarmi diversi capitoli , in questo periodo ho avuto molto da fare . <Ora ti lascio i miei gli auguri per un dolce Natale e un felice e sereno 2013 . In questi giorni tornerò a leggere questa tua storia affascinante .
    Tonina

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  3. Un capitolo di sensuale bellezza sfiorata dal canto dolcissimo di Angelica e
    dai versi magnifici di Goethe
    Non so perchè, ma ho la sensazione che presto, Goethe, cadrà ancora in tentazione con altre donne (se mi sbaglio, chiedo scusa) offendendo di nuovo il cuore della bella Angelica
    Grazie, Gian Paolo
    Abbraccio
    Mistral

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