Capitolo 14 – L’amore sboccia

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I due amanti si fermarono guardandosi a distanza, incerti sul da fare. Sembravano due persone che si studiassero a vicenda.

Goethe avrebbe voluto colmare in un attimo lo spazio che li divideva, ma rimase immobile, scrutando la reazione della pittrice.

Come è bella!” pensò. “Più la guardo, più mi sento attratto dalla sua personalità, da quell’aria sensuale che emana il suo corpo. Perché sono stato così sciocco da offenderla. Mi saprà perdonare e accogliere nuovamente presso di sé?”

Rimase fermo indeciso tra l’andarle incontro e abbracciarla o aspettare che fosse lei a fare il primo passo.

A Angelica era svanita tutta la passione mattutina e ora non sapeva se doveva tornare a casa oppure accettare l’incontro col poeta.

Mi sono svegliata con un grandissimo desiderio di vederlo, toccarlo, parlargli, di stare insieme a lui. Ora non vorrei vederlo, né averlo visto! Però lo desidero, lo voglio. Voglio sentire la sua voce che legge le sue opere. Sento dentro di me la passione troppo a lungo repressa. Cosa devo fare? Sono confusa, ma innamorata o forse sono un’innamorata incerta e indecisa? Mi muovo o resto qui ferma?”

Mentre Angelica, combattuta tra mille dubbi e altrettanti stimoli, rifletteva su quale comportamento tenere, Goethe assunse con decisione l’iniziativa e la raggiunse. Ancora prima che lei potesse proferire parola, le afferrò la mano che baciò con grande calore e disse con voce forte e chiara: “Mia adorata Angelica, sono lieto di rivedervi dopo un interminabile silenzio. Ho fatto un lungo viaggio nel sud dell’Italia visitando posti incantevoli ma col pensiero sempre fisso verso di voi. Sarebbe stato meraviglioso se aveste potuto accompagnarmi, ma purtroppo non è stato così”.

Stette un attimo in silenzio per rifiatare e osservare la reazione della donna, poi riprese senza consentirle di rispondere. “Sono stato maleducato e insolente l’ultima volta che ci siamo visti. Accettate le mie scuse e vi chiedo di perdonare la mia insolenza”. Tacque, guardandola negli occhi con intensità.

Angelica, colta alla sprovvista dalle parole del poeta, rimase muta riflettendo sulle parole da usare nella risposta. Alla fine ruppe il silenzio e cominciò a parlare.

Venite, non è conveniente restare qui sulla pubblica strada a discutere e parlare come popolani qualsiasi. Saliamo nell’appartamento sopra lo studio. Lì potremmo conversare e chiarirci i motivi del dissidio, stando comodamente seduti sul divano, senza essere ascoltati da nessun passante”. Lo prese per mano e con passo deciso lo trascinò dentro, mentre si avviava verso le sue stanze.

Maria, con molta lungimiranza, aveva ordinato ai servi di sistemare l’appartamento con fiori e frutta per renderlo accogliente e confortevole. Il sole inondava la stanza coi suoi raggi dorati giocando a rimpiattino con mobili e suppellettili.

Si sedettero sul grande divano, posto di fronte al camino, e, tenendosi per mano, cominciarono a conversare amichevolmente. La barriera di gelo e di ghiaccio era stata rotta, come i vecchi dissapori erano un ricordo del passato.

Wolfgang, vi perdono l’insolenza delle parole usate e accetto le vostre scuse. In tutti questi mesi ho trepidato nella speranza che arrivasse un giorno come questo. Il mio cuore batteva per voi e non ha mai smesso per tutto il tempo di scandire l’amore che provo per voi. Mi siete mancato. Mi sono mancate le vostre parole. Sono stata sorda perché non udivo la vostra voce. Sono stata muta, perché non potevo chiacchierare piacevolmente con voi”. Mentre pronunciava queste parole, gli occhi della donna non si staccava un attimo dal viso del poeta.

Goethe l’abbracciò baciandola sulle labbra con ardore, mentre Angelica s’accostava a lui per sentire la presenza del suo corpo.

Il bacio durò a lungo, come i sospiri trepidanti di lei. Avrebbe voluto che continuasse all’infinito, anche se faticava a respirare per effetto della pressione che esercitava.

Il poeta si staccò e si raddrizzò. “Sono stato sciocco a disprezzare il vostro sentimento” disse osservandola negli occhi. “Sento dentro di voi la passione che emana il vostro corpo. Siete sensuale e fatico a trattenere il desiderio di unirmi a voi. Siete una donna splendida, raffinata e colta nel corpo e nella mente, che qualunque uomo vorrebbe avere al suo fianco. Come ho potuto essere così cieco e sordo, non vedendo e non percependo il vostro amore puro e sincero?”

Angelica mise un dito sulle labbra di Goethe per farlo tacere: “Non dite nient’altro. Non turbate questa atmosfera incantata con le vostre recriminazioni. Il tempo è passato, è fuggito via tra le nostre mani, non permettendo di ritornare a quell’epoca. Ora comincia un nuovo giorno. E’ splendido, caldo e voluttuoso. Aspetta solo noi per dare inizio al tripudio delle danze. Non temete, vi ho aspettata fiduciosa in questi mesi per rendere possibile il miracolo del nostro incontro”.

Tacque ed aspettò che le mani di lui si posassero sul suo corpo per trascinarla sul letto, che alle loro spalle era pronto ad accoglierli. Goethe capì che era giunto il momento di dare sfogo alla passione troppo a lungo repressa.

Un po’ goffamente cominciò a slacciarle il corsetto bianco con mano incerta e un po’ tremolante sperando di completare in fretta l’operazione.

Il letto ampio e a baldacchino li accolse amorevolmente tra le braccia e assiste muto alle prove d’amore dei due amanti. I raggi del sole frugavano la stanza alla ricerca dei loro corpi, nascosti sotto candide lenzuola.

Erano felici ed appagati, quando si alzarono dal letto senza alcun stimolo di fame perché questa era stata saziata dal loro amore.

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  1. Mi piace la scena dei due amanti che trepidano l’un laltro nel proferir parola e sentimenti
    L’ attesa è finita, la passione e l’amore hanno ripreso il sopravvento
    Grazie, sei bravissimo
    Un abbraccio, e un felice Natale a te e fam.
    Mistral

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  2. Grande capacità psicologica!
    Nei tuoi racconti non c’è mai nulla di banale.
    Anche qui hai descritto con estrema cura l’esitazione di lei e la fermezza di lui… fino allo sbocco finale.
    Un caro abbraccio.
    Gli auguri più avanti.

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  3. Bella la schermaglia iniziale, con l’azione ancora contenuta nel pensiero e il timore di fare la mossa sbagliata…
    certo se imparassimo ad usare il nostro cervello al massimo di sicuro comunicheremmo in prevalenza con la mente e questo ci permetterebbe di risparmiare un sacco di fatica (e di potenziali figuracce!)
    baci

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