Capitolo 5 – Roma e il suo fascino romantico

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La carrozza si fermò, mentre Goethe si ergeva dal sedile osservando con cura tutti quei ruderi pieni di storia una volta ritti mentre ora erano malinconicamente ricoperti da erbacce e fungevano da comodi sedili per gatti.

E recitò ad alta voce:

Saget Steine mir an, o! sprecht, ihre hohen Paläste.

Strassen redet ein Wort! Genius regst du dich nicht?

Il vetturino rimase interdetto e pensò: ”Sono tutti suonati questi stranieri! Non parlano italiano, non capiscono il romano e sproloquiano in ostrogoto! Speriamo che mi paghino i quattro soldi pattuiti”.

Continuò a borbottare in attesa di nuove istruzioni, guardando il poeta, che si sporgeva dalla carrozza.

Angelica si destò dal dolce tepore che la presenza di Goethe le assicurava e si pose eretta sul sedile ammirando quei ruderi vecchi di oltre un millennio, mentre lo ascoltava a declamare i versi.

Sono appropriati i vostri versi e sono meravigliosamente belli! Colpiscono il cuore e l’anima come un raggio di sole squarcia le tenebre”.

Goethe continuò a declamare con enfasi.

Ja es ist alles beseelt in deinen heilegen Mauern

Ewige Roma, nur mir schweigen noch alles so still.

E rivolgendosi a lei, disse: “Vi piacciono, mia dolce Angelica questi versi? Li ho pensati in questo momento vedendo questi marmi e colonne giacere a terra. Peccato non avere qualcosa per trascriverli, perché non vorrei dimenticarli. Pensate, mia bella e dolce Signora, di ricordarli fino a quando non torniamo da voi?”

La donna guardando negli occhi Goethe rispose: “Come potrei dimenticare la sublime altezza di queste parole? Hanno colpito direttamente il cuore e la mente! Non temete, li ripeterò in silenzio per tutto il viaggio!”

Il pallido sole di dicembre illuminava quei ruderi, tra cui si aggiravano gatti ben pasciuti, mentre altri pigramente si scaldavano sdraiati su di essi.

I minuti passavano e il fiaccheraio cominciava a dare segni di impazienza finché disse in romanesco: “Andiamo? Questa sosta vi costa altri due soldi!”

Goethe si riscosse dalla contemplazione delle rovine sentendo la voce del vetturino senza però capire nulla di quello che stava dicendo.

Angelica, intuendo che il poeta non avesse compreso le parole, gli fece una traduzione sommaria del discorso, anche perché aveva capito che era arrivato il momento di andare e che la sosta avrebbe fatto lievitare il costo della passeggiata.

Ricevuto un cenno d’assenso col capo, il fiaccheraio fece schioccare la frusta in aria, incitando il cavallo a riprendere l’andatura.

La carrozza si mosse con lentezza, mentre i due amanti si sistemarono sotto la coperta ben stretti l’uno all’altra.

Angelica si sentiva serena vicino a lui e percepiva un calore come mai aveva ricevuto da un uomo, ripensando al loro primo incontro di quel lontano pomeriggio di novembre. Aveva capito subito che quell’uomo gli piaceva, ma l’educazione cattolica ricevuta e la frequentazione di alti dignitari della corte papale la frenavano e costituivano un potente blocco inibitorio nella sua personalità.

Era vero che aveva avuto occasionali avventure durate al massimo un giorno, ma erano state solo appagamenti dei desideri carnali e tutto era finito subito, confessando il suo peccato il giorno dopo e facendo penitenza per alcuni giorni.

Questa volta era diverso, perché il tradimento, anche se al momento era solo immaginario, ormai durava da oltre un mese e non aveva trovato il coraggio di parlarne col suo confessore, peccando ancora di più.

Signore, abbi pietà della mia anima perché ho tanto peccato! Desidero quest’uomo che non è mio marito e so di peccare ancora di più!” così rifletteva mentre era appoggiata col capo sul petto del poeta “E’ dolce e risoluto allo stesso tempo. Si esprime in maniera sublime toccando le corde più intime del mio cuore. La mia determinazione di resistere alla tentazione carnale diventa sempre più flebile e credo che entro un giorno o due sarò io stessa che lo cercherò!”

Goethe accarezzava con dolcezza il viso e i capelli di Angelica, sentendo il suo corpo fremere di piacere, e sospirava: “Questa dolce e fragile donna emana una sensualità veramente insolita, ma sembra casta e fedele al marito e io la desidero fare mia. Mi sento impotente con lei e non oso chiederle apertamente il suo amore. Eppure dopo il primo incontro mi pareva che provasse un desiderio forte per me. Forse mi sono sbagliato oppure sono stato troppo frettoloso e irruente. Quali corde sensibili devo toccare? Sembro essere tornato ragazzo, quando affrontavo inesperto i primi approcci amorosi! Chissà se questa passeggiata la sgelerà come neve al sole.”

La carrozza dondolava i due amanti, che si desideravano l’un verso l’altro, ma non riuscivano a trovare quell’intimità che provavano nel loro animo.

Alle prime ore del pomeriggio Goethe e Angelica fecero ritorno allo studio di via Sistina.

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    • La storia ha un fondo di verità, che nemmeno io, cinque anni fa conoscevo. Goethe e Kaufmann si sono frequentati durante il soggiorno romano del poeta. Lei era ed è una pittrice famosissima all’epoca nel mondo. In Italia è invece poco nota, benché abbia goduto della protezione di Canova negli ultimi anni della sua vita.
      Nel 2007, nel bicentenario della sua morte, sono stati scritti moltissimi libri, si sono svolte molte mostre in Svizzera, Austria, Germania e Inghilterra. In Italia è passato sotto silenzio.
      Sul loro rapporto ci sono due versioni: una c’è stata sola amicizia tra i due, la seconda una relazione amorosa, per quanto nascosta e clandestina.
      Io ho scelto la seconda, che pare sia diventata l’ipotesi più probabile.
      Naturalmente ho condito la storia integrando realtà storica, poca in verità, con fantasia.
      Ma non voglio tediarti con le mie chiacchiere.
      Un caro abbraccio

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