Capitolo 1 – L’incontro

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Era un pomeriggio piovoso il primo novembre, quando Goethe entrò nello studio di Angelica rimanendo folgorato dalla bellezza per niente appannata dai suoi 45 anni.

Angelica”, esordì. “Posso chiamarvi così?” e rimase in attesa di una risposta della donna, che ignorava di avere fronte a sé il famoso poeta.

Certamente. Ma chi siete? Io non vi conosco” rispose Angelica con un soffio di voce ammirando il giovane dal portamento elegante con quel ampio mantello bianco e il cappello dalla larga tesa in mano.

Immediatamente tra loro si stabilì un filo che li legò nei sensi e nel cuore. La famosa pittrice era malinconica e infelice, perché il suo matrimonio con Antonio Zucchi stava andando a rotoli per colpa di lui, incapace di donarle un qualche afflato d’amore.

Goethe dopo un attimo di esitazione, disse con voce calma e chiara: “Sono Johann Wolfgang Goethe, il poeta e scrittore che tutti ammirano. Conoscete le mie opere?”

Diventata rossa per l’emozione, stette in silenzio pensando a quale risposta dare. “Sì, le conosco e le ho lette. E’ per me un grande onore e privilegio parlare con voi. Ma, annunciando la vostra visita, mi avevano detto che eravate il pittore Philippe Moeller. Forse si sono sbagliati?”

No, l’informazione era giusta, perché ho attraversato l’Italia e sto girando per Roma in incognito, sotto falso nome” rispose lusingato dall’effetto delle sue parole sulla donna. Un silenzio carico di incertezze aleggiava nello studio come se loro fossero impacciati e timorosi nel parlare.

Dopo aver taciuto per qualche istante, che gli apparve lungo come un’ora, riprese il discorso interrotto poco prima. “Voi siete una donna bellissima, meravigliosa. La vostra bellezza offusca gli splendori che ho potuto ammirare fino a questo momento”. Avvicinatosi le baciò la mano sporca di colori.

Angelica ebbe un sussulto di sorpresa: non si aspettava un simile gesto, ma ben presto riprese il controllo del proprio corpo e chiese con soavità: “Cosa posso fare per voi?”

Goethe, senza rispondere, si sedette su una sedia di raso, usata per mettere in posa i committenti, continuando ad ammirare la bellezza della donna, che lo aveva colpito. Gli avevano preannunciato che aveva una grazia rara e affascinate ma la realtà stava superando l’immaginazione. “Non vorrei mancarvi di rispetto o distrarvi dalle vostre occupazioni ma chiedo di osservarvi in religioso silenzio, mentre dipingete il vostro autoritratto? Avete la leggiadria di una dea greca. I pennelli e i colori vi donano un’armonia che non ho mai ammirato in nessun’altra donna”.

Angelica annuì tornando a mescolare i colori sulla tavola, mentre Goethe riprese a parlare, rompendo il silenzio composto di respiri e sospiri.

Non vorrei turbare la vostra concentrazione ma mi piace guardarvi” disse appoggiano la testa sul braccio come per scrutarla con maggior intensità. “Avete degli impegni per stasera? Gradirei che la vostra presenza mi tenesse compagnia a cena”.

Angelica, che aveva ripreso a lavorare coi colori come se fosse sola nello studio, rimase muta senza guardare Goethe. Pareva che avesse perso l’uso della parola ma in realtà non sapeva cosa rispondere. Era combattuta tra il desiderio di trascorrere la serata col poeta e il rispetto dei doveri coniugali. Poi prese la decisione di rimandare a domani l’invito del poeta, sfruttando la notte per ponderare con calma la situazione.

“Sono lusingata della vostra generosa offerta, ma stasera ho un gravoso impegno che mi impedisce di tenervi compagnia. Però se la proposta vale ancora per domani, posso accompagnarmi con voi nell’ora del mezzogiorno”.

Goethe abbozzò, incassando quel rifiuto, e proseguì: “Allora domani di buona ora sarò qui da voi a rimirarvi mentre lavorate e a mezzogiorno offrirò il mio braccio per accompagnarvi in una certa osteria che conosco bene. Così potremmo parlare liberamente senza l’assillo che possa distrarre la vostra mente mentre dipingete”.

Il poeta trascorse il resto del pomeriggio, seduto sulla poltrona di raso rosso, mentre osservava Angelica che dipingeva il proprio viso. Trasse da una tasca interna un piccolo blocco di fogli e una matita che usò per fare qualche schizzo della pittrice e dello studio.

Notò come la pittrice fosse abile nel dare quelle pennellate leggere sulla tela, che pareva animarsi sotto i suoi tocchi, mentre miscelava colori e tratti con maestria e precisione.

Il silenzio era surreale, quasi palpabile con la mano, mentre la osservava al lavoro.

La corta giornata di Novembre stava riempiendo di ombre lo studio e le candele a stento rischiaravano l’ambiente con curiosi giochi di chiari e di scuri che guizzavano lievemente sui muri e sui loro visi.

Angelica, senza proferire parola, depose i pennelli e i colori, pulendosi le mani con uno straccio ormai logoro e sporco. Si preparò al rientro a casa prima che le tenebre calassero del tutto, inghiottendo persone e cose.

Goethe si riscosse dal torpore entusiastico che l’aveva contagiato per l’intero pomeriggio, alzandosi dalla poltrona, si avvolse con cura nel mantello bianco e si calcò in testa il curioso cappello chiaro dalle larghe falde.

Uscirono insieme senza dire nulla dallo studio. Arrivati sul portone, Goethe prese la mano di Angelica baciandola con passione. “Posso accompagnarvi per un tratto di strada?” disse guardandola negli occhi

No. Vi ringrazio per la cortesia ma preferisco camminare un po’ in solitudine coi miei pensieri. Vi auguro una serena serata e Vi aspetto domani” rispose la donna, incamminandosi per rincasare. Non doveva percorrere molta strada per arrivarci.

Buona notte, mia Signora” la salutò con un profondo inchino. “Domani non mancherò di farvi nuovamente visita”. Rimase fermo, guardandola mentre si allontanava inghiottita dalle tenebre incipienti.

Era deluso dall’atteggiamento della donna, che l’avevano descritta come gaudente e passionale, mentre con lui si era mostrata fredda e distaccata con un’aria di sufficiente superiorità. Indubbiamente aveva uno charme che lo aveva colpito, mentre era sicuro che il suo l’avrebbe impressionata maggiormente ma l’evidenza era che aveva sopravalutato il suo fascino, sbagliando i calcoli su questo punto.

Rifletté che forse aveva messo troppa irruenza nell’invito e nel corteggiamento, costringendola a rimanere sulla difensiva. Poi lentamente si avviò a cercare compagnia femminile per la serata non molto soddisfatto da come era terminata la giornata.

Angelica, mentre percorreva la strada per rincasare pensò che era un giovane interessante tanto da non provare nessun imbarazzo, quando si era seduto sulla poltrona a osservarla in silenzio. Anzi aveva provato piacere e sensazioni positive.

Mille fantasie e mille pensieri si agitavano nella mente, mentre entrava in casa dove l’aspettavano per cena.

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  1. Caro Bear, vedo che hai appena iniziato a pubblicare il racconto del rapporto tra Goethe e la bella pittrice Angelica Kauffmann! sono curiosa di scoprire se seguirai la linea del “soltanto amici” o quella più recente di una “liaison” tra i due…
    un abbraccio

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  2. Si va in scena , atto primo, mi sporgo dalla loggetta per ammirare meglio i personaggi.
    Lui, è magnifico, nella sua sottile abilità di piacere, Lei ha bellezza e fascino che palesa in ogni movimento. Mi risiedo, aspetto il seguito
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    Bacioni
    Mistral

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