Capitolo 34

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Laura si alzò per vedere meglio, scorgendo solo una nuvola di polvere. Il cuore prese a battere con un suono lancinante nelle orecchie. Tutta la stizza che aveva covato fino a quel momento si disciolse come l’alba che annuncia il nuovo giorno, lasciando il posto a una sottile euforia. Mentre cercava di calmare il tumulto interiore e riacquistare la solita compostezza, in piedi osservò l’ingresso della carrozza scortata dal manipolo di fidati cavalieri. Si impose di rimanere lì, sotto il pergolato, anziché correre incontro al duca per abbracciarlo e baciarlo. Per questo ci sarebbe stato tempo e luogo più adatto.

I servi si precipitarono attorno alla carrozza per accoglierlo e aiutarlo a scendere. Un paggio sistemò il mantello, tentando di togliere il velo di polvere depositata sul farsetto. Alfonso si lisciò la folta barba nera che in alcuni punti appariva grigiastra in maniera innaturale, mentre scuoteva il capo. Avvertiva la bocca impastata e riarsa per la calura e la lunga corsa, ma allontanò con un gesto imperioso della mano il servo che gli porgeva una brocca di vino fresco e qualche frutto. Aveva visto la donna che in piedi lo stava aspettando.

“Madonna Laura, sono mortificato per la lunga attesa ma le preoccupazioni del governo mi hanno trattenuto nello studio più di quanto pensassi. Vi sarete annoiata in questa campagna bruciata dal sole agostano e logorata nell’incertezza del mio arrivo. Ora sono qui a rimediare e ottenere la vostra indulgenza, se voi vorrete concedermela”.

Batté le mani per richiamare l’attenzione dei servi.

“La lunga corsa per arrivare prima da voi mi ha fatto mangiare polvere e sudore. Un veloce bagno ristoratore è quello che serve prima di sedermi accanto a voi. Nel frattempo i musici allieteranno questo piccolo lasso i tempo, durante il quale vi lascerò sola”.

Il duca scomparve all’interno del casale, per poi riapparire con abiti cambiati e profumato di molte essenze odorose, mentre la ragazza aveva rasserenato l’animo e aveva ascoltato le dolci melodie dei musici.

“Mio Signore” cominciò Laura.

“Sapete che non gradisco essere chiamato così. Sono Alfonso per voi” la interruppe mentre la ragazza porgeva le mani per afferrare quelle del duca.

“Alfonso, mi spiace che le cure del governo del ducato vi impegnino oltre misura. Non vorrei esservi d’impiccio e costringervi a trascurare i vostri impegni ..”.

“Nessun impiccio, anzi la vostra vista mi riempe di gioia, facendomi dimenticare le preoccupazioni quotidiane. Non parliamone più. Pensiamo a trascorrere in letizia e tranquillità quel che rimane della giornata. Il sole sta rosseggiando basso sull’orizzonte e tra non non molto infuocherà il cielo”.

Gli occhi della ragazza si riempirono di luci come il cielo di stelle, mentre brindavano con un vino dorato e fresco. Le sembrava mansueto e docile come un agnello quell’uomo potente e dagli scoppi di collera improvvisa e terrificante. Tutti lo temevano, mentre lei lo trovava dolce e affettuoso. Si era guadagnato il rispetto della servitù più con i suoi modi dolci e gentili che come l’amante del duca, ma anche perché sapeva tenere testa a quell’uomo bizzoso e lunatico con una calma che impressionava.

La prima volta che si erano incontrati nella bottega del padre non stato esaltante, anzi in cuor suo pensava che fosse stato un capriccio passeggero. Poi l’incontro nella delizia di Belfiore aveva dato una svolta positiva. Aveva compreso che poteva nascere qualcosa a patto che lei tenesse la barra del timone ben dritta senza lasciarsi andare ma cedendo poco per volta. La tattica aveva funzionato mentre il duca rimaneva sempre più impigliato nella tela che Laura stava tessendo.

Il passaggio nel letto ducale era stato un momento condiviso senza fretta né sotto la spinta convulsa di fare sesso a tutti i costi. Questo aveva reso l’operazione un ricordo da serbare con cura. Entrambi ne avevano ricavato una sensazione mai provata prima di allora. Però anche gli incontri successivi non si concludevano inevitabilmente nel letto ma solo se si era creata l’atmosfera giusta che lei definiva amore.

Anche Alfonso aveva trovato un nuovo equilibrio con la vicinanza di Laura. Non percepiva più la compulsiva esigenza di fare sesso con tutte le donne che passavano nelle sue vicinanze. Si era calmato, aspettava con ansia il momento di rivedere l’amante, si sentiva a proprio agio quando la stringeva a sé, provava nostalgia quando lo lasciava per tornare a casa. Avrebbe voluto vivere con lei more uxorio ma tentennava a uscire allo scoperto. Aveva una moglie, Lucrezia, potente e ancora desiderabile, per essendo un po’ appassita per le molte gravidanze. Doveva pazientare, perché Laura aveva detto chiaramente che la loro relazione doveva essere coperta dal riserbo finché la moglie era in vita o quanto meno non ci fosse stato un via libera implicito.

Gli aveva detto che non voleva passare per l’ennesima concubina del duca ma per una donna rispettabile che lo amava. Era stata categorica su questo punto e lui aveva accettato questo punto di vista.

Giacomo stava tornando sui suoi passi verso il Monte dei Pegni, soddisfatto di come volgeva la giornata. Aveva ottenuto senza troppo lottare potere e denaro per portare avanti la sistemazione dei cunicoli. Aveva visto come e dove costruirne un terzo, anche se non ne conosceva le motivazioni pur intuendo lo scopo.

Adesso poteva tornare a casa per organizzare le prossime mosse, quando intravvide sull’angolo di via Spazzarusco e dei Piopponi, due donne che parevano aspettarlo. Una gli sembrava di averla vista di sfuggita nel palazzo di Giulia in una delle tante cene organizzate, mentre l’altra le era totalmente sconosciuta. Poi ricordò che la seconda l’aveva salutato con calore mentre andava a visionare il cantiere qualche tempo prima.

“Chi sarà?” si chiese tra il curioso e l’inquieto. “Sembra che questo Giacomo sia un gran rubacuori. Tutte sanno che è sposato ma non esitano un attimo per accoglierlo nel proprio letto nubili o sposate che siano. Ai miei tempi non era così facile ma si dovevano sudare le proverbiali sette camice e a volte non era sufficiente”.

“Buona giornata, Messer Giacomo” chiosò soave la donna sconosciuta.

“Ricambio i saluti, Madonna” rispose galante l’uomo prendendole la mano per baciarla, ma in cuor suo già turbato perché ne ignorava il nome.

“Costanza, non me lo presenti?” disse l’altra, togliendo dal momentaneo imbarazzo Giacomo.

“Non passate inosservata, mia Madonna. Ho l’ardire di chiedervi come vi chiamate, perché Madonna Costanza la conosco già” le domandò ossequioso, reso più sicuro dal fatto che non si conoscevano, e con un profondo inchino la ossequiò.

“Siete come le amiche mi avevano ben descritto con dovizie di particolari. Galante ma sincero. Amabile e cortese. E se vi negassi il mio nome?” replicò con un sorriso divertito.

“Avrei la morte nel cuore non potervi chiamare per nome. Però cercherei di strapparvelo con mille dolcezze”.

“Siete impagabile, Messere. Riuscite con la vostra dolcezza a ottenere tutto. Eleonora ..”.

“Che bel nome, Madonna! E ..”

“E io sono già in disparte come un vecchio straccio? Mia cara, Eleonora, vi avevo promesso di farvelo conoscere alla prima occasione ma sembra che ora io sia di troppo, rubandomi la scena. Il terzo incomodo che regge il moccolo” replicò un po’ stizzita Costanza con una punta di gelosia.

“Come potrei ignorarvi, Madonna Costanza. Siete bella e vellutata come una pesca maturata sulla pianta e non potrei farvi un torto più grande, ignorando la vostra presenza” e le prese la mano con una calorosa presa, mentre con l’altra teneva Eleonora.

“Mie Madonne, come potrei coltivarne una, trascurando l’altra, quando per bellezza e radiosità è impossibile graduare una scala di preferenze? Il sole scotta e non c’è un filo d’ombra su questo angolo. Andiamo verso il giardino ducale a rinfrescarci sotto le chiome degli alberi”.

Come scortato da due guardie Giacomo e le due donne si diressero verso i vicini giardini per sistemarsi su una panca all’ombra di un maestoso ippocastano.

L’uomo parlava ora con l’una ora con l’altra facendo a gara di coccolarle entrambe, mentre le due donne rivaleggiavano tra loro per attirare la sua attenzione. Era una situazione buffa: lui, conteso da due giovani signore, era indeciso su quale puntare senza offendere l’altra. Era una partita difficile da gestire perché la gelosia è un mostro che divora l’anima.

“Messer Giacomo, avete smesso di frequentare la casa di dama Giulia? E’ tempo che non vi vedo ai suoi convivi” chiese Eleonora suscitando la curiosità di Costanza.

“Dunque mi avete ingannata, Eleonora? Voi conoscevate già il messere”.

“No. Nessuno me l’aveva mai presentato. Il messere di certo non mi aveva notato” replicò rossa in viso la ragazza.

“Madonna Costanza, per me questa Dama era una sconosciuta prima del fortuito incontro di poco fa” disse Giacomo per gettare acqua sul fuoco della gelosia che covava impetuoso nelle due donne. “Se voi mi permettete, rispondo alla domanda postami. Non ho smesso di frequentare i convivi di dama Giulia. Purtroppo i numerosi impegni me lo hanno impedito e a malincuore ho dovuto rinunciarvi” proseguì, cercando di chiudere un discorso scivoloso.

Il clima stava diventando più disteso mentre le due donne avevano deposto per il momento le armi, stabilendo una fragile tregua. Giacomo continuava a tenere un’equidistanza senza mai dare l’impressione di pendere o verso l’una o verso l’altra. Questo difficile esercizio di equilibrio lo stava affaticando non poco e sperava che ben presto ognuno tornasse alle proprie occupazioni, anche perché era arduo dialogare su argomenti che si conosceva poco o per nulla.

“Messer Giacomo” disse Eleonora. “Il 12 agosto e per tre giorni organizziamo una festa, quella delle accensioni delle lampade, nella nostra tenuta di Casaglia nella Diamantina. Mi farebbe piacere che voi e Costanza partecipaste. Posso contare su di voi?”

“Tre giorni? Tre giornate piene oppure solo la sera? Verrà anche madonna Giulia?” chiese l’uomo.

“No. Dama Giulia è al seguito della duchessa Anna d’Este e non è disponibile. Si comincia nel pomeriggio del 12 e per tre notti successive si festeggia. Sarete entrambi miei graditi ospiti nel casale”.

“Grazie per l’invito che accetto volentieri. E voi Madonna Costanza, che siete rimasta muta, cosa dite?” domandò sperando che rispondesse con un rifiuto. Il pensiero di combattere ancora con la loro gelosia gli faceva accapponare la pelle. Anche l’assenza di Giulia aveva trasformato il dubbio in certezza.

La donna pareva riflettere, stringendo le labbra e corrugando la fronte.

“Come mai negli anni passati non mi avete mai invitata, dama Eleonora?” chiese seccata.

“Come mai? E’ un caso che sia in città in agosto, perché a giugno mi trasferisco nel casale e rientro solo a settembre. Oggi si è presentata l’occasione e vi ho invitata con tutto l’affetto che provo per voi” replicò ipocritamente Eleonora.

“Ma la festa in che cosa consiste” continuò indagatrice Costanza.

“Venite e vedrete” replicò asciutta.

“Mi avete convinta. Sarò al vostra casale il 12”.

“Bene. Faremo il viaggio insieme, perché mi trattengo in città fino a quella data. E voi, messere, come intendete arrivare? Volete un passaggio?”

“Vi ringrazio, Madonna. Ma preferisco usare i miei mezzi e non essere vincolato a voi. Mi basta conoscere dove e il giorno 12 sarò puntuale da voi. Ora però a malincuore devo lasciarvi. Alcuni impegni pressanti mi attendono”.

Prese le mani che baciò con trasporto, prima di allontanarsi per raggiungere la carrozza che lo attendeva da tempo.

Una festa misteriosa lo attendeva.

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  1. Convinto di averlo messo in programmazione ma non era vero.
    Buona lettura.

    PS Pubblicherò con cadenza più ravvicinata gli altri capitoli, anche se credo non lo saranno per tutti. La storia la termino in settimana ma con molte probabilità la interromperò. Vi ho già annoiato abbastanza.

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  2. Caro G. Paolo, non ho compreso bene (colpa mia) quello che scrivi.
    Cosa vi è successo?…
    Intanto mi sto godendo l’amore tra Laura e Alfonso, che a quanto pare non è la solita storiella si sesso del duca.
    Giacomo, lo vedo sempre in procinto di qualcosa di “grande”, ma non spicca mai il volo (opinione mia) Comunque, a me, preme sapere ,soprattutto la storia d’amore di Laura e Alfonso.
    Un abbraccio
    Mistral

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    • Non è colpa tua ma mia perché mi lascio prendere la mano e scrivo scrivo come un ubriaco che va a zig zag per la strada. Mancano ancora 17 capitoli, gli ultimi due, ma saranno poi due?, li sto scrivendo in questi giorni. In effetti sono molti da pubblicare. Ecco il motivo che mi sta facendo riflettere.
      La storia di Laura e Alfonso? Mi piace visto che conosco quello che ho scritto.
      Giacomo? Lo trovo simpatico e spaesato in un mondo non suo ma si adatta alla grande.
      Un abbraccio

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  3. Riconosco di aprofittare del nostro ospite commentando due capitoli alla volta, ma chiedo venia. Il mio tempo purtroppo é un tiranno malefico.
    Nel capitolo precedente tra l’ansia di Laura e la furia di Alfonso la trama si sviluppa con un incisività che prende il lettore, tanto da farlo diventare testimone oculare dei fatti.
    Il tenero Giacomo, non appare poi così tenero come in precedenza. E’ entrato a pieno nei tempi che gli occorre vivere e domostra lati, forse inaspettati a lui stesso, del carattere che possiede.
    Sa destreggirarsi tra incombenze di cui fino a poco nulla conosceva, ma che ora vengono utili. Pare che l’epoca e i fatti gli piaccaino e credo che ne avrà a male quando dovrà risegliarsi da questo sogno.
    In questo capitolo compare ancora una volta la psicologia di Laura. Trepidante per l’amato, ma non per questo desiderosa di essere una semplice concubina. Sollazzo carnale di robusti appetiti. Con fine intelligenza ha stabilito chiari e invalicabili paletti che avvolgono il suo rapporto con Alfonso. Dimostra ancora una volta non scaltrezza o astuzia da megera, bensì intelligenza e buon saper vivere della donna d’ogni tempo. Attenta al suo amato, ma anche a se stessa usando il fascino discreto della propria arguzia, sa dosarsi in spirito e corpo.
    Ad Alfonso ciò basta e appaga e forse per la prima volta é amato per ciò che é e non per ciò che rappresenta.
    Giaocmo oramai é diventato un tombeur de fammes e apprezza sempre di più la sua situazione.
    Dovrà solo prestare molta attenzione agli improvvisi temporali estivi, che possono trasformarsi in terribili tempeste.

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    • Giustificato. Non sempre c’è il tempo per fare tutto.
      Il tenero Giacomo si sta svezzando e cerca di sfruttare ogni occasione. Quel che va perso è perduto per sempre .. Però .. non faccio anticipazioni. per quanto Laura e Alfonso hai centrato l’obiettivo. Nula da ribattere a quello che hai scritto.

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