Capitolo 31

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Laura tornò a mattina inoltrata alla bottega del padre. Era raggiante e luminosa come mai lo era stata prima. La notte era stata calda ed emozionante, molto di più degli altri incontri. Addormentarsi accanto quell’uomo potente e dall’aspetto burbero e poco invitante era stato meraviglioso, un qualcosa di eccitante, perché in realtà sotto quella scorza dura, cotta dal sole di mille battaglie, si nascondeva una persona delicata e per nulla arcigna. Le aveva donato momenti di intensa felicità, complice l’atmosfera che si respirava nel casale. Adesso avrebbe dovuto affrontare la madre. Un impresa non di poco conto.

“Buona giornata, padre” disse entrando nella bottega.

“Buongiorno, Laura. Felice di rivedervi”.

La ragazza abbracciò l’uomo, baciandolo sulle guance.

“Mi fa piacere che siate felice. E’ una meravigliosa medicina, che guarisce ogni male” continuò Francesco, mentre cuciva la falda del cappello che stava lavorando.

“Padre, lasciate che a cucire ci penso io dopo essermi cambiata d’abito. In questi ultimi tempi vi ho trascurato in bottega ma la storia sembra bellissima”.

Non aveva finito di pronunciare queste parole, quando Paola irruppe nella stanza, perché il suo udito fine aveva captato la voce della figlia. Non prometteva nulla di buono quell’ingresso: sembrava un temporale d’estate violento e improvviso che si abbatte sulla campagna oscurando il cielo.

“Si dorme nel proprio letto, quando non si è maritata. La notte va trascorsa sotto il proprio tetto e non chissà dove ..” sbottò senza nemmeno salutarla con un tono stridulo e cattivo.

“Madre, non ero chissà dove e con un messere qualsiasi. Il nostro amatissimo Duca mi ha invitata a trascorrere la sera con lui. E non potevo rifiutarmi. Come avrei potuto? Cosa avrei dovuto ..”.

“Dire di no” completò Paola asciutta e tagliente. “Vi rendete conto che siamo una famiglia rispettabile noi, Boccacci Dianti? Voi trascorrete la notte con un uomo more uxorio. Vi rendete conto del disdoro nel quale ci hai gettato? Cosa diranno i conoscenti, gli abitanti della strada, quando verranno a conoscenza che Laura Dianti passa le notti nel letto di ..”.

“del Duca, madre. Quale disonore? La loro sarà solo invidia. E poi chi lo saprà, se voi non andrete a raccontare in giro ai quattro venti che la figlia è passata nel letto del duca?”.

Il padre continuava ad armeggiare attorno alla falda del cappello, non osando intervenire nella disputa della moglie con sua figlia. Ne avevano già discusso a lungo tra di loro e non avevano trovato un punto di raccordo. Paola sembrava contraria alla relazione tra Laura e Alfonso, Francesco era più possibilista, perché realisticamente parlando non sapeva come romperla senza suscitare le ire del Duca. Lui era potente e avrebbe potuto prendere la figlia senza che loro potessero metterci impedimenti. Tra il contrastare con ferocia il rapporto e l’assecondarlo senza troppi cedimenti e rinunce l’uomo preferiva la seconda strada, più morbida e meno insidiosa, perché col tempo, se la relazione si fosse consolidata, avrebbero potuto ricavare qualche vantaggio. Non comprendeva l’atteggiamento della moglie, che inizialmente aveva premuto con insistenza, mentre adesso frenava con molta decisione.

“Sei come tutte le altre” sbottò Paola come un tuono dopo il lampo.

“Ma madre! Fino all’altro ieri avreste fatto di tutto perché mi gettassi fra le braccia del Duca. Mi chiedevate se volevo diventare novizia. E poi ..” Laura fece una breve sospensione come per recuperare frammenti di ricordi e le parole giuste senza urtare la suscettibilità della madre. “Non avete accennato a qualcosa di voi accaduto tempo fa? Non ricordo bene la discussione ma rammento che ..” continuò la ragazza lasciando volutamente in sospeso i particolari.

“Come vi permettete di parlare così a vostra madre?” replicò stizzita per essere stata colta con le mani nel sacco.

“Forse sarebbe bene, che la vostra discussione la continuate in cucina. Qui chiunque passa per la via sente le vostre voci” disse calmo Francesco, invitandole a ritirarsi più all’interno dell’abitazione a far baccano.

Le due donne accolsero l’invito trasferendosi in cucina, dove si sedettero intorno al tavolo.

“Madre, non intendevo mancarvi di rispetto ma qualche tempo fa avete accennato a qualcosa, quando ho ricevuto il primo invito. Eravate scandalizzata al pensiero che non fossi andata a letto col Duca. Ora mi rinfacciate di averlo fatto. Vi chiedo: voi eravate illibata quando avete sposato Francesco?”

“No, no di certo” rispose senza pensarci troppo, memore di quei famosi incontri. “Però non ho ..”

“Madre, non c’è necessità di spiegarmi con chi l’avete fatto”.

“Sì, è vero ma almeno da quegli incontri ho ricavato qualcosa. Tu invece, niente”.

“Madre, se il Duca mi avesse dato degli scudi d’oro mi sentirei come una donna di malaffare, che presta il proprio corpo in cambio di denaro”.

“Sarà come dici tu ma se domani il tuo Duca ti lascia non sei più vergine. Chi ti vorrà? Almeno io ero già promessa sposa a Francesco. Poi quegli scudi sono stati una manna per pochi incontri” replicò accalorata Paola.

“Madre, il Duca mi rispetta e mi tratta come una Madonna. Io provo affetto per lui ..”

“Sarà come dici ma non è detto che tra qualche tempo non si stanchi. Il Duca è sposato con una bellissima donna, potente e pericolosa. Lui non l’abbandonerà mai per prenderti come moglie. Io dal mio conte per poche volte ho ricavato un bel mucchietto di scudi d’oro e non mi sono sentita una donna di malaffare. E’ stata una semplice transazione d’affari: ho dato qualcosa in cambio di fiorini. E non pochi”.

Laura scosse il capo, perché quello che le stava confessando la madre era veramente grave ai suoi occhi. Si domandò se suo padre era a conoscenza di questo. “Cosa importa se lo sa oppure no. Io mi sentirei sporca per sempre” rifletté la ragazza.

Paola capì di essersi lasciata trasportare troppo dalla foga, rivelandole un peccato giovanile. Lei lo considerava veniale, già estinto, un semplice ricordo di una prima volta neppure esaltante.

“Laura, sono stata troppo impulsiva e dura nel parlarti. Ha ragione tuo padre. Aspettiamo e valutiamo gli eventi. Se ora sei felice, lo siamo anche noi” e l’abbracciò con trasporto.

“Madre, grazie per aver compreso le mie istanze. Prometto che le vostre confidenze rimarranno un segreto tra noi. Se l’avete fatto, avevate delle buone ragioni. Non sta a me giudicare”.

Un bacio suggellò la ritrovata armonia.

Giacomo si gettò a capofitto nell’impresa di rendere i due cunicoli sicuri e progettare il terzo. Aveva le idee sufficientemente chiare ma come realizzarle era tutto un mistero. Doveva trovare dei lavoranti che operassero in silenzio, doveva trovare le lire marchesane per pagare la loro omertà, non doveva trascurare le relazioni che stava intessendo in casa e fuori. Insomma aveva molti problemi da risolvere con soluzioni per nulla scontate e neppure troppo chiare. L’unica certezza era che lui metteva le idee e gli altri la realizzazione. Progetti ambiziosi che richiedevano attenzione. Le settimane passavano mentre lui cercava di sbrogliare la matassa dell’incarico del Duca, che presto si sarebbe fatto vivo per farsi ragguagliare sullo stato dell’arte.

Erano i primi di luglio quando ricevette un messaggio del segretario, Bernardino de’ Prosperi, che lo convocava nello studio ducale per il giorno 15 alle 10. Giacomo si interrogò sui motivi dell’incontro.

“Di sicuro il Duca vorrà conoscere lo stato di avanzamento dei lavori ma non ho molte novità in verità. Oggi devo incontrare un capomastro e qualche lavorante per la paga e altro. Oltre a questo non ho altro da comunicare” rifletté amaramente. “Però è l’occasione buona per mettere in chiaro alcuni punti. L’accesso al rivellino nord, la costruzione di alcuni sfiati lungo il percorso e il compenso. Aspettiamo”.

Aveva alcuni giorni di tempo per organizzarsi al meglio. Non immaginava che essere l’ingegnere del Duca fosse così complicato.

“Va bene che ci sono stati alcuni piacevoli fuori programma ma il resto è abbastanza oneroso. Nella mia epoca sarebbe stato molto più lieve. Qualche mazzetta, lavoro scarso e poi sarebbero stati gli altri a lavorare per me. Meno rogne, meno beghe”.

E si avviò per uscire.

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  1. …chi è senza peccato, scagli la prima pietra! Paola invece è davvero antipatica, a prescindere dai suoi errori di gioventù (che lei tra l’altro non ritiene tali, anzi) si lamenta poi che la figlia si è concessa troppo presto o meglio, che non abbia portato a casa…il risultato! Questo si chiamerebbe oggi, sfruttamento della prostituzione! Se fossi in Laura, una volta conquistata una posizione stabile accanto al Duca, lascerei la madre alle proprie miserie…

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    • Si, Paola è antipatica, perché volutamente l’ho pensato così. Certamente oggi si chiamerebbe così il suo incitamento ai risultati. Ma mi domando cosa è cambiato oggi? Direi molto poco Perché? I genitori spingono le proprie figlie in quella direzione.
      Un grande abbraccio

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  2. l’amore è stato sempre un business, non per nulla prima si facevano i matrimoni combinati e anche in assenza di matrimonio in molti casi si continuano a curare gli interessi privati, mentre i sentimenti passano spesso in secondo piano… oltre ad essere un dialogo importante all’interno della struttura del racconto, il tema offre lo spunto per numerose discussioni…
    complimenti caro bear, un abbraccio

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