Capitolo 22

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Un capitano della guardia ducale si parò dinnanzi minaccioso, intimandogli di fermarsi. Giacomo acconsentì prontamente, perché la missione era delicata e non doveva far trapelare i motivi delle sue ricerche.

“Dove state andando? Chi siete?” domandò scortesemente, mentre due guardie lo affiancavano.

“Al rivellino nord. Forse è proibito? Sono l’ingegnere del Duca e dovrei controllare ..”.

“Controllare cosa? Non sapete che quell’area è interdetta a tutti per ordine del nostro eccellentissimo Alfonso I? Nessuno può avvicinarsi o penetrare quell’area senza il permesso scritto del nostro amatissimo Duca”.

Giacomo rimase basito e senza parole. Il duca non consentiva a chicchessia di entrare nel rivellino nord o persino di avvicinarsi ma gli aveva ordinato di procedere alle verifiche dello stato dei passaggi segreti e di costruirne uno nuovo. Gli sembrava una follia, ben sapendo che nessuno sarebbe riuscito a rompere il vincolo senza uno scritto di Alfonso. L’impresa gli sembrava impossibile e ineseguibile per raggiungere le soluzioni richieste. Si trovava in un vicolo cieco.

“Se non posso attivarmi, senza un permesso scritto, per la verifica, come riuscirò a soddisfare la commessa ricevuta?” si domandava Giacomo senza ottenere una risposta soddisfacente.

“Comprendo pienamente le vostre disposizioni e la loro applicazione, ma come faccio a rispettare la commessa del nostro eccellentissimo Duca?” chiese Giacomo, abbassando il tono della voce a semplice sussurro.

“Gli ordini sono ordini e li faccio applicare alla lettera. Quindi voi chiedete al nostro amato Duca il permesso scritto per controllare …Non so cosa, visto che non avete avuto l’accortezza di comunicarmelo” replicò austero e deciso il capitano delle guardie ducali.

“Non lo sapete perché mi avete interrotto la spiegazione. Dunque dovrei controllare la stabilità del rivellino nord, perché sono giunte al nostro amatissimo duca delle informazioni su possibili crolli del manufatto per via di certe crepe notate in una parete” disse inventandosi una scusa più che plausibile per le orecchie del capitano.

Detto questo senza aspettare una risposta, che non sarebbe mai pervenuta, si girò incamminandosi verso l’uscita che dava in Piazza de’ Pollaioli per il rientro a casa. Non poteva tornare dal duca per farsi rilasciare un permesso di accesso, che di certo non glielo avrebbe concesso, perché, se questa fosse stata l’intenzione e se la missione avrebbe dovuto svolgersi alla luce del sole, di sicuro glielo avrebbe firmato al termine del colloquio e non successivamente. Doveva trovare un’altra strada per percorrere i due cunicoli e rispettare l’impegno imposto senza troppe discussioni. Quello che lo preoccupava maggiormente era la costruzione del terzo cunicolo da eseguire in gran segreto.

“Come? E dove trovo maestranze fidate alle quali affidare il compito di costruirlo?”

Era immerso in questi pensieri per nulla allegri, quando udì una voce familiare chiamarlo. “Messer Giacomo! Messer Giacomo!”

Alzò il capo, facendo fuggire tutti i cattivi pensieri che lo stavano accompagnando da qualche minuto, e girò il viso in direzione di quel suono gradevole che gli ricordava qualcosa di piacevole.

“Oh! Dama Giulia! Che piacere rivedervi1 Come state? Sempre più bella e attraente!” disse con stupore misto a galanteria, mentre l’uomo si avvicinava alla ragazza per baciarle la mano.

“Sempre galante, Messer Giacomo. Siete un vero signore. Peccato che ..” rispose civettuola la donna, accettando complimenti e baciamano.

“Lasciatevi ammirare! Siete un toccasana per gli occhi e per lo spirito”.

“Solo quello?”

“No! Anche per il corpo!” replicò sorridente e sornione. “Sto andando alla Porta degli Angeli per via dei Piopponi. Posso avere la grazia della vostra compagnia? Nelle vicinanze c’è una trattoria, L’Abbondanza, dove si mangia divinamente. Potremmo fermarci sotto il pergolato a pranzare vista l’ora. Avrò questo onore, dama Giulia?”

La ragazza sembrò pensarci un po’ ma in cuor suo aveva già deciso di accettare l’invito, perché Laura d’Este non era di buon umore nella giornata odierna per via del suo malessere di donna. “E’ intrattabile oggi come capita sempre quando ha il suo ciclo. Ma oggi è meglio girarle alla larga. Irascibile com’è si rischia qualcosa. Mi sembra più piacevole la compagnia del Messere e poi ..” rifletté sorridente, mentre accettava il braccio che le porgeva Giacomo.

Rispose con un cenno del capo che era più chiaro di un «Sì», mentre allegra si incamminava al fianco dell’uomo.

“Non vi ho più rivista dopo la grande nevicata di gennaio. Ho sperato di vedervi con vostra cugina Ginevra. A proposito. Come sta? Ha superato il lutto della vedovanza?”.

“Ginevra? Sta bene, almeno l’ultima volta che l’ho vista. Ora è a Mantova alla corte di Francesco e Isabella Gonzaga, perché al termine della vedovanza convolerà a nozze con Aloiso Gonzaga. Vi ricorda sempre come un uomo arguto e gentile, che le ha donato istanti di grande felicità e serenità”.

Continuarono a chiacchierare mentre lentamente percorrevano via dei Piopponi, dove in lontananza si vedeva la Porta degli Angeli, quando Giulia esclamò sorpresa.

“Ma quella è la carrozza ducale! Quella che usa il nostro amatissimo Duca per i suoi spostamenti verso le delizie. E al di là della Porta c’è quella di Belfiore. E’ strano, vista l’ora. Però le tendine rosse impediscono di vedere chi ospita. C’è lui in persona o qualcun’altra, che non desidera essere riconosciuta”.

“Perché strano? Non ci trovo nulla di singolare. Oggi è una giornata calda che merita di essere trascorsa all’aria aperta” replicò cautamente Giacomo, che non ricordava che fuori delle mura ci fosse una delizia estense. Nella sua epoca c’era solo un grande parco urbano senza ruderi antichi.

“Però vedo che siete ben informata sull’uso della carrozza. Forse ..” e fece una pausa per non irritare la compagna.

“No! No! Messer Giacomo. Non è come pensate voi” replicò ridendo, mentre si stringeva con maggior vigore all’uomo. “Vivendo a corte, i pettegolezzi si sprecano. E tutte hanno raccontato storie incredibili su quella carrozza dalle tendine rosse. Quanto di vero ci sia non lo so ma le chiacchiere girano e si agitano come bandiere al vento. Però Laura d’Este, una cugina del nostro amatissimo Duca, afferma che il cugino la usa per questi scopi e io le credo”.

Giacomo e Giulia continuarono a conversare mentre la carrozza li superò, allontanandosi verso la Porta.

All’interno Laura avrebbe voluto osservare fuori ma le era stato proibito. “Tenete sempre le tendine tirate e non mostrate il vostro viso. Potrebbe essere pericoloso” le disse Bernardino de’ Prosperi, prima di scendere all’inizio di via dei Piopponi. E lei non replicò, rispettando il divieto.

Curiosità mista a timore cresceva dentro di lei, perché intuiva chi l’avrebbe accolta nella delizia.

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  1. Buongiorno Gian Paolo, la storia procede bene, spedita e bella.
    Giacomo avrà il suo bel da fare per introdursi nel posto “proibito” e alla deliziosa Laura cosa accadrà?…
    Ti seguo con piacere e tanta voglia di sapere…
    Buona domenica
    Mistral

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  2. carissimo..ho letto poco in precedenza..ma..ammetto che mi piace molto…e la storia si evolve sempre di più..ce la farà..ne sono certa….una soluzione c’è…
    complimenti…sei molto bravo a scrivere ed è piacevilsssimo…leggerti.
    buona notte….mamy

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  3. …la carrozza dalla tendine rosse mi intriga…bella idea! Ne verrebbe fuori una bella fiction, mai pensato di scrivere la sceneggiatura?
    Riguardo ai post di Caffè, io sono disponibile per la seconda domenica di agosto. Mi dai la conferma?

    Un caro abbraccio

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  4. ciao grazie del tuo gentile commento , ma semai io potrei essere la madre di una delle veline :-))ahahahhahaha…….
    ho messo la foto della grandine che in qst gg. ci ha rinfrescato….ti aspetto….posso offrirti una …granita!! ;-))

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    • Ci sono madri più giovanili delle figlie, anzi in aperta concorrenza sia nel vestire, sia nelle azioni …
      Come no! Vengo subito a rinfrescarmi. Qui no grandine (per fortuna, abbiamo già dato) no pioggia, solo caldo boia..

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  5. Ad un uomo come Giacomo non mancherà certo quel guizzo d’ingegno e saprà togliersi d’impaccio, anche perché fino ad ora é riuscito a vestire panni non suoi, in un ambiente lontano da quelli frequentati e soprattutto in un’epoca così lontana da quella abituale. Ora per uno che é riuscito a destreggiarsi tra due donzelle … focose, rintuzzare l’umoralità di una moglie e svicolare con una politica accorta l’ombrosità di un Duca, conosciuto più che altro sui libri, darà il meglio di se sicuramente e questo suo darsi, sarà indubbiamente una sorpresa.
    Quindi attendo il risultato di tanto ingegno.
    Ancora complimenti meritati per la tensione narrativa.

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