Capitolo 15

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Giacomo era ancora confuso e allo stesso tempo eccitato per l’avventura notturna della quale non ricordava nulla o solo qualche brandello piuttosto sbiadito. Anche il risveglio era stato sulla falsariga della notte. Quello di cui aveva certezza erano una donna al suo fianco della quale non rammentava il nome, un letto non suo e tanti interrogativi non risolti.

“Chi è?” si domandava al termine dell’eccitante amplesso. “La contessa Giulia o la vedova Ginevra? Oppure quell’altra misteriosa donna che si era unita a loro?”

L’unica evidenza era il tatto. Percepiva forme rotonde e una carne soda, compatta, mentre il resto era avvolto nella nebbia.

Della sera precedente rammentava con chiarezza l’arrivo, l’accoglienza e i sottili giochi, intrecciati a tavola con Giulia e Ginevra, sui comportamenti sessuali degli invitati e nel proseguimento della serata più esplicitamente sui loro.  Poi i fumi delle abbondanti libagioni con quel vino bianco ambrato e apparentemente innocuo, che hanno accompagnato il pantagruelico pranzo, l’hanno fatto scivolare in un limbo indefinito, composto da tanti piccoli scampoli di rara lucidità.

Adesso che la sbornia era passata, lasciando solo un pesante cerchio alla testa, si domandava dov’era. Questa sembrava una domanda ricorrente, che lo ossessionava dal giorno precedente, senza che riuscisse a dare una risposta coerente al suo stato. Quello che non comprendeva era se fosse il frutto di un incubo più o meno felice oppure fosse una realtà alquanto romanzata.

“L’unica certezza è che sono in una camera del tutto sconosciuta insieme a una donna della quale posso percepire i contorni senza conoscerne il volto. Invero assai poco per potermi destreggiare senza rischiare di smascherare le mie mancanze”.

La campagna di letto era nuda come lui d’altra parte. Respirava serena dopo aver fatto all’amore, assopita e tranquilla. Presumeva che fosse anche appagata, almeno questo era il suo convincimento. Giacomo allungò le mani esplorando nuovamente il corpo con circospezione. Il seno al tocco gli appariva florido, duro, che immaginò che restasse in posizione anche senza altri sostegni. Fece scivolare discreta e leggera la mano sinistra verso il basso che sentì sodo e compatto. Questi movimenti lo eccitarono nuovamente, mentre la donna mugolava come se provasse delle emozioni di piacere.

Si fermò e attese che desse qualche cenno di risveglio. Doveva essere già mattina inoltrata dal leggero chiarore che filtrava attraverso i pesanti tendaggi davanti alle finestre. Gli occhi cominciarono a intravedere le forme. Un naso regolare e un viso rotondo erano quello che poteva osservare, mentre il resto era nascosto dalla coperta di lana e agnello, sotto la quale erano rintanati per proteggersi dal freddo piuttosto pungente. La donna adesso era sveglia e vigile.

“Messere Giacomo, aveva ragione mia cugina ..” disse stringendosi nuovamente a lui. “Siete un amatore eccezionale”.

“Quale cugina?” si chiese stupito. “E poi fino a ieri non conoscevo nessuna donna, all’infuori di quelle della mia epoca! Come possono conoscere le mie doti amatorie, se per me erano delle illustre sconosciute?”. Però conservò gelosamente dentro di lui questi pensieri.

“Ma anche voi avete dimostrato una passione ardente e una natura focosa” replicò l’uomo con dolcezza.

“Siete galante e discreto, messere!”

Rifletté che doveva essere Ginevra, la vedova, la donna che gli stava accanto.

“Madonna Ginevra, vedo che la vedovanza non ha smorzato i vostri ardori” azzardò Giacomo, sperando di avere eseguito l’azzardo giusto.

Una gaia risata, che lo rincuorò, risuonò sotto le coperte.

“No! Era tempo che provassi nuovamente i piaceri della carne” replicò senza imbarazzo e con naturalezza.

Un sospiro di piacere mascherò il sollievo nell’avere indovinato chi era la compagna. Un veloce flash gli sovvenne, ricordando gli ultimi istanti del banchetto prima dell’oblio notturno.

Era ormai la fine del convivio, quando una terza donna giovane e sfrontata si unì a loro, proponendo una gara alle altre due.

“Vi propongo un gioco. Il premio è messer Giacomo. Chi vince ha diritto a passare la notte con lui” disse sistemandosi vicino a loro.

“E perché dovremo eseguire questo gioco?” domandò scocciata Giulia. “Nessuno vi ha invitata a aggregarvi a noi. Il messere è nostro ospite. E poi non è detto che noi abbiamo questi pensieri. Siamo ..”.

“Suvvia, dame! Lo sanno tutti che gli ospiti sono tali e vanno onorati al termine del convivio!” replicò scanzonata e pungente.

I fumi del vino fecero il resto. Ricordò che fece da paciere nel litigio, del quale era l’involontario protagonista, e accettò di essere l’oggetto della scommessa. Brandelli confusi del gioco e di come terminò veleggiavano nella mente. Infine il buio inghiottì tutto e con esso anche chi era risultata la vincitrice.

“Dunque ha vinto Ginevra. Mi domando se avesse vinto una delle altre due come sarebbe stata la notte” si chiese, mentre si stringeva alla donna.

Come se gli avesse letto il pensiero, Ginevra cominciò a parlare..

“Avrebbe vinto sicuramente Costanza, se la cugina non avesse fatto in modo che io risultassi la vincitrice. Quella donna non perde occasione nei banchetti di scegliere l’uomo col quale vuole trascorrere la notte. E’ sfrontata e priva di morale e tradisce il marito con tutti”.

“E lui cosa fa?” chiese curioso.

“Come tutti gli altri mariti. Tradisce la moglie, andando a letto con le amiche” rispose ridendo. “Perché voi non fate lo stesso?”.

Giacomo stava per replicare che non avrebbe tradito la moglie, quando si ricordò che in questa epoca ne aveva una, rimasta a casa.

“Sì, avete ragione, Madonna Ginevra. La mia era una domanda oziosa. Ma vi chiedo come siete riuscita a sconfiggere Costanza, la rivale”.

“Vedete la scommessa verteva se fosse entrato per primo una donna o un uomo oppure nessuno. Ella aveva puntato su una donna mentre io su nessuno e dama Giulia su un uomo. Quell’intrigante si era accordata con l’amica compiacente e avrebbe vinto di certo, se la cugina non avesse fatto un cenno al servitore per bloccarla. Così è andata. Non saprò mai ringraziarla per quello che ho provato stanotte”.

Aveva appena finito di mormorare le ultime parole, quando un bussare discreto e qualche colpetto di tosse annunciarono l’arrivo di qualcuno. Giacomo avrebbe voluto porre altre domande ma non c’era tempo, perché la porta si aprì mentre una donna scivolava furtiva dentro.

“Vi ho svegliato?” chiese una voce divertita. “E’ tempo di fare colazione. Fuori imperversa una bufera di neve che sta bloccando tutta Ferrara. Qui si muore dal gelo! Il fuoco è morto da un pezzo ma forse non ne avete avuto necessità”. E un risolino irriverente e vagamente geloso accompagnò quest’ultima affermazione.

“Neve? E come faccio a rientrare?” chiese sbigottito Giacomo, senza raccogliere la non troppo velata frecciata.

“Già stanco di Madonna Ginevra, Messer Giacomo?” replicò ironica Giulia.

“No, anzi .. Ma mi chiedevo come potrei raggiungere la casa fuori città”.

“Spedite il vostro staffiere. Però io sto gelando, mentre voi siete al caldo sotto le coltri”.

“E la colazione?” rimbeccò l’uomo, mentre Ginevra si stringeva con passione al suo corpo.

“Aspetta solo un mio cenno. Mi fate posto o non sono gradita?”

“Cosa dite, Madonna Ginevra? L’accogliamo qui o la lasciamo al gelo?”.

La donna sbuffò indispettita, senza dire nulla, lasciando il compito al compagno di decidere sulla risposta. Era chiaro che non desiderava la presenza della cugina.

Giacomo era preso tra due fuochi e avrebbe scontentato o l’una o l’altra con qualsiasi decisione che avrebbe preso. Decise di giocare la carta di fare colazione intorno al tavolo che stava accanto al camino, spento e gelato. Sicuramente avrebbe deluso entrambe ma almeno avrebbe avuto il tempo per ricucire, visto che era rimasto bloccato dalla neve.

“Accendo il camino e facciamo colazione attorno a quel tavolo” esclamò deciso, mentre incurante del freddo si precipitò verso gli indumenti ammonticchiati alla rinfusa ai piedi del letto.

“Siete impazzito?” urlarono all’unisono vedendolo nudo armeggiare con calzamaglia e corsetto. “Morirete dal gelo”.

“Se sarà così, sarà dolce dopo una notte fantastica” replicò battendo i denti.

“Ma perderete l’occasione di altre notti straordinarie” disse Ginevra, rimasta al caldo sotto le coperte.

“Per il momento sono sopravvissuto” e cominciò ad armeggiare col camino con scarsi risultati.

“Messere Giacomo, lasciate perdere. Chiamo la cameriera che in un attimo lo accenderà” e battè le mani.

La giornata prometteva bene.

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  1. ammiro la tua lucidità sui terremoti, io non sarei cosi serena, stanotte pensavo di aver avuto un incubo, ma per fortuna è stata poca cosa da me….
    speriamo in tempi migliori è?? grazie che sei passato sai che nn ricordavo fossi di FE?
    ciao

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    • Fiore, forse è incoscienza ma cerco di non farmi prendere dal panico. Mi dico sempre che durante le scosse è inutile agitarsi, perché si rischia di più. Poi a terra ferma si può cominciare a ragionare.
      Ciao

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  2. Eccomi di nuovo. piccante, intrigante e sensuale episodio, ricamato con sottile e genuina
    partecipazione dei personaggi. Messer Giacomo sarà ben felice di ospitare nel suo letto anche la cugina Giulia. Attendo con impazienza la prossima “mossa”
    .Sei un fine intenditore, caro Gian Paolo
    Ti abbraccio
    Mistral

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    • Un capitolo che ho scritto, limato più volte per tentare di trasmettere il senso di smarrimento di Giacomo e i rituali della corte estense durante le fastose cene. Mi fa piacere di sapere che sono riuscito nell’intento.
      Sono rimasto a lungo a ragionare su “sei un fine intenditore” ma poi ho rinuncioato.
      Un grande abbraccio
      Gian Paolo

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  3. Il nostro Giacomo sarà smarrito nel tempo e nello spazio, ma non ha smarrito certe sue peculiarità.
    Delle quali ne sappiamo con garbata ironia e con una sottile vena sensuale.
    Questo capitolo scala i vetici della mia personale classifica e rende il racconto ancora più intrigante.

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