Capitolo 13

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Alfonso si aggirava inquieto nei suoi appartamenti. Fuori fioccava con grande intensità e tutto quello che vedeva attraverso le finestre era bianco. Il giardino ducale aveva assunto un aspetto allegro. Non certamente era così il suo umore.

Chiamò il cameriere personale per farsi aiutare a vestirsi e il maestro di casa per controllare gli appuntamenti nella giornata odierna.

“Al tocco Rinaldo Costabili. Poi il segretario Bernardino de’ Prosperi e Boezio de’ Silvestri .. Ma chi è costui?” si chiese vedendo questo nome. Gettò la carta sul tavolo, mentre andava a controllare alla finestra. La nevicata era diventata un diluvio per l’intensità. Finora il tempo era stato clemente. Un po’ di nebbia, qualche pioggia, freddo ma non eccessivo e pochissima neve. Adesso sembrava che volesse mostrare il suo vero volto invernale, arcigno e per  nulla rassicurante. Per qualche mese tutte le attività sarebbero state ferme o si sarebbero mosse al rallentatore.

“Circolare con la carrozza sarebbe pressoché impossibile. A piedi estremamente pericoloso”. Esclamò ad alta voce.

Come un leone in gabbia si trasferì nello studio ducale per leggere alcune carte e scrivere qualcosa per i giudici dei savi e il segretario.

Era da poco seduto sulla sua Savonarola, quando udì un bussare discreto alla porta.

“Avanti” urlò più per rabbia che per farsi sentire.

Il maestro di casa gli annunciò la visita dell’ambasciatore di Firenze.

“Eppure non l’avevo in lista per oggi” rifletté scorrendo velocemente la lista.

“Fattelo entrare” gli confermò di malagrazia. “Se devo ricevere qualcuno, non è certamente costui”.

L’ambasciatore entrò accompagnato dal maestro di casa e porse i suoi omaggi al Duca, che a denti stretti gli rispose in maniera poco ortodossa.

“Volevo salutarvi, Eccellentissimo Duca, perché sono di partenza per Firenze”.

“Ma sperate di mettervi in viaggio con questo tempo da lupi?” replicò divertito Alfonso.

“Devo farlo, perché sono stato richiamato con urgenza. Il governo della città è dilaniato da molte fazioni. Spero di partire oggi o domani al massimo”.

“E come credette di procedere? Il tempo è pessimo e le strade sono piene di neve ..”

“Con qualunque mezzo: la carrozza, il cavallo o la slitta. Ma devo raggiungere Firenze il prima possibile. Prendo commiato da voi e spero che rivederci tra qualche mese” tagliò corto l’ambasciatore.

“Che la fortuna vi assista” rispose asciutto e ironico il Duca.

Mentre l’ambasciatore prendeva congedo e spariva oltre la porta, Alfonso pensò che dovesse essere un temerario per affrontare un viaggio in quelle condizioni. Il Duca ricordò come in maniera rocambolesca era riuscito a ritornare nelle sue terre dopo essere stato ostaggio del Papa Giulio II.

“Sono stato fortunato, tutto sommato e me la sono cavata con poco” commentò la partenza dell’ambasciatore fiorentino. Però adesso doveva concentrarsi, perché tra non molto Rinaldo Costabili, nominato giudice dei Savi qualche anno prima, sarebbe venuto per discutere un’ordinanza che regolava le azioni in caso di incendi.

“Ma sarebbe riuscito a raggiungere il Palazzo Ducale?” era questo il pensiero.

Però c’era un altro punto che premeva urgentemente, relegando in un angolino Laura Dianti. Con la mediazione di Carlo V aveva versato al Papa una bella somma in fiorini d’oro per riconquistare i territori di Modena e Reggio. Leone X, un Medici, aveva accettato il pagamento ma aveva fatto orecchie da mercante perché aveva altre mire su quelle terre. Questo gli dava un senso di frustrazione e impotenza contro il quale non poteva fare nulla ma solo aspettare gli eventi.

Puntuale Rinaldo Costabili si presentò nello studio ducale. Era stato il consigliere segreto del padre di Alfonso, Ercole d’Este, mentre adesso ricopriva il ruolo di giudice dei dodici Savi. Questi amministravano il ducato imponendo gabelle e tasse, ma soprattutto rappresentavano la mano armata del Duca in tema di giustizia. Loro si riunivano in alcuni locali posti al piano terra del cortile Ducale, ma avevano anche un ingresso da via Cortevecchia accanto all’Osteria del Cavaletto.

“I miei omaggi, eccellentissimo Duca” esordì con un inchino Rinaldo. “Oggi il tempo non è clemente e presto la città sarà bloccata dalla neve”.

Alfonso annuì replicando al saluto, mentre consultava gli appunti che i Savi gli avevano sottoposto nei giorni precedenti.

“Dunque. Voi scrivete che i pompieri «devonsi recare sul luogo dell’incendio accompagnati da fabbri ferrai, legnaioli e muratori. I negozi di droghieri, cerchiari e mastellai devono essere aperti. I massari dei rioni devono nominare, a loro cogniti per onestà, delle persone, che devono correre sul luogo al suono delle campane. Loro ne saranno i responsabili, giacché si era veduto per esperienza che concorrevano anche i cattivi per rubare anziché per aiutare. Il massaro di San Romano dovrà indicare venti persone, sedici quello di Boccacanale e dieci quelli per i restanti rioni. Le nomine sono annuali ed eseguite il primo di ogni anno». Sì, mi pare un’ordinanza equilibrata. Pertanto completatela e sarà pubblicata col mio sigillo”.

Parlarono poi di giustizia e tasse. Il Duca doveva raccogliere molti fiorini per estinguere il debito contratto per il riacquisto di Modena e Reggio.

“Messer Rinaldo, restate mio ospite a colazione?” chiese Alfonso.

“Grazie, mio Duca” rispose pacato. “Un impegno gravoso mi attende. Dobbiamo valutare come punire i riottosi, affinché non ci siano più tumulti di piazza”.

E uscì dalla stanza dopo avere reso omaggio al Duca.

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  1. Buon mattino caro Gian Paolo, ho letto con calma e piacere questo ennesimo episodio. Con la
    tua indiscutibile bravura , hai narrato con perfetta “ricchezza”, e amore per i personaggi
    Metti il lettore a proprio agio, senza appesantirlo con inutili discorsi.
    Bravo
    Ti abbraccio
    Mistral

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  2. Caro Bear, un altro piacevole capitolo. Mi piace molto l’ambientazione storica, ma gli “appunti dei Savi” si rifanno a documenti autentici dell’epoca o è tutto frutto della tua fervida fantasia?
    un abbraccio

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    • Cara Maria, le tue parole mi riempiono di gioia, perché so che sono ponderate.
      Per gli appunti dei Savi è un piccolo aggiustamento di un documento autentico del 1517, che ho trovato in una cronaca di Ferrara di 1700. Ho sistemato qualche periodo ma il senso è rimasto. Naturalmente il dialogo e la presentazione sono solo frutto della mia fantasia.
      Un abbraccio

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    • Sto cercando, per la seconda volta, di coniugare realtà storica con la fantasia. Se il risultato sarà buono, lo saprò solo alla fine.
      La prima volta, ed è stata la prima prova di scrivere un racconto lungo, è stata cinque anni fa con la storia dell’amore segreto tra Goethe e la Kaufmann. L’ho autopubblicato e il download è gratuito.
      Un abbraccio serale

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  3. Tutte le volte che leggo questo racconto, mi sembra di aggirarmi tra le sale di Palazzo Ducale. Di sentirne l’aria nebbiosa. Dovrò scegliere con attenzione i panni giusti, per paludarmene senza attarre troppa attenzione. IL Duca di questi giorni é assai nervoso e non vorrei incorrere nelle sue ire, nè finire nelle mani del Consiglio dei Savi.

    Tutto ciò per sottolineare quanto apprezzi e coma goda di questo tuo scritto.

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