Capitolo 12

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Le prime luci dell’alba accolsero Laura con un cielo imbronciato che preannunciava neve. La ragazza rimase al caldo sotto le coperte, ripensando al sogno della notte. C’era qualcosa di strano che la turbava, perché raramente aveva visioni oniriche così ricche di particolari. Era questa la stranezza che la faceva riflettere.

Due erano i dettagli che erano rimasti impressi: la localizzazione sconosciuta e il misterioso personaggio che era apparso prima del risveglio quando quel «No!», che inizialmente le era morto in gola ma che poi era uscito di prepotenza nel silenzio della notte, aveva destato tutta la famiglia.

Si domandava quale era il reale significato del sogno e quale messaggio recondito voleva trasmettere.

“Quel labirinto verde, dove mi sono persa angosciata, non l’ho mai potuto ammirare. Chissà se esiste realmente. Era un posto meraviglioso e, allo stesso tempo, inquietante. Giravo e mi rigiravo in continuazione senza trovare la strada per uscire. Ad ogni passo cresceva l’inquietudine fino a diventare terrore. Che senso ha tutto questo? E poi quell’uomo misterioso, che è comparso all’improvviso, chi è? Cosa voleva da me?”.

Il dubbio non si era sciolto ma continuava a tormentarla. Doveva alzarsi ma inquieta e ansiosa titubava a uscire dal caldo rassicurante del letto come se fuori ci fosse l’ignoto, pronto a fagocitarla. Raccolse tutte le sue forze e, sospirando, uscì nel gelo della stanza. Velocemente si tolse il pesante camicione della notte per infilare i gelidi abiti da lavoro. Brividi di freddo attraversarono il corpo senza che Laura riuscisse a dominare ogni parte del corpo. Rapidamente raggiunse la cucina, dove la madre stava ravvivando il focolare per riscaldare la stanza.

“Buongiorno, madre” disse entrando, mentre si avvicinava al fuoco, che stava spandendo i primi tepori, per riscaldarsi.

“Buongiorno, Laura. Oggi la giornata sembra grigia. Il cielo non promette nulla di buono. Se volete, sulla madia c’è qualcosa avanzato da ieri sera. Più tardi scaldo una scodella di latte fresco”.

Poi Paola le domandò perché aveva urlato nel cuore della notte svegliando tutti i componenti familiari. Laura era incerta nella risposta perché non la conosceva neppure lei. Non poteva accampare come scusa che qualcosa era rimasto sullo stomaco a provocare un incubo, visto che si era ritirata a cena appena iniziata, mangiando poco o nulla.

“Niente, madre, niente. Solo un cattivo sogno che mi ha spaventato da morire” replicò la ragazza, per chiudere l’argomento.

Laura tagliò una fetta di pane, ormai avvizzito e secco, che cosparse con una cotognata di prugne. Aveva fame, perché la sera precedente non aveva assaggiato nulla o quasi nulla. Doveva tacitare lo stomaco, che brontolava per essere rimasto vuoto.

L’aria era diventata meno gelida, mentre il corpo aveva acquistato un po’ di calore. Aprì l’uscio dell’orto per sbirciare fuori. C’era ancora buio ma il cielo era chiaro, lattiginoso. Una raffica di vento la spinse a chiudere in fretta quella fessura e tornare al caldo accanto al camino.

“Fuori c’è aria di neve. Avete ragione, madre. Fra non molto cadranno i primi fiocchi”.

Preparò una grossa bugia con un cero nuovo, svuotò il braciere dalla cenere del giorno precedente prima di riempirlo con i tizzoni ardenti del focolare. Si avvolse nel pesante scialle di lana grezza colorata vivacemente e si preparò a trasferirsi nella stanza laboratorio. C’era molto lavoro arretrato, perché la visita del Duca aveva scombussolato tutte le loro attività.

“Io vado, madre. C’è molto lavoro da completare oggi”.

“Quando il latte sarà caldo, ve lo porto” aggiunse la donna, mentre la ragazza spariva nell’altra stanza.

Posata la bugia sul tavolo e il braciere sotto di esso, vicino ma non troppo alle gambe, cominciò a lavorare di cucito in maniera meccanica. Negli occhi c’era ancora la visione di quelle siepi, ben più alte di lei, dalle quali non  riusciva a venirne fuori.

«Ma chi era quell’uomo, sbucato all’improvviso?» era la domanda ricorrente alla quale non trovava una risposta soddisfacente.

 

Alfonso si svegliò nel grande letto e rimase a mirare il baldacchino che stava sopra di lui. Aveva ancora nitida la visione notturna. Lui e Laura nel grande giardino del Verginese. Avevano giocato a lungo a rincorrersi nel labirinto verde, prima che lui l’afferrasse e la trasportasse nella stanza da letto preparata per l’occasione.

Era stato un momento magico possedere quella fanciulla. Il ricordo di quel momento era ben fisso nella mente. Scacciò questi pensieri con forza, perché non poteva essere stato attratto da una ragazzina ancora acerba come lei. Eppure lo tormentavano come una spina infilata tra la pelle e il corsetto senza che lui riuscisse a porre rimedio.

“Io sono il Duca e non devo chiedere nulla a nessuno. Tutto è mio”.

Però quel viso continuava a galleggiare dinnanzi ai suoi occhi, Nella giornata odierna doveva sbrigare molte questioni politiche e risolvere diversi problemi relativi alla giustizia. Queste considerazioni gli fecero svanire tutto l’entusiasmo che il sogno notturno aveva acceso A malincuore tirò il cordone vicino al letto. Aveva fame.

Il cameriere personale si precipitò e chiese cosa desiderasse.

“Ho fame” rispose asciutto, mentre si era appoggiato con la schiena alla spalliera del letto.

Un altro servo, piuttosto giovane, era intento a riattivare il fuoco del camino per riscaldare la stanza. Le pesanti tende cremisi furono spostate dalle finestre per far entrare la luce del nuovo giorno. Questa era debole, offuscata da cristalli di ghiaccio depositati sulle vetrate colorate del finestrone di sinistra.

“Nevica” annunciò il cameriere personale mentre deponeva un tavolino sul letto.

Alfonso fu contrariato da questa informazione, perché complicava tutti i suoi progetti. C’era stato bel tempo fino al giorno precedente, mentre adesso il maltempo la faceva da padrone. Significava che tutti gli spostamenti sarebbero stati difficoltosi per non dire impossibili. Il solo pensiero di restare vincolato agli appartamenti ducali senza possibilità di muoversi liberamente lo rendeva irascibile.

“Oggi devo ricevere i rappresentanti dei Savi per stabilire le pene di alcuni condannati. Se nevica salta tutto. Poi devo incontrare gli ingegneri per le nuove fortificazioni .. Invece dovrò rimandare tutto!”. E non erano i soli appuntamenti della giornata odierna.

Però era il pensiero di Laura che lo rendeva di cattivo umore, perché il segretario, Bernardino de’ Prosperi, non sarebbe stato in grado di eseguire i suoi ordini.

Il profumo del pane appena sfornato dalla cucina ducale lo distolse momentaneamente da queste meditazioni cupe.

 

Giacomo si svegliò chiedendosi dove era, Percepiva al suo fianco la presenza di una donna sconosciuta, che non era sua moglie. Almeno quella che ricordava nella sua epoca. Poi il letto era più duro di quello nel quale era abituato da una vita a dormire. Aprì un occhio e notò che per tre lati cadeva un pesante tendaggio. Tutto gli appariva insolito come se fosse ancora in braccio a Morfeo tra sogni e fantasie.

“Ma dove sono finito?” si chiese muovendosi con cautela per non destare chi dormiva vicino a lui. Poi come un raggio di sole squarcia il muro di nebbia, rammentò che era stato proiettato in un’altra dimensione, che faticava non solo a comprendere ma anche ad adattarsi.

“In questa vita profondamente differente da quella nella quale ho vissuto fino a ieri non riesco ancora a capacitarmi in quale spazio temporale sono finito. Ma in particolare stento a calarmi nel nuovo ruolo, di ingegnere del Duca. Ma quale Duca?”.

Allungò una mano tastando la presenza di una donna che dormiva profondamente al suo fianco. Al contatto ella si girò, accovacciandosi su di lui soddisfatta.

“Ma chi è costei?” si domandò. La sua nuova esistenza era tutto un indovinello del quale doveva trovare le risposte giuste per non incappare in pessime figure.

Ricordi confusi vennero a galla senza che Giacomo riuscisse a distinguere quelli recenti da quelli passati. Ricordava vagamente che nella giornata precedente si era recato in biblioteca per consultare un vecchio libriccino, che non aveva ancora visto. In compenso era finito nel periodo storico del ducato estense. Per questo motivo tutti i suoi guai nascevano da questo improvviso e non voluto salto indietro nel tempo, perché non era in grado di governare le sue azioni quotidiane per la mancata conoscenza delle circostanze che lo riguardavano. Un senso di incertezza unitamente ad ansia accompagnava i suoi pensieri, rischiando di creargli seri problemi.

“Quale duca?” si domandò ancora una volta. “Presto lo scoprirò. Almeno questo è il mio auspicio”.

Però adesso era impellente scoprire chi era la misteriosa donna che stava accoccolata su di lui. Nebulosamente altri frammenti tornavano a galla: aveva fatto all’amore con una passione insospettata, perché nella nuova dimensione era ringiovanito miracolosamente. Almeno questo aspetto della nuova esistenza era stato piacevolmente gradito e apprezzato da Giacomo.

“Ma chi è costei?” si chiese per l’ennesima volta. “Come sono finito a letto con lei? E’ stato sicuramente piacevole ma ..” e la domanda sfumava.

Provò a ricordare cosa era successo la sera precedente. La mente era ancora annebbiata dalle molteplici libagioni, accompagnata da una feroce emicrania che gli martellava la testa.

“Ero fra due splendide donne, Giulia e Ginevra, che facevano a gara per conquistarmi ..Ah! che mal di testa!”. Una fitta lancinante lo distolse dal ripercorrere la serata precedente.

“Sei stato magnifico” udì mugolare dalla donna che si stringeva a lui. Questo aggettivo lo rese euforico, mentre percepiva delle labbra incollarsi sulle sue e un movimento del corpo che non si prestava a equivoci.

“Ma chi sei? Giulia o Ginevra?” si domandò quasi implorando, mentre ricambiava il bacio.

Qualche altro frammento si ricompose nella mente ma era insufficiente a svelarne l’identità. Ricordò che due o forse tre donne fecero un gioco dove Giacomo era il trofeo in palio. Però non rammentava come era finita la gara, salvo che adesso si ritrovava in una stanza buia a letto con una sconosciuta. Al vago ricordo un sorriso gli increspò le labbra, perché tutto sommato aveva avuto un epilogo molto felice e gradevole.

“Era una delle due oppure una terza persona che non conosco?” rifletté, mentre le mani della donna frugavano il suo corpo in maniera impertinente.

Rimase passivo per un lasso di tempo non troppo lungo ma ben presto divenne attivo, dimenticando tutti i dubbi che lo avevano assalito dal momento del risveglio.

E fu un altro tripudio dei sensi.

»

  1. Capitolo delicato, ma nel comtempo intenso. Tre risvegli a indicare tre stati d’animo. L’inquietudine del primo, quello di Laura, ancora turbata dall’icubo del labirinto. Luogo dal quale pare impossibile fuggire e sfuggire al suo inseguitore.
    Il secondo, quello del Duca reso così irrequieto dal risolversi di due desideri opposti. Avere o meno Laura? La seccatura di dover sovvertire tutti i piani per l’arrivo del brutto tempo, non gettano nientaltro che malumore su di lui, detentore di tutto il potere possibile che pare voglia trovare una giustificazione alla sua afferamzione: sono il Duca e quindi posso.
    Il terzo; quello del dubbio e dell’incertezza. Alla calda presenza sconosciuta, rassicuramente per certi versi, si oppone il mistero di non sapere chi si é veramente. In quale tempo e dimensione si consuma una parte della propria esistenza. Eppure si rimanda la ricerca della risposta preferendo la gioia del momento. Tratto inequivocabile del rinascimento cantato dal Magnifico.
    Sempre più godibile questo racconto e appassionante per l’intreccio tra realtà storica (Luoghi e conseguente vita di quel tempo) e narrazione fantastica (Viaggio di Giacomo alla ricerca di se)

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  2. Dividere la narrazione in più parti è un’ottima scelta secondo me, in questo modo si tiene sempre alta l’attenzione e rimane il desiderio di continuare a leggere…
    Certo che Giacomo sarà invidiato da molti e chissà che non si riescano ad incrementare le visite in biblioteca, grazie al tuo racconto!
    un abbraccio

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  3. Tre parti distinte, ma tuttavia legate dal filo impalpabile del destino. Laura è un personaggio che mi piace moltissimo, a mio parere uno dei tuoi migliori. Non c’è che dire: ti seguo ormai da tanto tempo e non mi hai mai delusa.
    Un caro abbraccio.

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