Capitolo 11

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Giacomo, salito sulla carrozza che l’attendeva sul viale principale illuminato da numerose torce, disse al cocchiere: “Alla casa della contessa Giulia” con la speranza che questa indicazione fosse sufficiente.

Mentre udiva lo scalpiccio confuso dei cavalli che trottavano lenti verso Ferrara, cullato dal dondolio un po’ scomposto della carrozza, si abbandonò a mille pensieri.

“Ghitta mi sembra troppo impertinente e poi mia moglie ..” e un largo sorriso affiorò sul viso su questo aspetto. “E poi Isabella mi sembra un po’ acida. Se non voleva correre rischi, sostituiva Lorenzo con un altro servitore. Invece mi ha fornito una giovane ragazza come domestica personale. Valle a capire le donne. Però devo ammettere che è meglio una serva disinibita a un servitore dalle tendenze non chiare”.

Un leggero sorriso increspò le sue labbra, subito smorzato da altri ragionamenti. La mente corse alla contessa Giulia e alla giovane vedova della quale aveva già dimenticato il nome. Però era un pensiero che frullava subdolo nella testa. “Sono l’ingegnere del Duca”. Quale era il significato di questa affermazione non l’aveva ancora scoperto.

Un brivido percorse la schiena di Giacomo  riflettendo che non era assicurato che fosse all’altezza dei compiti richiesti. Scacciate queste considerazioni moleste, si concentrò sulla serata che si annunciava interessante, molto di più di quella che avrebbe condiviso, rimanendo a casa con la moglie saccente e per nulla attraente.

Il tempo volò e si ritrovò, quasi senza accorgersene, nel cortile del palazzo, illuminato dalle molte fiaccole poste sulle colonne che lo delimitavano. Un servo l’aiutò a scendere, mentre un altro prese il mantello prima di indicargli la scalinata di marmo che portava al piano nobile. Giacomo si fermò un attimo per imprimere nella mente lo spettacolo offerto dalle luci delle candele che in gran numero rischiaravano i gradini rosati. «Sono di marmo di Verona» concluse mentre affrontava i primi scalini.

Prima di avviarsi fece un ultimo paragone tra il palazzo che ricordava dei suoi tempi e la visione attuale, ammettendo che il confronto dello stato presente era vincente. Dopo pochi passi udì un suono familiare, una voce femminile che lo salutava con calore

“Messer Giacomo!”.

“Dama Giulia” rispose al saluto con un largo sorriso, alzando lo sguardo verso di lei.

Una splendida donna, al cui fianco stava una signora vestita di nero che lo lasciò a bocca aperta per la bellezza che spandeva, lo aspettava in cima alla scalinata. Riconobbe immediatamente nella vedova, la persona che nella mattinata era la compagna della contessa.

Questa vista accese il desiderio di Giacomo che si affrettò a raggiungerle. Un pensiero passò veloce nella mente dell’uomo. «Sono solo sogni incantati oppure è una realtà concreta?».  Era un dubbio legato al fatto che si era ritrovato in un secolo che non gli apparteneva e che doveva esplorare istante per istante per ricomporre la propria identità, del tutto differente da quella che aveva conosciuto fino a poco tempo prima.

Dunque quella sottile eccitazione che la visione delle due donne aveva originato era un aspetto che doveva tenere sotto controllo per non incappare in brutte sorprese.

Si affrettò a salire, percorrendo i pochi gradini che lo dividevano  dalla padrona di casa per rendere omaggio a entrambe.

“Dama Giulia. Siete uno splendore, se non fosse che ..”.

“Che cosa messer Giacomo? Volevate dire che, se non foste sposato, mi corteggereste?” disse con un tono che non lasciava dubbi. Trasmetteva un messaggio inequivocabile «Fattevi avanti, senza remore o tentennamenti. Accetterò la vostra corte. Non m’importa se siete sposato».

L’uomo sorrise compiaciuto, annuendo per confermare di averlo raccolto, mentre prendeva le mani delle due donne per rendere loro omaggio.

“Vedo che anche ..” e fece una pausa di sospensione alla ricerca del nome in qualche angolo della mente.

“Anche la cugina, Ginevra, ha deciso di concederci la sua gradita presenza” venne in soccorso di Giacomo che stava annaspando coi nomi.

“Madonna Ginevra, il nero vi dona molto” concluse osservandola in una maniera che non sfuggì a Giulia. L’aveva letteralmente mangiata e spogliata con gli occhi.

“Devo fare attenzione o la bella cugina mi soffia il bocconcino” rifletté ingelosita. Non si aspettava un approccio così diretto.

La padrona di casa fece strada accompagnandoli al tavolo dove gran parte degli ospiti stava già banchettando.

“Messer Giacomo, anche voi qui?”. Erano tutte facce sconosciute e ancor di più era quello che l’aveva chiamato. Accennò a un sorriso e un gesto della mano per ricambiare il saluto, ma non osava aprire la bocca. «Non saprei cosa dire» disse fra sé e sé, mentre rispondeva ad altri saluti, ignorandone i nomi. I suoi gesti parevano più di sufficienza che veramente sentiti con l’anima.

“Di sicuro domani il nostro Duca saprà dal quel pettegolo di Bernardino de’ Prosperi che il suo ingegnere era mio ospite a palazzo” bisbigliò senza farsi notare troppo Giulia. Ancora una volta si era salvato in extremis, anche se ignorava il ruolo del personaggio a corte.

Giacomo era stato collocato in mezzo alle due donne: Giulia a destra e Ginevra a sinistra e osservava compiaciuto queste due bellezze delicate e tanto diverse.

“Sono splendide entrambe e meritano più di un pensiero, a costo di sfidare le ire di Isabella. Però ho l’impressione che non sarà facile districarsi senza suscitare gelosie tra di loro. Sono cugine ma paiono rivali, almeno per stasera. Giulia ha trasmesso senza equivoci un messaggio. Ginevra pare più contratta, ma qualche bicchiere di vino presto la scalderà”. Erano i pensieri dell’uomo diviso sulle scelte, perché alla fine doveva scegliere o rischiava di perderle entrambe.

Un servitore riempì i calici con un vino dal colore giallo miele. Giacomo si chiese che bianco fosse senza profferire parola.

“Brindo a voi, dolci Madonne, che allietate la vista col vostro splendore”.

“Sembrate un poeta, messer Giacomo” cinguettò Ginevra.

Giulia si rabbuiò un attimo prima di sfoderare il miglior sorriso che aveva in serbo.

“La vostra presenza è per me un grande onore che diletta gli occhi e che riempie il mio animo di gioia. Il vostro spirito nobile e sensibile si manifesta con le parole. Ricambio il brindisi con molto piacere” replicò Giulia, accostandosi a Giacomo.

Un breve sorso per individuare il vino prima di riprendere le galanterie. “Ottimo questo Trebbiano! Deliziosamente profumato come i fiori che mi circondano” disse accennando a chi gli stava di fianco.

Aveva intuito fin dal primo istante che sarebbe stato l’oggetto del contendere delle due dame. Una soddisfazione intima affiorò nella mente dell’uomo che mascherò abilmente. Non aveva ancora deciso su quale delle due avrebbe puntato.

La serata si preannunciava intrigante.

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  1. Non ho ancora letto le puntate precedenti, ma Giacomo mi sembra catapultato in un mondo parallelo nel quale però riesce a muoversi in modo piuttosto disinvolto e anche se guarda dall’esterno ciò che non conosce, come le tue descrizioni accurate sottolineano, riesce però a godere appieno di tutte le sorprese che il destino gli ha riservato, diventando protagonista attivo e partecipe della narrazione…
    un’altra bella prova di scrittura caro bear.
    un abbraccio

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    • Ti faccio un piccolo sunto del tutto. Giacomo, una persona non più giovanissima, legge un articolo su Laura Dianti e la relazione col duca Alfonso I d’Este, dove si parlva di mitici passaggi segreti. Si reca in biblioteca per consulatre un libriccino del 1848 dove se ne parla. In sala lettura, nell’attesa del libretto si ritrova proiettato nel 1518 e comincia a vivere un’esperienza surreale, mentre il duca e Laura cominciano a conoscersi.
      Le tue parole mi lusingano molto, perché so che scrivi con molto accume. Spero che anche le prossime siano di tuo gradimento.
      Un grande abbraccio

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  2. Ciao Gian Paolo, sono ancora qui a seguire questo racconto che prende l’anima, il cuore, la
    mente. Mi chiedo: che finale hai in programma?..spero che mi/ci lasci senza fiato
    Un abbraccio, e buona domenica
    Mistral

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  3. Il nostro protagonista non si é certo lasciato sfuggire il fatto di essere, a quanto pare,il boccone da contendere, tra due dame. Spaventto e timoroso per i tempi a lui alieni, in questo capitolo pare proprio felice della bambagia in cui si é infilato.
    Sviluppi interessanti e la vicenda é da seguire per le future sorprese, che sicuramente ci riseverà.

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    • Beh! in fondo Giacomo è curioso, si muove con cautela ma le occasioni non le lascia fuggire. Non è roba da tutti i giorni essere conteso da due giovani donne. Concordi?
      Lo spero che gli sviluppi futuri siano interessanti.
      Un caro saluto

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      • Su questo non c’é dubbio. Sapendo da dove viene e in che condizioni era … 🙂 .. in questa nuova situazione credo prorpio che si trovi a suo agio.
        Potrà sfruttare ora le esperienza fatte e non é poco.
        🙂

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        • Ci pensi di tornare venteenne con l’esperienza accumulata finora? Sarebbe bello e vincente. Giacomo più o meno si trova in quelle condizioni. Pensionato nel 2912, giovane di spirito nel 1518. Bel colpo!

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