Capitolo 8

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Laura non condivideva tutto l’entusiasmo del padre per la visita del Duca. Le pareva eccessiva e non aveva mancato di rimarcarlo.

“E’ un uomo pieno di fascino” diceva fra sé e sé. “Ma perché dovrei volare alta? Mi ha osservato per bene, quasi spogliandomi. Anzi spogliandomi completamente come se volesse valutare come sono. Però lui è il Duca e io Eustochia. Cosa posso pretendere? Che lui ripudi la bella Duchessa, quella Borgia, di cui raccontano meraviglie? Io sono nulla al suo confronto”.

Seduta vicino al tavolo di lavoro, continuava a cucire un berretto rosso con la stessa cura con la quale curava la sua persona. Muoveva con grazia e decisione un ago ricurvo di legno ormai consunto dall’uso. Non si decideva a gettarlo e sostituirlo con uno nuovo. Sembrava che fosse affezionata come se fosse una persona.

La madre, Paola, era accorsa alle grida del marito e girava inquieta e agitata per la stanza che funzionava da laboratorio.

“Dimmi, Francesco” diceva scossa dall’emozione. “Dimmi, Francesco. Sei sicuro che fosse il Duca in persona? Non era forse la sua controfigura, che voleva prendersi gioco di te?”.

Il padre in preda ancora all’emozione per quella visita inaspettata balbettava confuso delle parole senza senso.

“Calmati!” implorò la moglie. “Calmati! Non si capisce nulla”.

L’uomo, afferrata la brocca dell’acqua fresca, ne versò un po’ in un boccale di stagno prima di cominciare a parlare.

“Certo che sono sicuro, Paola! Era lui in persona accompagnato dalla sua scorta personale. E poi dopo avermi richiesto un cappello da sfoggiare per l’imminente carnevale, dovevi vedere come adocchiava la nostra Eustochia. E lei ..”.

“E lei cosa ha fatto? Come si è comportata? Dimmi, Eustochia ..” volgendo lo sguardo verso la figlia. “Cosa avete detto al nostro Duca?” ripeteva come un mantra la madre.

Laura alzò gli occhi dal berretto, rimase con l’ago a mezz’aria e inspirò tutto quello che poteva entrare nei polmoni. Poi sospirò come per giustificare quello che stava dicendo.

“Nulla. Assolutamente nulla. Cosa dovevo fare o dire? Mi ha chiesto ..” replicò la ragazza spalancando gli occhi.

“Cosa vi ha chiesto? Non farmi morire per il non sapere”.

“Cosa ho detto? Laura Dianti detta Eustochia. Che altro dovevo dire?” ammise sconcertata.

La madre alzò gli occhi al cielo e, accasciandosi su uno sgabello ingombro di stoffe e pelli, rimase senza parole. Rifletté che il Duca aveva rivolto la parola alla figlia che aveva risposto semplicemente col proprio nome senza rendergli omaggio o tentare di mostrarsi gentile.

“Non avete reso omaggio al nostro Duca che è entrato nella nostra umile dimora? L’avete forse irritato? Vi sarete dimostrata scorbutica come al solito, immagino. Non vi capisco. Non accettate le proposte di matrimonio che facoltosi commercianti vi fanno. Siete fredda col nostro Duca! Pensate di diventare novizia come Lucrezia, vostra sorella?”.

“No, madre” replicò pacata la ragazza. “Non penso di diventare novizia come mia sorella ma di trovare un buon partito che mi voglia bene. Di certo questo non sarà il Duca che è maritato con la Duchessa”.

Paola stava replicando, quando Antonio, il ciabattino della bottega accanto, mise la testa dentro la stanza.

“Dimmi, Francesco. Era il nostro Duca quello che è sceso dalla carrozza ducale pochi istanti fa? E’ entrato qui?” domandò curioso di conoscere i motivi della visita, provando un filo di invidia.

“Certamente. Mi ha ordinato un cappello per il prossimo carnevale” replicò soddisfatto, sperando di avere accontentato la morbosità di sapere.

Il ciabattino mosse un passo verso l’interno osservandoli bene in viso alla ricerca di altre informazioni, che la risposta aveva taciuto.

“E come lo vuole?” incalzò deciso a conoscere tutti i dettagli.

Nel mentre anche il fratello, Bartolomeo, fece irruzione nella bottega.

“Padre ..” disse concitato. “Padre, tutto il quartiere parla che il nostro Duca ha fatto visita alla nostra dimora. E’ vero? L’hai  visto da vicino? Com’era?”.

Francesco preso tra due fuochi non sapeva cosa rispondere, mentre altri popolani entravano nella stanza che ben presto fu incapace di contenerli tutti.

“Calma! Calma!” urlò Paola per sovrastare il rumore delle parole di tutti quegli abitanti della via.

Laura, impaurita da tanto affollamento, guadagnò in fretta le stanze più interne per sottrarsi alla curiosità popolare.

“Tra non molto dovrò sottostare al fuoco delle domande delle amiche che vorranno sapere, conoscere e punzecchiarmi, perché l’invidia sarà forte” rifletteva mentre si sedeva in cucina.

La stanza guardava un piccolo orto bruciato dal gelo, accessibile da un ingresso che dava su un viottolo che conduceva alle mura cittadine. Udì un picchiare deciso sulla porta che si apriva sull’orto.

“Eccole che arrivano!” disse rassegnata la ragazza, alzandosi malvolentieri ad aprire l’uscio.

“Dimmi, Laura”. Furono le prime parole che la investirono, mentre il solito gruppetto di amiche faceva irruzione nella cucina senza aspettare di essere invitate a entrare.

“Non farci morire dalla curiosità!” implorò Giulia, la figlia del maniscalco.

“Se fosse vero!” pensò la ragazza. “Non sareste qui a domandare per soddisfare la vostra invadenza morbosa di sapere come è andata”.

“Non essere reticente!” incalzò Eleonora. “Ci hanno detto che sei stata invitata a corte per carnevale!”.

“E’ vero che il Duca ti ha baciato la mano?” continuò Anna, girandole intorno.

“Tra un po’ scoprirò che ho fatto anche sesso col Duca..” rifletteva infastidita Laura.

“Dicono che ti sei appartata con lui nel retrobottega. E’ un grande amatore?” chiese in maniera sfrontata Marfisa, quasi arrossendo per l’audacia delle sue parole.

“Come voleva dimostrarsi. Sono già stata a letto col Duca” pensò ridendo.

“Non essere muta. Vogliamo conoscere tutti i particolari” ricominciò Giulia.

“Domani ti presenterai a Palazzo Ducale per prendere servizio?” sbottò come ultima Violante. “A che ora ci vai? Posso accompagnarti?”.

Laura cominciò a ridere senza ritegno, gettando nello sconforto le amiche.

“Ma vi sembro una che ha fatto tutto quello che si mormora? Nessun invito a Corte né a Palazzo Ducale! Semplicemente ha ordinato a mio padre un berretto carnevalesco!”.

La delusione si dipinse sul volto delle ragazze.

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  1. ” FeLice * Domenica ”
    =========================
    Che questo santo giorno possa portarti !..
    Tanta serinità e tanti sorrisi a te e aLLa !..
    Tua famigLia ( Auguri * Di Buona * Pasqua ) !..
    xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

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  2. Ah l’inebriante fetore del potere.
    Va da se che l’unica a non inebriarsene é proprio la nostra Laura, che malgrado la giovane età, ha già intuito come vanno le cose.
    Nihil novi sub sole, ora come allora.
    Il racconto é sempre più un fine caleidoscopio di una società senza tempo e mai come ora attualissimo.

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