Amanda 50

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Pietro rimase sconcertato dall’affermazione che i genitori di questa grande famiglia composta da sole donne e per di più tutte sorelle non esistessero o quanto meno non fossero conosciuti.
Scosse la testa, deciso ad approfondire l’argomento, perché era certo che ci sarebbero stati nuovi indovinelli ai quali doveva trovare le ri-sposte giuste. Ormai era una costante alla quale non poteva sfuggire.
Però un’altra domanda premeva per la risposta e sperò che questa fos-se un po’ più comprensibile delle precedenti.
“Questo è il Consiglio delle A, avete detto. Perché avete tutte voi un nome iniziante per A? Che significato ha questa stranezza?”.
Il silenzio scese su di loro come una cappa, finché Alice non lo ruppe, prendendo la parola.
“E’ una storia lunga che si perde nella notte dei tempi. Devi sapere che una donna e un uomo elfo si staccarono dalla comunità degli elfi dei boschi nel lontano e freddo nord, nel Niflheimer. In quell’epoca il mondo, che si chiamava Ginnungagap, era diviso in due parti: il gelido Niflheimer e il torrido Múspellsheimr. In mezzo c’era una terra di nessuno che risentiva dei venti ghiacciati del Niflheimer e delle scintil-le calde del Múspellsheimr. Dove le stagioni fredde si alternavano con quelle calde. Era un mondo primordiale abitato da esseri che si asso-migliavano sia pure con tonalità di pelle differenti tra loro. Gli scambi tra queste popolazioni erano quasi inesistenti. Ognuno viveva sulla propria terra d’origine. Dunque torniamo al nostro racconto e alla no-stra coppia, che era stanca del gelo e del quasi perenne buio del nord. Decisero di staccarsi dalle origini e si avviarono verso sud alla ricerca del sole e della luce, come qualche viandante più coraggioso aveva narrato al ritorno”.
Pietro la interruppe brevemente perché voleva conoscere il nome di queste due persone.
“Non chiedermi i loro nomi esatti, perché non li so con certezza. Se non sono stati corrotti durante la trasmissione orale del racconto mi pare di ricordare questi: Auðhumla era la donna, Baldr era l’uomo. Dunque questi due elfi camminarono verso meridione per giorni, set-timane e mesi alla ricerca di un bosco non ricoperto perennemente dal ghiaccio e dalla neve che potesse ospitarli. Un bel giorno, era un søn-dag di juli, loro arrivarono qua, sulle pendici del monte Antelao. Il luogo era incantevole, misterioso e accogliente. Capirono immediata-mente che il loro pellegrinaggio era finito: elessero questo bosco a dimora. Si sistemarono in questa radura che ora ci sta ospitando. Era-no felici, perché finalmente erano giunti a destinazione. Qui comincia-rono a procreare e ..”.
Pietro era perplesso qualcosa stonava nel racconto ma scelse il silen-zio lasciando cha Alice proseguisse il racconto. Per le domande c’era tempo.
“Decisero di chiamare le figlie con il nome iniziante per A in onore della madre e i figli per B come il padre. Stabilirono anche che le ge-nerazioni future di elfi dovevano chiamare a loro volta i loro figli con C le femmine e con D i maschi e così via”.
Alice rifiatò aspettando una raffica di quesiti.
“Ma sarebbero stati degli incesti” obiettò Pietro.
“Beh! non è detto ..” replicò Alice.
“Sarà ma questa storia fa acqua. Se anziché una coppia, fossero state due, allora avrebbe avuto un senso. Però prosegui. Non ho intenzione di interromperti. Le domande le riservo al termine”.
Alice proseguì nella narrazione.
“Per un curioso caso del destino nacquero solo figlie e la catena si spezzò”.
“Ma quante figlie ebbero questi due benedetti elfi? A giudicare da questo consesso un bel po’ e poi, se erano nate solo figlie, mi chiedo come sia possibile che ora ci siano tante ragazze ..”
Angelica prese la parola per affermare che tutte loro erano sorelle.
Qualcosa non tornava, adesso che lei aveva fatto quest’affermazione. Espresse il suo scetticismo con parole e gesti. Non riusciva a credere che potesse avere qualche fondamento di verità.
Angelica rispose che loro erano le figlie nate da quell’unione.
Lui era incredulo e dubbioso sull’esatta natura del racconto. Assomi-gliava più a un mito che a qualcosa di reale.
“Alice ha appena affermato che si perde nella notte dei tempi. Ha de-scritto un mondo primordiale, attinto da qualche mitologia nordica. Siete giovani e belle, coi capelli rossi e gli occhi per metà di voi blu e per l’altra metà verdi. Come è possibile?”
Una breve risata risuonò allegra come il suono di una campana a festa. Arianna gli spiegò che loro erano senza tempo, praticamente immor-tali. Una volta diventate adulte, loro non invecchiavano mai.
“Come avrai notato, noi abbiamo un unico abito: questa tunica di li-no, legata sotto il seno con una corda di canapa, alla quale è appesa una A. Non temiamo il freddo, né percepiamo il caldo” concluse A-rianna.
Pietro chiese il perché di quella veste, che gli sembrava essere una di-visa. La domanda cadde nel vuoto ma percepì che indicasse la purezza dei sentimenti e dei pensieri, come la verginità carnale. Ricordò che anche Elisa era vergine al momento del loro incontro. Non era molto sicuro che quello fosse il vero senso della tunica. Loro non avevano intenzione di parlarne. Cambiò argomento nella speranza di avere del-le risposte chiare sulla narrazione delle loro origini.
“Ma perché quel segno fisico distintivo?” chiese in tono scettico, indi-cando capelli e occhi.
“Nostra madre aveva i capelli rossi come zampilli di lava e gli occhi verdi come i prati del monte Antelao. Nostro padre i capelli candidi come la neve e gli occhi blu come il mare che non aveva mai visto. Abbiamo ereditato il colore dei capelli da nostra madre mentre metà di noi ha gli occhi verdi e l’altra blu”.
Pietro continuò a incalzare con le domande.
“Se siete immortali o giù di lì ..” continuò ironicamente, mentre la mente veniva travolta da un crescendo di risolini.
“E Amanda? ..”
“Quale Amanda? Elisa o tua figlia?” chiese Alice
“Entrambe.”
“Come avrai potuto notare Elisa sta subendo l’assalto del tempo, se-guendone il processo da quando ha deciso di vivere come un’umana” gli rispose la ragazza.
Fece una breve pausa prima di riprendere a parlare.
“Per Amanda il destino è nelle sue mani. Se decide di tornare tra gli uomini, conoscerà l’amore, avrà dei figli e invecchierà come stai fa-cendo tu. Se decide di rimanere qui tra noi, tu la vedrai sempre così. Giovane e bella”.
“Beh! la vedrò così per un lasso di tempo breve. Io invecchio e mori-rò prima o poi, quindi ..”.
Alice rise di gusto, ammettendo la giustezza dell’osservazione.
“Ma Alumla  e Baldo.. o come diavolo si chiamano questi due ..” ri-prese Pietro.
Angelica sorrise mentre lo correggeva e gli suggeriva i nomi esatti.
“E vabbè, hanno due nomi tanto difficili che .. Insomma questi due elfi che fine hanno fatto? Se voi siete immortali, credo che anche loro lo siano”.
“Non lo sappiamo, né ricordiamo le loro fattezze Come ha detto Ali-ce, questa storia si perde nella notte dei tempi e quindi .. “ rispose gar-batamente Arianna.
Pietro sgranò gli occhi, perché non poteva pensare che loro avessero perso la memoria col trascorrere del tempo.
“Vabbé! Prendiamo per buona questa affermazione. Ma non ho ben compreso le gerarchie come sono ripartite ..”.
“Nessuna gerarchia. Siamo tutte alla pari. Questo consiglio, che si riu-nisce almeno quattro volte durante l’anno, non ha nessuna di noi che lo presiede. A turno c’è un capotavola che dirige i lavori e una alla sua destra che tiene il resoconto delle decisioni prese”.
Pietro scosse nuovamente il capo in segno di dissenso. Si domandò come fosse possibile che Amanda potesse prendere la guida del grup-po, rompendo l’incantesimo della parità.
“Amanda prende la guida del Consiglio, subentrando al tuo posto ..” gli rispose pronta Angelica.
“Ma io non ho mai guidato il Consiglio prima di questa volta ..” e-sclamò stupito.
“Non è vero. Tu ti sei sempre seduto a capotavola con noi” replicò seria la ragazza.
Lui scosse il capo, perché non era molto convinto ma molte altre do-mande si affollavano nella testa e lasciò perdere l’argomento.
“Ma Marco chi era? Un elfo o un umano? Mi pare d’aver capito che era un elfo. Perciò qualcosa non torna. Insomma mi pare che vogliate prendervi gioco di me ..”
Alice si fece seria prima di rispondere.
“Marco è quello che ti ha preceduto su quella sedia ..”
“Ma non è immortale come voi?”
“No, dopo il passaggio del bosco nelle tue mani lui si messo in cam-mino verso la destinazione finale, il regno dei morti, Hella. Non sap-piamo dov’è ma siamo in grado di dire che esiste”.
“Ma perché dopo un elfo avete scelto un umano come me?”
“Marco non aveva da proporre un altro elfo, quindi la scelta è caduta su di te. Come? Non lo sappiamo. Lui l’ha suggerito e noi l’abbiamo approvato. Quel giorno a capotavola sedeva Amanda, che è stata de-signata per convincerti ad acquistare il bosco. Il resto lo conosci già”.
“Ma perché Amanda e non Alessandra? Alla fine anche lei è mia figlia ..” incalzò Pietro.
Alice gli spiegò che Alessandra era una di loro ormai e non poteva es-sere al di sopra delle altre, perché era alla pari.
“Amanda, invece, no. Lei è stata allontanata dal bosco, perché era al di sopra di noi. La colpa di Elisa è stata quella di aver sottratto Aman-da al suo destino di elfo, quando l’ha consegnata a te. Quindi non po-teva rimanere dopo il suo ritorno. Se accetta di subentrare nella guida del bosco al tuo posto, diventerà anche lei una senza tempo, come Marco e deciderà in autonomia quando cedere lo scettro e raggiungere Hella” concluse la ragazza.
La storia che lui avesse presieduto le adunanze del Consiglio delle A non lo convinceva per niente.
Lui insistette per avere maggiori informazioni ma loro furono irremo-vibili nella loro versione dei fatti.
Pietro rinunciò ad avere spiegazioni esaurienti su questo punto, per-ché voleva sapere qualcosa di più di Marco.
“Curiosamente voi siete tutte donne e l’unico maschio sono io. E prima di me c’era Marco. Ma chi era veramente costui?”.
Si fece un silenzio assoluto, interrotto solo dal respiro dell’uomo. Pa-reva quasi che ci fosse timore nel nominarlo, che incutesse terrore e angosce.
Alice prese la parola per rispondere al quesito.
“Marco chi era veramente? Un elfo ..”.
“Fin qui c’ero arrivato anch’io. Ma trincerarsi dietro la sola parola elfo mi pare poco. Da dove è spuntato? Perché era il Signore del bosco magico degli elfi? Non chiedo molto. Solo una risposta plausibile a questi due semplici quesiti” ripeté stancamente l’uomo.
Alice sospirò e cominciò a parlare.
“Il nostro Consiglio faticava a trovare le giuste decisioni. Spesso finiva in risse verbali furibonde e qualche volta sono volati insulti e si sono levate le mani. Perché, ti domandi. Noi siamo state sempre alla pari. Nessuna di noi può prevalere sulle altre. Quindi non trovavamo la convergenza tra le varie tesi, succedeva il finimondo, perché nessuna di noi poteva essere superiore alle altre. Avevamo di conseguenza la necessità di una guida al di sopra delle parti, che fungesse da arbitro nelle dispute. Quindi abbiamo chiesto aiuto alle nostre divinità che ebbero pietà di noi e ci mandarono Marco. Da quel momento i nostri consigli furono sempre pacifici con scelte senza scontri. Lui ci ha gui-dato con mano ferma e decisa, esattamente come hai fatto tu”.
Pietro scosse il capo perché era tornato al punto di partenza. Non c’era speranza di superarlo.

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  1. Si sta svelando il mistero e debbo dire che non è affatto semplice. Bravo come sempre a creare l’attesa a dire e non dire. Mi avevi chiesto di segnalarti i refusi, ho trovato questi: “finché” senza accento (tra le prime righe) – “la domanda cade…” invece di cadde e poco dopo “Elisia” – “La storia che lui avesse preseduto…” invece di presieduto. Buona domenica, Annita

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    • Annita, subito un grazie per le segnalazioni che provvedo a corrggere sia sul documento originale sia nel blog.
      Mi fa piacere che tu abbia trovato stimolante la lettura. Buon segno.
      La domenica volge alla fine ma la sera non è ancora arrivata.
      Buona serata, Annita
      Un sorriso
      GP

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  2. ciao mi sono meravigliata che nn sei nei miei avatar amici….beh…cmq l importante è che ora ci sei , anche nei splinderiani sfrattati ci sei….mi fa piacere che tu abbia prelevato il premio anche se nn hai rispettato le regoline, pazienza, io te l ho donato volentieri 🙂
    ciao, ultimi istanti di agonia x splinder…..agh…..

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  3. Quoto assolutamente Blanca.
    Quella di Pietro non sembra essere sete di sapere, ma semplice curiosità e fine a se stessa, mascherata dal voler sapere.
    Pare che non voglia ammettere che ci sono cose al di fuori di noi che appaiono misteriose e che tali continuano a rimenere perché viene a mancare una tessere di quel mosaico. Non importa come la guardi o quanto la guardi. La tessera manca sempre ed é quella che permette di illuminare il tutto.
    La parte affascinante del mistero sono le ombre che rimangono a solleticare la fantasia e stuzzicano l’intelligenza nella ricerca.
    Interessanti i riferimenti

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    • Capehorn, chi è curioso di sapere accende dentro di sé la sete del sapere. Ma poi a volte ci accontentiamo di rimanere in superficie senza approfondire.
      Molti quadri composti di tanti tasselli rimangono incompiuti, perché ci è sufficiente avere una visione d’insieme.
      Pietro nella sua ricerca di conoscere mette insieme molti tasselli fino ad avere un quadro incompleto ma per lui esaustivo. Quello che rimane da svelare gli servirà per stimolare la sua curiosità futura.
      Quando scrivo qualcosa cerco sempre dei riferimenti che possano incastrarsi nel racconto come sfondo alla storia.
      Un saluto

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    • Giusto. In fondo l’uomo é incompleto. Riesce però a colmare quei vuoti se sa sfruttare la curiosità insita in lui. Altrimenti si accontenta di ciò che é roiuscito a trovare o scoprire.
      E’ sempre valido il detto di “so di non sapere”. Non tutti hanno forza e capacità di superare o affrontare l’ostacolo. Importante é tentare con le forze in possesso, di proseguire a cercare.

      I riferimtenti migliorano le storie e me le fanno apprezzare di più.

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