.. E lei fu lì..

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..E lei fu lì. All’improvviso. Comparve dal nulla con il suo volto, il suo sorriso e quegli occhi che lui adorava. Non era la prima volta e non sarebbe stata nemmeno l’ultima ma ogni volta gli pareva che uscisse dal bianco della carta o che affiorasse come se infrangesse una leggera crosta di ghiaccio. Doveva solo inclinare la bacinella affinché il liquido portasse a termine il miracolo: come per magia dove prima non c’era nulla, adesso c’era qualcosa. Poi lei compariva e lo fissava. Era l’istante impalpabile tra il vuoto e il pieno che gli rimaneva appiccicato a dosso come il miele sulle mani..

Marco spense la luce nell’anticamera prima di entrare nella camera oscura. Una tenue luce rossastra illuminava debolmente la stanza. Sembrava quei film di una volta, in bianco e nero, dove il protagonista sviluppava in un’atmosfera torbida negli aspetti. Si muoveva con sicurezza adattandosi alla scarsa luminosità con naturalezza. Una fila di cartoncini gocciolanti erano appesi a un filo che attraversava la stanza.
Li ignorò mentre riempiva la bacinella col liquido di sviluppo. Aveva un’altra serie di negativi da stampare con un unico soggetto: lei, la donna dei suoi sogni. Infilò il rullo nell’ingranditore senza tentennamenti. Si fermò un attimo a respirare prima di procedere con la stampa. Verificò che tutto fosse in ordine: bacinella, carta, filtri, rullo.
Marco odiava le moderne macchine digitali, perché diceva che perdonano tutti gli errori. Era rimasto fedele alla vecchia Fuijca Az1, un reperto archeologico nel mondo del digitale. Faceva sempre più fatica a trovare la pellicola giusta, specialmente quella in bianco e nero. Gli amici ridevano per le sue fissazioni. Però lui scuoteva la testa come per scacciare insetti fastidiosi. Per lui la fotografia era rimasta ai tempi di Frank Capa.
Ormai faceva tutto da solo dallo sviluppo del negativo alla stampa delle fotografie che riteneva ottimali. Non poteva sopportare la stampa meccanica, quasi industriale che ormai tutti praticavano. Aveva comprato per questo scopo un’attrezzatura di seconda mano, dismessa da uno studio fotografico, che si era convertito alle moderne teconlogie. L’aveva pagata pochissimo, qualche centinaio di euro, ma era come se fosse una Rolls Royce. Qualcosa di straordinario, di gran lusso dal valore inestimabile.
“Stampano anche l’aria” bofonchiò arrabbiato mentre lavava la pellicola dopo il procedimento di sviluppo, facendo attenzione che non rimanesse nemmeno una goccia di solvente.
“Non c’è il minimo pathos. Tutto meccanizzato con il prodotto finale inscatolato nella busta col solito CD delle miniature e delle foto in formato jpeg”.
Odiava quel mondo asettico e privo di anima, dove contava solo la velocità e la quantità di materiale trattato. Lui voleva trattare i singoli fotogrammi uno per uno, soppesandone le qualità. La fotografia doveva essere un’opera d’arte da lasciare in eredità a chi sarebbe venuto dopo di lui.
Appese la pellicola al filo e con phon la seccò con cura e delicatezza come se stesse asciugando i capelli dell’amata. Eva aveva una morbida cascata rossa, ondulata come il mare sotto la spinta di una leggera brezza. Marco si fermò un istante pensando a lei. Poi riprese a passare il getto caldo con attenzione, affinché non vi rimanesse una stilla di umidità.
Lei gli riempiva la mente con il suo sorriso, il suo corpo morbido e minuto, con quella chioma vaporosa e intrigante. Però erano soprattutto gli occhi, quelli che lo ammaliavano di più.
Con questi pensieri si avvicinò all’ingranditore, mettendo un nuovo fotogramma tra l’obiettivo e la luce. Si concentrò sulla messa a fuoco, anche se l’immagine della donna continuava a galleggiare eterea e impalpabile dinnanzi agli occhi.
Dopo aver armeggiato cautamente e pazientemente con l’obiettivo, coi filtri, si sentiva pronto a stampare la prima foto. Era ancora una volta il viso di Eva, colto mentre faceva una dei suoi sorrisi mozzafiato.
Un flashback apparve all’improvviso nell’osservare quel viso.
Era una domenica, qualche settimana prima per la precisione. Loro si trovavano nella pineta di ritorno dall’escursione domenicale al mare. Era una giornata ventosa che mitigava la calura di luglio. Un tipico giorno popolato dal quel turismo mordi e fuggi che ormai era diventato una costante in tempo di crisi. Mentre le ombre giocavano a rimpiattino con suo viso, Marco puntò l’inseparabile reflex verso di lei.
“Oh! No!” esclamò spalancando gli occhi in quel momento in ombra.
“Oh! Ancora una! Non ti stanchi mai?”
“No.” replicò dopo una serie di scatti in rapida sequenza.
L’abbronzatura dorata del corpo veniva valorizzata dal pareo azzurro che l’avvolgeva come un fascio di rose.
Eva si strinse a lui, facendogli sentire il profumo del suo corpo: un misto di crema solare e odore pungente che emanava sensualità. Marco inalò quell’effluvio di aromi che lo eccitarono. Si sarebbe fermato in quel tratto di pineta per fare all’amore con lei incurante delle persone che stavano intorno a loro ma proseguì.
Marco scacciò questi pensieri per concentrarsi sulla stampa della fotografia. Il timer suonò e spense la luce, mentre lui afferrò il cartoncino bianco e si avvicinò alla bacinella per lo sviluppo.
Ricominciava la magia del non c’era e del c’era.

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  1. La scelta di stampare in camera oscura fa di Marco un vero … artigiano dell’amore.
    Nulla lasciato al caso, ma solo alla consapevolezza delle proprie scelte e alla certezza delle proprie visioni.
    Bel racconto, che lascia un buon sapore in bocca.

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  2. ciao
    molto bello questo racconto,la magia delle foto che si formano nella camera oscura e chi le guarda le vede apparire a poco a poco…………….a me ricorda una di quelle scene alla Dario Argento dove il fotografo sta sviluppando foto dove si vede l’assasssino e questo sta entrando in casa….brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr buona domenica

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    • Hai detto bene, mariella. La magia della camera oscura dove si materializzano come per incanto le immagini. Io mio è stato un tentativo per fare un elogio a un mondo che non esiste più. nessuna tentazione malinconica di tornare. Il tempo scorre e noi dobbiamo seguirlo. Semplicemente un ricordo, un omaggio.
      Grazie e ricambio.
      Un caro saluto

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  3. Il pezzettino in grassetto l’hai sempre scritto tu?Perchè mi piace anche tutto il resto ma la frase « Era l’istante impalpabile tra il vuoto e il pieno che gli rimaneva appiccicato a dosso come il miele sulle mani..» la trovo davvero bellissima.

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  4. Molto carino e scorrevole il tuo racconto..ho anche rivissuto dei momenti della mia vita con il nonno, quando lui sviluppava le fotografie a casa..era bellissimo vederle uscire dalla bacinella e schiudersi pianino come per magia davanti ai miei occhi curiosi e impazienti. Buonanotte ^_^

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