Amanda 48

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Il Consiglio delle A era riunito al gran completo sotto un tetto di stel-le. Pietro sedeva a capotavola affiancato da una donna, che si stringe-va a lui felice. Non era più tanto giovane ma non sfigurava con le altre commensali. Ai lati stavano Amanda e Alessandra sulla destra e sulla sinistra Alice, Angelica e Arianna. Il tavolo era lunghissimo: tutti i po-sti erano occupati dalle altre A. Ognuna di loro indossava una tunica di lino bianca stretta sotto il seno con una corda alla quale era appeso il simbolo di una A in oro massiccio. Solamente Amanda e la donna accanto a Pietro vestivano in maniera differente, forse per sottolineare la diversità di provenienza. Lui si era chiesto il motivo per il quale tut-te le ragazze vestivano con una tunica bianca. Però il tempo delle do-mande sarebbe arrivato presto.
C’era un vociare allegro che riempiva la radura senza interrompere il silenzio della notte. Il soffitto era un cielo nero punteggiato da punti luminosi di stelle, che parevano dipinti. Nonostante l’autunno fosse ormai avanti con i rigori notturni, nessuno avvertiva freddo. Era il ca-lore di tutti quei corpi a riscaldare l’aria.
A Pietro questa visione ricordava un’altra tavolata che aveva vissuto tra sogno e realtà all’interno della baita qualche tempo prima. “Quanti giorni sono passati da allora?” si chiese, osservando questo consesso allegro e ciarliero. Gli pareva  che le giornate fossero volate vie e fos-sero molto lontane ma forse erano solo sensazioni.
Quella volta gli era sembrato un qualcosa di irreale con la stanza che si allargava o rimpiccioliva senza una logica apparente tanto che aveva dubitato delle sue facoltà sensoriali. Aveva anche pensato di essere in preda alle allucinazioni di qualche misteriosa droga, perché la visione variava in continuazione. Però questo convivio, assolutamente reale per la presenza di due donne che lo riempivano di gioia, gli faceva comprendere che allora non era stato un sogno ma pura realtà. Aveva perso la cognizione temporale coi giorni che si mescolavano con la notte in un vorticoso caleidoscopio di eventi e situazioni che sembra-vano un continuum senza soste. Anche gli ultimi avvenimenti, nei quali era rimasto coinvolto, testimoniavano questo tourbillon di sen-sazioni ed emozioni senza riscontri temporali.
“Quanti giorni o settimane sono trascorse dalla passeggiata nel bosco che ha originato la sequenza di episodi che mi hanno trascinato in questa avventura? Gli eventi si sono susseguiti a un ritmo talmente incalzante che mi domando se il sogno sta continuando tuttora oppu-re se questa è una bella realtà”.
Alice gli strinse un braccio come per rassicurarlo nel caso che ce ne fosse stato bisogno. La muta domanda di Pietro era una maniera mol-to umana per esprimere le sensazioni che stava provando immerso in questa atmosfera serena e tranquilla.
“Questa visione, che ti avvolge, è realtà! Tutte noi siamo reali come lo siamo sempre state. Tu, in quel momento, non sembravi propenso a credere a quello, che ti circondava” aggiunse la ragazza.
Pietro scosse il capo.
“Non è questo il tempo per discutere se ho sognato oppure no. Ci sono troppe domande inevase che meritano una risposta esauriente per perdere tempo su un aspetto marginale di quello che mi ha visto coinvolto”.
La mente era confusa perché tutti gli interrogativi si affollavano caoti-camente insieme e volevano la primogenitura. Doveva metterle ordine per venire a capo di tutti i suoi dubbi.
Innanzitutto voleva domandare a Amanda il perché se ne era andata senza lasciare traccia, lasciandolo nel dubbio e nell’affanno.
La figlia alzò un sopraciglio e increspò la fronte con una ruga. Le co-stava un filo di sofferenza rispondere, avrebbe voluto dirlo in privato, mentre parlarne di fronte a tutte quelle A la faceva soffrire.
Lui percepì il messaggio segreto che lei gli trasmetteva ma oramai l’aveva costretta a replicare.
“Volevo tornare alle origini, qui in questo bosco magico. Ma in parti-colare desideravo affrontare la vita senza nessun tutor. Sbagliare e im-parare. Commettere errori e migliorarmi. Questa è stata la molla. L’abbandono della tua casa confortevole e comoda è stata una prova, un sacrificio per me. Però ora sono consapevole che andava fatta. So-no cresciuta”.
Amanda fece una breve pausa prima di riprendere il discorso, perché voleva evitare l’argomento sugli attriti che l’avevano costretta ad ab-bandonare il bosco, che sentiva suo.
“Però non ti ho mai dimenticato. Mi ero ripromessa di venirti a trova-re dopo la vacanza a Londra con le amiche ma le circostanze hanno forzato la volontà. Sono felice di essere qui insieme a te, a Elisa e a tutte le altre. Ovunque andrò avrete un posto privilegiato nel mio cuore e non mancherò di venirvi a trovare con regolarità” concluse il ragionamento, ascoltato in silenzio da tutte le altre.
Pietro allungò una mano per stringere quella di Amanda. Una stretta che valeva molto di più di tante parole.
L’uomo si rivolse a Alice per capire i motivi del rapimento di Ales-sandra. Aveva notato la straordinaria somiglianza con la figlia, tanto che solo lui, che era il padre, poteva intuire quei minuscoli particolari che le differenziavano. Il naso leggermente più affilato, i lobi delle o-recchie più tondi, un sorriso più smagliante. Erano dettagli insignifi-canti ma non potevano sfuggirgli, perché era la sua sensibilità paterna che sapeva coglierli.
“Il rapimento di Alessandra è stato un errore da parte loro. Non sa-pevano che Amanda non viveva più nel bosco degli elfi da diverso tempo ..”.
“Ma perché proprio lei? E non un’altra?” la incalzò deciso.
Un sorriso illuminò il viso della ragazza che spiegò che l’obiettivo era proprio lei, perché era la figlia del Signore del bosco degli elfi.
“Io? Il Signore del bosco degli elfi?” esclamò stupito.
Alice gli illustrò che lui era stato designato da Marco come il succes-sore nella conduzione del bosco dimostrandosi in più di una occasio-ne all’altezza del compito. Amanda avrebbe dovuto prendere il suo posto, sempre che lei lo avesse desiderato, quando lui avesse deciso di passare la mano.
“Le spetta di diritto, anche se Alessandra è ..” concluse lasciando in sospeso il discorso.
Pietro corrugò la fronte, osservò ora Alice, ora Amanda, ora Alessan-dra e stava per formulare l’ennesima domanda, quando fu interrotto nei suoi pensieri.
“Amanda e Alessandra sono gemelle. Ecco perché sembrano due gocce d’acqua”.
La voce lo sorprese perché fino a quel momento era stata in silenzio. Si stringevano la mano come se avessero timore di perdersi una se-conda volta.
“Avrei voluto parlarne in privato ma ora si impone anche questo chia-rimento. Sei Amanda o Elisa?” chiese con forza alla donna seduta al suo fianco.
“Sono entrambe”.
“Come?” ribatté un Pietro esterrefatto.
“Si. Sono una donna elfo e come tutte ho un nome che comincia per A..”
Lui scosse il capo. Tutto quello che ascoltava sembrava un groviglio inestricabile. Doveva mettere ordine.

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  1. Ho letto. Il racconto è interessante (che bello, anche a te piace il fantasy?) e mi par di capire che c’è un pre-quel e un sequel in questa avventura. Cercherò tra le tue pagine e continuerò a leggere!
    ciaooo I.

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  2. Mi piace il fantasy, sicuramente. Però questo e Kitsune, che è il racconto che lo precede sono gli unici due che possiamo definire fantasy, anche se un po’ atipici.
    Amanda ha categoria Amanda. Kitsune non so se ho sistemato la categoria.
    Passerò anche da te a leggere il tuo racconto.
    Ciao e a presto

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  3. Davvero, quanto tempo è passato da quella passeggiata nel bosco? Dall’inizio di tutto?
    Il tempo, che si sta espandendo nelle mie giornate, mi fa immaginare che Amanda lo stia leggendo da tantissimo tempo!
    immergermi nella lettura del tuo racconto è sempre piacevole.

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