Amanda 45

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“Paga. E’ giunto il momento di metterci in cammino verso il bosco degli elfi” disse l’altra Amanda, pulendosi la bocca da alcuni frammen-ti di strudel.
“Ci sono notizie?” chiese un po’ ansiosamente, mentre richiedeva l’attenzione della cameriera.
“Sì. Ma non domandarmi altri particolari. I guardiani del bosco sono stati richiamati in fretta e hanno lasciato libero l’accesso. Non c’è più il pericolo che loro ci intercettino”.
Amando voleva saperne di più ma non riuscì ad avere ulteriori infor-mazioni. Ripresa la Smart si avviarono velocemente verso l’Antelao. Continuava a chiedersi cosa era successo e se suo padre era in salvo.
“E’ inutile chiedermi informazioni più dettagliate, perché ci sono ma confuse. Un gran caos regna ovunque. L’unica cosa certa è che l’accesso al bosco è privo di pericoli e che Alessandra è stata liberata e sta tornando tra noi. Se ci sbrighiamo possiamo arrivare insieme”.
Amanda si chiuse nel mutismo. Questi chiarimenti non l’avevano ral-legrata più di tanto. Percepiva che Pietro era in pericolo e che lei non poteva fare nulla per aiutarlo.
Lasciata la piccola auto all’inizio della salita, con rapide falcate arriva-rono al luogo del raduno degli elfi del bosco, che stavano festeggian-do un duplice evento: il ritorno di Alessandra e aver messo fuori gio-co in maniera definitiva Norberto e i suoi nani.
Alice stava in disparte, scura in volto e amareggiata nell’anima per quello che avevano fatto a Pietro. Lui si era sacrificato per la salvezza della ragazza e loro l’avevano ripagato chiudendolo nel Tanzerloch.
“Bel ringraziamento” disse amaramente osservando Angelica e Arian-na che non sembravano per nulla rattristate.
Le due donne non parevano dare segnali di costernazione o rimorsi sull’azione eseguita ma piuttosto di indifferenza, quando osservarono con stupore l’arrivo di Amanda del tutto inatteso.
“Perché?” si chiesero corrugando leggermente la fronte.
Il consiglio delle A era quasi al completo.

Pietro continuava la risalita in silenzio facendo molta attenzione dove poneva i piedi, perché il buio era totale.. Sul fondo, sempre più lonta-no si vedevano solo puntini rossi che si muovevano in maniera frene-tica e senza mete precise.
Aveva compreso che le tre ragazze avevano attuato la seconda parte del progetto, una volta che la liberazione di Alessandra fosse andata in porto. Adesso lui era rinchiuso, forse per sempre, nel Tanzerloch con scarse probabilità di sfuggire al destino di recluso forzato.
Lui continuava a salire in silenzio, perché una volta in cima avrebbe formulato un piano sul come trarsi d’impaccio. La speranza di uscire da lì era intatta. Si sentiva ottimista. Da dove nascesse questa forza positiva non lo sapeva: forse dalla disperazione di essere intrappolato lì, forse dal desiderio di vedere per l’ultima volta la figlia, forse da sen-sazioni non ben definite. Adesso doveva concentrarsi solamente a non mettere in fallo un piede senza pensare ad altro.
Gradino dopo gradino guadagnava la sommità della scala mentre udi-va provenire dal basso suoni infernali sempre più lontani. Non si vol-se a vedere, gli era sufficiente ascoltare. Col capo toccò il lastrone che bloccava la voragine e seppe di essere arrivato al punto finale. Si ap-poggiò su una piccola prominenza per riprendere fiato e riordinare le idee. Osservò che, dal punto nel quale era, non c’era nessuna possibi-lità di riguadagnare lo spazio aperto. Quindi doveva trovare uno sboc-co altrove.
“Dove?” si domandò, osservando per la prima volta la spianata buia solcata da puntini rossi che si muovevano senza un disegno preciso. L’oscurità era totale. Gli occhi nonostante il tempo trascorso non per-cepivano nulla, mentre il senso disorientamento cresceva. Con la ma-no incerta tastò il bordo vicino agli ultimi gradini. Non ne ricavò nes-suna impressione, salvo quella che se si fosse mosso sarebbe precipi-tato sul fondo.
Adesso lo scoramento stava prendendo il sopravento sulla sua natura di ottimista.
“Cosa fare?” si interrogò di nuovo. “Aspettare o muoversi?”
Un refolo di vento giungeva lieve dalla sua sinistra.
“Dunque lì c’è un’apertura. Ma dove?”.
Acuì i sensi, si sporse con un braccio a tastare la roccia alla sinistra nel tentativo di trovare la fessura attraverso la quale arrivava il vento fre-sco. Non trovò nulla.
“Eppure non mi sono ingannato” ripeté a bassa voce per rincuorarsi. “Una comunicazione col mondo esterno esiste”.
Si sporse ancora scorrendo col palmo della mano la roccia che gli ta-gliò più volte il palmo come se questo fosse una scatola di sardine.
“Eppure ci deve essere! Anche se dovesse essere una minuscola feri-toia, la devo trovare”.
Pietro continuò l’ispezione della parete. La sporgenza era sufficiente-mente profonda da accoglierlo senza grossi pericoli, salvo quello di mettere un piede nel vuoto e fare un bel salto. Si issò con cautela, poi-ché non distingueva nulla e avanzò a carponi con prudenza facendo soste ed esaminando la parete. Il soffio di aria fredda divenne più in-tenso e deciso. Un cauto ottimismo soverchiò il pessimismo prece-dente.

Amanda si guardò intorno. Una moltitudine di ragazze vestite con una tunica di lino bianco, stretta sotto il seno da un cordone dorato, bruli-cava e vociava allegro.
“Dunque stasera c’è il gran consiglio. Per chi? E per che cosa?”
Continuò a spaziare con lo sguardo e le notò. Arricciò il naso in segno di disagio. Loro non potevano mancare. Pensò immediatamente che il consesso fosse per lei.
“E per chi altro può essere?” rifletté incurante del fatto che tutte a-vrebbero letto i suoi pensieri.
Cercò con gli occhi l’altra Amanda, che sembrava essersi volatilizzata.
“La cercherò più tardi, se ne avrò tempo. Ora affrontiamo la triade” e si mosse incontro.
Con loro aveva dei conti da regolare ma ogni cosa andava fatta nei tempi giusti. Adesso non lo era.
Alice si diresse verso di lei con un atteggiamento amichevole. Angelica e Arianna avevano il volto scuro, dipinto di disappunto.
“Benvenuta! E sono felice di rivederti!” aggiunse Alice sorridente, cingendole le spalle.
Amanda stava per replicare, quando fu trascinata via lontano da tutti.
“Non dire nulla! Siamo in debito con te. Quella decisione fu avventata e precipitosa. Giustamente pretendevi un riconoscimento per quello che eri e per il gesto di tornare con noi. Però abbiamo peccato di e-goismo, di dividere con te il nostro potere. In queste settimane ho ri-flettuto e riconosco i miei errori. Puoi accettare le mie scuse come ri-fiutarle. Però sono sincera. Sarò sempre al tuo fianco”.
E l’abbracciò.
Lei lo ricambiò e aggiunse che accettava le scuse. Però voleva sapere come stava suo padre, perché era preoccupata per lui. Percepiva che era in pericolo.
Alice si sedette sotto un larice ormai rosso e pronto a spogliarsi per l’inverno e sospirò.
“Non lo so. Ma ..”
Amanda la guardò e le chiese dove si trovava in quel momento.
“Al Tanzerloch”.
“Al Tanzerloch? E cosa sarebbe?” domando tutta rabbuiata.
Alice le raccontò tutto e come Pietro fosse rimasto intrappolato là dentro.
Lei la guardò e come una furia si allontanò. Doveva correre in quel posto dal nome strano senza indugio per liberarlo. Non le importava se uscivano anche le streghe e se il nano Norberto fuggiva dalla valle del Non Ritorno. Non avrebbe abbandonato suo padre in quel posto.
Non sapeva dove era localizzato ma l’avrebbe trovato lo stesso.
Alice rimase in silenzio vedendola allontanarsi ma poi decise. Amanda aveva ragione.

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