Amanda 43

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Il viaggio da Verona proseguì in silenzio fino a Bassano del Grappa senza troppe difficoltà.
“Ora fa attenzione. Prendi la direzione Cismon del Grappa, Arsiè. La strada è più lunga ma sicura” le disse l’altra Amanda.
Un leggero brivido percorse la schiena della ragazza che non immagi-nava pericoli nel viaggio verso il bosco degli elfi.
Si domandò quali rischi stava correndo. Non aveva compreso il moti-vo del viaggio, né adesso capiva la natura della minaccia che la sovra-stava.
“Perché questa strada è sicura, mentre le altre no? Non mi sembra che sia un percorso da affrontare con le tenebre o col sole che cala rapi-damente tra le montagne” chiese con un pizzico di apprensione.
“La storia è lunga ma ti riassumo il finale. Le streghe del Tanzerloch ti cercano. Non chiedermi i motivi. Non li so. Hanno rapito un’altra ra-gazza credendola che fosse quella giusta. Quando si accorgeranno dell’errore ti cercheranno. Sarà difficile difendersi dai loro attacchi. Però non penseranno mai che passiamo accanto al loro antro”.
Amanda percepì che la sensazione di freddo stava mutando in gelo. Dunque le sensazioni strane che sentiva a Londra si riferivano a lei e non al padre.
Quali motivi spingevano delle persone sconosciute a cercarla per por-tarla in una località dal nome strano ma chiaramente traducibile. Do-veva dunque stare in guardia, diffidare di chiunque.
“E se questa Amanda è una traditrice che mi vuol consegnare alle streghe?” rifletteva dentro di sé.
Una risata allegra la distolse da questi pensieri.
“Io traditrice? Quando capirai chi sono, mi chiederai scusa per averlo pensato”.
Amanda si domandò chi era veramente questa compagna di viaggio tanto enigmatica. Per distogliere tutti i pensieri si concentrò sulla stra-da facendo attenzione alla direzione, sperando che fosse quella giusta.
Stavano viaggiando da molte ore verso località sconosciute, quando Amanda esclamò sorpresa «E’ il fuoristrada di mio padre! E’ lui alla guida!».
Di rincalzo la compagna di viaggio rimase sorpresa nel constatare che su quella grossa auto c’erano anche Alice, Arianna e Angelica.
“Dove staranno andando?” si domandò provando a sintonizzarsi con loro. Però le montagne facevano da schermo.
“Faccio un’inversione a U e li raggiungo” e si predispose alla mano-vra.
“Non te lo consiglio. Rischi troppo. Il mio compito è trasferirti al si-curo nel bosco degli elfi. Abbiamo ancora molta strada da fare”.
A malincuore Amanda proseguì su una strada sconosciuta verso la de-stinazione finale.

Pietro con la compagnia delle tre ragazze seguì il segnavia che condu-ceva al Tanzerloch. Aveva un’infinità di domande da fare che si acca-vallavano tra di loro in un coacervo non più distinguibile.
Aveva relegato in un angolino buio, quale Amanda avessero incrocia-to: era la sua oppure la morta sepolta sotto l’abete grande. Però ades-so un interrogativo aveva necessità di urgente risposta. Doveva cono-scerla per non fallire la liberazione di Alessandra.
Col fiato incerto che gelava in minuscole gocce cominciò a parlare.
“Perché hanno rapito Alessandra?”.
Le tre ragazze si guardarono in faccia finché Arianna non cominciò a rispondere.
“In realtà si sono sbagliate. Non era Alessandra l’obiettivo ma Aman-da ..”
Pietro l’interrupe perché l’altra domanda finita nell’angolo adesso ur-geva come risposta.
“Quale Amanda? Diamine. Mia figlia o ..”
“Tua figlia era l’obiettivo. Ma Norberto si è confuso. Alessandra sem-bra Amanda in tutto e per tutto. Due gocce d’acqua. E poi non sape-va che ..”.
“Dunque quella che abbiamo incrociato era Amanda, mia figlia?”
“Beh, si e no. Noi abbiamo riconosciuta l’altra ..”
“Ma cosa stai dicendo? L’altra è un fantasma” disse quasi urlando Pie-tro.
Angelica gli fece segno di abbassare i toni. Non dovevano sapere che stavano raggiungendo la Voragine. Però qualcosa non tornava nelle affermazioni di Pietro. Non era tempo per approfondire la questione. Adesso urgeva che raggiungessero prima delle cinque l’orlo del Tan-zerloch.
“Forse è meglio concentrarsi sul compito che ci aspetta. Di questo ne parliamo sulla strada del ritorno. Sempre che riusciamo ad andarcene da qui”.
Lui però continuava a pensare a sua figlia, ai pericoli che la sovrasta-vano, e tutti i misteri che non erano ancora risolti, che in realtà au-mentavano.
Ormai erano prossimi al precipizio che mandava pallidi bagliori verso il cielo privo di nubi.
“Si stanno preparando” disse Alice.
“Preparando a cosa?” chiese Pietro, che non riusciva a comprendere queste reticenze e mezze parole. Sembravano i soliti indovinelli dei quali doveva trovare in autonomia le risposte giuste. Il dubbio lo sfio-rò che anche stavolta doveva rintracciare la strada appropriata per sal-vare Alessandra.
“Che stranezze! Elisa e Amanda, la compagna di Klaus, identiche co-me se fossero la stessa persona. Alessandra e Amanda, mia figlia, due gocce d’acqua. Alice, Arianna e Angelica sono le sorelle di Elisa. E io..”
“Non perdere tempo in queste elucubrazioni. Avrai tempo e modo per comprendere. Ora il tempo stringe e non possiamo darti molte indicazioni su come salvare Alessandra. Fingi solo che sia tua figlia. Avvertila di stare al gioco ma fa attenzione anche loro sanno leggere i pensieri degli uomini. Tu non puoi schermare la tua mente, perché sei un umano. Quindi sappi che sei un libro aperto per loro” concluse Angelica.
Pietro si avvicinò alla staccionata che proteggeva le persone dal non precipitare nel buco.
“Sulla destra c’è una scala ripida che ti porterà nella spianata dove si stanno raccogliendo le streghe. E’ ora di scendere. Ricorda quanto ti abbiamo detto” gli comunicò Arianna stringendogli le mani in segno di incoraggiamento.
“Ho capito tutto. Mi avete dato un bel aiuto. Devo camminare con le mie gambe e sperare che ..”.
“.. in particolare usa la testa. Andrà tutto bene” l’interruppe Alice e gli diede una leggera spinta verso il baratro.
Pietro raccolse il fiato nei polmoni e cominciò cautamente a scendere lungo la scala resa sdrucciolevole dall’umidità.

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  1. Ti confido che, avendo scoperto il tuo blog da poco tempo, non ho ancora letto tutte le puntate di Amanda, però mi è nata una curiosità: Amanda, Alice, Arianna, Angelica, Alessandra… tutti questi nomi che iniziano per A sono “spiegati” da qualche parte del racconto? Li hai scelti perché ti piacciono i nomi con questa vocale aperta o per puro caso? Buona giornata, Annita

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    • Chiamare le protagoniste femminili con nomi inizianti con A è cominciato per gioco. Poi ho deciso di farne un segno distintivo. Non anticipo nulla, ma nell’ultima o penultima puntata, non ho ancora deciso, verrà svelato il motivo. Spero che soddisfi.
      Buona giornata anche a te

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  2. Hai la rara capacità di creare “transfert” col lettore che entra dentro la tua pagina e fa suoi i tuoi personaggi. Però non tenermi sulla corda, è ora che sciogli l’enigma.
    Inoltre, mi spiace di non avere un nome che inizia per A.
    Cosa farai per farti perdonare, mio coinvolgente scrittore?
    Abbraccio pieno di auguri per le prossime festività.
    grazia

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    • Il tuo commento così lusinghiero mi rende felice al tempo stesso mi provoca vertigine. Che altro dire? Non so.
      La prossima puntata è già pronta e la pubblicherò domani. Le altre, non molte nel 2012.
      E’ vero che il tuo nome non comincia per A. Peccato. Dovrò inventarmi una storia con le protagoniste G.
      Ricambio l’abbraccio pieno di auguri per l’imminente fine anno e il 2012 che sia ricco di soddisfazioni
      GP

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  3. A come anneheche 🙂
    A come Alessandra 😛
    Un’altra puntata notevole che invoglia ad aspettare il seguito, che immagino sarà foriero di sorprese.
    Certo che questo è sicuramente il tuo racconto più ampio e più complesso.
    Un abbraccio!

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