Amanda 42

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Pietro aprì il fuoristrada e trovò comodamente sedute sui sedili posteriori Arianna e Angelica che li stavano aspettando. Per qualche istante rimase a bocca aperta incapace di formalizzare un qualsiasi pensiero. La sorpresa era stata troppo forte in aggiunta agli avvenimenti che l’avevano visto coinvolto dal momento del risveglio.

“Una visita inaspettata!” biascicò incespicando nelle parole per la stupore.

Alice rise replicando che come di consueto quelle due erano in ritardo, perché dovevano trovarsi tutte e tre alla baita prima della partenza.

“Però come al solito non sono state puntuali. Vi siete perse una colazione coi fiocchi” concluse con un gesto inequivocabile.

A questo punto Pietro si domandò quale motivazione le aveva spinte a quel viaggio ancora misterioso nella destinazione. Lui ne avrebbe fatto a meno volentieri, tornandosene a Belluno.

“Non so dove siamo diretti e con quale giustificazione. Loro compaiono e scompaiono a piacimento come se fossi a loro disposizione. Questa situazione non mi piace per nulla”.

Scuoteva il capo in segno di disapprovazione mentre pensava a qeusto.

“Perché ti lamenti in silenzio? Non ce ne sono i motivi. Tra non molto saprai tutto. O quasi ..” disse con tono gentile Angelica che aveva letto i pensieri di Pietro.

Alice con modi sbrigativi lo sollecitò a partire perché la strada era lunga e dovevano arrivare assolutamente prima dell’imbrunire.

“Dove?” chiese per l’ennesima volta l’uomo.

“Vai verso Cortina” replicò decisa Arianna.

E come un flash rivede una scena di molti, molti anni prima, quando una notte lui e Elisa erano partiti per il bosco degli elfi.

“Non ti puoi sbagliare come quella volta. A sinistra torni verso Belluno, a destra arriviamo diritti a Cortina” continuò Angelica.

Pareva che volessero burlarsi di lui ma finse di non avere ascoltato le ultime parole.

Un altro pensiero vagava da tempo nella mente, mentre seguiva la strada con attenzione. Aveva scoperto che Elisa aveva due sorelle, almeno così avevano detto Arianna e Alice in due occasioni diverse.

Rivolgendosi a Angelica, le chiese se per caso anche lei era una possibile cognata.

Una risata argentina risuonò nella testa seguite da parole ambigue che complicarono la situazione.

“Forse sì, forse no. Diciamo che sto a metà o forse neppure così” rispose divertita.

Pietro cominciava a spazientirsi perché a turno rispondevano in modo misterioso e con giochi di parole.

“Come? Forse sì, forse no .. oppure neppure tutto questo? Mi stai prendendo in giro?” replicò stizzito.

“Fa attenzione alla guida senza curarti di quello che sta borbottando Angelica!” gli disse con apprensione Alice che lo vedeva un po’ disattento nel governo del fuoristrada.

“Va bene che vi siete coalizzate contro di me ..”.

“Ma no! Siamo solo allegre e felici di tenerti compagnia. E poi ..”.

Pietro avrebbe voluto replicare ancora ma decise di seguire il consiglio di Alice ignorando le compagne di viaggio.

Giunto in prossimità di Cortina in un silenzio quasi irreale, udì un tossire discreto di Arianna per richiamare la sua attenzione.

“Non ti sarai per caso offeso? Hai sprangato tutte le porte della mente, mentre noi leggiamo solo un deserto privo di parole”.

“Certamente” replicò brusco leggendo il cartello dell’abitato di Cortina. “E adesso dove si va?”.

“Segui l’indicazione Pocol” suggerì Angelica. “E poi verso Selva di Cadore e Alleghe”.

“Uffa quanto siete misteriose” e riprese il mutismo.

Erano le tredici passate quando arrivarono in prossimità di Alleghe. Pietro aveva smaltito la fetta generosa di strudel e adesso avvertiva qualche stimolo di fame.

“Io avrei fame” disse rompendo l’atmosfera sonnolenta che si era instaurata nel fuoristrada.

“Cosa vuoi?” disse Angelica.

“Fermarmi da qualche parte e incorporare qualche caloria. Non so se riesco a guidare ancora a lungo. Lo stomaco da un po’ reclama qualche alimento”.

Vista una trattoria con un vistoso cartello «Oggi polenta e capriolo» accostò per entrare nel parcheggio.

“Voi cosa fate?” chiese mentre si slacciava le cinture.

“Veniamo con te, naturalmente. Vero ragazze?” aggiunse Alice rivolgendosi alle compagne che annuirono in segno di consenso.

“E sia”.

Pietro le guardò: avevano tutte e tre una tunichetta di lino bianco, legata in cintura. Pensò che non fosse l’abbigliamento più adatto alla stagione e alla località. Però tacque. Gli era stata sufficiente la colazione con Alice.

Tutto andò come da  copione. Loro erano invisibili alle altre persone ma la cameriera portò il pranzo come se fossero in quattro.

“Ottima questa polenta e capriolo. Ora che siamo a stomaco pieno vorrei sapere dove siamo diretti. Ho passato paesi e scollinato passi dei quali ignoravo l’esistenza. Non ho in’idea dove siamo finiti. Aspetto che una delle tre mi dica la meta”.

Le tre ragazze si guardarono in viso. Alice prese l’iniziativa di parlare.

“Siamo diretti a Tanzerloch ..”

“Tanzer .. cosa?” l’interruppe subito Pietro.

“Tanzerloch ovvero la buca delle danze traducendo il nome della località dal cimbro. E’ un buco dove stasera alle diciassette vedremo ballare le streghe. E noi dobbiamo essere là almeno mezz’ora prima. Quindi paga il conto, mentre noi ti aspettiamo in macchina. Poi durante il viaggio ti diamo qualche altra indicazione”.

Un istante dopo non c’erano più.

Ripresa la marcia, Angelica si assunse il compito di spiegare tutto.

“E’ una vecchia leggenda dei cimbri, il popolo dell’altopiano di Asiago. Questa narra le vicende di due pastorelli, fratello e sorella, che custodivano il gregge sul pendio dove ora si trova il Tanzerloch, allora scosceso, ma transitabile. La mamma li aveva esortati a non oltrepassare una certa macchia di bosco da cui si sentivano, nelle notti di luna piena, provenire degli strani rumori e dei suoni paurosi che sembravano ululati di lupi misti a cigolii di catene. Di giorno sembrava tutto normale in quel posto ma di notte nessuno osava avventurarsi da quelle parti. Un giorno di primavera, quando le fragole erano più profumate e i merli zirlavano tra i rami spinosi dei crespini, la bambina trasgredì l’avvertimento della madre, inoltrandosi nel bosco misterioso. Sparì senza fare ritorno. La cercarono invano ovunque, ma si era volatilizzata. Fu pianta come morta. Il fratello non si rassegnò alla perdita della sorella e un mattino, lasciate le pecore alla sorveglianza del cane, si mise a cercarla di nuovo per il bosco proibito, armato di una rozza croce di legno presa alla vicina chiesetta dell’Höll. Errò tutto il giorno, cercando qualche traccia della sorella scomparsa e al sopraggiungere della sera, cadde affranto ai piedi di un grosso abete, addormentandosi. Improvvisamente fu svegliato da un infernale fracasso. Una scena terribile gli apparve agli occhi quando impauriti gli si aprirono. La luna rischiarava un vasto spiazzo erboso in mezzo al quale, seduto su di uno sgabello infuocato, circondato da sinistri bagliori, un demonio dalle corna e dagli zoccoli di caprone, brandiva un tridente enorme. Ai suoi piedi c’era il corpo esanime della sorella ed intorno a lui una dozzina di streghe discinte e ghignanti tessevano una orribile danza. Rumori sotterranei accompagnavano il ballo sfrenato. Il ragazzo raccolse tutte le sue forze e, vinta la paura, invocò San Michele Arcangelo e scagliò la croce di legno in mezzo alle streghe. Si udì un rombo terribile mentre la terra si aprì inghiottendo tutto. Dove prima c’era lo spiazzo, si sprofondava una voragine paurosa ed immensa. Il ragazzo si abbracciò all’abete, esattamente sull’orlo della spelonca inchiodato dal terrore. Il mattino seguente fu trovato dai montanari. Era svenuto, ma vivo e i suoi capelli biondissimi erano divenuti candidi come la neve. E la leggenda finisce qui. Però ..”.

Pietro rise perché gli pareva assurdo fare tanti chilometri per vedere un buco nella terra, le cui origini era fatte risalire a una leggenda.

“Non ridere! Il motivo è serio, anzi serissimo. Stasera alle cinque le streghe intonano la loro danza e noi dobbiamo liberare Alessandra e chiudere per sempre il buco” replicò seria Angelica.

“Alessandra? Un’altra cognata?” disse ironico e aggiunse. “Come mai la mia quasi forse cognata è finita nelle mani delle streghe del Tanzerloch?”

“E’ stata rapita da Norberto, il nano che hai sconfitto con l’astuzia, quindici giorni fa. Se non la liberiamo stasera, il bosco degli elfi cade in mano del nano, che provvisoriamente abbiamo imprigionato nella valle del non Ritorno”.

Un attimo di sielnzio calò gelido nell’abitacolo.

“E perché avete bisogno del mio aiuto? Io non possiedo aiuti magici ..” chiese curioso Pietro.

“Tu puoi scendere tra loro. Loro sono impotenti contro di te, esattamente come per la kitsune. Noi, no” concluse Angelica.

Lui tacque per qualche istante per metabolizzare le varie informazioni.

Stava per dire qualcosa, quando Arianna sbottò.

“Abbiamo incrociato Amanda! Stanno andando verso il bosco degli elfi”.

Pietro chiese di quale Amanda si trattava.

“Nostra sorella” risposero all’unisono.

Lui era sempre più frastornato: il Tanzerloch, Alessandra, Amanda. Gli eventi sembravano precipitare senza che lui potesse in qualche modo dirigerli.

“Fa attenzione! Tra un po’ prendiamo una scorciatoia che ci evita un lungo giro” l’avvertì Alice.

Lui chiese ancora qualche spiegazione ma non era il momento. La strada tortuosa richiedeva attenzione. Ancora un tratto di strada poi si fermarono a Camporovere nella strada che conduceva al Vezzena.

Da qui si doveva comminare a piedi per raggiungere il Tanzerloch.

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  1. Puntata natalizia molto avvincente.
    Mi è piaciuta molto la leggenda e naturalmente attendo fiduciosa il seguito.
    Quanti ricordi, poi: Borca di Cadore, San Vito, Cortina…
    Un grande abbraccio e tanti, tanti cari auguri per un felice Natale!

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  2. Dolomiti terre di misteri e magie. Re Laurino e compagnia. Certo é che questo tuo racconto é avvincente e tiene ben alta l’attenzione a come si svolgono e dove si svolgono i fatti.
    Le prossime mosse si indovinano interesantissime.
    Complimenti.

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  3. Mi piace tutta questa storia di “Amanda” con elfi, streghe, fantasmi e leggende dei cimbri; incuriosita dal tuo racconto sono andata a cercare più notizie su Tanzerloch; è bello quando una lettura fa da stimolo ad ulteriori approfondimenti.Ciao, Annita

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    • Tutto il mondo delle montagne del triveneto sono piene di leggende. Avendo una certa idea sono andato alla ricerca di una che potesse fare da sfondo plausibile a quello che avevo in mente di scrivere. E l’ho trovata. Mi fa piacere che qualcuno incuriosito abbia fatto lo stesso mio percorso. Lo ritengo un segnale positivo.
      Ricambio il saluto e devo dire che anche il tuo blog, che non conoscevo, è molto stimolante.
      Ciao

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