Amanda 40

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Pietro chiese lumi a Alice: «Dove siamo diretti? Visto che sei tu a indicare la meta». Le chiese prima di entrare nel locale senza ricevere risposta. Scosse il capo, brontolò qualcosa di non ineleggibile e spinse la porta d’ingresso.

Si sistemarono in un tavolino d’angolo da dove potevano vedere il bancone della mescita e la maggioranza degli avventori, che erano pochi e assonnati.

“Un caffè forte e una fetta di strudel di mele. Mi raccomando calda” disse al gestore appoggiando le mani sul legno che mostrava i segni del tempo e dei molti clienti che erano passati di lì.

“Ce li porti in quel tavolino d’angolo” e lo indicò puntando l’indice verso il tavolo.

Gli era sfuggito un lapsus: quel pronome indicava la presenza di due persone ma una sola era visibile. E per un attimo fu colto dal panico di essersi tradito, ma il barista non ci aveva fatto caso, assorbito dalle ordinazioni degli altri avventori e dal frastuono della televisione,

Una graziosa cameriera con una pettorina bianca, sbucata all’improvviso da una porticina laterale, arrivò con un vassoio dove fumavano un caffè, un cappuccino e un piatto con strudel, brioche ancora calde come se fossero stati sfornate in quell’istante. Deposte le tazze come se fossero in due col piatto al centro, se ne andò lasciando dietro di sé un sorriso che sembrava l’augurio di «Buona colazione».

Pietro rimase perplesso ma subito fu ripreso da Alice.

“Non fare quella faccia! Vuoi farti notare? Ricordati. Gli altri non mi vedono”.

Lui si volse verso di lei con aria smarrita e balbettò un «Farmi notare? Non è forse singolare vedere un cappuccino e paste che galleggiano per aria?» ma subito dopo si concentrò sul caffè e la fetta di strudel.

“Veramente ottimo! Qui ho trovato sempre dello strudel fantastico!” disse mentalmente rivolgendosi alla compagna.

“Fammene assaggiare un pezzetto. Questa pasta sembra sfornata da pochi minuti tanto è fragrante! Te ne lascio un po’” rispose tranquilla Alice, mentre allungava una mano per prelevare quello che restava.

Pietro si domandava dove erano diretti e i motivi di tanti misteri.

“Ora che siamo a stomaco pieno. Mi dici dove stiamo andando?”

Alice sorrise sorniona e, ponendo la mano sul braccio, lo criticò nuovamente perché mostrava troppa curiosità e impazienza.

“E chi non sarebbe curioso nelle mie condizioni? Quanti sono stati gli indovinelli che mi avete proposto? Credo di averne perso il conto!” esclamò alzando le mani al cielo.

Nella sala si fece silenzio e tutti si voltarono verso di lui, che balbettò qualcosa di incomprensibile e fece un gesto come a chiedere scusa di avere alzato il tono della voce.

Una nuova risata echeggiò nella mente mentre udiva chiaramente «Te l’avevo detto di stare calmo!»

Pietro si irritò per quanto era successo.

“Non dovevo esternare così. Dovrei contare fino a dieci prima di parlare. Ma…” e si fermò.

“Ma che cosa?” lo incalzò Alice.

Lui scosse il capo e non volle proseguire, rimanendo in silenzio.

Alice aspettò che riprendesse la conversazione ma inutilmente perché continuava lo sciopero della parola.

“Ancora una mezz’ora di relax. Poi ci rimettiamo in marcia. Forse saprai tutto o forse no”. Una nuova risata allegra rimbombò nella testa di Pietro.

L’irritazione di essere all’oscuro della meta, il lieve dileggio, che le parole di Alice trasmettevano, ebbero il potere di renderlo nervoso e cupo. Si agitò sulla sedia come se fosse diventata improvvisamente scomoda.

“Non si parte se prima non mi avrai spiegato qualcosa di più. Sono stanco di risolvere indovinelli” rispose seccato.

Alice gli toccò leggermente l’avambraccio per trasmettergli un po’ di serenità.

“Non mi sembra il momento opportuno ..” aveva cominciato col dire.

“No! In questa mezz’ora c’è giusto il tempo per chiarire qualche aspetto. Dunque. Da dove cominciamo?” replicò senza ammettere ragioni Pietro.

“Sei proprio deciso? Il viaggio è lungo e ..”.

“Da qui non mi muovo se non spieghi alcune cose. In primo luogo chi sei? Lo so che sei una donna elfo. Lo vedo e non c’è bisogno che tu me lo dica. Ma dimmi che rapporti ci sono tra noi? Trovo singolare che ..”

Alice sbuffò impaziente e trattenne una nuova risata. Sapeva che si sarebbe irritato maggiormente.

“abbiamo consumato già un quarto d’ora in schermaglie e tra ..”

Pietro le afferrò entrambe le mani e si concentrò su di lei. Voleva questa prima spiegazione con tutte le sue forze.

“E va bene!” sbuffò la ragazza. “Non molli l’osso. Vuoi conoscere tutto di me? E allora sia. Però promettimi che tra dieci minuti si parte. Il viaggio è lungo”.

Pietro annuì e con il gesto della mano richiamò l’attenzione della cameriera che arrivò subito.

“Il conto, prego” disse asciutto senza tradire il nervosismo che stava crescendo.

Tornò a rivolgere verso Alice, aspettando che cominciasse a parlare.

“La storia è lunga ma vedrò di accorciarla. Sono tua cognata” sbottò come una pentola in ebollizione.

“Avrei preferito rivelartelo in un altro contesto ma hai insistito tanto che ..”.

Pietro sgranò gli occhi, pensando alla donna che aveva di fronte. «La sorella di Elisa? Devo crederci?» era il dubbio che stava affiorando nella mente.

La cameriera sembrava aver compreso il disagio e lo stupore dell’uomo e teneva in mano il conto da saldare senza farsi avanti, aspettando con pazienza che si accorgesse di lei. Rimase ferma immobile in attesa che lui allungasse la mano.

“La cameriera aspetta che tu prenda il conto” gli sussurrò Alice, mentre lui si risvegliava dalla trance nel quale era caduto.

“Quanto devo pagare?” chiese  gentile, allungando la mano.

“Sono nove euro e 10 centesimi” replicò meccanicamente, mentre Pietro mise sul piatto undici euro, senza volere il resto.

Si alzarono e si diressero verso il fuoristrada che attendeva paziente da qualche ora.

“Non ci credi?” gli chiese Alice mentre lui teneva aperta la porta.

“Non lo so. Elisa non mi ha mai parlato di avere sorelle. Ora ne scopro due. E ..”.

Alice rise allegramente prima di dire «Dovresti essere felice» e salire sul fuoristrada.

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  1. Riconosco, che arrivando tardi mi sono perso una parte del film. Il riassunto,breve e succoso, lascia un buon sapore, indubbiamente, ma …
    Ma la storia é intrigante e i personaggi ancora di più. Se é un’appuntamento domenicale allora é proprio una buona domenca.
    Aspetto con impazienza i prossimi eventi.

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    • Se storia sia intrigante e succosa, è un qualcosa che lascio a chi gentilmente mi legge. Io cerco di scrivere storie che mi piacciono. Con quali risultati non lo so.
      Di solito ho due appuntamenti uno infrasettimanale (di norma mercoledì) e uno domenicale. Però splinder ha scombussolato tutto.
      Il prossimo? Credo che sarà mercoledì. E’ già pronto ma aspetto qualche giorno.

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