Amanda 36

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Una fresca mattina di fine settembre colse Pietro quasi impreparato dopo una lunga e interminabile lotta col sonno.

La notte era stata popolata da fantasmi inquieti che si aggiravano intorno a lui. I sogni erano stati più degli incubi che qualcosa di piacevole. Aveva visto la sua morte senza il conforto di Amanda. Il misterioso personaggio che aveva appena intravvisto prima di addormentarsi sembrava un essere uscito dalla penna di Stephen King o il mitico Golem di Meyrink, anche se erano generi che detestava, dei quali non aveva letto nulla. Però erano comparsi nella mente come reali, mentre lui aveva dovuto combatterli per scacciarli.

Aprì gli occhi ma si sentiva stanco e debilitato. Non c’era il pane magico di Alice, né le pozioni miracolose di Angelica a donargli quelle forze che parevano svanite con le prime luci dell’alba. C’erano solo e solamente dei biscotti ormai avvizziti dal tempo. Provò ad alzarsi ma crollò sul cuscino. Le energie erano ridotte al lumicino.

“Dunque il colpo di fortuna è solo qualcosa di fantomatica fantasia, di mitico, di irraggiungibile!” si disse mentre tentava di rifiatare e prepararsi a scendere.

Quel pensiero aleggiava leggero e pesante allo stesso tempo, perché non riusciva a comprenderne a pieno il significato.

“Di quale fortuna devo aspirare la ricezione? Ormai sono vecchio e fatico persino ad alzarmi dal letto. La fortuna dovrebbe essere riservata ai giovani che hanno davanti a loro tutta una vita. Quello che ho ricevuto finora mi è stato sufficiente. Ho vissuto lunghi periodi tra questi alberi amici che mi hanno protetto con i loro rami. Ho avuto una splendida figlia, che vorrei tanto rivedere prima di chiudere gli occhi per sempre. Cosa voglio di più?” e si abbandonò sul cuscino sfinito dallo sforzo.

Si domandò perché ultimamente era sempre stanco, debilitato, quasi incapace di provvedere a se stesso. Però nessuna risposta venne in soccorso mentre la domanda rimaneva inevasa. Con grande fatica riuscì a raggiungere la cucina al pianoterra per prepararsi un caffè che sperava potesse rimetterlo in sesto o almeno ridargli qualche barlume di forza.

Era appoggiato al bordo del tavolo per sostenersi nell’attesa che l’aroma fuoriuscisse dalla moka, quando udì un forte trambusto provenire dalla porta d’ingresso.

Pietro rimase immobile incapace di formalizzare un qualsiasi pensiero.

“Chi è?” urlò con quanto fiato aveva in corpo senza ottenere risposta.

Il frastuono cresceva d’intensità come la paura che lo stava impregnando.

Le gambe pareva sul punto di cedere ma si fece forza per restare diritto. Il caffè aveva finito di borbottare mentre un forte aroma si spandeva per la stanza.

Afferrata una tazza se ne versò una porzione abbondante alla quale aggiunse un pizzico di zucchero di canna.

Il liquido bollente scese velocemente nello stomaco mentre percepiva un filo di energia crescere dentro di lui.

Il rumore di legno spezzato arrivò qualche secondo più tardi e lo spinse a muoversi per verificare chi stava provocando quel fracasso.

Con passo incerto ma deciso a vedere chi aveva osato profanare il suo fortino si avviò verso l’ingresso.

Nella sala c’erano degli strani uomini, piccoli di statura e dalla faccia feroce. Un nano sgraziato li guidava e si stava dirigendo verso di lui.

“Fermati!” urlò Pietro come se d’incanto avesse ritrovato le forze necessarie per fronteggiare il pericolo.

Una risata stridula e beffarda accolse il suo invito, mentre si piazzava dinnanzi a lui.

“Chi sei per darmi degli ordini?” gli chiese il nano, mentre gli altri rimanevano fermi immobili sul limitare dell’uscio.

“Io”.

“Che strano nome per un uomo”.

“Perché? Cosa c’è di strano? Qui comando Io. A nessuno è permesso di entrare senza un mio consenso ..”

“Caro Io” replicò il nano “Caro Io, il tuo potere da questo momento è nullo, finito, perché è passato su di me ..” e accennò un gesto minaccioso.

Pietro rise beffardo interrompendo l’azione del nano.

“Non sei nulla e nulla diventerai! Posso spezzarti col solo pensiero ma non vorrei profanare la mia casa col tuo corpo. Quindi esci prima che la mia collera si abbatta su di te”.

Nella stanza non si udiva che il sibilare dei respiri. Nessun fiato rompeva il silenzio che era calato dopo le ultime affermazioni di Pietro.

Tutto era in bilico innaturale e instabile: pensieri e azioni. Quando un cupo brontolio seguito da un boato scosse la baita facendo tintinnare tutti gli oggetti. Pareva che un’immensa mano avesse afferrato la costruzione e la scrollasse con violenza come se la volesse stritolare.

Pietro vide tutto muoversi in maniera disordinata e dovette appoggiarsi allo stipite per non cadere in terra. Il nano come se una violenta scossa elettrica lo avesse colpito si dimenò in maniera disarticolata e terreo in volto cominciò a retrocedere verso l’uscio divelto. Gli altri uomini rimasti sul limitare della porta uscirono a precipizio, urlando. Era diventata una fuga precipitosa, inseguiti da fantasmi inafferrabili e invisibili. In breve tempo erano spariti inghiottiti dal bosco, che fece confondere loro la direzione da prendere.

Il nano rimasto solo si voltò verso Pietro con fare minaccioso, avanzando di un passo.

“Credi di mettermi paura con questi esercizi di ..” ma non concluse la frase perché si ritrovò disteso per terra.

Una nuova scossa ancora più violenta si era abbattuta sulla baita, facendo volare suppellettili e mobili in maniera disordinata. Pietro aggrappato allo stipite della porta della cucina riuscì a rimanere in piedi e prontamente rispose.

“Non mi pare che puoi dettare delle condizioni, visto che ti sei inchinato di fronte a me”.

L’osservò e accenno a un passo in avanti, mentre il nano col viso insanguinato per il vetro che gli era piombato addosso tentava di districarsi dalla credenza che era franata a terra sopra di lui.

“Dunque chi ha il potere in questa casa?” gli domandò Pietro, che invece non era stato raggiunto da nessun oggetto.

“Vattene, prima che la mia collera esploda nuovamente e non entrare più all’interno di questo bosco” e gli girò le spalle, rientrando a fatica in cucina. Udì solo lo scalpiccio di passi frettolosi che si allontanavano.

Il bosco in festa per lo scampato pericolo si fece beffe del nano come dei suoi compagni di avventura, confondendogli le idee e i passaggi, finché non si trovarono in una valle stretta che si rinchiuse per sempre su di loro.

Pietro stentava a comprendere quello che era successo e capì cosa si intendeva per colpo di fortuna: un terremoto arrivato al momento giusto.

“Alice aveva ragione nel dirmi che avrei dovuto trovare da solo la strada per raggiungere il colpo di fortuna senza il loro aiuto, E adesso?” si chiese osservando il macello di piatti e mobili sparpagliati per ogni dove nella baita.

Però si sentiva sollevato. Forse quel pericolo che lo aveva minacciato a lungo era scomparso, spazzato via da un colpo di frustra della terra.

Liberò un sedia e si sedette, aspettando che loro tornassero.

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  1. Grazia, quando ho rinnovato l’aspetto di questo blog, aperto un paio di anni fa e usato molto poco e niente, ho trovato questo template ricco di colori e leggermente fuori del solito e l’ho adottato. Mi fa piacere che ti piace.
    Splinder ci ha sfrattati e abbiamo trovato questa nuova casa comune.
    Anch’io di ho linkato per seguire i tuoi post.sempre interessanti e gradevoli da leggere.
    Un caro saluto e un abbraccio per esserci ritrovati
    GP

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  2. Finalmente! Finalmente Pietro non è più spettatore ma personaggio attivo, che dimostra la sua stessa forza. è così, basta una dose di sicurezza e di coraggio, per scansare ciò che mina la nostra sicurezza! Post intenso, che lascia in attesa.
    Torneranno?
    Credo che Pietro saprà nuovamente affrontarli…

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