Amanda 35

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Adesso la baita era silenziosa. La notte era scesa e con lei una leggera nebbiolina che galleggiava a mezz’aria tra i fusti degli abeti e dei larici. Fuori sembrava tutto calmo nell’oscurità del bosco senza un rumore nemmeno qualche richiamo roco degli uccelli notturni.
Un brivido percorse la schiena di Pietro, perché quel silenzio gli apparve innaturale come se una minaccia incombente avesse scacciato tutti gli abitanti. Scosse il capo per bandire anche questo incubo.
“Per oggi ho avuto troppi indovinelli da scoprire e da chiarire per aggiungerne degli altri” si disse avviandosi verso la camera da letto.
Però due o tre pensieri continuavano ad assillarlo: uno era il colpo di fortuna, un altro era Amanda e l’ultimo, fresco di pochi minuti, il silenzio esterno.
“Non so il perché ma mi domando dove si trova Amanda. Starà bene? Certi timori mi inducono a pensare a lei. E’ sparita nel nulla ma ho sempre sperato di rivederla. Ora però ..” e cominciò a spogliarsi per andare a letto. Questo cruccio continuava a ronzargli nella testa. Sembrava che non volesse abbandonarlo.
Si domandava il motivo di tanta insistenza come se qualche presentimento negativo incombesse su di loro. Si interrogò infine se un giorno prima di morire l’avrebbe rivista. La speranza era l’ultima a morire.
“Non sono ancora vecchio ma metà della mia vita è stata superata. Sento che presto la mia fine sarà più prossima. Angelica ha affermato che sto diventando debole e che presto avrò bisogno dell’aiuto di qualcuno. Ogni giorno che passa, dunque è un regalo piovuto dal cielo” e melanconicamente chiuse la luce.
Però il sonno tardava a venire: troppi confusi pensieri si agitavano dentro di lui e non poteva nulla per sedare questo conflitto. Fuori il silenzio era profondo come il suo respiro.
Soltanto nel momento, nel quale ascoltò unicamente il suo respiro capì perché non riusciva ad addormentarsi: gli mancava la melodia dei suoni notturni del bosco. Il verso sincopato della civetta nascosta nel folto dei larici, il gracchiare sommesso dei corvi alla ricerca del cibo, il richiamo della volpe alla compagna, il frusciare sommesso dei rami degli alberi sospinti dalla brezza della notte. Nel corso degli anni vissuti da solitario erano diventati la sua ninna nanna che lo accompagnava nel trapasso dalla veglia al sonno. Li riconosceva a uno a uno senza paura di sbagliare. E si ripetevano ogni notte con cadenza regolare. Quando qualcuno di questi era assente si interrogava se fosse naturale oppure no, aspettando il suo ricomparire.
“Fuori c’è troppo silenzio. E mi sento inquieto come se dovesse succedere qualcosa. Una premonizione oscura, una sensazione di un pericolo ignoto. Ma sono impotente con le armi spuntate a combattere un nemico invisibile e dai contorni sfumati” e come si era coricato senza fare rumore così si alzò per osservare dalla finestra la radura.
Questa si presentava come al solito: buia e opaca per la leggera nebbia che saliva dal terreno. Però qualcosa stonava senza che Pietro riuscisse a mettere a fuoco il particolare.
Aggrottò la fronte per rendere la vista più acuta, respirò l’aria umida che penetrava nella stanza senza riuscire a calmare l’inquietudine interiore che pareva avesse congelato la mente.
“Eppure qualcosa non quadra” si disse a bassa voce come per darsi quel coraggio che all’improvviso era sparito.
E continuò a perlustrare la radura, la corona degli alberi tanto familiare che avrebbe potuto chiudere gli occhi continuando a vederli.
“Ecco!” quasi urlò squarciando il silenzio innaturale della notte.
“Ecco! Quello che non va! E’ il roveto dove è sepolta Amanda o dove credo che lo sia stata. Sembra smosso, strappato dal terreno. Non è più al suo posto”.
Un brivido di paura percorse la mente di Pietro, che si chiedeva chi potesse essere stato.
“Chi ha osato profanare quell’intreccio di rami e spine? Per quali motivi l’ha fatto?”. E mentre rifletteva così, gli parve di scorgere delle ombre aggirarsi intorno a quell’abete.
L’istinto gli suggerì di precipitarsi nella radura ma immediatamente si disse. “E poi?”. Non aveva senso quella mossa più emotiva che razionale. Lui era armato del nulla, al buio e senza un barlume di idee sul da farsi. Si convinse che sarebbe stato imprudente uscire dalla baita e correre alla cieca senza nemmeno sapere cosa cercare.
“Domani, con la luce, andrò in esplorazione e forse capirò tutto. Ora è meglio tornare a letto e meditare sugli ultimi avvenimenti” e detto questo chiuse imposta e finestra tornando sotto le lenzuola.
Però continuava a domandarsi chi era quel misterioso personaggio che si aggirava indisturbato nella radura e perché tutto il bosco taceva, trattenendo il respiro.
La giornata non si era ancora chiusa quando un nuovo quesito inquietante si affacciava alla sua mente. Una domanda pressante che aveva sgominato tutte quelle che in precedenza aveva analizzato.
“Sembra che questa baita sia una fortezza inespugnabile. Molti anni fa dall’assalto della kitsune. Ora da un misterioso personaggio. Che sia questo il colpo di fortuna che è alle porte?” e stanco per la lunga veglia cadde in un sonno agitato da mille incubi.

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  1. Un applauso per la descrizione dei suoi pensieri, mentre non riesce a prendere sonno.
    Soltanto nel momento, nel quale ascoltò unicamente il suo respiro capì perché non riusciva ad addormentarsi: gli mancava la melodia dei suoni notturni del bosco. Il verso sincopato della civetta nascosta nel folto dei larici, il gracchiare sommesso dei corvi alla ricerca del cibo, il richiamo della volpe alla compagna, il frusciare sommesso dei rami degli alberi sospinti dalla brezza della notte. Nel corso degli anni vissuti da solitario erano diventati la sua ninna nanna che lo accompagnava nel trapasso dalla veglia al sonno. Li riconosceva a uno a uno senza paura di sbagliare. E si ripetevano ogni notte con cadenza regolare. Quando qualcuno di questi era assente si interrogava se fosse naturale oppure no, aspettando il suo ricomparire.
    E’ un passo superbo, veramente!
    Un caro abbraccio 🙂

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  2. Quel passo l’ho trovato bello (mi auto lodo da solo) quando l’ho scritto. Era quasi mezzanotte e stavo chiudendo quando ho deciso di scrivere qualche riga ed è nato così.
    Grazie di cuore.
    Ricambio l’abbraccio

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