Amanda 29

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Luca arrivò allo Stanhope Arms senza problemi come Annie gli aveva spiegato. Era un tipico pub inglese all’esterno mentre all’interno pareva un locale tutto in legno secondo la tradizione, dove mogano lucidissimo faceva da sfondo ai tavoli del ristorante. Qui era possibile gustare i piatti tradizionali: pesce, bistecche e patatine innaffiate da birra e condite con svariate salse.
Si soffermò a guardare l’esterno dove campeggiava centralmente uno stemma colorato e due grandi cartelli appesi sull’angolo: il menù del giorno e un «great fish & chips». Osservò i tavoli posti sotto i tendoni, dove la gente pensava solo a bere. Tutti occupati. Rimase stupito, perché si aspettava il solito locale di bevitori, mentre dentro pareva un’elegante locale di ristorazione. Scrutò attraverso la vetrina se c’era qualche tavolo libero e varcò la soglia.
Il grande orologio segnava le diciannove e qualche minuto.
“Dunque ancora quattro ore di attesa” disse un po’ sconsolato. Però ormai era entrato e non poteva di certo uscire senza ordinare nulla.
“Mangia o beve solo?” gli chiese una cameriera dai tratti indefiniti che si era parata di fronte a sbarrargli l’ingresso.
“Perché?” domandò curioso.
“Fuori si beve, dentro si mangia” rispose asciutta.
“E se uno vuole bere mangiando, deve uscire?” replicò ironicamente.
“Ah! Ah! No, no!” e mostrò una dentatura da cavallo.
Luca rimase in silenzio per qualche istante prima di ribattere. Non ci pensava minimamente di bere per ingannare l’attesa di quattro ore. L’avrebbero raccolto sotto il tavolo. Però anche mangiare per quattro ore era un po’ troppo. Rischiava una bulimia che l’avrebbe reso impotente per molto tempo. Alla fine affermò che desiderava assaggiare i loro piatti. La ragazza l’accompagnò in un tavolo strategicamente posizionato da dove poteva osservare un tratto di strada illuminata.
Scorse la lista del giorno e optò per un cocktail. Gli pareva una buona soluzione iniziale, perché il pensiero delle quattro ore continuava a martellargli la testa. Si chiese perché non aveva proseguito la passeggiata. Domanda retorica e inutile in quel momento.
“Un Prawn con un calice di sauvignon della Nuova Zelanda” disse sollevando gli occhi.
“E poi?” chiese cortesemente la ragazza fissa di fianco al tavolo con il notes delle ordinazioni che fremeva.
“Poi ci penserò” la liquidò e chiuse la prima ordinazione.
Voleva prendere tempo il più possibile. Però l’impresa gli sembrava ardua, tutta in salita ma provarci non gli costava nulla.
Per ingannare l’attesa cominciò per gioco con l’osservazione dei passanti e di chi aspettava il bus alla fermata vicino all’ingresso. Si divertiva a pronosticarne professione e movimenti. Nessuno sarebbe stato in grado di dirgli quanto ci aveva azzeccato oppure no ma per lui andava bene così come passatempo.
“Ecco il tipico impiegato della City che prende il bus” disse osservando un uomo vestito elegantemente con un impermeabile di Burberry.
“Errato” disse sorridendo. “Prosegue a piedi. Anzi no .. entra nel pub!”. Aveva sbagliato ancora una volta.
Quando arrivò il piatto, questo si presentava in modo accattivante. Era un cocktail classico di gamberoni, lattuga e salsa di frutti di mare, con le fette di pane bloomer al malto. Il vino non era male. Pochi gradi, gradevole al palato ma lontano parente del Franciacorta che beveva a Brescia.
Con misurata lentezza assaporò tutto centellinando il vino. Il tempo non trascorreva mai e sembrava invece andare a ritroso. La cameriera si aggirava impaziente intorno a lui pronta a prendere la prossima ordinazione. Però lui continuava a ignorarla.
“Un altro bicchiere di bianco e un bread and oil” richiese a gran voce per calmarla.
Luca guardava sempre l’orologio appeso alla parete.
“Accidenti, appena le venti! Rischio di finire brillo quando arriva Annie. Questa extracomunitaria mi dà ai nervi. Sembra un avvoltoio pronto a calare sulla preda ancora calda”.
Si sentiva sazio e un tantino allegro. Pareva che l’acqua fosse un bene prezioso, perché la fonte era inaridita. Quando chiese una bottiglia di Perrier, la ragazza lo squadrò male come se avesse bestemmiato in chiesa.
“E’ finita?” domandò con una punta di ironia non troppo sottintesa.
“No, arriva subito. Fresca o naturale?” chiese ignorando la frecciata.
“Fresca, fresca”.
Riguardo l’orologio e quasi sobbalzò perché indicava le ventuno passate.
“Diamine! Il tempo si è messo a correre!”
Ordinò un mega piatto di Roast of the day con patate e vegetali di stagione.
Mentre Luca continuava a mangiare e bere, gli avventori del pub erano mutati almeno tre volte. Si sentiva pieno e assonnato per vino e birra bevuti in gran copia. Voleva spendere poco ma la serata con Annie gli sarebbe costata una piccola fortuna.
Era mezzo boccheggiante, quando ne scorse la figura esile e graziosa che camminava spedita sul marciapiede. Gli sembrava ancora più invitante di come la ricordava. Pensò che gli effetti alcolici gli facessero vedere migliorata l’immagine. Eppure aveva sempre sentito il contrario che l’alcol distorce e annebbia le visioni.
Velocemente questi pensieri sparirono perché dovevano fare posto ad altri più piacevoli.
Si alzò per farla accomodare al tavolo.
“Cosa prendi? Un soft drink o una ale?” le chiese con la voce leggermente impastata.
“Un soft drink. Non sono abituata a bere molto”.
“Due feelgood range con patatine” ordinò alla nuova cameriera che aveva sostituito da mezz’ora la dentona indefinita.
Luca le prese le mani mentre come per incanto si era svegliato facendo svanire i fumi dell’alcol.
“Ti ho ammirato mentre arrivavi. Hai una figura mozzafiato ..” le disse mentre lei si scherniva.
“Chissà come arrossiscono le negre come Annie” pensò già pregustando la notte che si annunciava calda.
Luca continuò con i complimenti galanti, mentre i due drink stazionavano sul tavolo. La passione stava crescendo ma lui si era imposto di non forzare i tempi. Rifletté che aveva un corpo niente male e due occhi splendidi, mobili e luminosi. Le labbra carnose erano rosa e invitavano a essere baciate, mangiate. Si dovette trattenere per non farlo.
Sollevò il bicchiere per una specie di brindisi prima di cominciare a parlare.
“Abiti da sola?” le chiese mentre prendeva dal piatto una patatina.
“No” rispose raggelandolo. “Divido l’appartamento con mia sorella in Ashburn Gardens a mezzo miglio da qui. Una stanza a testa. In comune il resto. Non potrei permettermi una casa tutta per me”.
“E adesso tua sorella è in casa?” chiese con un filo di apprensione, sperando in una risposta negativa.
“No, è rientrata quando Frank, il mio ragazzo, se ne è andato. Lei ora è col suo boyfriend. Le ho lasciato la casa perché possa stare da sola. Facciamo sempre così”.
“Quindi ti tengo compagnia finche il compagno non se ne va?” domandò deluso. Luca era ormai rassegnato a una passeggiata per le strade di Kensington e poi a dormire al Meininger con Amanda e Alice, ammesso che avessero aperto la porta.
“Beh! si e no” rispose Annie con un largo sorriso molto rassicurante. “Se la presenza di mia sorella ti disturba potremmo dormire al Millenium Gloucester. Di sicuro Jack mi trova una stanza..”
Luca riprese fiato e colorito, ma rimase in silenzio valutando la doppia proposta. Passare la notte in una stanza d’albergo con Annie non lo entusiasmava molto ma il pensiero che ci fosse qualcuno in casa, sia pure la sorella, non lo solleticava neppure un po’. Avvertiva con fastidio un senso di disturbo. Prese tempo prima di rispondere.
“A Susie, mia sorella, ho promesso che non sarei rientrata prima di mezzanotte. Dunque ..”
“Pertanto tua sorella sa che tornerai con me e dormirò lì?” chiese dubbioso.
“Sì, ma siamo molto tolleranti su questo. Non formalizziamo se una di noi dorme con un amico ..” rispose sorridente mostrando una dentatura invidiabile.
Luca si sentì sollevato. Molti dubbi erano spazzati via, anche se rimaneva un fastidio latente. Era la prima volta che faceva all’amore sapendo che in casa c’era un familiare e pensò che c’era sempre una prima volta. Era la prima volta che stava con una ragazza di colore, era la prima volta che lo faceva sapendo che nella stanza accanto c’era qualcuno.
Con un cenno chiamò la ragazza per richiedere il conto.
“Se non ti crea problemi, possiamo finire il drink, pagare e fare quattro passi. La serata è fresca ma non piove. Tra dieci minuti il pub chiude e dobbiamo per forza andarcene. Poi dopo mezzanotte è una buona idea rifugiarci nel tuo appartamento. Mi sembra più gradevole e confortevole di una stanza d’albergo anonima..” propose Luca.
Pagato andarono mano nella mano verso Cronwell Rd, chiacchierando come due innamorati. Un vento fresco sferzava i loro visi con un senso di piacevole frescura.
Luca ammirava quel viso dolce dove spiccavano due occhi luminosi ma provava a immaginare quel corpo esile, flessibile come un giunco. Le proporzioni aggraziate con un seno piccolo che si notava leggermente sotto il vestito di tweed di lana, che ricordava i tartan scozzesi la rendevano invitante e seducente. Era impaziente di tenerla fra le braccia e gustare il profumo che il corpo della ragazza emanava.
Ancora una volta provò a immaginarla nuda ma la visione diventava confusa. Così decise di rimandare l’effetto a dopo, nella realtà.
“Senza dubbio deve essere invitante e calda come una gatta in amore” pensava mentre posava le labbra sul collo di Annie.
Un brivido percorse il corpo della ragazza sentendosi sfiorare da Luca e crebbe la voglia di fare all’amore con lui. Percepiva un calore che saliva impetuoso verso la testa tanto che il freddo della serata sembrava mitigato dal caldo del corpo.
“Cosa mi ha sedotto quando l’ho visto la prima volta? Senza dubbio è di una dolcezza senza uguali. Sarà un partner premuroso e bollente. E..” e il desiderio crebbe ancora. Osservò l’orologio ma il tempo pareva fermo.
“Ancora una ventina di minuti devo soffrire. Non posso presentarmi a mezzanotte in punto. Lascio a Susie un margine di mezz’ora. Tanto lei lo sa ..” concluse silenziosamente stringendosi forte a Luca.
Camminarono per Cronwell Rd fino a incrociare Ashburn Gardens, ma era ancora presto.
Luca era impaziente ma non conosceva esattamente dove abitava e quindi affidava la guida a Annie. Girovagarono ancora per un po’ finche la ragazza decisamente non imboccò la via dove abitava. Era quasi mezzanotte e trenta e forse anche di più.
Aveva lasciato un buon margine alla sorella. Pensò soddisfatta. Dunque era tempo di rientrare.
Il portone di casa si chiuse alle loro spalle silenzioso ma in maniera da far comprendere che erano ritornati.
“Siamo noi, Susie” disse a voce alta Annie e velocemente guadagnarono la stanza.
C’era silenzio rotto solo dal ronzio del frigorifero. Pareva disabitata, quando a Luca parve di percepire dei movimenti da dietro una porta chiusa. Rumori indefiniti ma chiari come di qualcuno in ascolto.
“Chi se ne frega della sorella. Annie tra un po’ sei tutta mia!” rifletté in silenzio.
Velocemente si tolsero i vestiti e si infilarono nel letto da una piazza e mezza.
La notte cominciava in quel momento.

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  1. Tutta la parte iniziale è strepitosa, senza per questo non considerare il seguito, che è assai accativante. Al di là della notevole capacità di ambientazioni – si vede che nulla è lasciato al caso – l'interminabile attesa mi ha fatto ricordare la scena di un film, "La Nona Porta": non so se lo hai visto. C'è Johnny Depp baraccato in un bar, peraltro francese, perché fuori lo attende un nemico, e lui beve uno scotch dopo l'altro…
    Un altro ottimo capitolo, che ho letto con entusiasmo!
    Un caro abbraccio 🙂

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  2. No, il film non l'ho visto ma ne ho sentito parlare. Mi fa piacere che ti sia piaciuta specilamente la prima parte sulla quale avevo qualche dubbio. Perché? Può piacere oppure annoiare. Ma pare che piaccia.
    Grazie per tutti i complimenti – in realtà cerco di non lasciare nulla al caso –
    Ricambio il grande abbraccio.

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