Amanda 27

Standard

Amanda e Alice proseguirono il loro tour per la Londra segreta, ignorando Luca, che avevano abbandonato al suo destino in Trafalgar Square. A piedi, sui rossi bus a due piani, nel tube, il mitico metrò, le due ragazze girarono la città per molte ore, finché stremate si rifugiarono in un pub, a dire il vero non molto raccomandabile, alla ricerca di ristoro.
“Dove siamo finite?” chiese con un filo di voce Alice, guardandosi intorno.
C’erano solo uomini, loro erano le uniche donne del locale. Tutti si voltarono a squadrarle da capo a fondo spogliandole con gli sguardi.
“Non ti preoccupare. Il tempo di un tè e qualche pasticcino e poi filiamo via” rispose Amanda, poco convinta delle sue parole, cercando di rassicurare la compagna. Le scocciava ammettere di avere sbagliato locale e ostentava una falsa sicurezza, che non riusciva a trasmettere con il tono della voce.
“Tè? Pasticcini? Non credo che ne tengano. Vedo solo boccali di birra!” replicò per nulla tranquillizzata, mentre la seguiva al bancone.
“Ho paura!” sussurrò Alice intimorita da quelle occhiate moleste che si posavano su tutte le parti del corpo e soprattutto su alcune in particolare.
Un uomo grezzo con la testa rasta apparve come per magia da sotto il bancone.
“Cosa prendete, mie care fanciulle?” chiese loro con un tono che fece scorrere brividi di paura anche a chi non ne aveva.
“Due tè verdi con qualche pasticcino” rispose asciutta Amanda, pronta a non lasciarsi intimorire dall’espressione sgraziata della voce.
Una risata rozza uscì dalla bocca dell’uomo mostrando una dentatura incompleta e giallastra.
“Due tè?” e rivolgendosi agli altri avventori urlò “Avete sentito, ragazzi?”. Un’altra risata sguaiata risuonò nel locale.
“Forse volevate dire «una pinta di birra rossa». Dico bene, Rossa? Va bene anche per te, Biondina? O preferisci la bionda?” e ammiccò verso una spaurita Alice come se volesse renderla complice dell’espressione inelegante.
Amanda prese la mano di Alice e si girò dirigendosi con passo deciso verso l’uscita. Aveva compreso pienamente l’errore madornale commesso e riteneva opportuno allontanarsi prima che la situazione degenerasse in maniera pericolosa. Si sentiva in colpa verso la compagna per averla trascinata in quel locale. Una cantonata, di certo,  per la scelta effettuata senza pensarci troppo nonostante i vari trilli d’avvertimento che aveva percepito.
“Dove credi di andare, Rossa?” disse l’uomo con una voce poco promettente.
Lei proseguì determinata a uscire dal locale senza badare a nessuno, come se loro non fossero mai entrate. Intendeva svanire nel nulla. La stanchezza le aveva giocato un brutto scherzo, ma adesso era sparita come per incanto. Ragionava lucidamente come venirne fuori indenni dal pub, senza dover ricorrere a qualche artifizio.
“Usciamo. Abbiamo sbagliato locale. Grazie per l’accoglienza” rispose con tono garbato ma determinato a far valere le proprie ragioni, mentre poneva la mano sul battente d’ingresso.
“Rossa, mi sembri scortese non accettando di bere un boccale di birra insieme a noi! Dico bene, ragazzi?” e un coro di si fece eco all’ultima esternazione.
Alice si sentì perduta, perché dubitava che sarebbero uscite senza danni dal locale, ammesso che ci fossero riuscite. Le facce erano sempre più vogliose di fare loro la festa senza che nessuno le potesse difendere. Si guardò intorno con crescente timore, avvicinandosi il più possibile a Amanda che invece ostentava sicurezza.
“Da dove ricava la tranquillità di uscire senza graffi dal pub? Le facce non sono per nulla rassicuranti. Quel bestione dietro al banco sembra incitare le persone a saltarci addosso! E io me la faccio sotto!” rifletteva con l’occhio che denunciava paura e sgomento.
“Non ti preoccupare” le rispose Amanda. “Tra un attimo saremmo sulla strada”.
Alice sul momento non fece caso alla rassicurazione ma ragionando si accorse che aveva espresso solo dubbi mentali senza aprire bocca. Stava per dire qualcosa, quando uno strattone la portò fuori dal locale.
“Cammina svelta senza voltarti indietro. Ancora dieci passi e poi siamo alla fermata del bus, che sta arrivando”.
Alice si mise a correre per restare al passo della compagna e quasi incespicò nel tentativo di salire in fretta sul bus.
Nel pub il banconiere era rimasto a bocca aperta, perché non aveva capito come le ragazze fossero riuscite ad aprire la porta che aveva chiuso elettricamente da dove si trovava prima della loro sparizione.
“Ragazzi ..” cominciò con voce tremante che non nascondeva sorpresa e paura.
“Ragazzi, avete visto come la Rossa e la Biondina siano uscite?”
Un coro di no fece eco nel locale, mentre tutti ripresero a bere e giocare con le freccette, fregandosene dei dubbi dell’uomo.
Alice cominciò a fare lunghe respirazioni per calmare l’affanno della corsa e la paura provata nel pub. La mente sembrava intorpidita dalle tossine dell’avventura mentre lei non riusciva a connettere bene i diversi spezzoni degli ultimi avvenimenti.
Poi lentamente quietò il respiro e calmò i battiti del cuore. Stava tornando alla normalità e con essa a ragionare con maggior lucidità.
Due erano i dubbi. Il primo come Amanda avesse letto con chiarezza quello che stava pensando.
“Non ho aperto bocca anche perché la paura mi aveva incollato la lingua al palato. Eppure ha risposto nella maniera corretta ai miei dubbi. Se non legge il pensiero, è un’intuitiva alla ennesima potenza. Poi quel tocco di magia. Sono dentro al locale e un secondo dopo mi ritrovo al di là della porta sulla strada. Come ci sia riuscita non riesco a capacitarmene”.
“Nessuna magia. Semplicemente siamo state svelte ad aprire la porta” replicò asciutta Amanda senza guardarla.
Alice, rimasta a bocca aperta per qualche istante, replicò che le leggeva il pensiero.
“No, no! Mi basta osservare i tuoi occhi e so con esattezza quello che stai pensando”.
E poi rivolgendosi a una donna di colore accanto a loro le domandò dove erano diretti.
“A Clapham Junction” rispose in uno slang molto particolare.
“Clapham Junction? E dove si trova?” chiese Amanda con stupore.
“Non lo so. Io prendo questo bus e arrivo alla stazione di Clapham Junction. Io sono arrivata. Voi non lo so” replicò con un tono che troncava le possibili domande di rincalzo.
Alice si sentì mancare, perché aveva la sensazione di essersi smarrita. Il nome della località non le diceva nulla. I passeggeri del bus non erano quello che si dice «persone rispettabili». Insomma un mix che sembrava riprodurre la situazione del pub.
“Amanda sta commettendo troppi errori per i miei gusti” pensò in un baleno Alice.
“Calma, Alice. La donna ha detto che arriva in una stazione. Ebbene una volta arrivati prendiamo il primo treno per Londra oppure un black cab, il famoso taxi londinese che pare uscito da una cartolina ingiallita” continuò Amanda.
Lei non replicò sperando che questa volta l’intraprendenza della compagna avesse centrato l’obiettivo.
“Clapham Junction Railways” disse una voce gracchiante.
Le due donne si apprestarono a scendere non senza qualche timore visto l’orario.
“Che Dio ce la mandi buona” recitò in silenzio Alice.
“Speriamo di non fare brutti incontri e di riuscire a riportare in albergo Alice sana e salva” replicò Amanda senza esternare con la voce i suoi dubbi.
Con questi pensieri si immersero nella notte senza stelle in un posto sconosciuto che incuteva più di un timore.
Nonostante l’ottima illuminazione entrambe avevano paura neppure troppo velata, mentre percorrevano le poche yard che le dividevano dalla stazione, vista come un rifugio sicuro.

Annunci

»

  1. Una puntata davvero mozzafiato che ho letto piano piano, parola per parola, immedesimandomi nel racconto, partecipando ai timori di Alice! Certo che quel pub non era per niente rassicurante, meno male che Amanda ha dei poteri incredibile, che ancora non conosciamo a fondo!

    Mi piace

  2. Sono felice di aver messo un po' di adrenalina nel racconto. Amanda ha molte potenzialità, che scopriremo piano piano.
    Clapham Junction? Non è stato scelto a caso. E' la località da dove sono partiti gli incidenti a Londra in luglio. Un sobborgo di emarginati. Cosa succederà? Non lo so ancora. Ci devo pensare.
    Un grande abbraccio

    Mi piace

  3. Il nuovo capitolo era pronto da diversi giorni, anzi da quando ho pubblicato questo. Però volevo completare il capitolo successivo e improntare quello dopo. Faccio sempre coì per avere un po' di margine nel caso che non riesca a trovare la giusta concentrazione.
    Grazie per i complimenti.
    Un grande abbraccio

    Mi piace

Sono curioso di sapere cosa ne pensi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...