Amanda 26

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“Voci? Risate?” si domandò stupito Pietro, fermandosi a un passo dalla soglia della baita.
Quando era uscito per raggiungere il forno, la casa era silenziosa e non abitata da altri all’infuori di lui. Adesso sembrava che ospitasse un gruppo vociante e allegro dal tenore del volume acustico che percepiva.
Era ancora incerto se proseguire entrando o ritornare precipitosamente da Alice, quando comparve Arianna che indossava una tunica bianca fermata sui fianchi da una cintura di corda con degli strani simboli appesi.
“Ti vedo in forma, Pietro” chiosò garrula prendendogli una mano.
“Vieni con me per aiutare Alice a trasportare il pane appena sfornato”.
Lui la seguì o forse fu trascinato dalla grazia della donna. Alice stava riempiendo dei cestelli col pane ancora caldo che fumava leggermente per la temperatura bassa della giornata.
In silenzio afferrarono i cesti di pane che sembravano leggeri come se il contenuto non esistesse. Pietro si stupì e stava per domandare alle due donne perché le pagnotte non pesano più dell’aria circostante.
“E’ pane magico” rispose Alice troncando sul nascere la domanda appena abbozzata nella mente dell’uomo.
“Ah!” fu l’unico commento mentre portava due cesti pieni di pane con irrisoria facilità.
La stanza al piano terra presentava un colpo d’occhio notevole. Un lungo tavolo occupava la parte centrale, contornato da un nugolo di sedie. Una tovaglia ricamata lo ricopriva, scendendo con abbondanza sui lati. Piatti con simboli strani, bicchieri di fogge singolari, posate d’argento facevano bella mostra insieme a bottiglie e altro.
“Da dove spuntano tavoli e sedie? E poi quei piatti che non mi appartengono da dove escono? Chi sono questi misteriosi commensali? Chi festeggiano così allegri?”.
Erano queste solo alcune delle domande che si stava ponendo, osservando come la baita si fosse trasformata in un ristorante. Aveva ancora i due cesti in mano, quando una ragazza dai capelli rossi e dagli occhi blu si alzò da tavola per afferrarne uno dei due.
“Dammene uno perché ti vedo sofferente per la fatica!”
“Sofferente?” esplose con voce dubbiosa alla richiesta della ragazza.
“Sofferente? Assolutamente no! Sono talmente leggere che ne potrei portarne anche una sulle spalle!” rispose quasi basito con un viso beota per la sorpresa.
“Leggera? Non mi pare! Fatico a sollevarla di un centimetro” replicò strisciando la cesta sul pavimento.
“E tu chi sei?” chiese un Pietro sempre più sbalordito dagli avvenimenti degli ultimi giorni.
“Anthea” rispose con un sorriso che mozzava il fiato.
Pietro come folgorato da un fulmine osservò il lungo tavolo, perché gli sembrava smisuratamente enorme rispetto alle dimensioni che ricordava della stanza. Si chiese se era un’illusione ottica oppure se questa si era ingrandita per magia allo scopo di ospitare quella lunga tavolata.
“Immagino che ognuna di voi ..” mentre osservava quella distesa di capelli rossi che pareva un mare intinto nell’inchiostro al tramonto del sole.
“Immagino che tutti i vostri nomi comincino per A ..” e subito fu sommerso da una valanga sonora di presentazione.
“Agata..” “Amina” “Alma” “Angela” “Agnese” “Alessandra” “Astrid” “Aurora” …
Pietro era sempre più meravigliato. Il pane che non era pane e non pesava un briciolo di grammo, la stanza dilatata nello spazio, un numero di donne non piccolo dai capelli rossi e dagli occhi blu o verdi, i nomi che iniziavano tutti per A. Ce ne era anche troppo per lui per non essere stupito e in confusione. Mentre era fermo nel centro della stanza con ancora il cesto del pane in mano, se lo sentì sfilare dolcemente da Anthea che iniziò a decorare la tavola.
“Cosa si festeggia?” domandò rivolgendosi alle ragazze.
“Il tuo compleanno” risposero in coro.
“I mio compleanno?” replicò disorientato.
“Ma il mio compleanno è il 21 luglio e oggi è il 21 settembre ..”
Un coro di no allegro e confuso lo sommerse e lo gettò nell’ angoscia perché gli sembrava di vivere un sogno che a tratti si trasformava in un incubo per quanto mitigato dalla presenza di tante ragazze. Percepì accanto la presenza di qualcuno che con dolcezza gli aveva afferrato la mano e lo stava conducendo a capotavola.
“Vieni. L e domande riservale per dopo”.
“Ma è veramente il 21 luglio?” chiese mentre si accomodava sulla sedia.
“No! Le ragazze si stanno prendendo gioco di te”.
“Dunque cosa si festeggia?” ridomandò con voce ferma.
Una breve risata risuonò prima di udire le parole.
“Il tuo compleanno!”.
Sconsolato Pietro preferì non replicare.
“I misteri sono troppi e le risposte non ci sono. Il mio compleanno? Bah! Pazzesco! Sono passati due mesi..”
Seduto gli pareva che il tavolo si fosse allungato ancora e il numero di donne coi capelli rossi fosse cresciuto.
“Illusione ottica o la febbre mi fa delirare ancora?”
Accanto a lui c’erano quattro posti liberi: due a destra due a sinistra.
“Chi manca ancora?” si domandò.
Una voce risuonò nella mente «Rilassati!».
“Ci provo ma non ci riesco. Mi sembra un sogno oppure è una realtà?” replicò stizzito a quella voce mentre osservava il piatto che presentava uno strano decoro.
“Sembra una runa. Ma cosa significa?” fu l’ultimo pensiero guardando quel simbolo.

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  1. Perciò c'ero anch'io fra le commensali 😉
    Capitolo molto intrigante, e ricco di mistero – secondo le tue riconosciute capacità.
    A questo punto, un lettore desidera solo proseguire nella lettura.
    Un caro abbraccio!

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  2. Anneheche, ci stavi alla grande con tutte le altre ragazze. Anzi direi che stavi di fianco a Pietro.
    Grazie per i complimenti e ricambi l'abbraccio.

    PS Però la tua I love Janine mi sembra più completa come storia rispetto alla mia.

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  3. Che bella puntata, leggendola mi sono immedesimata con Pietro e mi è sembrato di provare il suo senso di sgomento di fronte a quella reltà irreale, a quello svolgersi degli avvenimenti sospesi tra incubo e sogno.
    Una storia che si sta sviluppando in modo eccellente.

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