Amanda 21

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Amanda poteva usare i suoi poteri di sparire o far comparire gli oggetti, ma voleva essere esattamente come gli altri senza magie o colpi a effetto. Così il depliant del secret tour di Londra lo aveva scovato tra centinaia di opuscoli pubblicitari nella hall dell’albergo lasciandolo sul tavolo per Luca.
“Seguimi, Alice” le disse trascinandola nel tube per raggiungere Trafalgar Square senza altre spiegazioni.
Alice trottava felice e sorpresa dietro Amanda. La vedeva come un leader che trascina le folle. E lei rappresentava tutte quelle persone che seguono il capo. Non si poneva problemi dove stesse andando e perché fossero dirette lì.
“Ma dove?” si chiese mentre le porte della metropolitana si chiudevano alle sue spalle.
Stazioni e fermate si susseguivano veloci mentre lei era raccolta sui suoi pensieri.
“La seguo e basta. Amanda sa dove deve condurmi e la meta mi sta bene. Qualunque sia. La seguirei anche se mi trascinasse all’inferno! Ma se la perdessi di vista non saprei nemmeno sono. Ho preso il tube ma quale? Poi siamo scese in un posto .. Il nome della stazione mi suonava familiare. Mi ricordava un libro o forse un film o che ne so! Piccadally? .. Forse. Non importa! L’ho seguita e basta su un’altra linea. Una fermata e fuori all’aria aperta! Il nome, questa volta, me lo ricordo: Charing Cross. Non so il perché ma questa l’ho memorizzato. Se dovessi rifare il percorso inverso, forse finisco a Clapham Junction oppure nei bassifondi di Londra”.
Mentre questi pensieri le sfioravano la testa e i nomi le rimbombavano familiari, non perdeva di vista Amanda che la stava conducendo in un luogo aperto dove spiccava nel centro un’alta colonna e una fontana.
Camminavano spedite attraverso l’immensa piazza. In realtà Alice arrancava sorridente stentando a tenere il passo della compagna. Però si sentiva leggera come se camminasse sulle nuvole che solcavano il cielo. Trafalgar Square era animata come al solito. Turisti con naso in aria a cogliere i particolari degli edifici che facevano da corona. Compassati e algidi londinesi che passavano veloci senza prestare attenzione a nulla, immersi solo nei loro pensieri diretti allo Strand o alla City.
Amanda si fermò sotto l’obelisco di Horatio Nelson, alzò gli occhi al cielo e poi si guardò intorno alla ricerca della chiesa di St. Martin’s, che era il primo obiettivo del tour.
Alice rimase in silenzio, osservandola con attenzione. Quella figura femminile l’attirava incredibilmente. Non aveva mia sospettato di avere queste inclinazioni.
“Ma che me ne importa1 Sto bene con lei e ha un carisma veramente eccezionale. La seguirei in capo al mondo” e si tuffò nuovamente nell’immagine che le vedeva sole e per mano.
“Cosa cerchi?” le chiese con dolcezza col timore di spezzare quell’aura incredibile che era scoccata tra loro.
“Ecco! Là la nostra meta. St. Martin’s in the field! Vieni, andiamo a fare colazione” replicò seccamente ma con garbo e si diresse verso l’angolo a  nord est della piazza.
Alice rimase ferma e perplessa all’idea di fare colazione in chiesa.
Amanda fatto qualche passo si fermò voltandosi perché aveva percepito che la compagna era rimasta basita.
“Vieni” e allungò una mano come per trascinarla verso sé.
Alice si mosse con lentezza. Si sarebbe aspettata di tutto ma il solo pensare di entrare in una chiesta per il breakfast la sconvolgeva.
“Dovrò confessarmi prima della comunione? Sono anni che non la faccio! E poi come mi confesso? In italiano, latino o inglese? Io il Padre Nostro lo conosco solo in italiano. Vale lo stesso?”
Era immersa in queste riflessioni quando sentì la mano di Amanda prendere la sua e la risata allegra quasi di scherno.
“Ma no! Cosa hai capito? Nella cripta della chiesa c’è uno dei migliori posti per fare colazione, prendere il tè e mangiare qualcosa. Se vuoi confessarti prima, nessun problema” replicò sorridente mentre la trascinava con sé.
Alice era ancora più stupita, perché non aveva espresso ad alta voce le sue preoccupazioni e i suoi dubbi.
“Ma leggi nel pensiero delle persone?” chiese titubante quasi imbarazzata.
“Sì! Ma non crederci! Mi è bastato leggere le rughe del tuo viso per comprendere quali timori attraversavano la tua mente. Ho tirato a indovinare”.
Amanda si era salvata in extremis con questa battuta apparentemente vera. In realtà aveva letto chiaramente quali dubbi attraversano la mente di Alice.
Mentre dicevano questo, erano arrivate all’ingresso della cripta per scendere nel caffè. Stavano spingendo l’uscio per entrare, quando la voce di Luca un po’ trafelata le fermò.
“Aspettatemi!.
Amanda lo vide distante una decina metri rosso in viso e ansante per la lunga rincorsa. Un moto di stizza guizzò veloce sul suo viso, avrebbe preferito che avesse tardato ancora un po’. Non credeva che fosse stato così svelto a inseguirle.
Ora che c’era non doveva mostrare il suo disappunto. Un largo sorriso di circostanza illuminò il viso rendendo ancora più brillanti quegli occhi blu.
“Benvenuto” e tenendo aperta la porta li fece passare.
Scesero al piano di sotto nella cripta di St. Martin’s accolti dall’atmosfera magica del 18 ° secolo. Stavano scoprendo il Café in the Crypt, un luogo magico dove londinesi e turisti non mancavano mai di fare una visita per una tipica colazione inglese o passare il pomeriggio gustando il tè. Alla sera era possibile cenare avvolti in quell’aria tipicamente di Londra con piatti preparati al momento, utilizzando ove possibile gli ingredienti di provenienza locale, a un prezzo puramente simbolico. Per questo non c’erano mai posti vuoti.
Mentre si sistemavano in un tavolo d’angolo sotto le ampie volte, Amanda mise da parte il menù e disse che lei ordinava la specialità della casa con un tè.
“E’ quale sarebbe la specialità?” chiese curiosa Alice, mentre Luca era ancora stravolto dalla lunga rincorsa.
“Cumberland sausage, Northamptonshire black pudding, scrambled eggs e apple crumble, servita con abbondante crema pasticcera” rispose pronta.
“Ma non hai letto il menù! In cima recita che essendo tutto preparato con ingredienti freschi e locali, la lista è puramente indicativa! Come fai a sapere che ..”
Amanda si morse le labbra per non essere riuscita controllarsi e alzando gli occhi vide un cartello scritto a mano appeso a una colonna.
“Ecco!” replicò indicando col viso il menù in bella mostra.
“Hai la vista lunga! Io non mi sono ancora ripresa dalla magia del posto e fatico a inquadrare ogni particolare!” dichiarò arrossendo Alice.
Un cameriere discretamente si posizionò accanto al loro tavolo pronto a raccogliere le ordinazioni.
“Cumberland sausage, Northamptonshire black pudding, scrambled eggs e apple crumble with lashing of custard. Yellow tea”.
“Anche per me!”
Luca che si stava riprendendo diede un’occhiata distratta alla lista e ordinò pomodori freschi e toast con caffè.
“Caffè? Qui è un surrogato nero! Un intruglio che non odora nemmeno!” disse ridendo Amanda in faccia a un allibito Luca.
“Il tè non mi piace..” borbottò contrito. “Cosa dovevo ordinare?”
“Una birra! Un bella birra rossa!”
“Non reggo l’alcol!” replicò ancor più mortificato.
“Ma che uomo sei? Funzioni solo con l’acqua!” aggiunse suscitando l’ilarità di tutti e tre. Il clima si era scaldato con queste risate che suscitarono la disapprovazione degli altri clienti.
Amanda frenò l’ilarità che le sue affermazioni avevano innescato e sottovoce nell’attesa della colazione descrisse come i proventi delle vendite erano per il sostegno della chiesa.
“Qui tutto è business!” concluse ridendo ma in maniera appena percettibile

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  1. Ma che bella puntata! Molto avvincente il girovagare per Londra fino a Trafalgar square, sembrava quasi di vedere i monumeti e le strade affollate. I personaggi stanno prendendo sempre più spessore e l'allegria di Amanda e la sua vitalità sono contagiose.

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  2. Ho imparato una cosa nuova che non sapevo assolutamente!
    Molto bello questo capitolo: ottime descrizioni di Londra e accurate riflessioni sullo stato d'animo di Alice.
    La storia prosegue a gonfie vele!
    Un caro abbraccio domenicale 🙂

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  3. Grazie happysummer! Le tue parole mi stimolano moltissimo! Ho cercato ndi dare spessore alla storia attraverso i pensieri dei protagonisti. Si, mi sono divertito con Amanda che è un personaggio che mi piace molto.
    Un grande abbraccio

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  4. Provo a indovinare Anneheche? il Cafè in the Crypt! Quello che mi ha sorpreso, oltre a questo locale ricavato sotto la chiesa è l'abbinamento sacro profoano della chiesa stessa! Esiste un lungo elenco di eventi programmati e altri che sono fissi o quasi. Il tutto per autofinanziarsi.
    Mi fa molto piacere che la storia ti piaccia!
    Ricambio l'abbraccio domenicale!

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  5. Come si può rinunciare a una birra rossa in una cripta-cafè di Londra? roba da matti…

    è stato bello per me rifare questo percorso sotto la spinta dei ricordi… quanti concerti a St. Martin…
    mi fa molto piacere ritrovarti sempre in splendida forma narrativa… un abbraccio

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  6. Sai che ci sono stata il quel Café?… E indovina coha ho preso?… Sì, proprio un caffé… assolutamente imbevibile!
    Se ritornerò a Londra, andrò nuovamente là, per ordinare almeno un birra rossa! 🙂

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  7. Dunque anche tu in quel caffè? Quando sono all'estero come in italia tendo a ordinare quello che localmente è specifico senza avventurarmi in cibi esotici per loro. Ricordo che quando mi recavo a Monaco di Baviera pasteggiavo solo con la birra, al massimo aggiungevo acqua. Vino? No, grazie. Ovviamente i piatti erano tipici di Monaco. Stinco, crauti (dolci), zuppe varie.

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  8. Sì, di solito faccio anch'io così, per lo meno non cerco gli spaghetti a Parigi o la granita a Siviglia… Ma al caffé proprio non so rinunciare, è musica per la mia anima 🙂 🙂

                     

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  9. Io ho sempre rinunciato al caffè all'estero, specialmente in Germania e Inghilterra. E' un intruglio lontano da quello italiano e dopo i primi tentativi frustranti ho preferito rinunciare e prendere altro.
    Per il rettangolo verde-verde nessun problema. Forse era sufficiente chiedere di pensare al colore che concentrarsi sull'immagine. Però alla fine quasi tutti l'hanno associato al prato.
    Comunque interessante il test..

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