Amanda 20

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Pietro aveva perso il senso del tempo. Non sapeva nemmeno se era giorno o notte. L’unica certezza era che stava nel proprio letto e aveva la mano sinistra fasciata e steccata che gli doleva in maniera esagerata. Si sentiva spossato, debole e affamato.
“Da quanti giorni non mangio?”
Udiva il brontolio della pancia che reclamava qualcosa. Anche le labbra sembravano secche, ruvide e riarse dalla sete. Cercò con gli occhi se c’era un po’ d’acqua ma vide solo contorni sfocati. Così decise di alzarsi alla ricerca di qualcosa per dissetarsi e sfamarsi.
Provò ad mettersi eretto, ma una mano lo ricacciò sdraiato. Tentò una seconda volta, ma nuovamente venne respinto sul cuscino.
Girò gli occhi alla ricerca della figura che si opponeva affinché lui potesse alzarsi.
“Perché?” si chiese ad alta voce. “Perché non posso alzarmi? Chi me lo impedisce?””
“Sei troppo debole per scendere al piano terra. Non saresti in grado di affrontare le scale né in discesa né tanto meno in salita. Rischieresti solo di produrti dei danni. Cosa vuoi che ti porti? Acqua? Pane? Oppure ..”.
La voce l’aveva già ascoltata ma era in sogno. Almeno questa era l’impressione. Si domandò se era stato effettivamente una visione onirica o solo immaginazione legata alla febbre. Si sentiva smarrito e confuso. Dalla caduta lungo il sentiero che portava alla baita tutto appariva irreale come un’immensa fantasia scaturita da una mente malata.
“Sei Arianna?” domandò scavando nella matassa dei ricordi.
“Mi sei apparsa in sogno pochi istanti fa. Sei minuta e coi capelli bianchi ..”.
Una risata quasi stridula riecheggiò nella mente.
“Dunque non sei Arianna? Allora chi sei?” replicò mentalmente con un pizzico di angoscia. Ormai aveva compreso che per visualizzare le persone che lo stavano aiutando doveva ricorrere al dialogo mentale. Però nessuna immagine gli era apparsa nonostante che si fosse concentrato sulla voce che stava ascoltando.
Una nuova risata risuonò acuta nella mente.
“Certo che sono Arianna! Ma non sono minuta e non ho i capelli bianchi. Come hai potuto immaginare una visione così da vecchia? Non mi vedi?”
Pietro si concentrò, ma lo sforzo lo stava prostrando.
“Vorrei vederti ma non posso. Mi sento debole e senza forze. Non riesco mettere a fuoco la tua immagine”.
“Cosa vuoi che ti prepari? Un caffè oppure un thè caldo con brioche e biscotti?” replicò quella figura ammantata dal riserbo.
“Caffè con biscotti. Anzi portami tutta la scatola. Ho fame. Ma non riesco ancora a vederti …” ma nessuna risposta gli giunse. Adesso era tutto silenzio interrotto solo dal ritmico pulsare dei polmoni.
Poco dopo percepì il rumore caratteristico della moka, che borbottava mentre stava eruttando un liquido nero e denso. L’odore del caffè era inconfondibile e saliva lungo le narici come uno stimolo a svegliarsi. Avrebbe voluto alzarsi, aprire le imposte, fare entrare luce e aria nella stanza ma preferì aspettare il ritorno di Arianna.
“Perché non riesco a visualizzarla? Eppure in sogno.. ma era effettivamente un sogno visto che afferma di non essere minuta e coi capelli bianchi? Ma forse l’ho vista da vecchia? In proiezione futura?”
Era immerso in questi pensieri quando percepì senza poterla osservare la presenza amica.
“Chi sono Angelica prima e Arianna poi? Quali poteri magici hanno?”
“Non affannarti con delle domande sciocche” riprese la voce a martellare la mente “Saprai tutto e senza fatica. Adesso mangia qualcosa e bevi questo caffè caldo bollente”.
Mentre sorseggiava il caffè e masticava un biscotto secco provò a riflettere su quelle immagini che ancora turbinavano nella testa. Dedusse che sicuramente era stato un sogno, perché ricordava bene la data odierna: era 15 di settembre o almeno era l’ultima che aveva in mente. La visione era di una giornata di agosto calda e afosa, mentre lui si vedeva vecchio e stanco.
“Dunque una fantasia proiettata nel futuro! Ecco perché ho visto Arianna invecchiata come lo ero anch’io!”
Un leggero bussare lo distolse da questi pensieri.
“Riposa la mente. Ne avrai bisogno”.
“Adesso ti vedo! Sei diversa dall’immagine che ho conservato in un angolo della mente! Hai capelli neri corvino, lisci e cadenti sulle spalle. La figura mostra una ragazza giovane ..”
“Ah! Ah! non correre troppo con la fantasia! Non sono poi così tanto giovane! Magari .. solo apparenze”.
“Ma anche tu hai gli occhi blu! E assomigli a ..”
“A chi? Elisa? Ma lei ha i capelli rossi! ..”
“Dov’è Elisa? Sento la sua mancanza. Anzi sono trent’anni che soffro perché lei non è al mio fianco..”
“Non lo so. Ma è da qualche parte. Elisa è mia sorella..”
“Dunque sei la zia di Amanda!” esclamò mettendosi a sedere di scatto.
“E quasi ..” senza riuscire a concludere il pensiero. Arianna con dolcezza posò le mani sul petto e lo risospinse a sdraiarsi.
Lei si morse le labbra in segno di disappunto. Non doveva lasciarsi coinvolgere emotivamente e riferire questi dettagli. Ci sarebbe stato tempo per rivelarli.
“Perché ho detto questo? Ormai mi sono lasciata sfuggire questo particolare e non posso porre rimedio. Da questo momento dovrò fare attenzione a non svelare altro in anticipo sui tempi” rifletté amaramente, osservando Pietro che era entrato in agitazione a questa rivelazione.
“Tranquillo, Pietro, tranquillo. Non agitarti perché sei troppo debole fisicamente. Sì, Amanda è la mia nipote prediletta ma non so dove sia. Non chiedermelo. Non saprei cosa risponderti. Adesso riposa. Se hai bisogno di qualcosa mi puoi cercare col pensiero” e sparì dalla mente.
Pietro era in subbuglio. La notizia che Elisa fosse ancora viva aveva messo in moto gli ingranaggi dei ricordi. Lui la ricordava col viso sorridente dove spiccavano due grandi occhi blu e incorniciati dai capelli rossi.
“Elisa” mormorò mentre scivolava nel inconscio. “Elisa, dove sei? Perché sei sparita dalla mia vita?”
E con quest’ultima domanda chiuse gli occhi e cominciò a sognare di nuovo.

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  1. Mi dispiace se mi ripeto ma questo capitolo è kinghiano al massimo! La mia non vuole essere un'accusa di scoppiazzamento, sia ben chiaro, anche perché tu sei molto più conciso, bensì un apprezzamento per l'atmosfera, la storia, l'analisi dei personaggi, che prendono davvero alla gola.
    Un caro abbraccio.

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  2. Ho capito il tuo punto di vista che già in passato hai formulato e che mi ha lusingato. Io meglio di King? No, non ci credo! Lui è milioni di volte meglio di me! Ho letto molto di King, almeno quelli degli anni settanta e sono rimasto sempre molto stupito di come riesce a creare quell'atmosfera morbosa e particolare nel quale immerge i suoi romanzi.
    Grazie Anneheche e ricambio l'abbraccio.

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