Amanda 18

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Era una calda giornata di agosto e il bosco era riarso per la sete. Pietro camminava con calma tra gli alberi. Percepiva stanchezza, perché le gambe faticavano a proseguire. Si fermò a raccogliere delle fragoline selvatiche che spuntava nel rado sottobosco ai piedi dei larici. La spossatezza lo fece appoggiare al tronco, lasciandosi scivolare lentamente verso la base.
Aveva una manciata di frutti maturi ma sapeva che non sarebbero stati sufficienti a ridargli quello smalto che si era consumato con gli anni.
Pietro bevve un sorso d’acqua fresca dalla borraccia che aveva sempre con sé. Poche stille per inumidire le labbra. Poi ad uno ad uno quei minuscoli granelli rossi passarono dalla mano alla bocca. Una sensazione di dolce sollievo momentaneamente sollevò l’umore. Però la debolezza non accennava ad andarsene. Pareva che fosse un’appendice del suo corpo.
Forse era giunto il momento di compiere il gran balzo verso l’ignoto. Eppure non percepiva che questo fosse il tempo.
“Riposerò qui finché le forze non ritorneranno e poi farò ritorno alla baita. Sono vecchio. E sono solo. Elisa è sparita dalla mia vita oltre trent’anni fa. Amanda da più di cinque. E io sono qua senza nessuno a farmi compagnia”.
Altre fragoline finirono in gola mentre Pietro lucidamente faceva il consuntivo della sua vita.
“Non posso lamentarmi, perché tanto sarebbe inutile. Amanda mi ha dato molte soddisfazioni ma anche una grande delusione. Chissà dov’è! Di Elisa ho un ricordo dolcissimo, ma troppo breve è stata la nostra stagione. Ma la colpa è stata mia perché egoisticamente ho privilegiato il mio ego senza percepire le sue  necessità”.
Provò ad alzarsi ma le forze non glielo consentirono e tornò seduto appoggiato al tronco. Rimase lì inerte in attesa di recuperare quel minimo per essere in grado di alzarsi.
Il sole cominciava a declinare come le residue energie e non credeva di riuscire a raggiungere la baita prima di notte ma forse nemmeno il mattino successivo. Mentalmente si rassegnò a rimanere lì forse per sempre.
Era immerso in questi pensieri, quando un tocco leggero gli avvolse le spalle. Sollevò il capo e con gli occhi andò alla ricerca dell’origine delle sensazioni provate.
Un altro lieve abbraccio si sommò al primo mentre Pietro s’interrogava sul mistero.
“Chi sei? Non ti vedo?”
“Basta che tu lo voglia e io sarò visibile”.
“Lo vorrei ma non ti scorgo”.
“Pensami intensamente e nella mente le mie parole diventeranno realtà”.
Pietro si concentrò su quella voce che non conosceva ma che gli donava benessere e come per incanto gli apparve una figura minuta, quasi fragile.
“Chi sei? Ora ti vedo”
“Arianna”.
Lui dedicò tutte le sinapsi per associare quel viso a una persona conosciuta ma continuava a rimanere ignota quell’immagine.
“Appoggia la mano sul mio braccio e ti aiuterò a rimetterti in piedi”.
Lui, incerto e poco convinto sull’efficacia della manovra, senza molto entusiasmo posò la mano sul braccio esile che sporgeva vicino al viso.
“Non essere scettico. Sii convinto e vedrai che ci riuscirai”.
Con misurata lentezza assunse una posa eretta.
“Non ci avrei mai creduto! Però mi hai dato la forza mentale necessaria” dichiarò Pietro.
“Lo so. Ho letto quel pensiero di dubbio ma come vedi ti sei rialzato. Ora appoggiati alla mia spalla. Torniamo alla baita”.
Lui obbedì senza pensare ma nuovi pensieri cominciarono a frullare nella mente.
“Risparmia le energie. Ti serviranno per compiere il tragitto” replicò Arianna mentre affrontavano il sentiero di ritorno.
“Non dovresti avventurarti nel bosco da solo. Ormai sei troppo debole. Qui sei fra amici ma ombre moleste si aggirano in cerca di facili prede”.
“Quali pericoli incombono? Pensavo che ormai fossero estinti”.
“No, no! Ora che la tua forza si è indebolita, il bosco è più esposto. E qualche ombra si è già avventurato tra noi”.
Pietro cominciò a riflettere su queste ultime parole.
“Sono troppo vecchio per difendere il bosco. Non riesco nemmeno a proteggere me stesso. A chi dovrò passare il bastone del comando?”
Il tempo non sembrava trascorrere mai. La baita appariva lontana, sfumata nei ricordi. Le prime ombre della sera scendevano rapide tra i rami. Qualche brivido percorreva la schiena di Pietro.
“Non essere scettico o sfiduciato. La strada sarà breve. Tra poco saremmo alla baita”.
Una voce benevole lo spronò e gli diede la spinta necessaria per arrivare tra le mura amiche.
“Sei arrivato. Ricorda le mie parole. Il bosco è minacciato” e la figura minuta sparì.
Pietro rimase sulla soglia osservando le ombre nere che la sera proiettava intorno prima di entrare.
 
Aprì gli occhi e si trovò disteso sul letto. S’interrogò su quello che aveva vissuto.
“Era un sogno premonitore oppure una semplice fantasia di un vecchio?”
Si interrogò sul significato del sogno. Sembrava proiettato nel futuro, perché adesso era settembre, mentre la visione era avvenuta in agosto. Troppi passaggi non coincidevano temporalmente. Lui era vecchio, ma non nella misura nella quale si era visto. Poi la verità amara che non aveva più le forze per proteggere il bosco e gli abitanti. Dunque quell’essere misterioso, che lo aveva atterrito, era una semplice avanguardia di personaggi pericolosi per lui e per tutti quelli che vivevano lì. Doveva trovare il successore.
“Chi sarà mai? Dove cercarlo?” si interrogava col respiro sovrastato dall’ansia.
E ricade inerte sul cuscino.

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  1. Una visione futura della propria decandenza fisica. Un sogno popolato da una nuova figura, Arianna. Una meteora oppure qualcosa in più? Se avrai la pziensa di leggere i prossimi capitoli lo scoprirai.
    Grazie Happysummer. Le tue parole mi danno piacere.
    Un abbraccio

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