Amanda 15

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Pietro si trovò in una specie di limbo nero tra il reale e il sogno. Non riusciva a percepire dove fosse, né aveva la forza di comprendere la sua condizione.
La sua mente fluttuava in un mondo incorporeo come se fosse nel regno dei defunti.
Provò a svegliarsi, ma gli occhi rimanevano senza scampo chiusi al mondo esterno. La mente non accennava a passare dallo stato di torpore a quello della veglia vigile.
“Dove sono?” si domandò con i sensi impastati da sensazioni sgradevoli e sconosciute.
Tutto continuava a rimanere buio senza alcun cenno che potesse sbucare un po’ di chiarore a illuminare la scena.
Gli ultimi ricordi parevano sbiaditi, lontani nel tempo. Eppure gli sembravano piacevoli e dolorosi allo stesso tempo.
Nonostante gli sforzi, la sua condizione non mutava. Era sempre la medesima di qualche istante prima. Però qualcosa stava modificando il suo stato. Leggere percezioni differenti si insinuavano nella mente, mentre provava ad alzare le mani.
Una la muoveva liberamente, ma l’altra sembrava ancorata saldamente al corpo. Per quanto sforzi facesse, per quanti comandi impartisse all’arto, quella non aveva nessuna intenzione di ubbidire.
“Cosa mi impedisce di muovere la mano? Sembra inerte, né reattiva”.
Con lentezza riuscì ad aprire un occhio, poi l’altro. Però la sensazione di oscurità rimaneva.
“Dove sono?” si chiedeva con qualche affanno e leggermente sgomento.
Vagamente scorgeva i contorni degli oggetti che gli parevano familiari. La sponda del letto, l’armadio alla sua destra, il chiarore appena sfumato che penetrava da una finestra posta alle sue spalle.
Quella luminescenza gli sembrava molto pallida come se fosse notte e la luna brillasse nel cielo.
“E’ veramente notte oppure i miei sensi sono ingannati da altre fonti luminose?”.
Continuava nella sua esplorazione personale dei sensi. La vista vedeva gli oggetti,
“Sì, quello che mi circonda è familiare. Li riconosco”.
L’udito percepiva il profondo silenzio del bosco e il leggero ansimare dei suoi polmoni. L’olfatto non era attivo. Nessun odore particolare giungeva alle narici.
“Ma cosa avrei dovuto sentire? Il profumo del bosco? Gli effluvi della tisana? Cosa?” si interrogava con sensazioni contrastanti.
Solo una mano era sensibile agli oggetti, la sinistra pareva inerte.
“Ne ho forse perso l’uso? Cosa sono queste bende che l’avvolgono?”
Si sforzò di ricordare cosa era successo prima di entrare in quel regno oscuro che aveva posto nell’oblio la sua mente.
Ecco allora, come per incanto, i ricordi cominciarono ad affiorare dal pozzo nero nel quale li aveva confinati, dando un senso alla situazione nella quale si trovava.
Ancora una volta un pensiero sovrastò il resto.
“Se ero seduto sulla vecchia sedia a dondolo, prima di sprofondare nel buio, come ho fatto a ritrovarmi nel letto al piano di sopra?” si chiedeva con una punta di dubbio e molta angoscia che pervadeva il petto.
Sembrava che qualcuno si stesse prendendo cura di lui. Un’anima amica.
“Chi sei?” si chiese sgomento. Ricordava che aveva percepito solo le mani dalla dita affusolate e bianche come la neve.
“E quali magie sta operando su di me?”
Altri frammenti si aggiungevano a quelli di prima. Un nuovo mosaico si ricomponeva nella mente. I ricordi di Amanda, uscita dalla sua vita diversi anni prima, la vita solitaria, il bosco amico, il grande abete che custodiva un segreto e quel nemico misterioso.
“Chi era? Perché mi inseguiva? Perché non dovevo voltarmi?” Tante domande prive di risposta si affacciavano bussando imperiosamente.
“E poi Angelica. Un angelo protettore. Ma è stata veramente lei a salvarmi?”
Adesso gli occhi spaziavano nel buio alla ricerca di qualcosa che non poteva vedere. Si drizzò sul letto a fatica. La mano sinistra continuava a rimanere inerte come se fosse staccata dal braccio e pesava terribilmente. Con la destra cercò l’interruttore per illuminare la stanza. Sembrava che fosse stato ingoiato dall’oscurità. Poi alla fine la luce l’accecò. Strinse gli occhi per abituarli alla nuova luminosità e con lentezza sollevò le palpebre.
Si osservò e vide che si era spogliato.
“Cosa sono questi misteri? Cado lungo il sentiero che mi portava a casa e mi ritrovo in poltrona. Sono preda di una febbre da cavallo e scopro che qualcuno mi ha spogliato e messo a letto al piano superiore. Magie o fantasie mie?”
Cautamente provò a mettere un piede per terra, ma la testa cominciò a girare vorticosamente.
Pietro ondeggiava pericolosamente verso il pavimento, quando percepì delle mani femminili che lo adagiavano sul letto.
“Chi sei?” domandò stupito.
“Riposa. Alle domande c’è tempo” rispose una voce del tutto sconosciuta. Non era Angelica.
“No. Voglio sapere. Altrimenti brucio come un fiammifero”.
“Dunque brucia, ma la fiammata è breve. Dormi. Sei troppo debole per ascoltarmi”
E nuovamente sentì gli occhi chiudersi e la pace invadere la mente.
“Chi sono queste fate che si stanno prendendo cura di me?” fu l’ultimo pensiero.

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  1. Angosciante (per buona parte) ma bellissimo questo capitolo!
    Malgrado lo stile di scrittura assai diverso, a livello di atmosfera mi ha ricordato Stephen King. Il finale, poi, è inatteso e spiazzante.
    A presto con il seguito 🙂
    Un caro abbraccio.

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  2. sei implacabile, è ora di pranzo e io non vorrei muovermi da questa postazione!
    Credo che questo commento dica già tutto! 😀
    Ciò che ho letto è scritto bene, con scorrevolezza e leggerezza ma anche molta precisione, i personaggi sono delineati benissimo, c’è continuità e ispirazione, mi piace molto!

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