Amanda 14

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Era settembre quando Amanda si prese una vacanza con le sue amiche. Sette giorni di relax, lontano dal lavoro, lontano dal quotidiano composto di alzate mattutine, otto ore di lavoro con un breve pausa pranzo, i lavori di casa e la solita cena serale. Erano giornate in fotocopia a parte il week end speso in gite per l’Italia, con puntate verso la Svizzera e l’Europa. E sempre in compagnia di Michi, Franzi e Anke.
Erano un quartetto di amiche affiatate sempre pronte ad aiutarsi l’un l’altra. Se una puntava a un maschio, le altre erano pronte a sostenerla. Su un ragazzo ne adocchiava una, le altre si ritiravano in silenzio senza competere. I rari screzi, che c’erano come era inevitabile, venivano prontamente risolti chiarendo i motivi che li avevano determinati.
Poteva sembrare una situazione idilliaca, ma non sempre era così. C’erano momenti di tensione, spesso determinati da circostanze esterne, che erano vissuti con nervosismo. Una volta avevano deciso di passare il fine settimana a Monaco di Baviera a girare per il mercatino di Natale. Quando il venerdì alle 17 dovevano ritrovarsi al monumento della Vittoria per partire, Anke non si fece trovare, né telefonò per avvertire del ritardo. Amanda cominciò a dare segno di impazienza, perché lei non sopportava i ritardi e per di più non giustificati.
“Cosa facciamo?” chiese senza dissimulare il nervosismo che stava montando mentre faticava a controllarlo.
“Nulla. Aspettiamo” rispose serafica Franzi continuando a fumare la sigaretta.
“Come nulla?” replicò seccata.
“Si, aspettiamo a basta. Se non ti va, puoi andartene” disse con poco garbo Michi.
“Suvvia! C’è necessità di scaldarsi per un piccolo ritardo? Anke, avrà avuto problemi a districarsi dall’ufficio” replicò paciosa Franzi.
“Certo!” riprese Amanda che sprizzava tensione da tutti i pori.
“Certo, avrà avuto problemi imprevisti sul lavoro. Però una telefonata l’avrebbe potuto e dovuto fare”.
Michi la guardò irritata come se stesse dicendo delle idiozie.
“Sicuro che una telefonata avrebbe risolto tutto ma c’è sempre qualcosa che non funziona come vorremo. Non ricordi più che un mese fa ci hai fatto aspettare quasi un ora? Hai telefonato per caso?”
“No, non ho telefonato, ma come potevo ero in riunione col capo!”
“E Anke non potrebbe essere nella stessa situazione?” proseguì tesa Michi.
“Sicuramente no! Ieri mi ha detto che il capo era partito per la Maldive con la segretaria! Quindi niente riunione!”
Amanda era furibonda, mentre la tensione cresceva. Era tanto palpabile che pareva concreta come una tela. Mentre Franzi continuava a fumarsi tranquillamente la sigaretta come se fosse estranea al piccolo battibecco, Michi aveva lo sguardo cupo e iroso, perché poco incline ad accettare che l’ultima arrivata dovesse dettare il ritmo e le convezioni da rispettare.
Amanda cominciò a muoversi in circolo a braccia conserte, nervosa e irritata senza accennare la ricerca di un pizzico di pazienza.
“Mi dai ai nervi!” sbottò Michi. “Non puoi stare ferma?”
 “No” e si avviò a passo deciso verso la macchina posteggiata per recuperare la borsa da viaggio.
“Che fai?” chiese stupita Franzi.
“Me ne torno a casa!”
“Uh! quanto sei suscettibile, oggi. Dai, Amy, non è successo nulla! Stiamo aspettando Anke che ritarda!”
“Bene. Voi l’aspettate e io me ne vado a casa. Così tolgo il disturbo e Michi si cheta” e aperto il bagagliaio estrasse la sua borsa.
In un batter d’occhio si diresse a piedi verso la casa a Gries, sparendo dal loro campo visivo.
“Piccola stronza!” disse Michi con voce cattiva.
“Però anche tu ..”
“Ti ci metti anche tu a rompere i co ..”
“Non c’è bisogno di scaldarsi troppo!” l’interruppe Franzi e indicò con la mano la figura di Anke.
“Eccola che arriva! Di corsa e trafelata. Che facciamo con Amy? La recuperiamo a casa?”
Michi alzò le spalle e andò incontro all’amica.
“Non vedo Amy. Non è ancora arrivata?” chiese ansimando come un mantice.
“No, la piccola stronzetta non voleva aspettare e se ne è tornata a casa” replicò acida.
Dopo un’altra breve litigata, Anke chiamò Amanda al telefono per ricomporre il litigio e partire tutte insieme per Monaco.
Erano tutte single, anche se gli anni stavano passando inesorabilmente. Però questo sembrava non pesare più di tanto. Dicevano che erano sempre in tempo per prendere il primo che capita, ma il primo non passava mai ad ascoltare loro.
Dunque il venti settembre si recarono all’aeroporto di Verona per imbarcarsi verso il mondo esotico del Messico. Era il primo viaggio lungo che affrontavano verso una destinazione affascinate e lontana. Si sentivano come tante scolarette al primo giorno di scuola.
Al check in incrociarono un gruppo di chiassosi ragazzi. Sembravano più giovani di loro ma gli sguardi maliziosi s’incrociarono.
“Hai visto come ci guardano?” chiese sottovoce Amanda.
“Sei già in fregola ancora prima di partire?” replicò ridendo Michi.
“Beh! Quel moretto non è niente male!”
“E no! Quello è mio!” disse sghignazzando Anke.
“Non leggo Anke appuntato sul petto”.
“Questo lo dici tu! Lui sta puntando i suoi fari addosso da quando ci siamo visti. Quindi è mio!” replicò decisa.
E nuove risate seguirono ad altre battute.
“E se non prendono il nostro aereo?” domandò tra il serio e il faceto Franzi.
“E noi li seguiremo” disse compunta Amanda.
“E il viaggio in Messico lo mandiamo a puttane?” continuò Anke.
“E’ il bello dell’imprevisto” sbottò nuovamente Amanda.
E così finirono a Londra al seguito dei ragazzi.
Naturalmente al posto del caldo Messico trovarono una piovosa e fredda Londra, mentre il bagaglio era completamente fuori posto.
Ma ne valeva la pena. Maglioni e giacche pesanti si possono comprare, la felicità si deve afferrare al volo.
E quella era un’occasione da non perdere.

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  1. La descrizione del litigio mi è garbata moltissimo! Io sono una persona molto puntuale e i ritardi mi imbestialiscono. C'è gente che se ha un appuntamento alle otto, poniamo, esce di casa alle otto e mezza: è una grande maleducazione.
    Ottimo capitolo.
    Un caro abbraccio 🙂

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  2. Anneheche, mi trovi d'accordo. Se dico una certa ora io esco per tempo e arrivo in anticipo. Non sopporto che sistematicamente è in ritardo. Mi innervosisce moltissimo.
    Grazie per i complimenti.
    Un abbraccio

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  3. Non per ripetere…..ma anch'io sopporto poco i ritardatari, è una questione di rispetto!
    Devo dire che la tua descrizione ha reso molto bene l'idea.
    Cambiare meta all'improvviso? Beata gioventù…..
    Un abbraccio

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  4. Certo il cambio di destinazione è un modo di esprimersi dei giovani. E poi per quello che avevo in mente, sarebbe stato troppo scontato fare il viaggio casualmente con un altro gruppo di ragazzi.
    Grazie Cate, ricambio l'abbraccio

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