Amanda 12

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Amanda, telefonato all’agriturismo, si mise d’accordo per affittare una camera doppia con bagno per l’intero mese di maggio e di giugno. Finita la colazione, o meglio il pranzo vista l’ora, alla pasticciera Alverà, si avviò lentamente a piedi seguendo le indicazioni sulla mappa di Cortina senza sbagliare un incrocio.
Prima di entrare fece comparire al suo fianco il bagaglio che era rimasto in attesa di essere richiamato.
Fin dal primo impatto trovò la sistemazione di suo gradimento.
“Il mio intuito non mi ha tradito. Non so il perché, ma quelle scarne note e le due fotografie mi hanno dato l’idea giusta di un posto tranquillo e rilassante. E non mi sono sbagliata”.
Erano questi i suoi pensieri mentre chiacchierava con la proprietaria che stava registrando i dati di Amanda.
L’accompagnò a visitare la stanza, che trovò accogliente, spartana ma confortevole e che aveva la vista sul bosco.
Sistemata la sacca con gli oggetti personali, scese nel giardino a raccogliere gli ultimi scampoli di luce. Il prato era curato con delle macchie colorate che interrompevano il verde riposante dell’erba primaverile. Si sistemò su una panchina addossata alla parete, con in mano una bibita dissetante. Quello che aveva fatto nella giornata odierna era sufficiente.
“Un tetto per la notte c’è. Per la cena nessun problema: il ristorante dell’agriturismo sembra invitante dalla lista del menù serale. Devo solo riordinare le idee e organizzarmi per il futuro che non si presenta limpido e sereno ma nemmeno occultato da nubi temporalesche”.
Accantonato il presente dedicò le successive riflessioni alle future mosse.
“Devo cercarmi un lavoro ma senza fretta. Il conto in banca mi garantisce un bel po’ di respiro. Posso scegliere con calma. La sistemazione è ottimale. E poi la signora, una persona squisita e gentile, ha detto che non ci sono problemi per la camera in luglio e agosto. E’ sufficiente fermarla a metà giugno. Devo decidere solo se restare a Cortina o proseguire il cammino alla ricerca di … Di che cosa?”.
E il giorno sfumava nella sera come la prima giornata di Amanda riemersa nel regno degli umani.
Nei primi giorni di permanenza percorse un paio di volte al giorno la strada che portava a Cortina. Non le pesava perché era allenata ma doveva trovare una soluzione migliore, perché non era pensabile che potesse continuare in queste lunghe passeggiate. Non aveva la patente, né pensava di prenderla nel futuro prossimo. Una mountain bike sarebbe stata comoda, ma la salitella finale era impegnativa. Un cinquantino era emozionante da guidare, mentre sentiva l’aria sbattere in faccia, ma forse era troppo pericoloso specialmente in caso di pioggia.
“Una minicar! Ecco la soluzione!. Non serve la patente. In caso di pioggia sono al coperto. E’ facile da guidare”.
Detto e fatto. Risolto il problema spostamenti, rimaneva quello del lavoro. Un offerta come stagionale in qualche hotel era pensabile e plausibile, visto che aveva una figura invidiabile e appariscente. Però fare la donna vetrina non era quello che cercava.
“E poi finita la stagione estiva che faccio? Aspetto una chiamata per quella invernale? Oppure fare la receptionist non è quello che si dice mettere a frutto gli studi e poi .. Quanti stress dovrei sopportare con tutte le richieste maliziose che dovrei subire?”.
In conclusione della minilaurea a Cortina se ne sarebbe servita poco o nulla e poi non voleva infognarsi in un ufficio a timbrare un cartellino o passare il suo tempo a rispondere al telefono. Cercava qualcosa di più sostanzioso e seducente.
E così a luglio si trasferì a Bolzano trovando un’occupazione che le garantiva uno stipendio dignitoso e qualche soddisfazione. Non era facile scovare un alloggio confortevole e adeguato alle entrate economiche attuali. Si sistemò nella vecchia Gries: una casa con pochi appartamenti e uno splendido giardino condominiale. Non era grande ma graziosa e quasi nuova più che sufficiente per le sue necessità.
“Un colpo di fortuna! Lì, non è facile essere accolti, ma la presentazione giusta mi ha spalancato le porte”.
Si era aggregata a un gruppo di ragazze, che avevano più o meno la sua età. Le aveva conosciute casualmente una sera di un week end di fine luglio nel bar Kaiser Joseph nella centralissima Piazza Walther. Non c’era un tavolo libero e lei ne occupava uno da sola. Sorseggiava uno spritz e piluccava qualche oliva e stuzzichino stanca e annoiata. Intorno giovani chiassosi e leggermente alticci consumavano il rito dell’aperitivo: vino bianco e acqua o boccali di Weizenbier. Si domandava come potessero tutti i week end dell’anno ripetere monotonamente le medesime azioni: bere, ubriacarsi, fumarsi una canna e avere il giorno dopo un mal di testa feroce.
Era immersa in queste riflessioni, quando si senti salutare.
“Ciao! Sono Michi. Non potresti ospitarci al tuo tavolo?”
Amanda sollevò gli occhi e vide tre ragazze bionde che l’osservavano con la speranza di una risposta affermativa.
“Ma certamente!” rispose pronta.
“Amanda” e allungò una mano verso Michi.
“Franzi” aggiunse sorridente la ragazza dai capelli mossi.
“Anke” replicò l’ultima e si sedettero al tavolo.
Amanda le studiò un attimo. Le apparvero simpatiche fin da subito, mentre avvertiva subito un’intesa vincente. Il sesto senso non l’aveva mai ingannata.
“Mi volete fare compagnia con uno spritz?”
“E perché no!” rispose Franzi che sembrava la più spigliata.
Da quella sera nacque una solida amicizia e il terzetto acquistò la presenza fissa di Amanda.

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  1. Molto bene. Nella prima parte si colgono ottime descrizioni della natura che a me piacciono sempre, poi i pensieri di lei e infine la naturalezza dell'incontro finale ricalca esattamente gli schemi della vita, fatta anche di coincidenze a volte fortunate.
    Un caro abbraccio!

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