Amanda 11

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“Angelica?” rispose Pietro con la voce incrinata dalla curiosità e dal dolore, che non dava tregua.
“Percepisco la tua presenza ma non ti vedo. Ho forse perso il senso della vista? Sono cieco o sei invisibile?”.
Una leggera risata risuonò alla destra di Pietro come una simpatica derisione. Lui scosse il capo mentre con un coltello faceva saltare il bottone del polsino. La mano era ormai completamente blu notte e gonfia come un melone. Non la sentiva. Era come se fosse morta. Il dolore sovrastava tutto. In questo momento era tutto concentrato sul problema di come organizzarsi.
“Devo decidermi. Devo chiamare il soccorso alpino. Non posso resistere ancora così”.
Udiva il leggero sibilo di un respiro regolare, percepiva la presenza amica ma si stava dimenticando di Angelica, quando qualcuno afferrò la mano con delicatezza.
Una fitta molto dolorosa gli percorse l’avambraccio e raggiunse in un attimo il cervello che gli parve esplodere in mille frammenti.
Istintivamente l’aveva ritratta come se volesse cancellare quell’urlo sgradevole ai sensi.
“Non ti preoccupare! Rilassati e presto il dolore si smorzerà”.
“Chi sei?” le domandò ancora una volta Pietro con le lacrime che scendevano sul petto. Non sapeva chi era, né dove si trovasse esattamente, percepiva solo la sua mano.
“Angelica. Non ricordi?”
“Sì, che ricordo. Ho capito che sei Angelica. Ma chi sei in realtà? Una fata? Un fantasma? Un essere invisibile? Perché ti sento e non ti vedo?”
Un’altra risata allegra risuonò nella sua mente. Era un suono piacevole che era in grado di smorzare l’ansia e il dolore che lo pervadeva.
“Sono forse diventato cieco? Oppure sono morto e sono nel regno dei defunti? Eppure distinguo i contorni della stanza come se fossi fisicamente nella baita. Però non posso osservare la tua figura”.
“Non potrai vedermi finché sei così nervoso..” replicò una voce femminile dai toni gentili.
“Vorrei vedere te al mio posto! Credi che questo dolore sia un toccasana per il mio corpo? Ahi! Mi fai male! Cerca di essere più delicata..”.
“Rilassati e bevi questa tisana ..” e come per magia comparve sul tavolo una tazza fumante.
“E questa cosa sarebbe? E’ una tazza fatata? Non ne possiedo di uguali ..”
“Certamente!” Pareva quasi lo volesse canzonare.
Pietro osservava l’oggetto con curiosità e diffidenza perché era decorata in modo bizzarro con strani disegni.
“Perché dovrei bere quell’intruglio misterioso? Chi mi garantisce che non contiene sostanze dannose o del veleno?” ripeteva silenziosamente come un mantra per vincere la naturale apprensione.
“Non essere diffidente. Non è un intruglio misterioso, né ho messo del veleno dentro. E’ una tisana per alleggerire il dolore” riprese quella voce femminile alla quale lui non riusciva ad associare una figura.
“Mi legge i pensieri ..” stava pensando, quando Angelica gli confermò che lui era un libro aperto per lei. Qualsiasi pensiero che balenasse nella mente era istantaneamente captato dalla misteriosa figura femminile. Non aveva nessuna possibilità di barare. Però lui non poteva leggere nella mente dell’indecifrabile Angelica.
Pietro, rassegnato a subire questa invasione mentale, con la destra afferrò la tazza, si soffermò a osservare i disegni che assomigliavano a rune, la portò alle labbra e ne bevve un sorso senza nascondere una certa ritrosia.
Il liquido denso e scuro aveva un gradevole gusto di menta e di limone. Era caldo ma non bruciava stranamente in gola. Altri sorsi si aggiunsero al primo.
Un ardente benessere cominciò a salire dallo stomaco verso la testa, alleviando quella sensazione di dolore proveniente dalla mano.
Pietro iniziò a rilassarsi e un pallido sorriso comparve sulle labbra. Però la curiosità di conoscere qualcosa di più di questa Angelica, di come fosse riuscito a raggiungere la baita, chi era il misterioso assalitore che sibilava stava crescendo a dismisure parimenti come decresceva la sensazione di dolore della mano.
“Che simboli sono questi?” domandò interessato tanto il resto delle domande le conosceva già.
“Lo so che sei curioso di conoscere tutto ma ogni cosa a tempo debito. Ora concentriamoci su questa mano che è rotta. Sentirai del dolore mentre la tiro per rimetterla a posto ..” riprese Angelica, afferrando con decisione la mano infortunata di Pietro con le sue.
Vide delle dita affusolate e bianche che con delicatezza ma sicurezza la manipolavano. Si stagliavano nettamente sulla pelle bluastra ma non notava altro. Il dolore era intenso ma ovattato come se giungesse da lontano. Una calma rassegnazione si impadronì di Pietro che osservava in silenzio l’abile gioco delle dita.
“Vedi questo simbolo? Thurisaz ..”.
“E che sarebbe thu.. thusaz..?”
Una risata argentina e franca risuonò nelle sue orecchie.
“Ah! Ah! Thurisaz ho detto! Un colpo di fortuna è diestr l’uscio”.
La curiosità cresceva nello stesso modo che la sua mano assumeva una conformazione più abituale.
“Questo è Ur. La salute arriverà presto. Non temere. Raido è quest’altro ..” e indicò un altro segno.
“Un viaggio improvviso e piacevole ti attenderà presto. E quest’ultimo è Perdh, che ti annuncia che un segreto non sarà più tale. Le fate sono con te”.
Pietro incredulo osservava rapito sia la tazza che era ormai quasi vuota ma anche quelle mani bianche, quasi eteree che con abilità e destrezza manipolavano la sua. E la curiosità di conoscere quest’angelo tornava a crescere dentro di lui.
“Di chi sono quelle dita candide? Perché posso osservare solo le mani, mentre rimane invisibile il resto del corpo?”
Nuovamente una leggera risata risuonò nelle mente a ricordargli che i suoi pensieri non erano muti.
“Acc! Me ne scordo sempre!” esclamo infastidito.
“Ti dovrai abituare ..”.
“Perché forse hai deciso di vivere qui con me?” la interruppe acidamente.
“Te ne dispiace?”
“Beh! No, dipende..”
“Da cosa?”
Pietro fu preso in contropiede da questa domanda, perché non poteva schermare i suoi pensieri e non esprimere quello che non pensava.
“Dipenda da .. Accidenti! Non sono capace di mentire.. e poi .. non vale che tu possa leggere impunemente i miei pensieri!”
Nuovamente una risata allegra e argentina risuonò nella mente, mentre si distraeva senza pensare alle manipolazioni della mano.
“Le ossa fratturate sono tornate al loro posto .. Ora procediamo con il resto”.
Pietro posò lo sguardo sull’arto infortunato e domandò stupito.
“E come puoi affermare che c’erano delle ossa rotte? Col semplice tatto oppure hai la vista ai raggi ics?”
“Troppe domande. Fidati e rilassati. Tra pochi minuti tutto sarà finito”.
Velocemente un decotto di foglie d’arnica venne spalmato dalle punte delle dita fino a metà dell’avambraccio prima che il tutto sparisse sotto delle candide bende che immobilizzarono l’arto.
“Ho finito”.
Pietro rimasto muto riacquistò la parola.
“Angelica ..” ma le parole caddero nel vuoto.
Lei era sparita silenziosamente e lui rimase con la domanda pendente sulle labbra.

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  1. Un episodio dolcissimo, condido dal buon umore. Naturalmente la curiosità diventa sempre più forte, ma, dato che ormai ti leggo da molto tempo, sono certa che come sempre troverai un approdo sicuro.
    Un carissimo abbraccio 🙂

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